Pittore lombardo, sec. XVI
SAN GIROLAMO PENITENTE NEL DESERTO
olio su tavola, cm 179x113,5
Lombard painter, 16th century
SAINT JEROME THE PENITENT IN THE DESERT
oil on panel, 179x113.5 cm
L'inedito dipinto vede San Girolamo inginocchiato al cospetto della croce, davanti ad una caverna dove si trova il leone. L'impaginazione è tipica del Santo, uno dei più riprodotti nell'arte occidentale grazie anche alla speciale libertà che dava ai pittori di confrontarsi con la pittura di paesaggio e con la meticolosità della descrizione della natura. Anche in questo caso, in basso sono inserite numerosi fiori o piccole piante, insieme a rocce e piccoli arbusti. Particolare è la sua veste che appare innaturalmente appallottolata davanti a lui, in un esercizio più virtuosistico che naturalistico. Il ginocchio destro del Santo poggia su un libro, mentre un altro è tenuto aperto sotto la croce, con buona qualità prospettica. Il dettaglio però più impressionante dell'opera è il leone, che incombe dal buio della caverna come un'oscura presenza.
Anche nella parte alta del dipinto, il pittore si è divertito a descrivere - qui sì con una vena di naturalismo - le rocce, il terriccio e numerose radici, piante e foglie. Seppur un dettaglio minimo nel dipinto, il paesaggio lontanante sulla sinistra è realizzato con una certa maestria: le montagne aguzze si perdono dentro ad un lago.
Al centro della composizione però il San Girolamo attira i nostri sguardi: il pittore, seppur il dipinto sia appesantito da una vernice ormai ingiallita, ha ottime capacità di studio della luce e lo dimostra nella resa della muscolatura delle braccia e del torace. Le gambe si piegano all'indietro e si appoggiano sulle punte dei piedi in tensione.
La grande tavola presenta le caratteristiche della pittura lombarda del '500, sia nella minuziosa descrizione del paesaggio, sia nell'attenzione alla luce. Un'opera in particolare, seppur più antica, ci sembra possa essere indicativa. Si tratta di una tavola, di cui si rintraccia la fotografia sulla fototeca di Federico Zeri, schedata come Cesare da Sesto in cui si riscontrano alcune peculiarità comuni ad entrambe le opere. In particolare, il dettaglio delle ginocchia e delle gambe piegate è pressoché sovrapponibile al nostro ma soprattutto l'invenzione della testa di leone che esce fuori dal buio e che osserva la scena con un fare sinistro. Cesare da Sesto qui offre poi un paesaggio più complesso ed elaborato, come anche nel caso del san Girolamo di Stoccolma. È quindi possibile che il pittore qui all'opera avesse ben presente un modello di Cesare da Sesto e che, reinterpretandolo anni dopo, ne abbia comunque riproposto l'atmosfera.