Arte Moderna e Contemporanea

Arte Moderna e Contemporanea

Asta

MILANO
Centro Svizzero
via Palestro, 2
9 DICEMBRE 2019
ore 16.00

Per informazioni e commissioni scritte e telefoniche
dal 5 - 10 dicembre 2019
Centro Svizzero
Tel. +39 02 76320327
Tel. + 39 02 76320328
artecontemporanea@pandolfini.it

Esposizione

MILANO
Giovedì 5 dicembre      10-18
Venerdì 6 dicembre      10-18
Sabato  7 dicembre      10-18
Domenica 8 dicembre  10-18

Centro Svizzero
via Palestro, 2

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
61 - 90  di 130 LOTTI
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FRANCO ANGELI

(Roma 1935 - 1988)

Senza titolo

tecnica mista su carta

cm 110x70

 

Untitled

mixed media on paper

100x70 cm

 

L'opera è in corso di archiviazione presso l'Archivio Franco Angeli, Roma

Franco Angeli classe 1935 nasce a Roma  da una famiglia di umili origini, rimane orfano di padre all’età di sette anni, all’età di 9 anni  inizia Angeli canta per gli alleati in una trasmissione radiofonica e inizia a lavorare per provvedere alla madre malata, prima ai magazzini e poi in una tappezzeria e in una carrozzeria, apprendendo l’utilizzo dei tessuti, delle sagome e dei ritagli, metodo che ritroveremo nelle sue opere. A metà degli  anni ‘50H]]ýY]H[ýýý[ýHý][ýH]]ý]                     ýLýýXýHXýXý[ýŸ^ý[ýýL ýýýýWý WLýýýý]X[ýý[ýHýýØHH[ýX[ýýýHý[Ùý]ýHýýýýH[ý[ýýýýÈýýýHW                     NHýýK]ýH[ýYý[ý]]ýKýXýýH[ý[ýýýýHýHý][ýHXýýýYÚHýHý]_^ý[ýýL ýýýýý WLýýýýý][ýH[ý]ýýHýY]ýYHýXýH[ýýý^ý[ýZ[]ýHýÛýýýHýýý[HYýýýX[ýýXýýK[ZXýýH[ýýýýýýKý[X[ý[ýýý[Ù[Y[ýHYýýýý[ý]ý[ý][ýHýýKýý[ýýýH[HX]ýXý]                     ýLZWý^ý[ýýL ýýýýWý WLýýýý]ý[Z_^ý[ýýL ýýýýý WLýýýýýÈHýýýýXý[ýýýYýý[Y[ýý[ý][ýHýýWý^ý[ýýL ýýýýWý WLýýýHH[ýHýý]Hýý]ý                     ýXýHý[^ýý_^ý[ýýL ýýýýý WLýýýý NMMýKHýHýHý]ýHý[HýXHý[Zýý[XHýý^ý[ÙHHýHý[ýHý[ýý[ýXýý[ý][XHýýý]ýHýýH[ýýXýý[Y[ýýHý[ý[ýýý[ NHYý[ý NM ýHý                     ýLýõýýýsCýýý6ýýc5•ýg3#ý6c%ýýG&6ý$ýýFW&ýW"ýRývSýVýg&ýýVýFýFýVW7FVýý&ýRý6W&ýýýýR6ýRýG&fýýFýýý'VýFRWW&ýýý–Vý&ý’VG&ýW&ýý6ý5ývV2ý6ýýRVýfW&ýFFýýVýRFýv’FVýWýýýFý&VýFýýýqýýýýýýýýqýýýýqýýqýýýýqýýýqýýMýýmpýýýuýýqýýýýýýýýqýýýýqýýqýqýýýýqýýýqýýMýýqýýýTýýýýEýýTýdýpýýýEýýU|ýýýýýýýýpýýýýýpýýýyýýýýýýýýýýýEýýqýýýýýýýýqýýýýqýýqýýýýqýýýqýýMýýýq[2] . Questi primi approcci con la pittura sono anche segnati dalla militanza nel Partito Comunista, dal quale però si allontana dopo l’invasione dell’Ungheria, dimostrandosi più vicino alla sinistra extraparlamentare e ai movimenti maoisti.

La sua prima collettiva è alla Galleria La Salita, di Roma, con Festa e Uncini. Nel 1960 sempre alla Galleria La Salita presenta sua prima personale. La pittura di Franco Angeli risente inizialmente di una poetica informale, le opere sono per lo più  monocromi materici con toni scuri; in molte di queste appaiono le immagini riferite al bombardamento a San Lorenzo, vissuto durante l'infanzia. Angeli entra in contatto con Tano Festa, prima e poi con Mario Schifano, sarà l’inizio di una profonda amicizia. Angeli frequenta la Scuola di Piazza del Popolo, le gallerie La Tartaruga di Plinio de Martiis, L'Appunto e La Salita. Al Festival di Spoleto conosce Marina Ripa Di Meana con la quale inizia una complicata e travagliata relazione che durerà otto anni, il suo viso appare nella produzione di Angeli assieme al tema degli aerei e degli obelischi.  Nel 1961 partecipa con Lo Savio, Festa e Schifano alla mostra Nuove prospettive della pittura italiana, a Palazzo Re Enzo di Bologna. Con Schifano li accomuna l'estrazione popolare, il senso radicato della realtà, l'esigenza di andare oltre le esperienze informali, la vita notturna e le droghe. Si tratta di una generazione di artisti unita da uno stretto legame esistenziale segnato dalla guerra, sono definiti maestri del dolore, una qualifica che li distanzia dalla Pop Art, alla cui estraneità fa riferimento una lettera autografa dello stesso Angeli. Negli anni diviene poi amico di Renato Guttuso e poi di Arnaldo Pomodoro e del poeta Francesco Serrao. Nel 1963 alla Galleria J di Parigi, le sue opere sono di fianco a quelle di Bruce Conner, Michael Todd, Christo e Kudo: catalogo a cura di Pierre Restany. Alla Partecipa a una storica collettiva “13 pittori a Roma” alla Galleria La Tartaruga di piazza Dell Popolo, l'opera di Angeli è glossata da un testo poetico di Nanni Balestrini. Nel 1964 alla Galleria L'Arco di Alibert, di Roma, presenta Frammenti capitolini: si tratta di lupe, aquile, frammenti di simbologia collettiva. Partecipa alla Biennale di Venezia, presentato da Calvesi: è la storica Biennale della Pop Art in Italia. Nel 1965 è invitato alla IX Quadriennale Romana: di questo periodo sono i Cimiteri partigiani, corredati di stelle e falci e martello. Nel 1967 è presente alla Biennale di San Paolo del Brasile con Half Dollar. Negli anni tra il 1968 e il ‘70  è impegnato politicamente e ideologicamente, . Conosce Marina Ripa Di Meana, in occasione del Festival di Spoleto. Nel 1972 Franco Angeli presenta alcuni interessanti lavori alla Galleria Sirio per la rassegna Film. Comincia ad apparire nella sua produzione il volto di Marina Ripa di Meana, in concomitanza con i temi dell'aereo, degli obelischi, dei piccoli paesaggi. Espone alla X Quadriennale di Roma. Nel 1975 Conosce Livia Lancellotti, che diviene sua compagna e gli darà, nel '76 una figlia, Maria. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia, curata da Bonito Oliva nella sezione L'iconosfera urbana,  presenta anche un cortometraggio. Nel 1982 partecipa alla collettiva “30 anni d'arte italiana 1950-80”, organizzata a Villa Manzoni di Lecco. Nel 1988 gli viene dedicata una retrospettiva alla Casa del Machiavelli (1958-72) nei pressi di Firenze. Presentato da Marisa Vescovo, espone alla Galleria Rinaldo Rotta di Genova. Viene invitato al Circolo Culturale Giovanni XXIII per la Biennale di Arte Sacra: con lui, Enzo Cucchi, Sandro Chia, Mimmo Paladino e Mario Schifano. Nello stesso anno, Franco Angeli muore di Aids all’età di 53 anni.

