Antonio Allegri, detto Il Correggio
(Correggio, 1489 - 1534)
DEPOSIZIONE DI CRISTO
olio su tavola riportata su tela, cm 81x116
THE DEPOSITION OF CHRIST
oil on panel transferred to canvas, 81x116 cm
Provenienza
- Collezione Stanghellini Perilli.
Bibliografia
- C. Volpe, Il naturalismo di Giorgione e la tradizione critica. I rapporti con l'Emilia e con Raffaello, in Giorgione, atti del convegno internazionale di studi per il 5° centenario della nascita, 29-31 maggio 1978, Castelfranco Veneto 1979, pp. 221-224, fig. 178;
- D. Benati, Prima di Parma. Problemi aperti nella vicenda giovanile del Correggio, in Correggio, a cura di L. Fornari Schianchi, catalogo della mostra di Parma, Milano 2008, p. 129.
Il dipinto è accompagnato da un expertise di Carlo Volpe (1976) e di Daniele Benati (2010).
Raramente il mercato offre l'opportunità di presentare un'opera di tale rilevanza per la storia dell'arte. Il dipinto qui commentato rappresenta una testimonianza paradigmatica del cruciale momento di transizione tra la cultura figurativa del Quattrocento e quella che Giorgio Vasari avrebbe definito la pittura "moderna" del Cinquecento.
L'impianto compositivo, ancora saldamente ancorato ai modelli di Andrea Mantegna e della tradizione tardo-quattrocentesca, si apre tuttavia a un linguaggio nuovo, nel quale è già riconoscibile la mano di uno dei massimi protagonisti del Rinascimento e, più in generale, della storia dell'arte italiana: Antonio Allegri, universalmente noto come il Correggio.
È sufficiente osservare il profilo di san Giovanni Evangelista, sulla sinistra, o la vibrante veste gialla della figura all'estrema destra per cogliere con immediatezza il mutamento in atto: la costruzione delle forme si fa più morbida, la luce acquista un ruolo strutturale e la pittura si orienta ormai verso una sensibilità pienamente cinquecentesca, preludio alle straordinarie invenzioni che avrebbero consacrato il genio del Correggio.
"... meriterà l'attenzione di tutta la critica specialistica, il giorno in cui sarà reso noto (e mi auguro al più presto) il dipinto, giacché non potrà mancare il ragionato consenso nel riconoscervi un'opera del Correggio fino ad oggi ignorata". Con queste parole Carlo Volpe, nel 1979, presentava per la prima volta questo dipinto potendone pubblicare solo una porzione dell'intero. Fu proprio lo studioso a delineare con strema chiarezza le coordinate culturali entro cui comprendere l'opera, dai modelli mantegneschi (la celebre stampa con la Deposizione nel sepolcro), alla capacità dell'Allegri di assorbire tutti gli stimoli tra Mantova, Ferrara e Parma all'inizio del '500.
Come correttamente analizzato, sia da Volpe sia da Benati, il dipinto si colloca cronologicamente tra i due capolavori della Pinacoteca di Brera, ovvero la Natività di Sant'Elisabetta e l'Adorazione dei Magi.
Per comprendere la complessità degli stimoli dell'artista emiliano, è stato giustamente messo in luce come la nostra Deposizione fosse paradigmatica per comprendere i numerosi stimoli che egli fu in grado di assorbire. Dal già citato Mantegna, al tardo Lorenzo Costa - che a Mantova era pittore prediletto da Isabella d'Este - alla lezione veneta di Giorgione. D'altra parte già Roberto Longhi, commentando un altro dipinto di Correggio - la Sant'Elena e santi oggi di proprietà della Banca Popolare dell'Emilia Romagna - in rapporto con Giorgione, scrisse: "i particolari micrografici di fonte mantegnesca si sciolgono in una fluidità più cantabile, più ventilata, di lontananze boschive, di castella e di villa quasi friulane".
Come riportato anche nella relazione allegata alla notifica del dipinto: "Si tratta infatti di un tassello raro ed altamente significativo per la ricostruzione del percorso del giovane Correggio che nei primi anni dieci del Cinquecento muove dalla lezione di Mantegna per creare un nuovo, personale linguaggio attraverso l'attenta e originale assimilazione di stimoli molteplici che gli vengono dalla lezione di Leonardo, dal classicismo prematuro di Lorenzo Costa e finanche dalla scena artistica lagunare".
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del 24 settembre 2010 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, ai sensi degli artt. 10, comma 3, lett. a) e d), e 13 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii.
This painting has been declared of particularly important cultural interest by the Italian Ministry of Culture. As a protected cultural property, it may not be permanently exported from Italy. Any temporary export (e.g. for exhibitions or conservation) is subject to prior authorization by the competent Italian authorities.