DIPINTI DEL SECOLO XIX. OPERE SCELTE DA UNA COLLEZIONE PRIVATA

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Telemaco Signorini
(Firenze, 1835 - 1901)

Telemaco Signorini

€ 15.000 / 30.000
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Telemaco Signorini

(Firenze 1835 - 1901)

MATTINO A BELLAVISTA

olio su tela, cm 24x36

firmato in basso a sinistra

retro: cartiglio della Mostra delle Opere di Telemaco Signorini di Firenze del 1926, cartiglio della Mostra dei Macchiaioli maggio-ottobre 1956 (con provenienza Carini Milano), timbro della Mondial Gallery di Milano, iscritto "91"

 

MORNING IN BELLAVISTA

oil on canvas, 24x36 cm

signed lower left

on the reverse: label of the Mostra delle Opere di Telemaco Signorini of Florence of 1926, label of the Mostra dei Macchiaioli May-October 1956 (with provenance Carini Milano), stamp of the Mondial Gallery of Milan, inscribed "91"

 

Provenienza

Collezione Carini, Milano

Mondial Gallery, Milano

Collezione privata

 

Esposizioni

Mostra delle Opere di Telemaco Signorini, Firenze, 1926, n. 108

I Macchiaioli, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, maggio-luglio 1956

 

Bibliografia

P. Bucarelli, G. Carandente, I Macchiaioli, catalogo della mostra (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, maggio-luglio 1956), Roma 1956, n. 210

 

Esposto alla mostra dei Macchiaioli organizzata nel 1956 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma da Palma Bucarelli e Giovanni Carandente, questo piccolo capolavoro, oggi presentato dopo lungo tempo di assenza dalle scene espositive, prende il titolo e la datazione dalla brevissima scheda pubblicata in quella circostanza. Ci troviamo davanti a un’interessante e preziosa testimonianza che va ad arricchire la nutrita serie di opere di simile soggetto ambientate lungo le rive fangose del fiume Arno. Alcune di esse vennero presentate a Palazzo Pitti a Firenze, nel 1997 in occasione della retrospettiva sull’artista e in quella circostanza gli studiosi cercarono di fare chiarezza riguardo l’annosa questione filologica di queste tavole, tele e cartoni. Nessuno di essi, tuttavia, pare avere una datazione indicata dal suo autore che, sappiamo, era solito frequentare fin da ragazzo quella campagna umile e modesta di Piagentina e tra il 1862 e il 1863 vi si recava con una consuetudine pressoché giornaliera in compagnia di Lega, Abbati e Borrani per realizzare studi dal vero.

Tra gli esiti più elevati raggiunti in queste riprese naturalistiche en plein air, è noto Sul greto dell’Arno, commissionato da Ernesta Martelli, madre del critico d’arte Diego, presentato al pubblico nel 1865 alla mostra del Centenario Dantesco e successivamente entrato come legato Martelli nelle raccolte della Galleria d’Arte Moderna di Firenze. Se in quel piccolo dipinto notiamo un contrasto maggiormente definito tra il verde del prato e degli alberi, la terra scura e le colline quasi violacee che riprendono il colore del cielo, nel nostro caso abbiamo un’omogeneità e morbidezza di toni che si avvicinano a Una mattina sull’Arno. Conosciuta anche con il titolo Renaioli, questa tela di dimensioni maggiori è databile intorno al 1868, anno in cui Signorini la presentò alla Promotrice di Firenze, un’epoca tarda quindi rispetto al periodo noto come quello di Piagentina. Non è comunque da escludere che l’artista rielaborasse dei soggetti particolarmente amati. In effetti, Mattino a Bellavista è strettamente collegato anche a un’altra versione di Una mattina sull’Arno, una tavoletta dalle dimensioni pressoché identiche alla nostra tela, con una stesura del colore meno curata e definita e dai toni maggiormente contrastanti che fanno pensare possa esserne il bozzetto.

L’impostazione dei tre dipinti è molto similare: un primo piano dominato dal terreno fangoso segnato dal solco delle ruote dei carri che vi hanno transitato, sul lato sinistro la sponda degradante costeggiata da alberi e cespugli, a destra lo scorcio del corso d’acqua e sullo sfondo le colline dalle cui cime, nel nostro caso, sembrano sgorgare le nuvole che muovono il cielo coprendo in parte la luce del sole. Il centro della scena è dominato dal lavoro degli uomini a volte accompagnato da animali che trainano un carro, piccole e dettagliate figure dai gesti di chiara lettura. In Mattino a Bellavista il contadino che procede verso di noi cammina al fianco di un bove che trasporta un carico di fieno, le stesse figurine presenti in Una mattina sull’Arno anche se scambiate di posto, mentre in Renaioli sono i due uomini impegnati nel lavoro che dà il titolo all’opera ad essere i protagonisti.

 

E.S.