Domenico di Michelino
(Firenze, ca. 1417 - 1491)
CROCIFISSIONE TRA I DOLENTI E I SANTI GEROLAMO, MARIA MADDALENA E FRANCESCO
tempera e oro su tavola, cm 30,5x21
CRUCIFIXION WITH MOURNING FIGURES AND SAINTS JEROME, MARY MAGDALENE, AND FRANCIS
tempera and gold on panel, 30.5x21 cm
Provenienza
- Firenze, mercato antiquario (1996);
- Collezione privata.
Esposizioni
- Immagini del tempo passato: una raccolta toscana di dipinti antichi, Capalbio, Palazzo Collacchioni, 28 agosto - 11 settembre 2005).
Bibliografia
- M. Fagioli, Una proposta di aggiunta al catalogo di Domenico di Michelino, in "Bollettino dell’Accademia degli Euteleti della città di San Miniato", vol. 66, 1999, pp. 39-41, figs. 1-3;
- A. Staderini, "Primitivi"fiorentini dalla collezione Artaud de Montor. Parte II: Giuliano Amadei e Domenico di Michelino, in "Arte Cristiana", XLII, 824, 2004, p. 339;
- F. Marini, in Immagini del tempo passato: una raccolta toscana di dipinti antichi, catalogo della mostra di Capalbio (Palazzo Collacchioni, 28 agosto - 11 settembre 2005), a cura di M. Fagioli e F. Martini, Cagliari 2005, p. 17, cat. 1.
Referenze fotografiche
- Bologna, Fototeca di Federico Zeri, scheda n. 10791.
Il dipinto è stato pubblicato nel 1999 da Fagioli con la corretta attribuzione a Domenico di Michelino - ma probabilmente già attribuito da Federico Zeri nel 1996 (come lasciano indicare le informazioni sulla Fototeca) -, artista ricordato in più occasioni da Giorgio Vasari come allievo di Beato Angelico e soprattutto come autore del celebre Dante conservato presso la navata sinistra del Duomo di Firenze.
Si tratta sicuramente di un prezioso e raffinatissimo dipinto nato e commissionato per la devozione privata, forse per un devoto francescano vista la presenza del santo.
Il dipinto va ricondotto ad un momento ancora precoce del pittore, quando era suggestionato dalla lezione di Filippo Lippi e soprattutto di Francesco Pesellino. La splendida scelta della paletta cromatica, unita alle eleganze formali dei panneggi e agli splendidi lunghi capelli biondi della Maddalena, rimandano ad una datazione non lontano dal quinto decennio del '400. Fagioli collocava il dipinto tra le più antiche opere realizzate dal pittore, nel momento in cui "le più moderne tendenze in direzione luministica e lineare che si andavano sperimentando nell'ambiente dell'Angelico alla fine del quinto decennio, soprattutto ma non esclusivamente, a opera del Pesellino" (M. Scudieri, in Miniatura del '400 a San Marco. Dalle suggestioni avignonesi all'ambiente dell'Angelico, a cura di M. Scudieri, G. Rosario, catalogo della mostra di Firenze, Firenze 2003, p. 191).