 

 

 

 

Stima 
  10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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DADAMAINO

(Milano 1930 - Milano 2004)

Oggetto Ottico cromo dimanico

1966

carta su tavola

cm 40x40

 

Object Optical chromium dimanico

1966

paper on board

40x40 cm

 

 

 

DADAMAINO

(Milano 1930 - Milano 2004)

Ottico cromo sfasato (Rosa)

1966

carta

cm 40x40

firmato intitolato e datatato

 

Optical chrome-plated (pink)

1966

paper

40x40 cm

signed and dated

 

L'opera è accompagnata da autentica su fotografia

 

 

DADAMAINO RACCONTATA DA GILLO DORFLES

 

S.C. - Nel suo testo "Ultime tendenze nell'arte di oggi" ci parla di Fontana come il maestro di molti giovani artisti che negli anni '60 si sono a lui ispirati. Tra questi sicuramente possiamo includere Dadamaino con i suoi Volumi (tagli ovoidali della tela) e quindi all'arte programmata, pensa che negli anni a seguire abbia percorso  una personale ricerca basata sulla coerenza ?

Gillo Dorfles – Si, trovo che sia stata un' artista di rigorosa coerenza e determinazione, era una donna energetica  e simpatica,  molto vulnerabile ed altalenante nella sua vita personale piena di passioni e utopie,  ma nel lavoro era rigorosa e coerente. Ha saputo superare il periodo geometrizzante - programmato per giungere a opere più raffinate, con un notevole valore sia percettologico che estetico; tenuto conto di questo si possono comprendere a pieno opere come il ciclo la "Ricerca del Colore" ,  dove la pazienza e l'impegno sono tutt'uno con l'entusiasmo e la passione, caratteriste proprie dell'artista.

S.C.- Il lavoro di Dadamaino nel suo insieme, in particolare i Fatti della Vita, Alfabeti della mente, Inconscio razionale ecc... avesse  un' imprinting  più psicologico che estetico? In Elogio della Disarmonia Lei afferma che " non è attraverso le conquiste d'un pensiero scientifico che potremmo accrescere la nostra comprensione dell'opera d'arte ..." e quindi?

G.D. - Dadamaino,  come molti artisti , ha compiuto una traslazione del proprio io sulle sue opere,  ma l'aspetto estetico non è venuto mai a mancare. Il creare di un'artista deve essere un patrimonio innato, l'artista emotivamente applica il proprio "atto" di coscienza/conoscenza che ha introiettato.

S.C. - La possiamo definire un'artista semiotica.  Nel testo critico della mostra alla Galleria Giuli Lei definisce l'arte di Dadamaino "compassata e rigorosa programmazione" a suo avviso non vi era niente di emotivo nel suo operare?

G.D. - Sicuramente lavorava  con minuziosa scientificità , con impercettibili nuances di colori e segni, ma anche tinteggiature aleatorie come le Costellazioni, galassie di colori e segni vaporosi, per poi produrre nuove opere di rinnovata castigatezza, senza farsi arginare da schemi precostituiti o autoimposti che ne avrebbero ostacolato l'evoluzione fantastica.

S.C. - Trova che Dadamaino con il suo lavoro, in continuo divenire fase dopo fase, sia stata un'artista contemporanea del suo tempo?

G.D. - Dadamaino era un'artista sempre "attuale" la  consapevolezza e la coscienza del proprio valore e  del suo operare  ne ha fatto un'artista dominatrice del Fare

 

Da un’intervista del  01 Febbraio 2012

 

 

Stima 
  8.000 / 12.000
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ANDRE' MASSON

(Balagny 1896 - Parigi 1987)

Les Chevalier

1927

olio e sabbia su tela

cm 90,5x72,5

al retro firmato

al retro timbri non decifrabili

al retro etichetta Marloborough Gallery Fine Art ltd

al retro etichetta Galerie Louise Leipis, Parigi

 

Les Chevalier

1927

oil and sand on canvas

90.5x72.5 cm

on the reverse signed

on the reverse non-decipherable stamps

on the reverse label of  Marloborough Gallery Fine Art ltd

on the reverse label of  Galerie Louise Leipis, Paris

 

Provenienza

Galleria Louise Leiris, Parigi

Collezione privata, Milano

 

Esposizioni

André Masson Retrospective exhibition, 1958, catalogo esposizione, Londra

André Masson, a cura di William Rubin and Carolyn Lanchner, The Museum of Modern

Art, 1976, New York

André Masson, Galeries Nationales du Grand Palais,  1977, Parigi

Surrealität- Bildrealität 1924 - 1974,  in der unzählingen Bildern des Lebens...,  mostra itinerante

Städtische Kunsthalle Düsseldorf, 8 dicembre 1974 - 2 febbraio 1975; Staatliche Kunsthalle Baden

Baden, 14 febbraio - 20 aprile 1975

André Masson, 9 febbraio - 7 aprile 1969, Palazzo dei Diamanti, Galleria Civica d'Arte

Moderna, Ferrara

 

Bibliografia

André Masson, a cura di William Rubin and Carolyn Lanchner, The Museum of Modern

Art, 1976,  New York, ill.

André Masson, Galeries Nationales du Grand Palais, 5 marzo - 2 maggio 1977, Parigi, ill.

Surrealität- Bildrealität 1924 - 1974,  in der unzählingen Bildern des Lebens...,  mostra itinerante

Städtische Kunsthalle Düsseldorf, Staatliche Kunsthalle Baden 1974 - 1975, pp. 104-105 ill.

André Masson, 9 febbraio - 7 aprile 1969, Palazzo dei Diamanti, Galleria Civica d'Arte

Moderna, Ferrara, n. 4 ill.

