•      Piet Jan Van Der Ouderaa  - VAN DER OUDERAA PIET JAN

    61 ¤ Piet Jan Van Der Ouderaa Piet Jan Van Der Ouderaa (Antwerpen 1841 - 1915) EN ROUTE POUR LE SUPPLICE olio su tela, cm 170x243, senza cornice firmato in basso a sinistra e datato "Antwerpen 1880" retro del telaio: cartiglio "Exposition Historique l'Art Belge", cartiglio "260", cartiglio "1333", iscrtto "Coven Ouderaa"; retro: firmato titolato e datato "Antwerpen 1880"   EN ROUTE POUR LE SUPPLICE oil on canvas, 243x170 cm, without frame signed lower left dated "Antwerpen 1880" on the reverse of the framework: label "Exposition Historique l'Art Belge", label "260", label "1333", inscribed "Coven Ouderaa"; signed, titled and dated "Antwerpen 1880"   Esposizione Exposition générale des Beaux-Arts, Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, 14 agosto-16 ottobre 1881 Salon de Paris, Paris 1881 P. Van Ouderaa’s Great Picture “The Last Appeal”, London, Koekkoek's Gallery, 1885 Paintings and Water-Colour Drawings from Koekkoek’s Gallery, Melbourne, Melbourne Athletic Club, 1885 The haseltine collection, Philadelphia, Haseltine Galleries, marzo 1894   Bibliografia Catalogue illustré de l’exposition historique de l’art belge et du Musée moderne de Bruxelles, d’après les dessins originaux des artiste, Bruxelles 1880, tav. 84 Catalogue illustré du Salon de 1880-81, Paris 1881, tav. 442 Le Salon de 1881, catalogo dell’esposizione (Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, 14 agosto - 16 ottobre 1881), p. 108 P. Van Ouderaa’s Great Picture “The Last Appeal” at Koekkoek’s Exhibition, Melbourne 1888 Catalogue of over Seven Hundred Paintings forming the Present Valuable Stock of the Haseltine Galleries, Philadelphia 1894, p. 203 S. Huygebaert, The Judge, the Artist and the (Legal) Historian: Théophile Smekens, Pieter Van der Ouderaa, Pieter Gènard, in E. Bousamr, S. Huygebaert, G. Martyn, V. Paumen, X. Rousseaux, The art of law: artistic representations and iconography of law and justice in context, from the middle ages to the first world war, Cham 2018, pp. 407-432   Pierre Jean Van der Ouderaa nasce ad Anversa nel 1841, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti, spanenendo allievo di Jacob Jacobs e Joseph van Lerius. Prosegue la carriera accademica come professore all’Istituto Superiore delle Arti e come membro del Corpo Accademico nel 1890. Durante la sua carriera compie viaggi di studio in Italia, dove visita con sicurezza Roma e Venezia nel 1866, e in Terra Santa nel 1893, da cui trarrà ispirazione per la realizzazione di soggetti biblici. Van der Ouderaa dipinge paesaggi, ritratti, scene di genere, ma predilige dipingere soggetti storici, legati in particolare alla storia della sua città, Anversa. Proficua a tal riguardo è la collaborazione con Pieter Génard, archivista della città di Anversa. I due lavorano insieme al progetto di decorazione dell’hotel del barone Henri Marie van de Werve de Schilde, in cui Ouderaa si occupa della realizzazione delle vetrate dell’edificio. Il soggetto dell’impianto decorativo era la storia della famiglia van de Werve, che includeva anche la vicenda dell’assassino Simon Turchi. Le ultime vetrate mostravano la scena in cui Turchi viene bruciato vivo sulla poltrona in cui  aveva ucciso la sua vittima. Un episodio simile è raffigurato nel dipinto presentato in asta, En route pour le supplice (Anvers le 12 février 1555), realizzato nel 1880. La storia a cui fa riferimento era stata pubblicata da Génard proprio nel 1880. Il grande dipinto mostra una donna viennese, Marguerite Hartstein, inginocchiata di fronte al Calvario al termine di una processione che dalla prigione Steel la conduce alla sua esecuzione. La donna era stata condannata al rogo dopo aver ucciso il suo aggressore, un medico spagnolo chiamato Hieronymus Abanzo, nel febbraio del 1555. Ouderaa posiziona la donna dallo sguardo impaurito e perso nel vuoto sulla sinistra della composizione, affiancata da un monaco in preghiera e dal suo esecutore. Dietro di lei invece l’aiutante dell’esecutore, inginocchiato di fianco alle fascine di legna che ci rammentano la sua imminente condanna. Al centro del dipinto troviamo i magistrati con i loro costumi dell’epoca come descritti da Génard nei suoi articoli sulla storia di Anversa, e gli spettatori incuriositi che vediamo affacciarsi anche alle finestre. Il pubblico sembra in silente contemplazione, quasi come se ripetesse la preghiera del monaco. Sul fondo del quadro possiamo scorgere le sbarre della prigione, in cui era stata rinchiusa Marguerite. La scena è ambientata nello storico Palingbrug, un ponte distrutto pochi anni dopo la realizzazione del dipinto. Come mostrato in una cartolina dell’epoca, incredibilmente vicina all’ambientazione di Ouderaa, al posto del Calvario (Cristo crocifisso accompagnato dalla Madonna e da San Giovanni) vi era semplicemente un grande Crocifisso. Probabilmente il pittore esegue questa modifica perché il crocifisso era troppo grande per entrare nella composizione, ma il luogo ritratto era conosciuto come il posto in cui i condannati a morte recitavano le loro ultime preghiere prima dell’esecuzione. Come molti dei dipinti storici di Van der Ouderaa, anche En route pour le supplice ha attirato l’attenzione dei critici in occasione delle esposizioni a cui ha partecipato (Bruxelles e Parigi nel 1881, Amsterdam nel 1883, Londra nel 1885 e Filadelfia nel 1894). Ouderaa sembra voler comunicare che per quanto dura possa essere la pena, i condannati ricevono sempre una consolazione spirituale, ma desiderava anche dimostrare il religioso rispetto della legge presente nel sedicesimo secolo ad Anversa. Stima   
    40.000 / 60.000
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  •      Giuseppe Canella

    62 Giuseppe Canella Giuseppe Canella (Verona 1788 - Firenze 1847) I MULINI DI SANTA ANASTASIA DA REGASTE REDENTORE olio su tela, cm 66x92 firmato in basso a sinistra
    THE MILLS OF SANTA ANASTASIA FROM REGASTE REDENTORE
    oil on canvas, 66x92 cm

