Baldassarre d’Este
(Reggio Emilia, 1432 – Ferrara, 1510)
RITRATTO DI GIOVANE UOMO DI PROFILO DI CASA MALATESTA
olio su tavola, cm 28x22
PORTRAIT OF A YOUNG MAN IN PROFILE FROM THE MALATESTA FAMILY
oil on panel, 28x22 cm
Provenienza
-New York, Wildenstein & Co.;
-Parigi, Christie’s, 25 giugno 2004, lotto 65.
Bibliografia di riferimeto
- S. Buganza, Intorno a Baldassarre d’Este e al suo soggiorno lombardo, in “Solchi”, IX, 1-3, 2006, pp. 3-69.
Referenze fotografiche
-Bologna, Fototeca Zeri, scheda n. 28102.
Pittore di corte degli Estensi e tra i più raffinati ritrattisti attivi nella Ferrara del secondo Quattrocento, Baldassarre d'Este sviluppò un linguaggio profondamente legato alla cultura figurativa ferrarese, distinguendosi per la rigorosa resa fisionomica e per la predilezione per il ritratto di profilo, derivato dalla tradizione medaglistica e dall'esempio di Pisanello. La sua attività è documentata dapprima presso la corte sforzesca di Milano e Pavia e, dal 1469, presso Borso ed Ercole I d'Este a Ferrara, dove fu celebrato soprattutto quale ritrattista.
L'opera qui presentata raffigura un giovane appartenente alla casa Malatesta, ritratto secondo l'iconografia ufficiale del profilo assoluto su fondo neutro. L'attenzione alla descrizione fisiognomica, l'eleganza lineare del contorno e la sobria definizione dell'abbigliamento rimandano ai migliori esempi della produzione ritrattistica di Baldassarre, nei quali l'indagine individuale si coniuga con l'ideale cortese della rappresentazione dinastica. La stesura pittorica sottile e la calibrata modulazione luminosa contribuiscono a conferire al volto una viva presenza psicologica, pur nel rigoroso impianto formale che caratterizza la ritrattistica ferrarese del terzo quarto del XV secolo.
La tipologia del dipinto trova stringenti confronti con i ritratti di profilo attribuiti a Baldassarre d'Este, nei quali l'artista raggiunge esiti di grande finezza descrittiva, ponendosi quale interprete di una cultura figurativa che fonde suggestioni fiamminghe, tradizione umanistica e sensibilità padana.
Non è un caso, infatti, che Zeri negli anni Settanta, quando l’opera si trovava da Wildenstein a New York, attribuì il dipinto al pittore nativo di Reggio Emilia.