Antonio Bellucci
(Venezia, 1654 - Soligo, 1726)
BACCO E ARIANNA
olio su tela, cm 120x176
BACCHUS AND ARIADNE
oil on canvas, 120x176 cm
Bibliografia di riferimento
- F. Magani, Antonio Bellucci. Catalogo ragionato, Rimini, 1995.
Tra i maggiori protagonisti della pittura veneziana tra Sei e Settecento, Antonio Bellucci interpreta il celebre episodio mitologico dell'incontro fra Bacco e Arianna con quella grazia narrativa e quella raffinata sensibilità cromatica che costituiscono i tratti distintivi della sua produzione matura. Il soggetto, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, raffigura il momento in cui il dio del vino consola Arianna, abbandonata da Teseo sull'isola di Nasso, promettendole immortalità attraverso la trasformazione della sua corona in costellazione.
La composizione si sviluppa secondo un equilibrato impianto teatrale, nel quale le figure principali si dispongono in un elegante dialogo di gesti e di sguardi. L'ampio respiro scenografico è sostenuto da una luminosità calda e diffusa che modella gli incarnati con morbide sfumature, mentre i panneggi, animati da un raffinato cromatismo, conferiscono ritmo e movimento all'intera scena. La qualità della stesura pittorica, sciolta e vibrante, rivela quella piena assimilazione della cultura barocca veneziana che Bellucci seppe tradurre in un linguaggio già orientato verso le eleganze del primo Rococò.
L'artista, formatosi nell'ambiente di Pietro Liberi, Antonio Zanchi e Andrea Celesti, sviluppò ben presto una cifra personale, caratterizzata da una classicità misurata e da un luminoso decorativismo che gli assicurò una prestigiosa carriera internazionale. Attivo a Venezia, Vienna, Düsseldorf e Londra, Bellucci contribuì in modo decisivo alla diffusione della pittura veneziana nelle corti europee, anticipando quella stagione che avrebbe trovato piena espressione in Giovanni Antonio Pellegrini, Sebastiano Ricci e Giambattista Tiepolo.
Il tema di Bacco e Arianna appartiene al repertorio profano più felice dell'artista, particolarmente adatto a mettere in evidenza la sua capacità di fondere eleganza formale, sensualità misurata e atmosfera pastorale. Le fonti critiche sottolineano infatti come Bellucci raggiunga nelle composizioni mitologiche una delle espressioni più alte della propria poetica, distinguendosi per il "disegno corretto", la "morbidezza delle tinte" e la "calda e vibrante luminosità" della tessitura cromatica, caratteristiche che la presente tela manifesta con particolare evidenza.
Per dimensioni, qualità esecutiva e impostazione scenografica, il dipinto si inserisce efficacemente nella produzione destinata alla decorazione delle dimore aristocratiche, ambito nel quale Bellucci raggiunse risultati di altissimo livello, fondendo cultura classica, invenzione narrativa e raffinato gusto decorativo.
Una tela di identico soggetto e composizione ma più piccola di dimensioni e della medesima qualità è stata venduta all'asta nel 2006 a Parigi (Tajan. Tableaux anciens & du XIXè siècle, lotto n. 7).