Antonio Cifrondi
(Clusone, 1657 - Brescia, 1739)
UOMO CON LANTERNA
olio su tela, cm 70x63
MAN WITH A LANTERN
oil on canvas, 70x63 cm
Provenienza
- Milano, conte Francesco Castelbarco Albani (Milano, 1900-1979);
- Collezione privata.
Bibliografia
- F. M. Tassi, Vite de' Pittori, Scultori e Architetti Bergamaschi, 2 voll., Bergamo 1793 (ed. critica di F. Mazzini, Milano 1969-1970), pp. 34-41;
- E. Calabi, Notizie su Giacomo Ceruti detto "il Pitocchetto", in "Rivista d'Arte", XXXV, p. 96;
- I pittori della realtà in Lombardia, catalogo della mostra, a cura di R. Cipriani e G. Testori, con prefazione di R. Longhi, Milano 1953, p. 60;
- R. Longhi, I pittori della realtà in Lombardia, in "Paragone", 41, p.27;
- L. Pelandi, Da Fra' Galgario al Ceruti, in "Nuova Rivista di Bergamo", IV, 8-9, 1953, p.31;
- E. Crispolti, La maschera moderna dal Rinascimento all'arte contemporanea, in "Enciclopedia Universale dell'Arte, VIII, Firenze 1958, p. 894;
- P. Capuani, Profili di grandi artisti bergamaschi. Antonio Cifrondi riusciva ad affrescare enormi pareti a tempo di record, in "L'Eco di Bergamo", 17 agosto 1968, p.3;
- G. Grandi, voce Cifrondi, Antonio in Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori, III, Torino 1972, p. 331;
- E. Motta, Antonio Cifrondi, tesi di laurea, Università di Pavia, a.a. 1977-78,n. 102;
- P. Dal Poggetto, voce Cifrondi Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXV, Roma 1981, p. 470;
- P. Dal Poggetto, I Pittori Bergamaschi. Il Settecento, Bergamo 1982, pp. 150, 505;
- F. Frangi, voce Antonio Cifrondi, in La Pittura in Italia. Il Settecento, I, Milano 1989, p. 96;
- F. Caroli, L'anima e il volto: ritratto e fisiognomica da Leonardo a Bacon, Milano 1998, p. 347.
Si riporta qui di seguito un estratto della scheda redatta in occasione della mostra L'anima e il volto: ritratto e fisiognomica da Leonardo a Bacon.
"Il dipinto, proveniente dalla collezione del conte Francesco Castelbarco Albani, è stato fatto conoscere nella mostra longhiana I pittori della realtà in Lombardia (Milano 1953), dov'era esposto come Figura della Commedia dell'Arte, in relazione 'con la permanenza del pittore in Francia, cui esplicitamente si riferisce il Tassi (5, II, p. 35), nel tempo in cui le Compagnie Italiane della Commedia dell'arte vi operavano ' (1953, p. 60).
[...] Allievo di Marcantonio Franceschini a Bologna, il pittore soggiornò quindi in Francia e a Torino. Dal 1690 alla fine del secolo fu impegnato a Bergamo e dintorni; dal 1722 si trasferì a Brescia, dove rimase fino alla morte. A quest'ultimo periodo appartengono i quadri da cavalletto [...] definitivamente rivalutati nella mostra milanese I pittori della realtà in Lombardia (1953), dove tra i dipinti del Cifrondi figuravano cinque inediti conservati in collezioni private milanesi, ma di provenienza bresciana, tra cui questo Uomo con lanterna.
Nella prefazione al catalogo, Longhi sottolineava la qualità 'degli inserti ritrattistici quasi scherzosi [...che vengono] a connettersi con quel gusto di pittura tra didascalica e pittoresca'. Dal Poggetto collocava i Mestieri e le Situazioni, tra le quali questo Uomo con lanterna, avvertendo come le figure 'neppure gridano, neppure accennano a un tentativo di ribellione (o di ostentazione di troppa o troppo stracciata povertà) come le figure drammatiche del Ceruti. Al massimo, nel Cifronti, esse possono essere lievemente aggrottate, rare volte impaurite: si veda la cosiddetta Figura della Commedia dell'Arte [ovvero il nostro Uomo con lanterna], un vecchio turbato dal dover camminare per strada di notte, impaurito più della propria solitudine che di eventuali cattivi incontri' (1982, p. 388).
Dal fondo come sempre scuro (marroni rossicci e verdi marci) si staccano le rapide pennellate abbozzate direttamente sulla tela, e stese con colori stemperati. La luce sale dalla lanterna su quegli enigmatici occhi spalancati, sul viso infreddolito e coperto dal tabarro, che arriva a proteggere la bocca e la punta del naso. Non c'è solo la solitudine della vecchiaia; si aggiunge un allarmante 'punto di domanda' nel guardarci così, fisso e proteso, rassegnato e dolorante. Prive dell'esibizione cerutiana, queste mezze figure minimaliste nella concentrazione di una vita, affogate nell'oscurità, sono riprese in pose sbilanciate e oblique, come accade, talvolta, a Giuseppe Maria Crespi".