Ippolito Borghese
(Sigillo, 1568 - 1623/24 ca.)
CRISTO IN CASA DI MARTA E MARIA
olio su tela, cm 128x106
CHRIST IN THE HOUSE OF MARTHA AND MARY
oil on canvas, 128x106 cm
Provenienza
- New York, collezione Paul H. Ganz;
- New York, Sotheby's, 4 giugno 1987, lotto n. 88;
- Londra, Walpole Gallery (1988);
- Collezione privata.
Bibliografia
- P. Leone de Castris, La pittura del Cinquecento nell’Italia meridionale, in La pittura in Italia. Il Cinquecento, a cura di G. Briganti, 1988, p. 652;
- D. Bartoletti, E. Storelli, Su Ippolito Borghese pittore, Sigillo 1990, p. 31;
- P. Leone de Castris, Pittura del Cinquecento a Napoli. 1573-1606 l’ultima maniera, Napoli 1991, pp. 286, 293;
- P. Leone de Castris, Collezionismo nella Napoli del Cinquecento, in Aspetti del collezionismo in Italia da Federico II al primo Novecento, atto del ciclo di conferenze di Trapani (1992), Trapani 1993, p. 90, fig. 29;
- P. Leone de Castris, La pittura a Napoli e il collezionismo Acquaviva, in La linea Acquaviva dal nepotismo rinascimentale al meriggio della riforma cattolica, atti del secondo convegno internazionale di studi di Conversano (1995), a cura di C. Lavarra, Galatina 2005, p. 215;
- S. Causa, La strategia dell’attenzione. Pittori a Napoli nel primo Seicento, Napoli 2007, pp. 43-44;
- R. Mavelli, Le arti figurative fra XVII e XVIII secolo, in Storia di Manfredonia, 2. L’età moderna, a cura di S. Russo, Bari 2009, p. 150;
- N. Spinosa, Pittura del Seicento a Napoli. Da Caravaggio a Massimo Stanzione, Napoli 2010, p. 170 (cat. 20);
- A. Brunetti, La chiesa-pinacoteca di Baranello. Brevi note su Giovanni Balducci e Ippolito Borghese, in “Ricerche di Storia dell’arte”, 110/111, 2013, p. 177;
- M. C. Terzaghi, Ragioni di una mostra, in Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento, catalogo della mostra (Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano, 24 ottobre 2014 - 11 gennaio 2015), a cura di M. C. Terzaghi, Cinisello Balsamo 2014, p. 15;
- S. De Mieri in Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento, catalogo della mostra (Napoli, Palazzo Zevallos Stigliano, 24 ottobre 2014 - 11 gennaio 2015), a cura di M. C. Terzaghi, Cinisello Balsamo 2014, pp. 164-165 (cat. 25);
- G. Capitelli, recensione a R. Morselli, Tra Fiandre e Italia: Rubens 1600-1608. Regesto biografico-critico, in “Bollettino d’arte”, VII, CIV, 42, 2019, pp. 137-138;
- M. Caringella, Esempi di iconografia giuseppina tra Puglia e Campania. Proposte per Gian Domenico Catalano, Giovan Bernardo Azzolino, Giovanni Antonio D’Amato, Giovan Vincenzo Forlì, in De Domo David. La confraternita di San Giuseppe Patriarca e la sua chiesa a Nardò. Studi e ricerche a quattro secoli dalla fondazione (1619-2019), a cura di S. Colafranceschi e M. Gaballo, Nardò 2019, p. 217, nota 3;
- N. Cleopazzo, Un Ippolito Borghese fuori contesto ma non proprio: il Compianto sul Cristo morto del convento dei cappuccini di Ostra, in “Il Capitale Culture”, 39, 2019, pp. 50-51;
- N. Cleopazzo, Il ‘primo’ Ippolito Borghese nei depositi di Capodimonte (e un’aggiunta a latere). Due singolari casi iconografico-attributivi: la Maddalena penitente e i Tre Santi vescovi, in Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, catalogo della mostra (Napoli, Museo di Capodimonte, settembre 2019) e atti delle giornate di studi (Napoli 2019), a cura di C. Romano, M. Tamajo Contarini, Napoli 2022, p. 53;
- N. Cleopazzo, Ippolito Borghese (1568 - 1623/24) e "la casta bellezza controriforma". Arte, storia e devozione a Napoli e nel Viceregno tra Cinque e Seicento, Napoli 2024, pp.410-411.
Si riporta qui di seguito la scheda redatta da Nicola Cleopazzo in occasione della monografia edita nel 2024.
"Proveniente dalla collezione newyorchese di Paul H. Ganz, la tela fu presentata all’asta Sotheby’s della cittadina americana del 4 giugno 1987 con la corretta attribuzione a Borghese. Passata alla Walpole Gallery di Londra, nel 1988 venne segnalata da Leone de Castris che la inserì nell’elenco delle opere […] di alta qualità disegnativa e formale realizzate sulla traccia degli esempi della coeva pittura controriformata tosco-napoletana. Nel dicembre dello stesso anno l’ipotesi attributiva fu confermata da Federico Zeri nella nota autografa apposta sulla riproduzione dell’opera della sua fototeca, dove è riportato però anche un precedente parere, forse orale, espresso da Mina Gregori a favore di Giovan Francesco Guerrieri. […] Nicola Spinosa qualche tempo dopo (2010) avrebbe esaltato dell’opera 'la resa […] di temi e soggetti religiosi, unita agli effetti di prezioso, ma contenuto cangiantismo conseguiti su drappi e vesti fruscianti'.
Esposta alla mostra partenopea su Tanzio da Varallo (2014-2015), in quanto una delle opere tardo-manieriste napoletane che documentano un cammino parallelo a quello del piemontese di fronte alle novità caravaggesche, pertanto dotata di un’aura naturalista prima sconosciuta., la tela è stata oggetto per l’occasione di un’attenta analisi di De Mieri. Lo studioso, ritenendola ‘uno degli esempi migliori della maturità di Borghese [e] tra le sue più rimarchevoli testimonianze di pittura di destinazione privata’, vi ha evidenziato ‘il senso plastico e volumetrico delle forme, solide e robuste, congiunto all’utilizzo di una materia pittorica preziosa. Elementi che insieme ai ‘tipi fisici delle figure’ hanno indotto De Mieri a collocare l’opera, sintesi matura tra il tenero cangiantismo dei barocceschi senesi e l’arte senza tempo di Pulzone negli anni compresi tra il 1610 e il 1615, epoca a cui appartengono altre tele (la Visitazione di Pisano; la Natività in San Gregorio Armeno, 1610-12; la Trinitas dei Camandoli, 1613) in cui Borghese ‘si apre timidamente ma in chiave di naturalismo moderato perfino a certe suggestioni caravaggesche”.
Indubbiamente prodotto del maturo Borghese, di recente (Claopazzo, 2019; 2022) la tela, impropriamente dirottata verso il catalogo del fiammingo Theodoor van Loon da Giovanna Capitelli (2019), è servita allo scrivente come termine di confronto per ricondurre all’umbro tanto la Pietà marchigiana, tanto una Santa Caterina d’Alessandria di Barano d’Ischia”.