    Bibliografia
    F. Pesci (a cura di), Imago urbis. Il volto di Verona nell'arte, Verona 2001, p. 121
      L’opera è corredata da autentica di Gustavo Predaval in data Milano 20.09.1983   Giuseppe Canella è considerato uno dei più apprezzati pittori di vedute dell’Ottocento. Attivo nella prima metà del secolo, quando i paesaggi di composizione stavano cedendo il posto allo studio del vero, all’osservazione di fenomeni atmosferici e alla mutazione della luce, si afferma prima ai Salon parigini e poi alle mostre milanesi vantando spanerse committenze tra la nobiltà lombarda. Nel 1832, dopo un lungo soggiorno all’estero, rientra a Milano dove si era trasferito per frequentare l’Accademia di Brera, mantenendo un legame con Verona, la sua città di origine. In questa veduta veronese l’artista raffigura un piacevole e arioso scorcio dominato dall’imponenza della basilica di Sant’Anastasia. Con una cura estrema, Canella descrive non solo l’agglomerato dai chiari edifici affacciati sull’Adige e i caratteristici mulini collocati lungo il fiume, ma anche tanti piccoli dettagli, dagli abiti dei passanti all’ombrello rosso del venditore ambulante, alla carriola in primo piano. Seguendo il susseguirsi di campanili che svettano tra le case, il nostro occhio si sposta a sinistra e si sofferma sul ponte ora brulicante di figurine, che immaginiamo illuminato, la sera, dalla luce di un lampione solitario. Sull’estremità sinistra incombe l’angolo in ombra di un edificio dal cui balcone si affaccia una donna raffigurata in pieno sole. Con questo quadro il pittore ci offre un’interessante e suggestiva testimonianza della vita cittadina ottocentesca quando ancora il corso d’acqua nella cui ansa la città ha avuto origine svolgeva un ruolo primario. Questo era il punto in cui l’Adige raggiungeva la sua massima ampiezza e accoglieva i barconi carichi di derrate destinate alla macinazione che avveniva nei mulini natanti.
    Stima   
    45.000 / 65.000
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  •      Ippolito Caffi  - CAFFI IPPOLITO

    63 Ippolito Caffi Ippolito Caffi (Belluno 1809 - Lissa 1866) USCITA DEL SANTO PATRONO olio su cartoncino applicato su cartone, cm 39x55,5   THE LEAVING  OF THE HOLY PATRON oil on card laid down on card, 39x55,5 cm   L’opera è corredata da parere scritto di Alessandro Marabottini in data Firenze 13.03.2006   Assiduo viaggiatore tra Italia, Europa e Medio Oriente prima che la sua vita di fervente patriota venisse improvvisamente stroncata durante la III guerra d’indipendenza nell’affondamento della nave su cui si era imbarcato, Ippolito Caffi dedicò la sua attività allo studio prospettico - tanto da pubblicare, nel 1835, una sorta di manuale dal titolo Lezioni di prospettiva pratica - e al rapporto con la veduta di paesaggio, approfondendo l’impianto luministico ripetutamente sperimentato in presenza di fenomeni atmosferici. Questo dipinto, raffigurante un suggestivo notturno di festa patronale campana, risale, secondo Alessandro Marabottini, al soggiorno napoletano del 1833, quindi quando il pittore, relativamente giovane, si stava ancora allenando nel rendere sulla tela l’effetto ottenuto da fonti luminose contrapposte. In questo caso Caffi lavora al contrasto tra la luce argentea della luna in parte oscurata dalle nuvole e quella calda delle candele che illuminano i locali della casa da cui ha inizio la processione.   Stima   
    7.000 / 9.000
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  •      Angelo Inganni - INGANNI ANGELO

    64 Angelo Inganni Angelo Inganni (Brescia 1807 - Gussago (BS) 1880) VEDUTA DEL TEATRO DELLA SCALA DALLA CORSIA DEL GIARDINO olio su tela, cm 28,3x36,5 firmato in basso a destra A. Inganni   VIEW OF THE SCALA THEATER FROM THE CORSIA DEL GIARDINO oil on canvas, 28,3x36,5 cm signed lower right A. Inganni   Esposizioni: 1959, Milano   Bibliografia: Sioli Legnani 1940, ill. n. 4 p. 194; Nicodemi 1942b, p.93, tav. 10; Monti 1946, tav. V; Pagani 1955, p.16; Il Cinquantanove 1959 (fuori catalogo); M.C. Gozzoli, in Gozzoli, Rosei 1975, p. 241, nota 28; Anzani 1975, I, rit. in scheda n. 356 p. 119; P. Segramora, in Angelo Inganni 1998, cit. in scheda n. 27, p. 205; E. Mazzocca, in Arredi e dipinti 2011, lotto 1374, pp 26-27; L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana Silvana Edit. Pag. 77   Pubblicazioni: “Ottocento - Catalogo dell’arte italiana dell’800” Metamorfosi edit. N°41 (2012) pag. 279   La Milano che accoglie il bresciano Angelo Inganni nel 1830 è una Milano che, in piena Restaurazione, si sta abbellendo dal punto di vista urbanistico senza apportare modifiche rivoluzionarie. Aperta alle novità architettoniche neoclassiche, la città conserva i suoi caratteristici caseggiati migliorandone dei dettagli soprattutto in facciata. Gli spazi urbani ammodernati restituiscono così all’osservatore piacevoli scorci pittoreschi che Inganni coglie più volte durante il suo soggiorno milanese protratto fino al 1859. Ed è all’inizio di quel decennio che l’artista realizza alcune vedute di Piazza della Scala tra cui il dipinto conservato al Museo Teatrale della Scala che reca l’iscrizione “Dal vero Angelo Inganni fece 1852”. Il nostro quadro, dalle dimensioni più contenute, ma dalla vivacità e scioltezza nella raffigurazione delle macchiette che animano la Corsia del Giardino, l’odierna via Manzoni, ne è una prima felice idea. Una seconda versione coeva è passata in asta da Sotheby’s nel 2003 (Mazzocca, 2011) Il luogo che siamo soliti identificare con una delle più rinomate piazze milanesi, all’epoca del dipinto di Inganni non esisteva ancora: solo nel 1858 verrà demolito il corpo di case appoggiate a Palazzo Marino aprendo così uno slargo davanti al teatro di Giuseppe Piermarini su cui si affaccerà la Galleria Vittorio Emanuele. L’opera di Angelo Inganni è quindi una preziosa testimonianza non solo di quello che era il tessuto urbanistico cittadino ma anche della vita ambrosiana a metà Ottocento, con la via animata di signori a passeggio in mezzo alla strada polverosa tra garzoni frettolosi e cani che si rincorrono incuranti del passaggio della carrozza, di negozi e caffè dai tendoni a righe e di vecchi venditori ambulanti con il banco pieno di gabbie di canarini. Punto focale della scena è il teatro alla Scala colpito dai raggi di un caldo sole che brilla in un cielo dal blu intenso macchiato da bianche nuvole. Del dipinto si conosce una prima versione, datata 1850 (Brescia, collezione privata), più definita e nitida nei dettagli. Il pittore vi raffigura sempre il teatro visto da una posizione più ravvicinata tanto da non mostrare l’edificio nella sua interezza e un cielo maggiormente terso che crea un contrasto chiaroscurale più netto.



