ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

21 GIUGNO 2023

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Asta, 1202
MILANO
Via Manzoni 45

ore 17:00
Lotti 1-115
Esposizione
MILANO
Via Manzoni 45

Venerdì 16 giugno 2023 10-18
Sabato 17 giugno 2023 10-18
Domenica 
18 giugno 2023 10-18
Lunedì 19 giugno 2023 10-18
Martedì 20 giugno 2023 10-18


 
 
 
Stima   500 € - 160000 €

Tutte le categorie

61 - 90  di 115
62

LORIS CECCHINI

(Milano 1969)

Sliding constructions and drifting thoughts I

2008

stampa a getto d'inchiostro su carta di cotone Hahnemuhle, resina poliuretanica, Petg tagliato a laser, film prismatico 3M, fascette di polietilene, scatola in Pet termoformato

cm 100x140x25

pezzo unico

 

L'opera è accompagnata da certificato di autenticità di Photology, Milano e firmato dall'artista.

 

Provenienza

Photology, Milano

Collezione privata

 

 

 

 

Loris Cecchini (Milano, 1969) vive e lavora a Milano. Fra gli artisti italiani più affermati a livello internazionale, ha esposto le sue opere in tutto il mondo con mostre personali in prestigiose istituzioni museali, quali il Palais de Tokyo di Parigi, il Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, il MoMA PS1 di New York. Ha partecipato a numerose esposizioni internazionali, tra cui la 56a, la 51a e la 49a Biennale di Venezia, la 6a e la 9 a Biennale di Shanghai, la 15 a e 13 a Quadriennale di Roma.

Agli esordi della sua carriera Cecchini, inizia modellando materiali duttili, per poi passare all’utilizzo del medium fotografico. La sua ricerca tende costantemente a sperimentare forme e nuovi materiali così da poter dar vita ad una riscrittura dello spazio circostante tutta propria. Nel lavoro qua presentato, Sliding construction and drifting thoughts V, pezzo unico realizzato nel 2009, il medium usato è essenziale nella resa dell’intento dell’artista: creare un’ambientazione surreale in cui l’artificiosità degli oggetti è sì messa in primo piano, ma sempre in uno stadio di precarietà, simboleggiato dall’acqua galleggiante. L’osservatore davanti all’opera prova una sensazione ambivalente tra il sentirsi al sicuro, in una seducente bolla eterea, e il disorientamento, quasi come in una dimensione senza spazio e senza tempo.

 

 

 

© LORIS CECCHINI, by SIAE 2023

Stima 
  2.500 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
63

GIOVANNI ANSELMO

(Borgofranco d'Ivrea 1934)

Leggere

1996

portfolio con 11 tavole sciolte, serigrafie su carta Fabriano

cm 46,5x34,5 (ciascuna)

numerato 22/60

ultimo folio firmato, numerato e datato dall'artista

Marco Noire Editore, Roma

con scatola originale, cartiglio e timbri Marco Noire Gallery, Roma

 

 

 

 

Giovanni Anselmo, nato a Borgofranco d’Ivrea nel 1934, è considerato uno dei maggiori esponenti del movimento dell’Arte Povera, a cui aderisce a partire dal 1968. Dal 65, anno di abbandono della pittura, praticata dal 59 al 64, Anselmo si concentra su una ricerca artistica di tipo concettuale, soffermandosi sull’indagine delle forme e dei materiali. La sua ricerca artistica intende portare alla luce quel punto di incontro e le affinità che possono nascere tra due oggetti, tra due materie che paiono apparentemente incompatibili tra loro. Sono decenni di grande sperimentazione per l’artista, egli adopera nei suoi lavori, i materiali più disparati, tra ferro, travi, marmo e molti altri ancora, tutti volti ad accentuare le proprie caratteristiche fisiognomiche grazie alla contrapposizione con i loro opposti (es. pietra/lattuga verde). Questa dualità che accompagna tutta la carriera artistica dell’artista piemontese, si ritrova senz’altro nell’opera presentata, Leggere, edizione originale realizzata nel 1996 da Marco Noire Editore, in cui le undici tavole partono da un foglio bianco che, grazie all’ingrandimento della parola Leggere, diviene completamente nero. Ancora una volta Anselmo intende allettare i sensi di chi legge, lasciando spazio a molteplici ed infinite riflessioni.