André Masson Retrospective exhibition, 1958, catalogo esposizione, n. 3, Londra

 


L’esperienza della guerra aveva segnato Masson in maniera totalizzante: “ La guerra mi ha fatto uomo” ebbe a dire. Nella biografia dell’artista Otto Hahn racconta che colpito in pieno petto da un proiettile il giovane Andre’ Masson “provo’ un senso di completa liberazione fisica, mentre nel cielo appariva un torso di luce”.Era il 1917. Ed è probabilmente questa la liberazione che egli va cercando per la sua vita nell’arco di tutta la sua produzione pittorica. Masson dunque, soldato di fanteria dal 1916, viene gravemente ferito nella guerra più sanguinosa che l’Europa abbia conosciuto. 25000 Km di trincee in quella terra che presto conoscerà l’oltraggio delle fosse comuni. È comune anche l’orrore che segna un’intera generazione.Trasversalmente. Ne divengono protagonisti e vittime praticamente tutti i giovani di quella intellighenzia che guiderà poi l’Europa verso la rinascita morale: Max Ernst e Paul Eluard, avversari di trincea e poi amici, Max Beckmann, Kokoschka, Leger, Braque e ancora Franz Marc e Duchamp-Villon che periranno nel conflitto. Di quella ferita Masson conserverà - come sale che brucia - il senso eroico della vita, che tutti chi più chi meno sfioriamo, e incubi tremendi: la voglia di continuare a combattere e la necessità di pace. È contraddittorio come tutte le anime tormentate Masson: curato, poi trasferito convalescente da un ospedale all’altro per aver sostenuto una rivolta anti-militarista, seppur con lo status di invalido di guerra, abbraccia a metà degli anni Trenta la militanza della guerra di Spagna. Il ricordo delle granate riesce a trasformarsi contemporaneamente in incubi ricorrenti e nel sogno a occhi aperti delle veglie notturne , in cui pensa, con il coraggio che solo la notte sa dare, le composizioni più ardite, quelle dove affronta l’immanenza della morte non come possibilità ma come certezza...La nuova produzione artistica di Masson, che fu cubista, ora segnata dal sangue, diventa quindi meditazione continua sulla morte attraverso il climax di metamorfosi, erotismo, caos. Si apre all’ideologia surrealista, la anticipa invero, concependo l’opera pittorica come mezzo di indagine poetica, in cui le forze psichiche si liberano e si combattono. Non c’è nulla di elegiaco e di lirico in questo agone: il dramma è irrisolto e sospeso. Il sogno diventa dunque per Masson non rifiuto della realtà ma un nuovo modo di interpretarla, ricomponendo i brandelli di un reale dilaniato dall’odio in maniera inusuale, nuova, in confronto serrato e cosciente con il naturalismo. E Masson -lo vedremo- sarà contraddittorio anche in questa sua adesione al Surrealismo, più che formale, sostanziale sino a renderlo uno degli esponenti sommi, carico di quella energia automatista che lo farà essere poi diretto ispiratore degli Espressionisti Astratti. Masson è infatti indiscutibilmente il primo a offrire al segno la possibilità di un nuovo senso e di libere associazioni, in altre parole quella conquista del contemporaneo che è la polisemia. lo fa nel ‘23 in piena autonomia ( il Manifesto del Surrealismo è dell’anno seguente) e in piena preveggente aderenza a esso. Lo fa dapprima in modo sperimentale per svincolarsi dalla scomposizione cubista della figura che sostenuto e amato,ma che liberava solo parzialmente la forma. E in questa sperimentazione fatta di colla, di colore liquido o spremuto direttamente dal tubetto, c’e la chiara anticipazione anche tecnica, non solo ideologica, dell’espressionismo astratto statunitense. Così il coulage inventato da Masson diventerà dripping in Pollock. (...) È contraddittorio Masson, lo abbiamo già dichiarato, e sa esserlo anche nelle sue composizioni, alternando la fluidità inconfondibile del suo segno con geometrismi altrimenti improbabili e qui assolutamente naturali. La stessa gestualità seppur automatista, decisa e veloce ma mai scomposta o furibonda è il recupero del dionisiaco come consonanza alla natura, non come un suo rifiuto, ed è l’accettazione della “naturalità “ dell’uomo. In fin dei conti per lungo tempo infatti in Masson il Surrealismo è uno strano naturalismo figurativo di cui è protagonista la natura, mai idilliaca, ma compressa da silenzio e tensione, e gravata da un malessere neanche tanto vago. È la natura del De rerum lucreziano. aspetta e teme la metamorfosi e sotto l’apparente perfezione inizia già la corruzione. Eppure la qualità pittorica è sottile, scevra da ogni disordinata immediatezza, levigata, aliena dalla pesantezza della materia anche la’ dove appaiono le sabbie, e animata da una luce interna, sospesa e irreale: sulla scena tutto è compiuto. In fin dei conti la scena è sempre la stessa e lo spazio è ideale. Non vi è nulla di rasserenante in questi paesaggi e giardini se non la certezza dell’ora suprema. (...). Percorre Masson la natura attendo all’infinitamente piccolo eppure riesce ugualmente ad aprire continue stanze, moltiplicando la visione in sottospazi senza perdere l’unità compositiva. Il contrappunto timbrico carica di significato il segno, il colere scioglie il nodo dell’incertezza, l’immediatezza gestuale accompagna il viaggiare libero della mente.

Citazione tratta dal testo di Raffaella A. caruso, Masson, La luce e la sera, 2014, pubblicato nel catalogo della mostra dedicata all'artista, tenutasi dal 23 ottobre 2014 al 24 gennaio 2015 presso la Galleria Arte 92 di Milano, p. 7-11.

 

 

 

 

 

Stima 
  8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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HANS RICHTER
(Berlino 1888 - Locarno 1976)
Orchestre
1915
olio su  cartone
cm 46x63,8
firmato e datato in basso a destra 

Orchester
1915
oil on cardboard
46x63.8 cm
signed and dated lower right
on the reverse label Kunsthaus, Zurichon the reverse label Musée National D'Art Moderne

L'opera è accompagnata da autentica su fotografia rilasciata dalla Galleria Schwarz

Esposizioni
Zeichnung von Alexander Calder: Louisa Calder und Hans Richter, a cura di H. Köhn, 6
marzo 1942, New York
Hans Richter, Galleria Nazionale D'Arte Moderna, 1958 - 1959, RomaHans Richter, Galleria Civica D'Arte Moderna, 1962, Torino
Hans Richter: Dadaismo e astrazione ( 1909 - 1923 ), 10 marzo - 7 aprile 1965, GalleriaSchwarz Milano
Hans Richter, Plastic Arts of the Twentieth century, a Collection edited and published byMarcel Joray, con introduzione di Herbert Read ed un testo autobiografico dell'artistaedito da Edition du Griffon, Neuchatel/Switzerland, 1965Cubism, 1966, a cura di José Pierre edito da Heron books, Londra
Cinquant'Anni A Dada, Dada in Italia, 1916 -1966, sotto l'egida dell'Ente Manifestazionimilanesi, Milano Civico Padiglione, 24 giugno - 30 settembre 1966, Galleria Schwarz,Milano
Dada Ausstellung zum 50 jahrinen Jubilaum, Exposition Commémorative duCinquantenaire, mostra itinerante, 8 ottobre - 17 novembre 1966 Kunsthaus Zurich; poi30 novembre 1966 - 30 gennaio 1967, Musée National d'Art Moderne ParisOrigini dell'astrattismo verso altri orizzonti del reale, 18 ottobre 1979 - 18 gennaio 1980,Palazzo Reale, Milano
Hans Richter, a cura di Roberto Sianesi, annotazioni sul linguaggio di Hans Richter, 1978edito da La Nuova Foglio EditriceDada libertin & libertaire, a cura di Giovanni Lista, 2005, edito da Insolite