    Stima   
    40.000 / 60.000
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  •      Giuseppe Canella

    65 Giuseppe Canella Giuseppe Canella (Verona 1788 - Firenze 1847) NOTTURNO IN PIAZZETTA SAN MARCO olio su tela, cm 38x52,5   NIGHT IN PIAZZETTA SAN MARCO oil on canvas, 38x52,5 cm   Nel quarto decennio dell’Ottocento la pittura di paesaggio vive un momento di gloria a cui contribuisce il pittore veronese Giuseppe Canella che nel 1831, da Parigi, manda alla mostra di Brera 13 vedute di città francesi e olandesi realizzate nel periodo estero. Non sentendosi pronto a competere con i suoi colleghi più abili, in primis con Giovanni Migliara, caposcuola dei vedutisti, l’artista era infatti partito dieci anni prima per un proficuo viaggio oltralpe. “Vedendo però che il solo paesaggio non mi dava un gran guadagno, risolvetti di dedicarmi anche al genere di caseggiati”, ricorderà Canella nella sua autobiografia. L’artista si dedica al vedutismo urbano molto apprezzato dal collezionismo e caratterizzato non solo dall’interesse del dato di cronaca ma anche dall’attenzione alla resa atmosferica. Questo tipo di indagine è presente nelle sue tele dopo un breve ma importante soggiorno a Venezia, città ispiratrice di quest’opera in cui il pittore sceglie uno scorcio ben noto. Dando le spalle alla basilica di San Marco nell’omonima piazza, Canella osserva i passanti, trattati con una pennellata veloce, che animano la Riva degli Schiavoni sotto il cielo rischiarato da una grande luna piena. I raggi colpiscono la colonna con il leone di San Marco posta di fronte all’isola di San Giorgio e parte di Palazzo Ducale, la cui salda architettura fa da quinta scenica al quadro. Le acque placide del Canal Grande sono solcate da velieri e gondole.   Stima   
    25.000 / 30.000
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  •      Antonio Mancini  - MANCINI ANTONIO

    66 Antonio Mancini Antonio Mancini (Roma 1852 - 1930) TESTA DI BIMBO SORRIDENTE olio su tela, cm 50x62 firmato in basso a destra   HEAD OF SMILING BOY oil on canvas, 50x62 cm signed lower right   Provenienza: Samuel van Houten,L'Aja Collezione Z. Pisa, Milano Collezione privata   Esposizioni: Catalogus Teetoonstelling van Schilderijen en Pastels door Antonio Mancini, Den Haag, luglio-agosto 1902; Raccolta Z. Pisa, Milano, Galleria Pesaro, 1934; Oggetti d'arte antica e moderna, quadri di grandi maestri dell'800, vendita all'asta nelle sale pubbliche dell'Excelsior Supercinema, Palermo, Galleria Giosi, Napoli, 1934   Bibliografia: Mancini II in Pulchri Studio, in "De Kroniek", 8, 1902, p. 264; Catalogus Teetoonstelling van Schilderijen en Pastels door Antonio Mancini, Den Haag, luglio-agosto 1902, n.8; Raccolta Z. Pisa, Galleria Pesaro, Milano 1934, n. 122, Tav. LXXII; Galleria Giosi, Oggetti d'arte antica e moderna, quadri di grandi maestri dell'800, vendita all'asta nelle sale pubbliche dell'Excelsior Supercinema, Palermo, Napoli, 1934, ripr. tav. XVI; A. Schettini, Mancini, Napoli 1953, p. 234; H. Pennock, Antonio Mancini en zijn relatie met Nederland, Utrecht, settembre 1985, p. 106, n 44 (cita In het atelier); C. Virno, Antonio Mancini Catalogo ragionato dell'opera, Roma 2019 vol. I n. 347. pag. 246    A metà degli anni Ottanta, dopo i successi parigini e le serie difficoltà di salute legate al suo fragile stato di salute mentale che lo avevano costretto a un ricovero a Napoli, troviamo Antonio Mancini ospite dai cugini Ruggeri a Roma, la città in cui era nato trent’anni prima quasi per sbaglio. Presto infatti la sua famiglia era tornata a Narni, in Umbria, dove Antonio aveva frequentato spesso gli spazi del brefotrofio di cui era priora la zia Chiara Ruggeri, sorella di Andrea e Noemi i cui figli Agrippina, Telemaco e Alfredo sarebbero stati più volte ritratti dal pittore nel periodo romano. Ed è proprio di Telemaco Ruggeri questa piacevole effige, che vede il bambino dal viso aperto e sereno, contornato da una capigliatura scura come quegli occhi vispi dallo sguardo intenso, ritratto in un ambiente luminoso tra fiori e edera. Telemaco indossa una camiciola nera, la stessa che troviamo nel coevo Telemaco con un mazzo di fiori proveniente dalla raccolta Tabacchi di Napoli, passata in asta alla Galleria Dedalo di Milano nel 1934 (Virno, n. 346). Il nostro dipinto è stato realizzato nel momento in cui Mancini inizia a inviare con regolarità i suoi lavori a Hendrick W. Mesdag, il collezionista olandese che tanto sosterrà l’arte manciniana. La pennellata sciolta e abile segue il tradizionale procedimento pittorico precedente, quindi, all’utilizzo della graticola di cui l’artista si avvarrà per dipingere magistrali ritratti come quello della signora Hirsch e della signora Pantaleone. Nel catalogo ragionato dell’artista, Cinzia Virno identifica quest’opera con In het atelier, apparsa al Pulchri Studio de L’Aja nel 1902 come proprietà di Samuel van Houten, cognato di Mesdag, ed elogiata in quell’occasione dalla rivista “De Kroniek” per la piacevolezza della testina sorridente inondata di luce e di colori floreali. Il quadro è poi entrato nella raccolta dei banchieri Pisa e Della Torre, famiglia di noti collezionisti milanesi e sostenitori della pittura ottocentesca che nel 1934 hanno alienato la loro collezione all’asta Zaccaria Pisa presso la galleria Pesaro assieme ad alcune opere appartenenti al celebre imprenditore Riccardo Gualino.   Stima   
    25.000 / 35.000
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  •      Giuseppe De Nittis  - DE NITTIS GIUSEPPE

