OPERE DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ARTISTICO

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Giovanni Antonio Guardi

€ 100.000 / 150.000
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Giovanni Antonio Guardi

(Venezia, 1699 - 1760)

LA CONSEGNA DEI DONI AL SULTANO

LA PREGHIERA NELLA MOSCHEA

coppia di dipinti a olio su tela, cm 45,8x62,8

 

Provenienza

Maresciallo Johann Matthias von der Schulenburgh (1661-1747), Venezia; per discendenza, Christian Günther von der Schulenburgh, Berlino; Christie’s, Londra, 2 dicembre 1977, n. 11; Christie’s Londra, 7 luglio 1978, n. 139; Christie’s Londra, 8 dicembre 1995, n. 81.

 

Bibliografia

Inventario Generale della Galleria di S.E. Maresciallo Co. di Schulenburgh, Venezia 1741. Addendum: Tableaux achetés après le sudit Catalogue, in A. Binion, La Galleria scomparsa del Maresciallo von der Schulenburgh. Un mecenate nella Venezia del Settecento, Milano 1990, p.245, e p. 259; D. Succi, Tre vedute inedite di Francesco Guardi e due nuove “scene turche”, in Guardi. Metamorfosi dell’immagine, catalogo della mostra, Gorizia 1987, pp. 112-13, fig. 101; D. Succi, Vedute e capricci veneziani del Settecento nella galleria di Johann Matthias von Schulenburgh, in Capricci veneziani del Settecento, catalogo della mostra, Gorizia 1988, pp. 85 e 88, fig. 3; M. Beal, An Ambassador’s reception at the Sublime Porte. Rediscovered Paintings by Antonio Guardi and his Studio, in “Apollo” CXXVII, 313, marzo 1988, pp. 176 e 179, nota 15, fig. 5; F. Pedrocco – F. Montecuccoli degli Erri, Antonio Guardi, Milano 1992, pp. 131-32, n. 78 e p. 214, fig. 96; A. Bettagno, I Guardi. Quadri turcheschi, catalogo della mostra, Venezia 1993, pp. 100-103, nn. 36-37, ill.;

 

Riferimenti fotografici

Fototeca Federico Zeri, scheda 68744-45

 

Sebbene non documentate in maniera specifica, le tele qui offerte devono includersi nei “Quaranta tre quadri rappresentati costumi de’ Turchi” che l’inventario del Maresciallo Matthias von Schulenburgh censisce nel 1746 come opera di Guardi nel palazzo Loredan a San Trovaso, residenza veneziana del Maresciallo, e più precisamente “nella stanza del Ten.e Col. Arcoleo”, secondo i documenti d’archivio trascritti e analizzati da Alice Binion nella sua ricostruzione di questa importante collezione veneziana.

I registri analizzati dalla studiosa precisano altresì che queste “scene turchesche” furono dipinte da Antonio Guardi e dalla sua bottega (in cui era attivo il fratello Francesco) tra il febbraio del 1742 e il dicembre 1743; ad esse si riferiscono infatti dieci pagamenti di due zecchini ciascuna, in aggiunta allo stipendio mensile che l’artista, unico tra i molti colleghi attivi per il Maresciallo, percepiva quasi fosse un “pittore di casa”.

Riscoperte nella seconda metà del Novecento da Antonio Morassi e oggetto di una mostra organizzata alla Fondazione Cini da Alessandro Bettagno, le “scene turchesche” di Antonio Guardi (solo una trentina delle quarantatre sono oggi rintracciate) si ispirano, come precisato anche da Rodolfo Pallucchini (La pittura nel Veneto. Il Settecento, Milano 1996, II, pp. 21-23) alle illustrazioni del Recueil de cent estampes représentant différentes nations du Levant, pubblicato per la prima volta nel 1712, riproducenti invenzioni di Jean Baptiste van Mour, pittore di Valenciennes trasferitosi a Costantinopoli nel 1699 e nominato pittore di corte nel 1727.

Le nostre scene si inseriscono quindi in una moda più ampia che nel Settecento investe gran parte dell’Europa occidentale, da Venezia a Parigi: in anticipo sull’Orientalismo ottocentesco, il gusto per le “turcherie”, gustose scenette ambientate in un harem la cui decorazione si rivela a tratti più veneziana o parigina che orientale, esorcizza in qualche maniera la grande paura per il nemico secolare le cui armate erano giunte a minacciare il cuore della cristianità, con l’assedio di Vienna del 1683.

Non è forse un caso, allora, che le quarantatre scene turche di Antonio Guardi siano state commissionate da colui che nel corso di una brillante carriera militare al servizio del Duca di Sassonia, di Vittorio Amedeo II di Savoia, e per trent’anni della Serenissima, aveva combattuto i Turchi nella campagna ungherese del 1687-88, e poi a Corfù nel 1716. Responsabile della difesa dell’isola, il Maresciallo Schulenburgh respinse i Turchi meritando importanti riconoscimenti tra cui una statua celebrativa nella piazza della città e una pensione annuale di 5.000 ducati.

Stabilitosi nel palazzo Loredan sul Canal Grande, nel 1724 Schulenburgh diede inizio alla sua collezione acquistando ben ottantotto dipinti dalla raccolta di Ferdinando-Carlo Gonzaga Nevers, e commissionandone altri ai più importanti artisti veneziani del momento, tra cui Giovan Battista Pittoni e il Piazzetta, che agirono anche in qualità di esperti consulenti per i suoi acquisti.

Costantemente attivo per il Maresciallo a partire dal 1730 e coadiuvato dalla bottega, Antonio Guardi dipinse quadri di sua invenzione e copie dai grandi maestri veneziani del Cinquecento, come pure ritratti di personaggi celebri desunti da altri modelli (come nel caso del ritratto di Carlo Edoardo Stuart, copiato da un modello di Rosalba Carriera, eseguito da Francesco ma pagato ad Antonio in quanto titolare della “Bottega Guardi”).  Mentre gran parte della collezione fu spedita in Germania fin dalla metà degli anni Trenta, le “scene turchesche” rimasero nel palazzo veneziano fino alla morte del Maresciallo Schulenburgh nel 1747, quando sono appunto inventariate.

I dipinti rimasti in Italia a quella data, tra cui anche i nostri, furono spediti in Germania e dispersi sul mercato europeo a partire dal 1775, quando 150 quadri della collezione Schulenburgh furono venduti in asta da Christie’s.

 

Riprodotti (ma non esposti) nel catalogo della mostra curata da Alessandro Bettagno alla Fondazione Cini (Guardi. Quadri Turcheschi, Venezia 1993, nn. 36-37) i dipinti qui in oggetto hanno sollevato un vivace dibattito circa la loro precisa attribuzione nell’ambito della “bottega Guardi”. La critica specialistica si è infatti divisa tra i nomi del più anziano Giovanni Antonio, titolare della bottega (sotto il cui nome sono passati in asta da Christie’s), del fratello Francesco o, addirittura, di un aiuto non identificato più vicino a quest’ultimo, forse il documentato e mal noto Niccolò Guardi.

 

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Segretariato Regionale per la Liguria, con decreto N. 14 del 19/2/2021.

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