Bibliografia
Zeichnung von Alexander Calder: Louisa Calder und Hans Richter, a cura di H. Köhn 6marzo 1942, New York n. 10 ill. 
Hans Richter, Galleria Nazionale D'Arte Moderna, 1958 - 1959, Roma, edito da Editalia,Roma, n. 10 ill. ( pubblicato con il titolo Musica )Hans Richter, Galleria Civica D'Arte Moderna, 1962, Torino, p. 48 n. 16 ill.
Hans Richter: Dadaismo e astrazione ( 1909 - 1923 ), 10 marzo - 7 aprile 1965, GalleriaSchwarz Milano, n. 14 ill. 
Hans Richter, Plastic Arts of the Twentieth century, a Collection edited and published byMarcel Joray, con introduzione di Herbert Read ed un testo autobiografico dell'artistaedito da Edition du Griffon, Neuchatel/Switzerland, 1965, ill.
Cubism, 1966, a cura di José Pierre edito da Heron books, Londra, ill. Cinquant'Anni A Dada, Dada in Italia, 1916 -1966, sotto l'egida dell'Ente Manifestazionimilanesi, Milano Civico Padiglione, 24 giugno - 30 settembre 1966, a cura della GalleriaSchwarz, Milano, n. 68 ill.
Dada Ausstellung zum 50 jahrinen Jubilaum, Exposition Commémorative duCinquantenaire, mostra itinerante, 8 ottobre - 17 novembre 1966 Kunsthaus Zurich; poi30 novembre 1966 - 30 gennaio 1967, Musée National d'Art Moderne Paris, ill. 
Origini dell'astrattismo verso altri orizzonti del reale, 18 ottobre 1979 - 18 gennaio 1980,Palazzo Reale, Milano, n. 486 ill. 
Hans Richter, a cura di Roberto Sianesi, annotazioni sul linguaggio di Hans Richter, 1978edito da La Nuova Foglio Editrice, p. 55 ill. 
Dada libertin & libertaire, a cura di Giovanni Lista, 2005, edito da Insolite, p. 34 ill. 

HANS RICHTER
E’ per puro caso, e con l’aiuto di un amico, se un certo numero dei miei primi disegni e una piccola quantità dei mei primi dipinti sono stati salvati dall’olocausto di Hitler e dalla guerra in Germania. Queste opere appartengono per lo più al mio periodo Dada di Zurigo tra il 1916 e il 1918, e alcune sono di un periodo ancora precedente, il 1912. Questa mostra ne riunisce alcune.Esse rivelano alcune fasi decisive del mio sviluppo pittorico, dalla musica, dai disegni, dai quadri che subirono l’influenza del cubismo, fino al periodo esplosivo degli anni Dada, nei miei “Ritratti Visionari”. Ci misi tutta la nuova libertà che avevamo acquistato, la legge del caso. E poi alla fine del periodo Dada nelle mie “teste Dada” e nelle prime astrazioni, quando cercavo un “equilibrio” tra l’assoluta libertà di espressione che lasciava al caso la sua parte una disciplina che mi avrebbe garantito il libero arbitrio. Perché: Dove non c’è consapevolezza non c’è nemmeno libero arbitrio (C:G:Jung).Ciò nonostante questi pochi esempi possono illustrare alcuni dei problemi che mi impegnarono durante questi anni eccitanti e fecondi.
(Testo pubblicato nel catalogo della mostra personale alla Galleria Schwarz , Milano 4-24 maggio 1963)
Johannes Siegfried Richter (Hans Richter) nasce a Berlino il 6 aprile 1888. Studia architettura  all’Università di Berlino, nel 1908 si iscrive all’Accademia di Belle Arti e nel 1909  all’Accademia di Weimar, dove approfondisce lo studio dei maestri antichi. Intorno al 1912 si avvicina all’arte moderna interessandosi alle opere degli artisti del Blaue Reiter, nel 1913 visita la mostra "Erster Deutsche Herbstsalon" alla Galerie Der Sturm di Berlino, dove vede le opere dei fauves, dei cubisti e dei futuristi. Sostiene il manifesto futurista di Marinetti ed entra a far parte del gruppo espressionista di Monaco costituitosi intorno alla rivista “Die Aktion”. Realizza importanti opere cubo-futuriste, parti di queste verranno distrutte dalla guerra, la  carriera artistica viene interrotta dalla guerra, che lo vede impegnato al fronte fino al 1916, dove fu congedato a causa di una ferita. Nello stesso anno la rivista “Die Aktion”, con la quale aveva in precedenza collaborato, gli dedica un numero speciale. Nello stesso anno, si tiene la sua prima mostra personale alla galleria Hans Goltz di Monaco. Trasferitosi a Zurigo, entra a far parte del movimento Dada e nel 1917, dopo un breve periodo espressionista dal quale hanno origine i suoi ritratti visionari, inizia i primi esperimenti astratti. Nel 1918 Tzara gli presenta il pittore svedese Viking Eggeling, iniziando con lui una collaborazione basata su una comune ricerca artistica. L’anno dopo realizza il primo Prélude, un’opera basata sul principio di continuità di un motivo formale sviluppato su una lunga striscia di carta. Nel 1920 entra a far parte del November Group di Berlino e collabora con il periodico olandese “De Stijl”. Nella volontà di conferire un movimento autentico alle sue opere, nel 1921 si accosta al cinema e realizza il suo primo film astratto Rhythmus 21. Dal 1923 al 1926 dirige, assieme a Mies van der Rohe e Werner Graeff, la rivista “G”. In seguito realizza documentari, film pubblicitari e sperimentali, non interrompendo al tempo stesso l’attività pittorica. Nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti, dove due anni dopo viene nominato direttore del Film Institute al City College di New York, iniziando un’attività d'insegnamento che durerà per quindici anni. Nel frattempo entra a far parte del gruppo degli American Abstract Artists. Nel 1957 completa il film Dadascope, con poesie e prose recitate da Jean (Hans) Arp, Marcel Duchamp, Raoul Hausmann, Richard Huelsenbeck e Kurt Schwitters. La sua opera è oggetto di importanti mostre nei principali musei del mondo. Muore a Locarno, Svizzera, il 1 febbraio 1976.
Stima 
  60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
12019006801.jpg

RUDOLF SCHLICHTER

(Calw 1890 - Monaco di Baviera 1955)

Abstraktion

1917

olio su tela

firmato e datato

cm 65,8x62,8

al retro timbri non decifrabili

al retro etichetta "Dada " 1977, Funfzehnte Europäische Kunstausslung, Berlin

al retro etichetta " Dada and Surrealismreviewed" Arts Council of great britain, cat. n.

4E62

 

Abstraction

1917

oil painting on canvas

signed and dated

65.8x62.8 cm

at the back non-decipherable stamps

on the reverse label "Dada" 1977, Funfzehnte Europäische Kunstausslung, Berlin

on the reverse label "Dada and Surrealismreviewed" Arts Council of great britain, cat. n.