    67 Giuseppe De Nittis Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884) Paesaggio olio su pannello, cm 20x12 firmato e datato 71 in basso a destra sul retro cartiglio: Retlinger n. 1722 iscritto DE NITTIS   LANDSCAPE oil on panel, 20x12 cm signed and dated 71 lower right on the reverse label: Retlinger n. 1722 inscribed DE NITTIS   Bibliografia di riferimento: E. Blémont, J. De Nittis, 1884 G. De Nittis, Notes et souvenir, Parigi 1895 V. Pica in XI Esposizione Internazionare d'Arte della città di Venezia, catalogo della mostra, Venezia 1914 E. Piceni, De Nittis, Milano 1955   La pittura di Giuseppe De Nittis nel 1870 è ancora ispirata al naturalismo, che comunque comincia ad arricchirsi nella tematica, e vede inserire, con maggiore frequenza del passato, la figura umana nel paesaggio. Nel 1870, a Parigi,l’artista è ancora sotto contratto con il mercante Reitlinger (dal 1868) ed ottiene i primi lusinghieri successi. Nella villetta di Jonchere, situata in riva alla Senna, l’artista lavora sui temi del paesaggio, alui così cari. Nella sua dimora riceve artisti e intraprende una vita sociale con Manet, i coniugi Cecioni e Diego Martelli e altre personalità. Il De Nittis dichiara: "Aucun des pays que j'ai connus n'avait la douceur de cette belle terre de France, et les rives de la Seine furent un Jeunesse, et les saulaies presque grises des rives et les brumes transparentes et les ciels pales. Tous ces horizons me sont familiers.Si tout cela n'est pas ma terre natale, c'est le pays qu'on epouse par amour , auquel on donne tout soi-meme". Con lo scoppio della guerra Franco Prussiana (1870 – 1871) De Nittis conclude il contratto con il gallerista Reitlinger (1871), e, prima di partire per l’Italia espone alcune sue opere al Salon, e molto probabilmente anche la nostra con il titolo ”Paesaggio. Il contratto fra la casa Goupil e il DeNittis fu stipulato nel 1872 e durò fino al 1874.       Stima   
    10.000 / 15.000
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  •      Eduardo Tofano - TOFANO EDUARDO

    68 Eduardo Tofano Eduardo Tofano (Napoli 1838 - Roma 1920) IL VENTAGLIO ROSSO olio su tela, cm 33x25,5 firmato in basso a sinistra   THE RED FAN oil on canvas, 33x25.5 cm signed lower left   Provenienza: Galleria arte 121, Torino Collezione privata   Dopo aver abbandonato la pittura di storia, a partire dal suo viaggio a Parigi nel 1875, Edoardo Tofano si dedica completamente a soggetti di genere legati alla vita borghese di fin de siècle. Eleganti e raffinate rappresentazioni di passatempi mondani, ritratti di donne riccamente abbigliate e colte in momenti di spensieratezza. Con i suoi dipinti mondani dai colori tenui, partecipa più volte ai Salons parigini. Nella tela che presentiamo in questa vendita  predominano i toni del rosa e le spanerse sfumature del giallo, ma è il rosso del ventaglio che spicca, il rosso dietro il quale si affaccia il sorriso malizioso della giovine donna. Sono questi gli anni in cui si consolida il ruolo della donna come protagonista della società anche al di fuori delle mura domestiche, attenta ai dettami imposti dalla moda e alla propria immagine, ed Edoardo Tofano è uno degli migliori interpreti di questa nuova espressione della mondanità. L’artista definisce l’abbigliamento femminile con cura di dettaglio, soffermandosi spesso, come in questo caso, sull’elemento del ventaglio, accessorio raffinato che nell’Ottocento era un elemento simbolo della società borghese, messaggero di vere e proprie comunicazioni cifrate tramite un linguaggio segreto in cui ogni gesto aveva il suo significato.   Stima   
    7.000 / 9.000
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  •      Luigi Conconi  - CONCONI LUIGI

    69 Luigi Conconi Luigi Conconi (Milano 1852 - 1917) I NOVELLIERI olio su tela, cm 77,5 X 145 firmato in basso a destra
    retro del telaio: cartiglio iscritto "Barasso / 21 / Milano"; iscritto "64" e "9885" in matita rossa; iscritto "5" e "1183"; cartiglio Esposizione Mint
      THE STORYTELLERS oil on convas, 77,5x145 cm signed lower right
    on the reverse of the framework: label inscribed "Barasso / 21 / Milano"; inscribed "64" and "9885" in red pencil; inscribed "5" and "1183" in black pencil; label Esposizione Mint
      Provenienza: Collezione Gustavo Botta Collezione privata   Bibliografia: R. Giolli,  Luigi Conconi Architetto e pittore  Roma  Milano n.d. (1921?)  pp. 54, 65  tav. XXIV E. Somarè, La raccolta di Gustavo Botta, catalogo della vendita all’asta Scopinich, Rizzoli & C., Milano 1934, p. 14, op. n. 64, ill. S. Pagani, Pittura lombarda della Scapigliatura, Società Editrice Libraria, Milano 1955 pag. 185, ill.   Nell’aprile del 1934, quando a Milano già da qualche anno le collezioni dei più importanti e raffinati raccoglitori passavano in asta a ritmo serrato, presso la Galleria Scopinich andava all’incanto la raccolta di Gustavo Botta (1880-1948), noto critico letterario, valido interprete della cultura francese di fine Ottocento e della poesia italiana oltre che attento critico d’arte. Sostenitore della pittura lombarda dal Piccio a Ranzoni e Cremona fino a Longoni e Gola, lo studioso era un estimatore di Luigi Conconi di cui possedeva uno dei capolavori scapigliati, Ragazzi in giardino (1879). All’asta Scopinich, Botta mise in vendita I novellieri, opera riconducibile al ciclo fiabesco medievale legato all’ambito delle storie di Giovanni Boccaccio. La tela, costruita per fasce orizzontali, è in gran parte occupata dalla zona di prato verde scuro con i giovani raccolti in cerchio intorno a una narratrice seduta sotto le fronde di un albero dai toni lilla. I novellieri che si susseguono nel racconto delle storie boccaccesche sono all’ombra di un sole la cui luce brilla nella fascia di terra posta prima dello stacco sul cielo azzurro. I colori in forte seppur armonioso contrasto, i tratti a filamenti che danno il senso dei fili di un’erba viva e rigogliosa, gli accenni delle pose corporee denotano una forte modernità della tela. La vivacità dei pigmenti si nota sia nella scelta di tinte brillanti quali i rossi e i gialli, sia nella macchia di verde scuro del prato che, grazie alla tecnica utilizzata, si accende di un’insolita intensità luminosa. Una tecnica che trova delle interessanti similitudini con il prato di Pace (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) realizzato dall’amico Gaetano Previati nell’autunno del 1889 e primo tentativo di pennellata spanisa definita dal suo autore sprezzatura (N. Barbantini, Gaetano Previati, 1919) e con quello di N.319 (Milano, GAM), il coinvolgente quadro di Conconi con due piccoli orfani sulla tomba della madre, presentato alla triennale di Brera del 1891. Questi elementi fanno supporre la realizzazione dei Novellieri intorno alla prima metà degli anni Novanta, come del resto indicato da Raffaello Giolli nella monografia edita a inizio anni Venti del Novecento, ancora oggi unico strumento completo per lo studio dell’intensa e poliedrica attività di Conconi. Giolli lo cita assieme ai coevi Fiammetta e Nastagio degli Onesti quadro dal taglio orizzontale e di dimensioni e soggetto similare al nostro. Il titolo di questi dipinti era stato appuntato dallo stesso Conconi assieme a quello di La castellana (Alba), Al nido della fata (Meriggio) e Gli amanti (Notte) in uno schema riprodotto da Giolli con specifiche indicazioni per un ideale allestimento parietale. Sembrano opere appartenenti a un unico ciclo, tuttavia, l’esistenza di spanerse edizioni di uno stesso soggetto, come anche nel caso dei Novellieri di cui esiste un’altra versione esposta alla postuma conconiana del 1920 alla Galleria Pesaro di Milano, può creare delle difficoltà nel datare con certezza certi dipinti legati al soggetto fiabesco medievale, a volte compiuti in momenti differenti della ricca produzione di Conconi. Il rinvenimento sul mercato di una tempera del 1889, raffigurante la nostra versione dei Novellieri, ha fatto nascere l’ipotesi che si trattasse di un d’après e che la tela fosse da identificare con Motivo medievale, l’opera esposta dall’artista nel 1888 alla mostra annuale di Brera (G, Ginex, scheda, in Dipinti Antichi, Dipinti del Secolo XIX, Libri Antichi, Arredi, Giade, Oggetti d'Arte e la Collezione del Marchese Nicola Santangelo, catalogo d’asta Sotheby’s, Milano giugno 2011). Le recensioni di quella rassegna artistica risultano aride di descrizioni riguardo il soggetto dipinto da Conconi, tuttavia rimandano a una pittura evanescente, caratterizzata da “certe vaporosità di colore” ancora molto vicine al genere scapigliato e indicano il pittore come colui “che meglio sente e rappresenta il Cremona” (A. Melani, Esposizione di Brera, in “Il Pungolo”, 17-18 settembre 1888). Sicuramente a quell’epoca, complice anche la stretta vicinanza di Previati, Conconi aveva già iniziato a sperimentare strade nuove con tele “bizzarre” e “fantasiose”, come Gustavo Macchi definì quelle esposte a Brera (g.m., Esposizione di Belle Arti a Brera. Impressione del Vernissage, in “La Lombardia”, a. XIX 27 agosto 1888), tuttavia, i toni corposi e accesi del nostro quadro e il tratto rapido con cui sono colte le sembianze dei protagonisti sembrano avvicinarsi maggiormente alla produzione degli anni Novanta che a quella antecedente come, ad esempio, al Motivo medievale (1888) della Gilgore Collection in Florida.
    Stima   
    20.000 / 30.000
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  •      Angelo Morbelli  - MORBELLI ANGELO