Stima 
  5.000 / 9.000
69

JESÚS RAFAEL SOTO

(Ciudad Bolivar 1923 - Parigi 2005)

Bi-face

1973

tecnica mista (serigrafia su alluminio, metallo e fili di nylon)

cm 31,5x26,4x24,4

esemplare 69/200

iscritto "SOTO BIFACE, 69/200" alla base

Denise René Edition, 1973

 

Bibliografia

Soto (catalogo esposizione), Palacio de Velázquez del Parque del Retiro, Madrid, 1982, p. 128, n. M 14 (altro esemplare illustrato)

 

 

 

 

“Quando incontrai il lavoro di Mondrian - specialmente i suoi pezzi molto colorati in cui s'incrociavano linee orizzontali e verticali - sentivo che apparteneva al dominio della grandezza e della spiritualità. C'erano delle affinità con le grandi opere del Rinascimento. A quel tempo credevo che la ricerca di Mondrian s'indirizzasse sempre più verso la bidimensionalità; un paradosso perchè pur essendo partito dal Cubismo, più che cercare il movimento - la vera aspirazione del Cubismo - si muoveva in direzione completamente opposta. Ricercava una specie di immobilità assoluta. Nel mio caso, ero interessato al movimento. Cercavo un'arte che rivisitasse gli elementi che mi avevano affascinato in Mondrian ma aggiungendo loro il dinamismo. A dire la verità, non sapevo come farlo. Ero semplicemente convinto che fosse la strada da seguire. In seguito ebbi l'opportunità di vedere Broadway Boogie Woogie (1942-1943). In quel momento mi resi conto che, in tarda maturità, Mondrian aveva trovato una soluzione perfetta al suo problema: una sorta di vibrazione ottica. E visto che Mondrian aveva già trovato una risposta, m'imposi nuove sfide, mi feci delle nuove domande, nel tentativo di spingere oltre queste idee. Mi concontrai su tutti gli artisti il cui lavoro aveva a che fare con il movimento: Laszlo Moholy-Nagy e, in modo particolare, Naum Gabo, una delle figure che mi aveva maggiormente impressionato. Naum Gabo fece una scultura - una delle più importanti del ventesimo secolo - con cavi metallici che si muovevano velocemente producendo un volume virtuale. Naturalmente lui non parlava di questo lavoro usando termini simili, ma credo che questa fosse l'idea.”

Jesus Rafael Soto, in Soto sempre/Sempre Soto, intervista di Hans Ulrich Obrist, Parigi, marzo 2004

 

 

 

 

© JESUS RAFAEL SOTO, by SIAE 2023

Stima 
  2.500 / 4.000
Aggiudicazione:  Registrazione
71

PIERO SADUN

(Siena 1919 - 1974)

Senza titolo

olio su tela

cm 55x70

al retro firmato e iscritto "292"

al retro sul telaio cartiglio Galleria della Salita, Roma

 

 

 

 

La vita di Piero Sadun, nato a Siena nel 1919, è un connubio tra impegno civile e arte. Affascinato dal mondo artistico fin dall’infanzia, comincia a dedicarsi alla pittura dopo gli studi classici. La sua attività artistica pubblica si interrompe durante gli anni del fascismo a causa delle persecuzioni razziali prima, e poi fra il ’43 e il ’45 quando milita nelle file della resistenza partigiana. Per tutto il periodo bellico è costretto a firmare con lo pseudonimo T. Duna, ricavato dall’anagramma del suo vero nome.

Debutta nel 1945 in una mostra con Scialoja e Stradone alla Galleria dello Zodiaco di Roma, avvicinandosi in principio alla corrente della Scuola Romana. L’anno successivo si trasferisce nella capitale. La sua pittura passa da influenze morandiane da un lato, ed espressionistiche alla Soutine dall’altro, ad una ricerca rivolta verso un maggior controllo dell’ordine formale. Nel febbraio del ‘57 espone a New York e successivamente in tutta Italia tra Milano, Torino, Bologna, Roma fino alla Biennale del 1960 che gli dedica una sala personale. Nel 1963, espone due dipinti alla Salita di Roma che segnano un’ulteriore svolta nel suo percorso artistico.

