Pittore lombardo, secc. XVII-XVIII
NATURA MORTA CON STRUMENTI MUSICALI, PIATTO DI FRUTTA E PAPPAGALLO
NATURA MORTA CON STRUMENTI MUSICALI, PIATTO CON LUMACHE, MAPPAMONDO E PICCOLO QUADRETTO CON CONCERTO
coppia di dipinti, olio su tela, cm 54x105,5
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Lombard painter, 17th-18th centuries
STILL LIFE WITH MUSICAL INSTRUMENTS, A PLATE OF FRUIT, AND A PARROT
STILL LIFE WITH MUSICAL INSTRUMENTS, A PLATE OF SNAILS, A GLOBE, AND A SMALL PAINTING DEPICTING A CONCERT
a pair of paintings, oil on canvas, 54x105.5 cm
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Le due tele presentano una raffinata composizione di strumenti musicali disposti su piani, secondo un’impostazione tipica della tradizione lombarda seicentesca, riconducibile alla maniera di Evaristo Baschenis e Bartolomeo Bettera. In entrambe le opere, gli strumenti musicali si intrecciano a spartiti musicali e sembrano disposti con apparente casualità, ma in realtà secondo un calibrato equilibrio compositivo: una presenta una composizione con un piatto di frutta e un bel pappagallo rosso e l'altra con un piatto di lumache e un piccolo e raffinato quadretto con un concerto. La luce, radente e soffusa, modella con grande sensibilità le superfici lignee e le vernici degli strumenti, restituendo con attenzione quasi tattile la qualità materica degli oggetti: il lucore ambrato dei liuti, le corde sottili appena percepibili, le ombre profonde che avvolgono gli interstizi. Il fondo scuro e compatto, isola gli oggetti in una dimensione sospesa e silenziosa, accentuando il carattere meditativo delle composizioni. Particolarmente significativa è la resa degli spartiti, talora spiegazzati o parzialmente arrotolati, che suggeriscono un momento appena trascorso di attività musicale, evocando al contempo il tema della caducità e del tempo che passa, in linea con la sensibilità vanitas diffusa nella cultura figurativa del XVII secolo. La disposizione degli strumenti, mai rigidamente ordinata, contribuisce a creare un effetto di naturale disordine studiato, cifra distintiva di questo genere pittorico. Di particolare curiosità è la tela con il quadretto, invenzione che permette un bel gioco di finzione quadro-nel-quadro, che sembra ricordare le composizioni di Faustino Bocchi (Brescia, 1659 – 1741) e soprattutto del cremonese Bernardino Dehò (ca. 1675 – post 1729), pittori entrambi specializzati nella realizzazione di scene grottesche e burlesche. Bocchi e i suoi seguaci riuscirono a sintetizzare efficacemente le poetiche di carattere favolistico attraverso un uso marcato della metafora, spesso spinta fino a esiti estremi da un naturalismo volutamente esasperato. Il risultato fu una produzione artistica raffinata, in cui si intrecciano elementi di intrattenimento, cultura comica e sottese istanze di natura sociale.
Per qualità esecutiva, attenzione al dettaglio e coerenza stilistica, la coppia si inserisce con efficacia nel solco della pittura di natura morta musicale lombarda di ambito baschenisiano-betteriano, offrendo un’interessante testimonianza della fortuna e della diffusione di questo fortunato genere.