    70 Angelo Morbelli Angelo Morbelli (Alessandria 1853 - Milano 1919) LAGO D'ISEO olio su tela, cm 30x51 firmato in basso a destra sul retro del telaio: iscritto Maria Erici Zitti Banzolini / Consegnato al Cavaliere Angelo Morbelli il 30 ottobre 1903 per essere reso   ISEO LAKE oil on canvas, 30x51 cm signed lower right on the reverse of the stretcher inscribed "Maria Erici Zitti Banzolini / Consegnato al Cavaliere Angelo Morbelli il 30 ottobre 1903 per essere reso"   Il dipinto è corredato da un parere scritto di Giovanni Anzani e sarà inserito nel prossimo catalogo ragionato dell’opera di Angelo Morbelli a cura di Giovanni Anzani ed Elisabetta Chiodini   Il dipinto, opera autentica di Angelo Morbelli, è uno studio, assai avanzato, a giudicare dalle dimensioni e dall’esecuzione particolarmente curata, rispetto ad altri noti, dello sfondo, raffigurante il lago d’Iseo, di Per sempre, del quale si acclude una riproduzione, esposto a Milano nel 1906, alla Mostra Nazionale di Belle Arti (cat. p. 113, Sala XL, n. 30) e, quindi, l’anno seguente, a Roma, alla LXXVII Esposizione internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori (cat. p. 18, Sala E n. 146), opera erroneamente conosciuta a seguito della mancata identificazione, con più titoli di pura invenzione (Terrazza sul lago d’Iseo, Abbandonata, La convalescente, Lago d’Iseo, Addio; e cfr. a tal proposito Archivi del spanisionismo, Roma 1969, vol. II, n. VI. 116 e tav. 1465). Elaborato sul modello di Savanza (1894-1896), di cui peraltro elude il motivo funereo a vantaggio di un clima più disteso e di un fare pittorico aggiornato sulle nuove tendenze figurative, primo fra tutti il floreale con i suoi ritmi eleganti e sinuosi, Per sempre risulta improntato a un’atmosfera di sottile malinconia, suggerita da certi linearismi ed estenuazioni di intonazioni liberty nella resa della figura e, nel medesimo tempo, dal contesto paesaggistico soffusamente evocativo e non distante dai precedenti lacustri di Ranzoni. Giovanni Anzani   Stima   
    20.000 / 25.000
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  •      Eugenio Gignous - GIGNOUS EUGENIO

    71 Eugenio Gignous Eugenio Gignous (Milano 1850 - Stresa (Novara) 1906) PAESAGGIO olio su tela, cm 51x76 firmato in basso a destra   LANDSCAPE oil on canvas, 51x76 cm signed lower right   Allievo della scuola di paesaggio di Luigi Riccardi a Brera e incline alle indicazioni avute da Gaetano Fasanotti che per primo incoraggiò i suoi allievi a lavorare direttamente dal vero, Eugenio Gignous assimila precocemente l’abilità nel rendere reale la natura dando un efficace l’effetto di rilievo ai spanersi piani prospettici del paesaggio. Considerato uno dei principali interpreti del naturalismo lombardo, l’artista ama in particolare le vedute montane, che frequenta in compagnia dei suoi amici conosciuti in accademia. Luoghi prediletti sono quelli del Mottarone e di Gignese i cui dintorni raffigura con maestria in questo dipinto. L’uso abile di una pennellata larga che alterna macchie di colore al trascinamento del pigmento rende molto efficacemente la volumetria di massi e pietre. A prima vista molti dettagli si nascondono al nostro sguardo, per poi emergere poco alla volta. Ecco una fontana di tronchi di legno chiaro coperti in parte di vegetazione e, più in fondo, una figurina femminile seduta vicino a una valletta formata dallo scorrere di un torrente. È una pastora che ha portato al pascolo la sua capretta raffigurata poco più in là. Il foulard rosso che avvolge la testa della donna è l’unica nota di colore che si discosta dalla monocromia del paesaggio montano tra toni verdi, marroni e grigi che si susseguono su tutta la superficie. Lo sfondo è privo di cielo e dominato dalla pietra e dalla terra scure della montagna scoscesa. La sintesi pittorica ottenuta con una pennellata sommaria intervallata da piccoli spazi senza pigmento fa collocare la tela nel periodo maturo di attività quando l’artista, a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo, si allontana dall’iniziale cura dei fondi, dall’uso di velature e dalla ricercatezza dei dettagli a favore di una pittura più immediata. Stima   
    4.000 / 6.000
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  •      Franz Richard Unterberger