Nell’opera qui presentata Sadun affida piena libertà alla vitalità del pennello che, ispessendo il colore, crea frammenti galleggianti in fluide aggregazioni che esprimono il modo di sentire e pensare dell’artista. Le pennellate di Sadun diventano adesso taches materiche che formano una sorta di tonalismo monocromo e che diverranno la caratteristica dei lavori a venire, sempre alla costante ricerca dell’essenza delle cose, del cuore della pittura.

Stima 
  2.000 / 4.000
Aggiudicazione:  Registrazione
82

GEORGE GROSZ

(Berlino 1893 - 1959)

Nudo femminile

1939/40

acquarello e gessetto nero su carta

cm 53,8x35,8

firma stampigliata in basso a destra

 

Opera riferibile ai primi anni Quaranta durante il soggiorno americano dell'artista che visse a New York fra il 1933 ed il 1958. La donna ritratta è la seconda moglie, Eva.

 

L'opera è registrata presso il George Grosz Estate, Nachlass col n. 1-64-6.

L'opera è accompagnata da certificato di autenticità su fotografia firmato da Richard A.Cohn.

 

Provenienza

Prandi, Reggio Emilia

Collezione privata, Pisa

Pandolfini, 2016

Collezione privata

 

 

 

 

George Grosz, artista berlinese tra i più rinomati del XX secolo, trascorse i primi anni artistici tra Berlino e Parigi, allo scoppio prima guerra mondiale venne arruolato, rimase ferito al fronte e fu ricoverato in ospedale dove fu dimesso nel 1915, per poi essere richiamato al fronte. Nel 1917 fu condannato per tentato suicidio, solo l’intervento del conte Kessler, suo mecenate, lo salvò dalla tragica sentenza.

L’esperienza della guerra, l’odio per il militarismo, la corruzione politica e sociale, la povertà dilaniante, le mutilazioni fisiche e psicologiche diventano il tema portante delle sue opere. Molti i disegni pubblicati sulle riviste satiriche che furono ritenuti osceni, offensivi e indecenti e divennero causa di processi e di continue persecuzioni da parte delle autorità.

Dichiarato artista degenerato, con   l’avvento del nazionalsocialismo nel 1933, Grosz decide di lasciare Berlino e di trasferirsi negli Stati Uniti.  A New York aprì una scuola di pitture in società con Maurice Sterne e insegnò alla Art Students’ League. L’atmosfera di New York l’aiuta in qual modo a liberarsi del pesante bagaglio tedesco e come lui stesso ebbe a dichiarare: L'aria di Manhattan aveva qualcosa di inspiegabilmente eccitante, qualcosa che ha spronato il mio lavoro... ero pieno di luce, colori e gioia.

Realizzò numerosi acquerelli di grande formato con temi urbani, ma anche scene apocalittiche che alludevano alla situazione tedesca. Lavorava come illustratore per Esquire e Vanity Fair e contribuì con i suoi disegni ai racconti di Ben Hecht e O. Henry. Nel suo lungo soggiorno americano George Grosz, con la moglie Eva e i figli Martin e Peter, frequentò le spiagge di Cape Cod affascinato dal paesaggio e dalle bianche dune. Il disegno proposto ci rimanda alle dune di Wellfleet. La sinuosità del corpo e la tonalità della carne, con le sue sfumature ad acquarello, ci ricordano alle dune silenziose e selvagge tanto care all’artista. La figura femminile senza veli, la grande Eva sensuale e naturale, rimane sempre presente nell’opera di Grosz sia che venga rappresentata in intime azioni quotidiane, sia che sia raffigurata in pose scabrose. L’artista fa suo il pensiero di William Hogarth (L’analisi della bellezza 1753) che nella linea a S aveva trovato il segreto della bellezza universale.

 

 

 

 

© GEORGE GROSZ, by SIAE 2023

Stima 
  3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 90  di 115