Bottega di Dominikos Theotokopoulos, detto El Greco (Jorge Manuel?), sec. XVII
RITRATTO DI FRAY HORTESIO FELIX PARAVICINO
olio su tela, cm 64x50
Workshop of Dominikos Theotokopoulos, known as El Greco (Jorge Manuel?), 17th century
PORTRAIT OF FRAY HORTESIO FELIX PARAVICINO
oil on canvas, 64x50 cm
Provenienza
- Inghilterra, collezione privata;
- Vienna, Dorotheum, Old Master Paintings, 18 aprile 2012, lotto 587.
Il dipinto è stato riconosciuto da Raffael Alonso, già conservatore del Museo del Prado di Madrid, e Xavier Bray come opera realizzata da un buon aiuto della bottega di El Greco, forse da individuarsi nel figlio Jorge Manuel Theotokopoulos (1578-1631; Vienna, Dorotheum, Old Master Paintings, 18 aprile 2012, lotto 587).
Si tratta, in ogni caso, di una variante del ritratto conservato al Museum of Fine Arts di Boston del 1609, considerato uno dei capolavori del periodo toledano di El Greco (1541-1614), in cui Hortensio è però rappresentato a figura intera seduto su uno scranno con due libri.
Hortensio Félix Paravicino y Arteaga (Madrid, 1580-1633), fu uno dei più importanti teologi e poeti religiosi spagnoli, originario della nobile famiglia dei Pallavicino.
Tra i più celebri ritratti eseguiti da El Greco, quello raffigurante Fray Hortensio Félix Paravicino y Arteaga (1580–1633) occupa un posto di assoluto rilievo nella storia della ritrattistica del Siglo de Oro. Trinitario, poeta, predicatore e raffinato uomo di lettere, Paravicino fu tra i più autorevoli intellettuali della Toledo del primo Seicento e intrattenne con il maestro cretese un rapporto di sincera amicizia e reciproca stima, celebrandone il talento in alcuni celebri sonetti. Il prototipo autografo, databile intorno al 1609 e oggi conservato al Museum of Fine Arts di Boston, è unanimemente riconosciuto come uno dei vertici della produzione tarda di El Greco e della ritrattistica europea del XVII secolo.
La tela qui presentata riprende con notevole fedeltà l'invenzione del maestro: il religioso è raffigurato a mezza figura, avvolto nel candido saio dell'Ordine della Santissima Trinità, con il volto leggermente ruotato e lo sguardo intenso e penetrante che costituisce uno degli elementi distintivi della ritrattistica grechiana. La composizione conserva l'immediatezza psicologica e la severa monumentalità del modello, mentre il fondo neutro concentra l'attenzione sull'espressione del volto e sul magistrale contrasto tra il bianco dell'abito e le tonalità più scure dell'incarnato e dello sfondo.
Dal punto di vista stilistico, l'opera manifesta tuttavia alcune caratteristiche che suggeriscono un'esecuzione riconducibile alla bottega del maestro piuttosto che alla sua mano diretta. La pennellata appare più uniforme e meno nervosa rispetto all'originale di Boston, la costruzione volumetrica è più salda e descrittiva, mentre gli effetti luministici risultano attenuati rispetto alla vibrante sensibilità cromatica che caratterizza le opere autografe di El Greco. Tali elementi sembrano avvicinare il dipinto alla produzione dell'officina toledana negli ultimi anni di attività del maestro e nel periodo immediatamente successivo alla sua scomparsa.
In questo contesto acquista particolare interesse l'ipotesi, formulata da Raffael Alonso e Xavier Bray (Dorotheum, Old Master Paintings, Vienna 18 aprile 2012, lotto 587), di un coinvolgimento di Jorge Manuel Theotokópoulos (1578–1631), unico figlio di El Greco, pittore e architetto, che alla morte del padre ereditò la bottega e ne proseguì l'attività. La sua produzione è costituita in larga misura da repliche e reinterpretazioni dei modelli paterni, destinate a soddisfare una committenza ancora fortemente attratta dalle invenzioni del grande maestro cretese. Tra queste, il ritratto di Paravicino fu certamente uno dei soggetti più richiesti, sia per il prestigio del personaggio sia per il valore simbolico che esso aveva assunto nella cultura toledana del tempo.
La qualità dell'esecuzione e la stretta adesione al prototipo consentono di collocare il dipinto nell'ambito della produzione di Jorge Manuel. L'opera rappresenta quindi una significativa testimonianza della fortuna delle invenzioni ritrattistiche del maestro e dell'attività della sua officina, documentando la continuità di un linguaggio figurativo destinato a esercitare una profonda influenza sulla pittura spagnola del Seicento.