    72 Franz Richard Unterberger Franz Richard Unterberger (Innsbruck 1838 - Neuilly-sur-Seine 1902) FIGURE SUL MARE NELLA BAIA DI NAPOLI olio su tela, cm 40x71 firmato in basso a sinistra   FIGURES ON THE SEA IN THE NAPOLI'S BAY oil on canvas, 40x71 cm signed lower left   Bibliografia: Sybille-Karin Moser, F.R. Unterberger und die Salonfähige Landsscftsmalerei im 19. Jahrhunderert. Innsbruck, Vienna, 1986, n. 137   Franz Richard Unterberger è stato un pittore austriaco del XIX secolo, famoso per i suoi dipinti di vedute e paesaggi: Per la prima parte della sua attività artistica viaggiò molto per l'Europa dove i paesaggi della Danimarca, Norvegia, le coste inglesi e scozzesi, furono le sue maggiori fonti di ispirazioni Successivamente compie quello che era definito il classico Grand Tour in Italia e visita Venezia, la costa adriatica sino a Napolii. Rimane colpito ed estasiato dalla Costiera Amalfitana e da Capri di cui trasse bellissime vedute che ebbero notevole successo di mecato e di pubblico come questa opere che presentiamo dove un gruppo di giovani paesane e un pescatorelle sono ritratti gioiosi sul mare della baia di Napoli con gusto pittoresco ed idilliaco. Stima   
    7.500 / 9.500
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  •      Aleksandr Alekseevich Buchkuri

    73 Aleksandr Alekseevich Buchkuri Aleksandr Alekseevich Buchkuri (Taganrog 1870-1941) CONTADINA CON FAZZOLETTO ROSA olio su tela, cm 81x60 firmato in basso a sinistra e datato '10 la firma e la data compaiono nel lembo della tela che è stato piegato sul retro dell'attuale incorniociatura   PEASANT WOMAN WITH PINK HEADGEAR oil on canvas, 81x60 cm signed lower left and dated 10 the signature and the date  appears in the flap of the canvas that has been folded on the back of the frame   Esposizioni: XI Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia, 1914, n.22   Bibliografia: XI Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia, Venezia, 1914, n. 22, pg. 203   Buchkuri fu noto come pittore di ritratti e paesaggi, nato a Taganrog si trasferì con la famiglia a Voronezh nel 1893 dove studiò alla Scuola di Disegni e Dipinti. Visse a San Pietroburgo 1898-1907 dove ha studiato con l'artista Il'ja Efimovič Repin sia prima che dopo l'ingresso nell'Accademia per fare successivamente a Voronezh nel 1907. Dopo la rivoluzione insegnò al Technical College of Art di Voronezh 1919-23, spanenne membro dell'AKhRR e il suo ruolo fu determinante nell'organizzazione della sede locale dell'Unione degli artisti nel 1933. Lui e sua moglie furono uccisi in fuga dalla avanzata dell’esercito tedesco nel 1941. Il suo lavoro è sttao influenzato dall'opera del suo maestro Repin, in linea con i Wandereres e alla sua equivalente controparte del Realismo Socialista negli anni '30. Gran parte delle opere di Buchkuri suo lavoro furono distrutte  durante la seconda guerra mondiale.     Stima   
    4.000 / 6.000
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  •      Aleksandr Alekseevich Buchkuri

    74 Aleksandr Alekseevich Buchkuri Aleksandr Alekseevich Buchkuri (Taganrog 1870-1941) CONTADINA CON FAZZOLETTO TURCHINO olio su tela, cm 81x58,5 firmato in alto a destra   PEASANT WOMAN WITH BLUE HEADGEAR oil con canvas, 81x58,5 cm signed upper right   Esposizioni: XI Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia,1914, n.21   Bibliografia: XI Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia, Venezia, 1914, n. 21, p. 203   Stima   
    4.000 / 6.000
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  •      Alessio Issupoff  - ISSUPOFF ALESSIO

    75 Alessio Issupoff Alessio Issupoff (Viatka (Russia) 1889 - Roma 1957) CORSA CON LA SLITTA olio su tela, cm 69,5x99,5 firmato in basso a sinistra   SLED RACE oil on canvas, 69,5x99,5 cm signed lower left   Provenienza: Collezione Paolo Troubetzkoy Collezione privata   Aleksej Vladimirovic Isupov, originario di Vjatka, si trasferì giovanissimo a Mosca per frequentare la Scuola di Pittura, Scultura e Architettura. Istruito dai maestri della pittura nazionale russa Valentin Serov e Konstantin Korovin, entrò in contatto con l'impressionismo francese e quindi con la pittura di genere, paesaggistica e ritrattistica. Dopo un lungo periodo vissuto in Turkestan nel 1926 si trasferì, per motivi di salute, a Roma. L' Italia spanenterà il luogo della sua rinascita personale ed artistica. È I' inizio di un successo che verrà consacrato con una serie di esposizioni personali organizzate nelle più importanti città della Penisola che culmineranno nel 1930 nella XVII Biennale di Venezia dove raggiunse l'apoteosi della sua carriera artistica. Rimarrà in Italia fino alle morte sopraggiunta nel 1957, ma nelle sue opere non dimenticò mai la sua tradizione e la sua origine. Continuò a dipingere la Russia che aveva lasciato, che aveva conosciuto nella sua infanzia e nella giovinezza: quella della tundra e delle steppe, della tradizione contadina e della società pre-rivoluzionaria. Dipingendo “a memoria”, egli ricreò la Russia che aveva lasciato. Non quella sovietica, ma quella pre-rivoluzionaria che aveva conosciuto nell'infanzia e nella giovinezza. «Le impressioni che egli serba del suo paese ritornano nei nuovi quadri con maggiore ricchezza di motivi e ampiezza di svolgimenti: lande brumose, i fiumi che solcano, gelidi e cupi, la campagna bianca di neve, betulle che ricamano le loro frappe argentate tra veli di nebbia, e cavalli al pascolo, alla slitta, alla troika, all'aratro» Issupoff dipinse, principalmente, i luoghi e i volti del proprio Paese d'origine. Quando ritraeva una contadina italiana, la sua mano disegnava un volto dai lineamenti slavi, mentre la piccola campagna del centro-Italia, sulla sua tela, spanentava un angolo della sconfinata Russia. La figura femminile, la scena di genere e il paesaggio furono i temi da lui prediletti. Data la frequenza con cui appaiono nelle sue opere, si può dire che amasse molto i cavalli. «I cavalli dell'Issupoff» scrive Giorgio Nicodemi «non sono quelli delle riunioni eleganti (...) sono quelli dei contadini o dei piccoli proprietari russi, attaccati a vetture o montati da gente che sa stare bravamente in sella».   Stima   
    15.000 / 20.000
    Dettaglio Lotto

