Dal Rinascimento al Primo '900 Percorso attraverso 5 secoli di pittura | DIPINTI ANTICHI

Firenze, 
mer 1 Luglio 2020
Asta Live 338
1

Scuola fiorentina, seconda metà sec. XVI

€ 8.000 / 12.000
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Scuola fiorentina, seconda metà sec. XVI

SANTO VESCOVO 

SAN NICOLA DI BARI

coppia di dipinti, olio su tavola, cm 35x14

al retro, il numero 222 a vernice nera

(2)

 

Florentine school, second half of 16th century

SAINT BISHOP (SAINT GREGORY THE GREAT?)

SAINT NICOLAS OF BARI

oil on panel, cm 35x14, a pair

on the back, the number "222" in black varnish

(2)

 

Se pur di dimensioni assai ridotte, i due santi vescovi dipinti sulla coppia di tavolette presentata mostra un linguaggio espressivo caratterizzato da grande controllo disegnativo delle forme nonché da una attenta stesura pittorica capace di restituire i sobri ornamenti delle figure. La lontana eco pontormesca, rintracciabile nell’espressività del volto di San Nicola di Bari, unita all’accentuazione realistica che connota quello dell’altro vescovo, avvicinabile alle moderne istanze della pittura riformata di Santi di Tito, costituiscono ulteriori conferme sulla loro collocazione nell’ambito della produzione pittorica religiosa toscana della seconda metà del Cinquecento.

I decenni finali del XVI secolo videro impegnato in una cospicua serie di commissioni sacre, sia a Firenze che in centri minori della Toscana medicea, Giovanni Battista Naldini (Firenze, 1535 – 1591): un ciclo di dipinti su tavola di piccolo formato, raffiguranti santi, destinato all’altare Ricasoli del duomo di Pistoia, e oggi conservato presso il Museo civico della medesima città, realizzato da Naldini col supporto della sua bottega, si configura come valido confronto sia dal punto di vista stilistico che per contestualizzare le due tavolette all’interno di un più grande e complesso apparato decorativo.

Il rigore formale e la ricerca di espressività, di cui si parlava in apertura, avvicinano i due santi vescovi alla attività dell’officina naldiniana, memore della produzione dell’ultimo Vasari al quale Naldini si accostò dopo il primo apprendistato presso Pontormo.