4E62

 

Esposizioni

Berlin, Ort der Freiheit für die Kunst, Der dynastische Realismus and das Auftreten Edvard

Munchs, Vernstaltet von der Nationalgalerie der Ehemals Staarlichen Museen Berlin

und der hochschule für bildende Künste Berlin, Recklinghausen, 2 giugno - 17 luglio

1960; Vienna 2 agosto - 4 settembre 1960; Berlin 18 settembre - 6 novembre 1960

Berlin XXe siècle, De l'expressionisme à l'art contemporain, Deutsche Geselischaft für

Bildende Kunst, Musée cantonal des beaux-arts, 1968, Losanna

Dada in Europa, Werke und Dokumente, Städtische Galerie in Städelschen Kunstinstitut,

10 novembre 1977 - 8 gennaio 1978, Francoforte

Dada and Surrealism reviewed a cura di Dawn Ades con testo introduttivo di David

Sylvester e Elizabeth Cowling, 1978, Arts Council of Great Britain

 

Bibliografia

Berlin, Ort der Freiheit für die Kunst, Der dynastische Realismus and das Auftreten Edvard

Munchs, Vernstaltet von der Nationalgalerie der Ehemals Staarlichen Museen Berlin

und der hochschule für bildende Künste Berlin, Recklinghausen, 2 giugno - 17 luglio

1960; Vienna 2 agosto - 4 settembre 1960; Berlin 18 settembre - 6 novembre 1960, n.

114 ill.

Berlin XXe siècle, De l'expressionisme à l'art contemporain, Deutsche Geselischaft für

Bildende Kunst, Musée cantonal des beaux-arts, 27 novembre - 5 gennaio, 1968,

Losanna, n. 17 ill.

Dada in Europa, Werke und Dokumente, Städtische Galerie in Städelschen Kunstinstitut,

10 novembre 1977, Francoforte, n. 3/553 ill.

Dada and Surrealism reviewed a cura di Dawn Ades con testo introduttivo di David

Sylvester e Elizabeth Cowling, 1978, Arts Council of Great Britain , n. 4.63 ill

 

 

Stima 
  80.000 / 120.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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RENATO PARESCE

(Carouge(Svizzera)1886-Parigi (Francia)1937)                                                          

Cosmo

1932                                                                

olio su tela

cm 65x81

al retro etichetta Galleria Annunciata

al retro etichetta Galleria D'Arte Bergamo

al retro etichetta Galleria del Milione

 

Cosmos

1932

oil on canvas

65x81 cm

on the reverse label of Galleria Annunciata

on the reverse label of Galleria D'Arte Bergamo

on the reverse label of Galleria del Milione

 

Bibliografia

L’opera è pubblicata in R. Ferrario, René Paresce. Catalogo ragionato delle opere, Skira, 2012, p. 221 ( cat. 22/32, intitolato Nebulose)

Renato Paresce, artista visionario ed eclettico, nasce nel 1886 a Carouge un sobborgo di Ginevra, con la famiglia si trasferisce a Firenze dove risiede fino alla età di 19 anni,   studia materie scientifiche all'Istituto Tecnico Industriale "Leonardo da Vinci" e frequenta per un anno la Facoltà di Fisica dell'Università di Bologna, laureandosi poi a Palermo, dove si era trasferito. Dedica molti dei suoi studi all'influsso degli elettroni sullo spettro, gli venne anche offerta la possibilità della carriera universitaria, ma che rifiuta. Nel 1911 torna a Firenze, dove per un breve periodo insegna fisica presso il Collegio della Quercia. Diventa amico del poeta e critico musicale Giannotto Bastianelli e del pittore Baccio Maria Bacci. L'anno successivo parte per Parigi e lavora presso il Bureau International des Poids et Mesures, ritorna a Firenze solo per brevi soggiorni. A Parigi si dedica alla pittura da autodidatta, dipingendo di sera con la luce elettrica, dimostrando di avere piena padronanza dei mezzi tecnici e un'attenzione vivace per le innovazioni stilistiche che la pittura francese propone in quel periodo. Sono gli anni del gruppo Les Italiens de Paris,  sette artisti : Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Gino Severini, Massimo Campigli, Mario Tozzi e Paresce, gruppo patrocinato dal critico George Waldemar. Con Savinio ha un rapporto più intenso che si riflette nel lavoro di entrambe. Ritrova l'amico Baccio Maria Bacci, col quale talvolta si reca a dipingere en plein air lungo la Senna, frequenta gli artisti di Montparnasse e dei café letterari, la Cloiserie de Lilas e la Rotonde. Nonostante il suo carattere schivo, s'inserisce nell'ambiente degli artisti residenti a Parigi, conosce Picasso e Modigliani. Fa parte dell'Ecole de Paris insieme a Moïse Kisling, Chaime Soutine e partecipa ai Salons parigini, agli Indépendents e alle Tuileries. Quando scoppia la prima guerra mondiale con la moglie, la pianista russa Ella Klatchko, è costretto a lasciare la ville lumiére per recarsi a Londra. Qui lavora come assistente al National Laboratory di Teddington. Sovente viaggia per l'Europa, si reca e soggiorna più volte in Svizzera, a Zurigo, dove prende parte ad alcune importanti esposizioni al Kunsthaus e alla Galerie Tanner. L'attività parallela di giornalista e pittore lo porta spesso anche in Germania, a Berlino, dove espone in spazi pubblici e privati. Paresce è un artista protagonista di un momento complesso per l’arte, sono gli arbori di nuovi movimenti, dove s’intrecciano filoni diversi come il cubismo, il futurismo, il dadaismo, la metafisica e il  surrealismo, movimenti entro i quali si muovo gli artisti presenti a Parigi. Paresce crea raffigurazioni narrativamente oniriche, passa dai paesaggi naturali, alle dimensioni metafisiche. Nel 1926 e nel 1929 presenta i suoi lavori alle mostre di Novecento italiano alla Permanente di Milano. Contemporaneamente le sue tele vengono valorizzate durante un’esposizione ad Amsterdam.  Nel 1931 Paresce espone alla Quadriennale di Roma e nell’ambito di una matinée italienne, alla mostra collettiva al Théâtre de l’Oeuvre a Parigi, organizzata da Tozzi. Sempre in quell’anno tiene una personale a Londra alla Zwemmer Gallerie. Poi nel ’32 alla Galerie de la Renaissance di Parigi, la sua opera di popola di nuovi soggetti e luoghi surreali e cosmici. Nel ’33 espone alla Galleria de Il Milione a Milano.  Nel 1934 Paresce si reca alle isole Figi  e successivamente in America. Qui l’atmosfera dei musicisti jazz, lo spingono a scrivere un libro, “L’altra America”, il testo andò distrutto insieme ad un cospicuo numero di dipinti, durante i bombardamenti di Milano del 1943. L’attività pittorica dell’artista si chiude con il ciclo dedicato agli acrobati del circo, il quale porta al culmine l’astrazione dall’oggetto e il distaccamento dal reale. Paresce muore a Parigi nel 1937.