  •      Alessio Issupoff  - ISSUPOFF ALESSIO

    76 Alessio Issupoff Alessio Issupoff (Viatka (Russia) 1889 - Roma 1957) SOSTA ALL'ABBEVERATOIO olio su tela, cm 70x100 firmato in basso a sinistra   STOP AT THE DRINKING TROUGH oil on canvas, 70x100 cm signed lower left   Provenienza: Collezione Paolo Troubetzkoy Collezione privata Stima   
    15.000 / 20.000
    Dettaglio Lotto

  •      Alessandro Lupo - LUPO ALESSANDRO

    77 Alessandro Lupo Alessandro Lupo (Torino 1876 - 1953) POLLI E CAMOMILLA olio su tela, cm 113x65 firmato in basso a destra retro del telaio cartiglio iscritto "Polli e camomilla 1870"   CHICKENS AND CHAMOMILE oil on canvas, 113x65 cm signed lower right on the reverse of the framework label inscribed "Polli e camomilla 1870"   Il dipinto che abbiamo il piacere di presentare è una delle numerose scene di vita quotidiana che Lupo realizza a partire dagli anni Venti, insieme ad un’ampia selezione di paesaggi e composizioni con animali, che ottengono fin da subito il consenso del pubblico e della critica. Ne è un esempio la grande tela con il Mercato di Chivasso, presentata alla personale di Lupo tenutasi alla Galleria Scopinich di Milano nel 1929. Alessandro Lupo è uno dei maggiori esponenti del naturalismo piemontese del secondo Ottocento, grazie anche alla guida di Vittorio Cavalleri. Le sue scene di mercato, replicate in innumerevoli varianti, sono ambientate a Verona, Chivasso, Torino, Venezia. I suoi dipinti sono caratterizzati da un vivace contrasto chiaroscurale e da un cromatismo ricco e brillante, la pennellata è rapida e ricca di materia. L’artista illustra episodi semplici della quotidianità, come il dipinto in asta, che ritrae una scena di vita popolare al mercato, in cui è ritratta in primo piano una donna che porta in una mano fiori di camomilla, un pollo nell’altra. Nel 1933 in una mostra alla Bottega d’Arte di Livorno presenta al pubblico un centinaio dei suoi dipinti, fra i quali soprattutto i tanto amati “Mercati” che grazie alla piacevolezza del tema e al gusto pienamente ottocentesco, riscuotono grande successo e fortuna.   Stima   
    12.000 / 18.000
    Dettaglio Lotto

  •      Ruggero Panerai - PANERAI RUGGERO

    78 Ruggero Panerai Ruggero Panerai (Firenze 1862 - Parigi 1923) BUTTERI IN MAREMMA olio su tela, cm 79x118 firmato in basso a sinistra   BUTTERI IN MAREMMA oil on canvas, 79x118 cm signed lower left   Animali e soprattutto cavalli riprodotti in mille spanerse posizioni, in gruppi, solitari, a seguito di butteri, in paesaggi solatii o montati da militari, sono i protagonisti della pittura di Panerai. Nel suo continuo e assiduo studio dal vero, Panerai li ritrae mentre si abbeverano ad un ruscello o corrono bradi per le campagne toscane; questi animali sono vivi, pieni di sentimento, il loro manto lucente di  pioggia o brillante nella luce della sera, denota un’instancabile studio e conoscenza delle articolazioni, delle espressioni degli umori di questi  esseri vivente che l’artista ha studiato e ristudiato in ogni loro movimento, guizzo Panerai è il vero e forse unico discepolo di Giovanni fattori e come per  lui il mondo dei cavalli e dove gli studi sono stati fatti è la maremma, quella maremma desolata, greve assolt, accidentata, con le acque ed i cieli dai riflessi metallici: cieli e luci che però in Panerai, sono più gentile e morbidi, non gessosi e duri come quelli di Fattori. Una natura difficile quella toscana, che Panerai inquadra con un  taglio fotografico moderno e dove i suoi cavalli e i butteri spanentano attori di uno degli innumerevoli episodi di vita che si svolgono e si susseguono  tra cespugli ed alberi, tra guadi di fiumi argentei e campi, come nell’opere Cavalli al guado (Pandolfini lotto. 129. asta 14 maggio 2019) o sotto un cielo plumbeo in un viottolo fangoso, sotto la pioggia dove giovani puledri seguono docili  un anziano buttere, come nell’opera che presentiamo n questa vendita.   Stima   
    20.000 / 25.000
    Dettaglio Lotto

  •      Angiolo Tommasi - TOMMASI ANGIOLO

    79 Angiolo Tommasi Angiolo Tommasi (Livorno 1858 - Torre del Lago 1923) LAVANDAIE AL LAGO DI MASSACIUCCOLI olio su pannello, cm 27x48 firmato in basso a destra
    WASHERWOMEN AT MASSACIUCCOLI LAKE
    oil on panel, 27x48 cm signed lower right   Rientrato dall’ Argentina Angiolo Tommasi si stabilisce a Torre del lago nella casetta che nel 1903 la famiglia Orlando, armatori amici di famiglia, avevano ceduto al pittore e dove Il Tommasi v’impiantò abitazione e studio sino alla morte. Il lago già precedentemente era stato luogo eletto dal pittore Ferruccio Pagni e dopo di lui Giacomo Puccini che vi aveva trovato il luogo più adatto per starsene in pace a comporre le sue arie e così molti altri artisti che andavano e venivano. Sule delizie di Torre del Lago, sulle bellezze degli sconfinati paduli di Massaciuccoli, sulle pinete e sulla fauna ittica e avicola che popolava i luoghi e che fu teatro di burle, e d’incontri di tutti questi artisti che si riunivano nella sgangherata capanna di gambe di merlo trasformata in club La Bohème, si dilungarono molti autori e il nostro artista trascorse in quei luoghi la sua seconda giovinezza ma non solo per le allegre brigate. Sulle rive del lago, l’abbraccio con la natura lo rinfranca e ritrova il contatto con il vero. A Torre del lago Tommasi dipinge in due distinti livelli: ritrattini, tavolette di figura, abbozzi di paesaggio, impressioni dal vivo, con abbreviazioni in precedenza inusitate. Accanto a questi numeorosi lavori, dove costante è l’interesse per l’esistenza contadina, per le situazioni di vita di tutti i giorni, circoscritti nel microcosmo di Massaciuccoli, prosegue in quella pittura di cronaca sociale, definita sempre nei rigidi confini dell’immediato intorno al lago, in tutta una serie di opere di grande respiro. Nelle une e nelle altre si fà sempre più assillante la ricerca d’identificazione luce-colore ma nel piccolo formato è sempre la pennellata solida e potente a costruire anche le vibrazioni atmosferiche come in questa opere che presentiamo dove due lavandaie, tema caro al Tommasi, si perdono nell’infinito luminosità del lago.
    Stima   
    25.000 / 35.000
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  •      Llewelyn Lloyd  - LLOYD LLEWELYN

