Ludovico Stern
(Roma, 1709 - 1777)
NATURE MORTE CON FIORI E PUTTI
coppia di dipinti, olio su tela, cm 136,5x98
uno firmato e datato in basso a destra: "Ludovicus Stern /pinxit / 1753"
(2)
STILL LIFES WITH FLOWERS AND PUTTI
a pair of paintings, oil on canvas, 136.5x98 cm
one signed and dated lower right: ‘Ludovicus Stern / pinxit / 1753’
(2)
Primo romano per nascita in una famiglia di artisti di origine bavarese attivi per più generazioni nella Città eterna, Ludovico Stern esplicò il suo indiscusso talento nei generi pittorici più diversi, dalla pittura sacra che lo vide presente in molte chiese di Roma e del Lazio, alla decorazione a olio e a fresco, al ritratto e alla pittura di fiori, che non tralasciò neanche dopo l’ingresso all’Accademia di San Luca nel 1756. Un genere, quest’ultimo, documentato da un buon numero di opere firmate e datate e dalla menzione di numerosissime tele con fiori e frutta descritte nell’inventario del suo studio nel 1778, insieme a una cartella di studi su carta e su tela, strumento essenziale per una attività che vide Stern ultimo, raffinato protagonista della natura morta a Roma. Come certificano i documenti finora analizzati, le sue composizioni di fiori erano presenti in molte case aristocratiche: e anche i nostri dipinti, sconosciuti a Francesco Petrucci e Duccio Marignoli che hanno stilato un primo catalogo dell’artista (Ludovico Stern (1709-1777). Pittura Rococò a Roma, Roma 2012) risalgono probabilmente a una delle più ricche e sofisticate collezioni romane, quella del cardinale Silvio Valenti Gonzaga. Sebbene non presenti in quello che resta il principale documento visivo della raccolta, la celebre Veduta della Galleria Valenti Gonzaga (Hartford, Wadsworth Athenaeum) di Giovanni Paolo Pannini dipinta all’apogeo della carriera politica del Segretario di Stato di Benedetto XIV, i nostri dipinti si possono rintracciare, crediamo, in diversi inventari che ne certificano la consistenza dopo la morte del cardinale (cfr. Ritratto di una collezione. Pannini e la Galleria del Cardinale Silvio Valenti Gonzaga. Catalogo della mostra a cura di Raffaella Morselli e Rossella Vodret, Milano 2005, pp. 298-379). Due quadri “alti palmi 6, larghi 4 e mezzo, rappresentanti due putti con fiori, in tela, di Ludovico Stern” (e dunque con misure coincidenti con le nostre) compaiono infatti ai numeri 684 e 685 dell’inventario in morte del cardinale (1756) e nuovamente, ai numeri 758 e 761, nel catalogo a stampa e senza data relativo alla sua eredità, e ancora con gli stessi numeri tra i quadri esistenti presso uno dei suoi eredi, il cardinal Luigi, nel 1777. Datati del 1753, e quindi fra gli ultimi acquisti del cardinale, i nostri dipinti si iscrivono nel periodo più felice della attività di Ludovico Stern come pittore di fiori, confrontandosi agevolmente con le sue prove più sofisticate, quale ad esempio il Vaso di fiori a rilievi con Endimione dormiente, del 1758 (Petrucci-Marignoli 2012, cit., p. 104, A9) ma anche, per la parte figurata, con opere sacre di quegli anni: si vedano ad esempio i putti nella Mater Dolorosa del 1752, o quelli che spargendo fiori vegliano sul sonno del Bambino, eseguito poco prima del 1740 (ibidem, C8 e C1, rispettivamente). Come nel celebre Ritratto di Franz Ludwig von Ertal del 1753, senza dubbio il capolavoro di Ludovico Stern, i fiori variopinti definiti da velature trasparenti e brillanti segnano la conclusione, nell’età del Rococò, del genere inaugurato cent’anni prima da Mario dei Fiori, valendosi degli esempi raffinati lasciati a Roma, ma ancor più a Vienna, da Franz Werner Tamm all’inizio del Settecento.