 

Stima 
  10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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JULIUS EVOLA

(Roma 1898 - Roma 1974)

DDDD - Paysage dada

1920-1921

olio su tela

cm 96x76

firmato

al retro etichetta Tendenzen der Zwanziger Jahre, Berlin

al retro etichetta Dada and surrealism reviewed, Arts Council of Great Britain

 

DDDD - Dada landscape

1920 - 1921

oil painting on canvas

96x76 cm

signed

on the reverse label Tendenzen der Zwanziger Jahre, Berlin

on the reverse label Dada and surrealism reviewed, Arts Council of Great Britain

 

Provenienza

Collezione privata, Milano

 

Esposizioni

Cinquant'anni a Dada, Dada in Italia 1916 -1966, sotto l'egida dell'Ente Manifestazioni

Milanesi, Milano Civico Padiglione d'Arte Contempornaea, 24 giugno - 30 settembre

1966, edito dalla Galleria Schwarz, Milano

Le futurisme et le Dadaïsme, a cura di Jose Pierre, 1967, Losanna

      Tendenze der Zwanziger Jahre,14 agosto - 16 ottobre 1977,  Dietrich Reimer Verlag, Fünfzehnte Europaïsche

Kunstausstellung in Berlin

Dada in Europa, Werke und dokumente, 10 novembre 1977 - 8 gennaio 1978, Städtische

Galerie im Städtischen Kunstinstitut, Francoforte

Dada and surrealism reviewed, a cura di Dawn Ades, con testo introduttivo di David

Sylvester e Elizabeth Cowling,  1978, Arts Council of Great Britain

Dada libertin & libertaire, a cura di Giovanni Lista, 2005

Dadaglobe reconstructed a cura di Adrian Sudhalter, Anne And Michel Sanouillet,

Cathérine Hug, Samantha Friedman, Lee Ann Dafffner and Karl Buchberg, 2016,

Kunsthauss Zurich

 

Bibliografia

Cinquant'anni a Dada, Dada in Italia 1916 -1966, sotto l'egida dell'Ente Manifestazioni

Milanesi, Milano Civico Padiglione d'Arte Contempornaea, 1966, edito dalla Galleria

Schwarz, Milano, p. 109 n. 91 ill.

Le futurisme et le Dadaïsme, 1967,  a cura di Jose Pierre, edito da Editions Rencontre

Lausanne, ill.

Almanacco Dada, Antologia letteraria - artistica, Cronologia, repertorio delle riviste a cura

di Arturo Schwarz, 1976, edito da Feltrinelli, ill.

Tendenzen der Zwanziger Jahre, 1977,  Dietrich Reimer Verlag Berlin, cat. n. 3/408 ill.

Dada in Europa, Werke und dokumente, 10 novembre 1977 - 8 gennaio 1978, Städtische

Galerie im Städtischen Kunstinstitut, Francoforte, . n. 3/408 ill.

Dada and surrealism reviewed, a cura di Dawn Ades, con testo introduttivo di David

Sylvester e Elizabeth Cowling,  1978, Arts Council of Great Britain, cat. n. 5.29 ill.

Dada libertin & libertaire, a cura di Giovanni Lista, 2005, edito da Insolite, p. 127 ill.

Dadaglobe reconstructed a cura di Adrian Sudhalter, Anne And Michel Sanouillet,

Cathérine Hug, Samantha Friedman, Lee Ann Dafffner and Karl Buchberg, 2016,

Kunsthauss Zurich, Scheidegger & Spiess, p. 114 e p. 145

 

Nel dicembre del 1920, Evola, Prampolini e Fiozzi, partecipano all' Esposizione

Internazionale di Arte Moderna a Ginevra. Due mesi più tardi la sua opera, a Roma, verrà

esposta a l'esposizione La Section d'Or di Parigi, organizzata dalla Casa d'Arte italiana,

con opere di Van Doesburg, Férat, Buchet, Duchamp-Villon, Gleizes, lèger, Jacques Villon

e Archipemko, che si reca per l'occasione a Roma per incontrare Prampolini.

Evola assente invece presenta una mostra personale di ben più di una cinquantina di

opere alla galleria Der Sturm a Berlino. Separa la sua attività da quella di Prampolini, ed

invita Cantarelli e Fiozzi, a unirsi a lui per fondare " il Dada italiano", inoltre prepara una

esposizione dadaista chez Bragaglia in compagnia di Schad.

Stima 
  60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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GIORGIO DE CHIRICO

(Volos 1888 - Roma 1978)

Oreste e Pilade

1961

olio su tela

cm 40,5x30,5

 

Oreste and Pilade

1961

oil on canvas

40.5x30.5 cm

 

L'opera è accompagnata da autentica rilasciata nel 1981

 

Provenienza

Collezione privata, Reggio Emilia

Collezione privata, Firenze

 

Bibliografia

Catalogo generale Giorgio De Chirico, Volume ottavo, opere dal 1951 al 1974, Electa, n.

1247 il.

 

GIORGIO DE CHIRICO

 

Oreste era figlio di Agamennone e Clitennestra, poco più che bambino assistette all'uccisione del padre ad opera della moglie e del suo amante Egisto. Elettra, sorella e nutrice di Oreste, per salvagli la vita lo portò dal re Strofio, in Focide, vecchio amico e cognato di Agamennone che lo allevò insieme al figlio Pilade. I due cugini divennero grandi e inseparabili amici. Divenuto adulto Oreste si recò a Delfi e chiese all'oracolo come doveva agire per vendicare la morte del padre. L'oracolo gli ordinò di uccidere la madre Clitennestra ed Egisto. Accompagnato da Pilade si recò a Micene, facendosi riconoscere dalla sorella Elettra che, secondo Euripide, era stata costretta da Egisto a sposare un umile contadino il quale, consapevole dell'ingiustizia di cui era stata vittima la moglie e per la deferenza verso il suo sangue reale, rispettava la sua verginità. Elettra organizzò insieme ad Oreste l’uccisione della madre e l'usurpatore Ma scoperta la congiura vennero condannato a morte a sua volta Oreste, perseguitato dalle Erinni o Furie materne Furie, il cui compito era di punire i gravi delitti, fu costretto a recarsi ad Atene per ottenere la purificazione dall'Areopago, grazie all'intercessione da Atena, dovette recarsi successivamente in Tauride con Pilade  per portare ad Atena la statua di Artemide, da tutti venerata, ivi incontrò la sorella Ifigenia, la quale riuscì a salvare i due amici dal sacrificio umano cui erano destinati e fece ritorno con loro in Grecia, dove Pilade sposò Elettra, questa è una delle tante interpretazioni.  Eschilo ed Euripide narrano invece che le Furie fecero impazzire Oreste immediatamente dopo la morte della madre e lo perseguitarono senza tregua. Prima della pazzia, secondo altri autori, Oreste fu giudicato a Micene per volere di Tindareo, padre di Clitemnestra, Eace, che ancora odiava Agamennone per la morte di Palamede, chiese l'esilio di Oreste.

Ma, secondo Euripide, Oreste ed Elettra furono salvati da Menelao il quale, costretto da Apollo, convinse la gente di Micene ad accontentarsi di punire i due fratelli con un anno d'esilio. Secondo Eschilo, invece, vi fu un processo ad Atene dove Apollo (che sarebbe stato l'ispiratore dell'assassinio dei due amanti) ebbe il ruolo di difensore di Oreste mentre le Erinni erano le accusatrici. I voti della giuria furono pari e la dea Atena, presidente dell'Areopago, l'antico tribunale fondato dagli dei dopo la morte di Alirrozio - figlio di Poseidone, diede il suo voto in favore di Oreste, giudicando la morte della madre meno importante di quella del padre. Nonostante ciò le Furie non abbandonarono la loro sete di vendette verso Oreste. Allora Apollo consigliò a Oreste e al suo fedele cugino che  dovevano recarsi nella terra dei Tauri nel Chersoneso, rubare l'antica statua lignea di Artemide e poi recarsi in un luogo ove scorreva un fiume formato da sette sorgenti.