    80 Llewelyn Lloyd Llewelyn Lloyd (Livorno 1879 - Firenze 1949) MARCIANA MARINA olio su compensato, cm 34x36 sul retro: firmato, titolato e datato ‘37   MARCIANA MARINA oil on plywood, 34x36 cm on the reverse: signed, titled and dated ‘37   Marciana Marina, Procchio e i suoi dintorni sono  tra le località di mare dell’Isola d’Elba preferite da Llewelyn  Lloyd, che sin dal suo primo e breve soggiorno nell’isola toscana, nel 1907,l rimase fortemente colpito dalla realtà e dalle immagini elbane e tutta la sua produzione pittorica e la sua vita stessa furono fortemente  influenzate da quello che l’isola ispirava all’ artista inglese. Nel 1913 acquistò la sua casetta a Marciana Marina, il Paradiso, da cui si allontana quotidianamente per ritrarre e regalarci le baie, le barche, le calette elbane colte nell’accecante luce dei meriggi estivi o nelle incerte luci serali, con la sua tavolozza personalissima e inconfondibile, luminosa e squillante, dai colori smaltati e dal segno preciso e nitido cercato dal sapiente uso del colore.   Per confronti con dipinti di soggetto analogoa quello presentato in asta  cfr.: F.Donzelli, Llewelyn Lloyd 1879-1949, Legnano (MI) 1995, p. 277 tav. XXIV, p.339 tav. LXXXVI     Stima   
    10.000 / 15.000
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  •      Plinio Nomellini  - NOMELLINI PLINIO

    81 Plinio Nomellini Plinio Nomellini (Livorno 1866 - Firenze 1943) A CAPRI olio su tela applicata su cartoncino, cm 70x55 firmato in basso a sinistra   IN CAPRI oil on canva laid down on card, 70x55 cm signed lower left   Provenienza: Collezione privata; Galleria Vannucci, Pistoia; Collezione privata   Nel 1919 Nomellini si traferisce a Firenze ma intervalla il soggiorno fiorentino con la permanenza a Capri, Ischia e Marina di Campo. Proprio questi viaggi gli forniscono i numerosi soggetti per i quadri degli Anni Venti e Trenta che costituiscono un vasto nucleo di dipinti esposti nelle più importanti città italiane e nelle mostre organizzate a Livorno. Protagonista il mare, il sole, la natura con le sue luci intense e le cromie squillanti che avvolgono l’uomo che si perde e si fonde con esse in atmosfera di evocazione simbolista come la figura del giovine di questo dipinto che presentiamo, che immerso nelle acque spumose della baia è assorto nella sacra fusione con gli elementi naturali. L’esecuzione dell’opera è databile al 1921 secondo dati in suo possesso, che Eleonora Nomellini ci ha gentilmente riferito.       Stima   
    8.000 / 12.000
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  •      Galileo Chini  - CHINI GALILEO

    82 Galileo Chini Galileo Chini (Firenze 1873 -  1956) NATURA MORTA CON CRISANTEMI olio su tavola, cm 88x121 firmato e datato '32 in alto a sinistra   STILL LIFE WITH CHRYSANTHEMUMS oil on panel, 88x121 cm signed and dated '32 upper left   Provenienza: Collezione privata   Esposizioni: Galileo Chini, Dipinti, decorazione, ceramica, teatro, illustrazione, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma, 9 giugno-10 settembre 2006   Bibliografia: F. Benzi, M. Margozzi - Galileo Chini, Dipinti, decorazione, ceramica, teatro, illustrazione, Verona 2006, n. 3.31, p. 140-141, 271   Negli anni Venti e Trenta la pittura di Chini è moderna, nel piacere puro della pittura, nella felicità e nella gaiezza di espressione, che si situa il centro dell’espressione chiniana  a partire dal periodo siamese. L’artista toscano si pone fuori dal tempo vertiginoso della scienza, preferendo farsi muovere da pulsioni interne alla propria coscienza emotiva e si colloca all’interno della vastissima ricerca estetica del pieno naturalismo lontano dal suo precedente decorativismo secessionistico: molti dei titoli dei suoi dipinti sottolineano questa volontà precisa, utilizzando senza posa i termini, ricordo, impressione, armonia oltre ad un numero infinito di precisazioni stagionali. I soggetti prediletti di questi anni sono le nature morte e i paesaggi, soprattutto quelli della Versilia; nelle nature morte impastate di colori chiari e dagli accordi  cromatici raffinati e leggeri, Chini compone con gusto scenografico oggetti casalinghi, sui quali proietta un sapore nostalgico, le vivande della casa, nelle quali vede la vivace pienezza della natura e i mazzi di fiori dei quali coglieva le più segrete sfumature come in questa stupenda natura morta, dove con pennellate veloci e delicate compone un  lussureggiante vaso di crisantemi, in perfetta armonia cromatica con  un vassoio di  diosperi, accanto al quale dispone  uno dei suoi amati serviti cinesi, ricordi del viaggio in Siam.   Stima   
    25.000 / 35.000
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  •      Mario Cavaglieri  - CAVAGLIERI MARIO

    83 Mario Cavaglieri Mario Cavaglieri (Rovigo 1887 - Peyloubere, Francia 1969) NATURE MORTE AUX POMMES olio su tela, cm 50x61 firmato e datato 1955 in alto a destra retro: titolato   NATURE MORTE AUX POMMES oil on canvas, 50x61 cm signed and dated 1955 upper right on the reverse: titled   Bibliografia: F. Bellozzi, Mario Cavalieri, Firenze 1974, ill. col. 10 V. Vairelles, vol. II pag. 273, n. 1049, ill. pag. 303   Dal 1954 al 1957 Cavaglieri approfondisce quelle preferenze estetiche che lo accomunano ad alcuni degli artisti francesi che studia e approfondisce nei suoi soggiorni parigini, quali Vullard e Bonnard. In questo periodo predilige la passione mentale oltre che sentimentale per l’osservazione, anzi quasi osmosi con l’oggetto quotidiano: una passione che travolge personaggi e cose che finiscono per costituire per lui il soggetto unico di tutta una sapiente riflessione compositiva, come si evidenza in questa bella e luminosa natura morta del 1955, dove sistema su un panno bianco dai bagliori azzurrini, delle mele, un bicchiere  di vino rosso e i blu della porcellana Stima   
    5.000 / 8.000
    Aggiudicazione:
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