Nel Chersoneso, quando vi giunse, insieme a Pilade, venne catturato e, come tutti gli stranieri, preparato per il sacrificio ad Artemide. Sacerdotessa del tempio era Ifigenia, sorella di Oreste la quale, riconosciuto il fratello, ingannò Toante, re dei Tauri, dicendogli che i nuovi arrivati dovevano essere sacrificati in mare poiché accusati di matricidio, chiedendo che il rito non avesse testimoni tra il popolo. Questo permise loro di fuggire con la statua di Artemide navigando in direzione per la Grecia. Ci fu un lungo inseguimento di Toante, ma venne sconfitto. Dopo tante peregrinazioni giunsero in Sicilia e poi nell'Ausonia (come si chiamava anticamente la Piana) e qui Oreste trovò il fiume indicato dall'oracolo di Delfi. Appena si immerse nelle acque del Metauro, Oreste riacquistò il senno. Al ritorno ad Oreste spettò il trono di Micene ed Argo (dopo avere ucciso il fratellastro Alete) e alla morte di Menelao anche quello di Sparta. Pilade sposò Elettra e Ifigenia divenne sacerdotessa di Artemide in Grecia.

 

Giorgio De Chirico, alfiere della grecità in chiave moderna, ha celebrato nella sua pittura i personaggi leggendari della terra greca, in cui ebbe il destino di nascere pur essendo italiano. Gli eroi omerici  rivivono sotto le spoglie dei manichini e del vario armamentario "metafisico" del pittore. Oreste e Pilade, l’opera qui proposta del 1961, così come altri dipinti di Giorgio De Chirico (Ettore e Adromaca o il Trovatore) raffigurano figure solitarie, a volte singoli personaggi a volte in coppia, spesso rappresentati con teste ellissoidali, prive di lineamenti, forme con sembianze umane, più che personaggi reali, miti e leggende quasi sempre dipinti con un simbolo centrale, il ventre riempito di frammenti di paesaggio, di statue classiche, di colonne e libri, segno dei passaggi della storia e della civiltà, oppure forme geometriche vuote che alludono alla visione interiore, contemplativa. Tutta la cospicua produzione di De Chirico dal primo periodo fino alla sua morte, è un ripetersi di soggetti e tematiche , prova del fatto che non si sia realmente distaccato dalla visione metafisica, piuttosto la fedeltà ribadita nei confronti del classicismo e delle tecniche pittoriche dei maestri del passato gli consente di esplorare nuovi orizzonti rimanendo fedele a se stesso e alla propria unicità creativa.

 

Stima 
  80.000 / 120.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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GASTONE NOVELLI
(Vienna 1925 - Milano 1968)
Che Cosa Si Può Dire
1962
tecnica mista su laminato plastico
cm 60x140
al retro etichetta Studio Marconial retro etichetta Levi Arte Contemporanea 
al retro etichetta The Alan Gallery, New York 

What can you say
1962
mixed technique on plastic laminate
60x140 cm
on the reverse label Marconi Studio
on the reverse label Levi Contemporary Art
on the reverse label The Alan Gallery, New York

L'opera è accompagnata da autentica su fotografia, rilasciata dallo Studio Marconi L'opera è accompagnata da autentica su fotografia, rilasciata da Landau-Alan Gallery,New York
ProvenienzaCollezione Studio MarconiCollezione privata, Milano
BibliografiaNovelli, 1976, edito da Feltrinelli, p. 217 n. 1962.9 (262), ill. 
Gastone Novelli
Segno e scrittura strumenti del pensiero artistico

“ Dipingere è anche esprimere per segni ciò che non si può, o non si sa, esprimere con le azioni.Questa può essere una ragione per continuare, anche se i magazzini del mondo sono già pieni di cose da guardare.Di fronte ai fatti nuovi dell’arte le persone si bendano gli occhi, temendo che il loro mondo, fatto di confortevoli e edificanti idee sulla bellezza, possa andare in pezzi.Questa è un’altra ragione per continuare, perché così si raggiunge un primo risultato, una prima funzione, se vogliamo, dell’arte come ricerca “ rivoluzionaria”.E ancora: più universi linguistici, o segnici, verranno sperimentati e portati alla comunicazione, più largo sarà il campo delle possibili conoscenze offerto ai fruitori.E soprattutto, la socialità di una opera non si deduce dal suo indice di popolarità ma nasce dalla, direi, socialità dell’autore la cui stessa esistenza finisce con l’essere impegnata dalla pratica continua con il proprio linguaggio.
Gastone Novelli 1968 testo dal catalogo Studio Marconi Milano

L’opera di Novelli  Che Cosa Si Può Dire” del 1962  fa parte  del ciclo che, dal 1959, dove compare la forma circolare del seno, così come nei dipinti  “ Nascondersi vale la pena” e “ Per andare a vedere di persona” entrambe del 1959 e ancora di più con “ Telegramma” del 1960, di esplicita ispirazione alla copertina del catalogo della mostra di Duchamp “Le surrealisme en 1947 “ tenutasi alla Galerie Maeght di Parigi. Nota è la fascinazione e l’influenza che l’opera di Duchamp ha avuto su Gastone Novelli. Come ha avuto modo di scrivere Pia Vivarelli sul catalogo della mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma del 1988 “.... Globalmente sembra riflettersi in Novelli l’essenza del messaggio di Duchamp compresa fra attitudine analitico-riflessiva e apparente gratuità, ironia, leggerezza della prassi artistica; tale binomio è alla base della complessiva esperienza anche di Novelli, attualizzato nei termine di poetica generale per mezzo delle riflessioni linguistiche che caratterizzano l’ambiente romano dei primi anni Sessanta. (...) Le sue tele e i suoi disegni di questi primi anni Sessanta non presentano infatti rapporti bilanciati secondo modalità costanti tra scrittura ed immagini: ora la scrittura occupa gran parte della tela, ora le scritture si riducono a frasi o ad elementi frammisti all’immagine; a volte le scritte sono leggibili nella concatenazione dei loro significati e alcune di essere rimandano a citazioni letterarie, altre volte risultano incoerenti o parzialmente cancellate. I livelli di ambiguità degli aspetti verbali dei dipinti, esaminati in se’, aumentano poi se si considera la loro natura del tutto pittorica, il loro essere e configurarsi come immagine - nella singola evidenza visiva di ciascuna lettera alfabetica come nell’agglutinarsi in figure di gruppi di frasi - in rapporto con le forme costruite dai segni disegnati o colorati.Frantumazione, eliminazione dei legami sintattici, citazione, montaggio: sono tutti strumenti operativi che Novelli condivide con gli amici poeti, allo scopo di offrire uno specchio del disordine verbale e visivo, riconosciuto come effetto di una società agli inizi del benessere, e per dichiarare un rifiuto aperto - facendogli violenza - dell’universo linguistico dominante, nei suoi opposti ed equivalenti aspetti di universo “ realistico” ( nella letteratura come nell’arte figurativa) o di universo aulico, “accademico” dice espressamente Novelli, cioè storicamente e rigidamente determinato”. Novelli sosteneva che il linguaggio magico era proprio dell’artista e ne sono la riprova alcune parole e frasi che si trovano nelle sue tele. Nel 1958 scrisse “ Tutto ciò che esce dalle mie mani è molto più semplice di un raziocinio. Viene fuori così a forza di essere toccato, forse è qualche cosa di organico, certo sono cose che non vanno al di là delle necessita di un uomo, della larghezza delle sue braccia, delle estensibilità fisica del suo cervello. Perché per sapere si sa molto poco ed è troppo difficile ammaestrare la propria mente”


Novelli, Gastone (Vienna, 1925 - Milano, 1968) Gastone Novelli è considerato uno dei protagonisti più importanti della scena artistica italiana degli anni ’50 e ’60. 1943, nasce nel 1925 a Vienna, a soli diciott’anni, partecipa alla Resistenza, venne arrestato, incarcerato e torturato, la sua condanna a morte viene commutata in carcere a vita grazie all’intervento della madre, nel 1944 viene liberato all’ingresso delle truppe alleate a Roma vene liberato. L’anno successivo si trasferisce a Firenze dove si laurea in Scienze Politiche e Sociali. Nel 1948 reca in Brasile, qui maturò l’idea di diventare un’artista, producendo le prime opere. Nel 1950 rientra in Italia per un breve periodo e tiene la sua prima personale al Teatro Sistina di Roma, rientra in Brasile per starci fino al 1954, qui insegna, si occupa di allestimenti e di dedica, oltre alla pittura anche alla ceramica. Partecipò alla I e alla II Biennale  di San Paolo. Nel 1955 ritorna a Roma ed entra in contatto con l'ambiente culturale grazie all’amicizia con Emilio Villa che gli presentò Corrado Cagli, conosce anche Achille Perilli, con il quale inizia un sodalizio che durerò molti anni. Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. In quegli anni Novelli sperimenta diverse tecniche, come la pittura a spruzzo, già utilizzata da Cagli, e la fotografia diretta, già utilizzata in Italia da Luigi Veronesi e da Bruno Munari. Nel 1956 Corrado Cagli presenta la sua prima monografia. Il 1957 frequenta assiduamente Parigi, dove incontra Tristan Tzara, André Masson, Man Ray e  Hans Arp; tiene una personale alla galleria La Salita di Roma, dove espone opere di chiara ascendenza informale; fonda, con Achille Perilli, la rivista "L'esperienza moderna", che uscirà  fino al 1959. Sono gli anni dove inizia a elaborare  il segno-scrittura. Nel 1958 figura in varie collettive a Milano (Palazzo della Permanente), Città del Messico, Londra, Charleroi, Tokyo; tiene personali alla Galleria La Salita e La Tartaruga di Roma e alla Galleria dell’Ariete di Milano. Conosce Afro, di cui diviene assistente dal 1959 al Liceo Artistico di via Ripetta, e Cy Twombly. Gli anni ’60 sono gli anni dei viaggi: Francia, Stati Uniti, Grecia e Turchia e l’Inizio delle collaborazioni con gli scrittori della neo-avanguardia italiana, con i quali condivide la medesima tensione verso la sperimentazione linguistica. Frequenta Samuel Beckett, Georges Bataille, Pierre Klossowski, René de Solier e avvia una stretta amicizia con Claude Simon. Nel 1962 progetta e pubblica l’Antologia del possibile e nel 1964 è tra i fondatori della rivista “Grammatica”. Nella sua casa di Saturnia riceve amici e letterati, le presenze più assidue furono Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Gianni Novak, Elio Pagliarani, Toti Scialoja, Giulio Turcato. Nel 1963 partecipa di nuovo alla Biennale di San Paolo nella sezione italiana organizzata dalla Biennale di Venezia. Questa mostra gli apre le porte alla sua prima partecipazione alla Biennale dove sarà invitato nel 1964 con una sala personale. Presentato da Nello Ponente, ottiene il premio Gollin.  E’ la Biennale in cui trionfa l’arte americana, e durante la quale fa incontri importanti, tra cui Robert Rauschenberg. Nel 1965 La Galerie Thomas di Monaco e la Alan Gallery di New York organizzano delle personali. Nel 1967 si trasferisce a Venezia. Il Museo di La Chaux-de-Fonds, la Galleria Semiha Huber di Zurigo e la Galerie Espace di Amsterdam gli dedicano delle esposizioni personali. È presente inoltre alle più importanti mostre collettive, fra cui l’esposizione Recent Italian Painting and Sculpture al Jewish Museum di New York. Nel 1968 viene invitato alla XXXIV Biennale di Venezia con una sala personale, per protesta contro l’intervento della polizia all’interno dei Giardini, espone le sue opere dal retro contro le pareti, iscrivendo frasi di contestazione. Nel 1968 inizia ad insegnare  all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Muore improvvisamente il 22 dicembre per un collasso postoperatorio.
Stima 
  60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
12019006814.jpg

FRANTISEK JANOUSEK

(Jesenny 1890 - Praga 1943)

Paesaggio Con Libro firmato

1934

olio su tela

cm 96,7x145,5

firmato in basso a sinistra

 

Landscape With Signed Book

1934

oil painting on canvas

cm 96.7x145.5

signed lower left

 

Provenienza

Galleria A. Schwarz, Milano

Collezione privata, Milano

 

Esposizioni

Frantisek Janousěk, Opere scelte 1933 - 1942, 10 giugno - 25 settembre 1969, Galleria

Schwarz, Milano

 

Bibliografia

Frantisek Janousěk, Opere scelte 1933 - 1942, 1969, Galleria Schwarz, Milano, n. 6 ill. 

 

" fino al 1932, ...fino a quel momento Janousěk rimaneva, con il suo Cubismo a

tendenza lirica, piuttosto all'ombra della vita artistica di Praga. ed ecco che tutt'ad un

tratto presenta al pubblico un insieme di composizioni fantastiche, ispirate da

vagabondaggi solitari attraverso le città d'Italia: Venezia, il Foro di Roma, Siena, hanno

significato per lui una strana rottura dell'esperienza, una rottura simile a quella che aveva

provocato la pittura metafisica, e' nel suo grande Paesaggio con libro che Janousěk è

tornato per l'ultima volta al suo viaggio in Italia. Il nome di Suarès che si può leggere sul

quadro, si riferisce al libro Viaggio del condottiero in Italia, di André Saurès. ma questa

tela appartiene già a una grande tappa della sua opera che vedrà l'introduzione nelle sue

tele, per un certo tempo, di uno stato di riposo e di disciplina razionale. Queste tele sono

edificate sulla base di un disegno che in seguito egli colora leggermente con toni chiari,

portandole successivamente a dimensioni monumentali. "

( cit. A. Schwarz cat.esposizione del 1969)

                        

 

 

Stima 
  60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 90  di 130 LOTTI