Opere su carta: disegni, dipinti e stampe dal secolo XV al XIX

Opere su carta: disegni, dipinti e stampe dal secolo XV al XIX

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez - Montalvo
1 OTTOBRE 2019
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     27 settembre  10-18  
Sabato      28 settembre  10-18
Domenica  29 settembre  10-18
Lunedì       30 settembre  10-18

Tutte le categorie

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1 - 30  di 197 LOTTI
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Felice Giani                                                              
(San Sebastiano Curone, 1758  Roma, 1823)
MOSÈ FA SCATURIRE LE ACQUE
matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, mm  438x583                          

MOSES STRIKING WATER FROM THE STONE
black chalk, pen and ink, brush and wash, mm 438x583                      

Iscrizioni
"Mose fa sorgere l'acqua" autografa, a penna sul recto in basso; "82" a penna sul recto in alto a sinistra; "Giani" a matita sul recto in basso a sinistra.

Bibliografia di riferimento
A. Ottani Cavina, Felice Giani 1758-1823 e la cultura di fine secolo, Milano 1999, 2 voll.

Lo studio con Mosè che fa scaturire le acque dalla roccia, molto finito, riquadrato e con l’indicazione del soggetto posto in calce, può trovare collocazione tra il primo e il secondo decennio dell’Ottocento quando Felice Giani è al culmine della carriera che lo aveva portato sino alla cerchia di Napoleone.

Nato in un paese posto tra Liguria e Piemonte, allora feudo di Andrea Doria Pamphili, a vent’anni è documentato a Bologna con Ubaldo Gandolfi e Domenico Pedrini per poi passare a Roma nel 1780: quelli successivi saranno gli anni cruciali della sua educazione, durante i quali iniziano a profilarsi le sue originali scelte formali, una nuova incisività nella conduzione del disegno e una capacità narrativa straordinaria dettata anche da una riduzione della profondità spaziale per ottenere una successione ritmata delle figure, a mo’ di fregio antico. La decorazione d’interni diventerà il suo campo d’azione privilegiato grazie anche alla sua bravura nella scelta di soggetti iconografici sempre misurati alla destinazione d’uso dell’ambiente o sugli interessi e inclinazioni del committente. 

Il grandissimo numero di disegni preparatori destinati ai cicli pittorici ha consentito, oltre che la definizione dell’opera autografa, una datazione piuttosto precisa di tali studi e in generale una cronologia attendibile per l’intera opera grafica, in gran parte conservata al Cooper-Hewitt Museum e presso il Gabinetto Nazionale Disegni e Stampe di Roma, ma con interessanti nuclei anche nelle collezioni pubbliche di Berlino, Bologna, Firenze, Forlì, Milano, Torino, alle quali si vanno ad aggiungere quelle private.

È assai probabile che l’esemplare presentato sia da annettere ai fogli finiti destinati al mercato, assai richiesti e apprezzati in quanto, senza mai ripetersi, Giani riusciva efficacemente a coniugare il titanismo di Füssli e la sua gestualità esasperata con l’eleganza e la scrittura fluente e decorativa propria della tradizione dei pittori frescanti. Riscontri formali e tipologici si possono trovare per esempio nel grande disegno raffigurante Le donne sabine pongono fine alla guerra fra Romani e Sabini della Biblioteca Civica di Forlì (fondo Piancastelli, album “Romagna, Stampe e Disegni”; cfr. A. Ottani Cavina cit., vol. II, scheda A3.17, p. 738, fig. 1066), datato negli anni a cavallo del 1810, e il Sacrificio a Esculapio conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (inv. n. 9906S; cfr. A. Ottani Cavina cit., vol. II, scheda A1.13, p. 709, fig. 1016), entrambi analogamente riquadrati e con il titolo della composizione in basso al centro.

Stima   € 10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Salvatore Busuttil

(Gozo, 1798  1854)

SOLENNE PROCESSIONE VATICANA DEL CORPUS DOMINI

serie di 33 fogli, matita nera, penna e inchiostro, pennello e acquarelli colorati, carta vergellata, mm 300x400 ciascuno, uniti in un'unica striscia arrotolata all'interno di un cofanetto, lunghezza totale m 13 circa

                                                                          

SOLEMN VATICAN PROCESSION OF CORPUS DOMINI

a series of 33 sheets, black chalk, pen and ink, brush and colored watercolor, laid paper, mm 300x400 (each), m 13 (total length)

(33)

                                                                          

Bibliografia di riferimento

La processione del Corpus Domini nelle tavole di Salvatore Busittil(1837-1839), catalogo della mostra (Fondazione Marco Besso, 22 maggio - 30 giugno 2008), a cura di Antonio Martini, Roma 2008.

Un corteo di più di 750 persone si avvia lentamente, preceduto da tre plotoni di soldati in alta uniforme, verso la Basilica Vaticana: si tratta della processione che avviene ogni anno in Vaticano, quando il Pontefice nel giorno del Corpus Domini porta il Santissimo Sacramento per le strade di Roma, offrendolo alla venerazione pubblica.                            

Su una sequenza di 33 fogli il pittore maltese Salvatore Busittil, arrivato a Roma nel 1818 per accedere alla prestigiosa Accademia di San Luca dove entra in contatto con il già affermato Bartolomeo Pinelli, è riuscito a  rendere la straordinaria mutevolezza di un corteo al quale partecipano centinaia di categorie diverse di personaggi, dagli eleganti abiti degli aristocratici ai costumi folcloristici dei popolani, sino ai paramenti dei diversi membri del clero e degli ordini monastici e alle sgargianti uniformi di ufficiali e soldati.                                          

Innegabile è la cura con cui è analizzato ogni più piccolo dettaglio, quasi da ripresa in diretta, come dimostra la sua affinità anche con le cronache del tempo: il parallelo con lopera del già menzionato Pinelli è da questo punto di vista piuttosto calzante nonostante ci sia un certo divario stilistico.                                                               

Ben note sono le versioni stampate e acquarellate di questo soggetto, realizzate da Busuttil tra il 1837 e il 1839, dopo una lunga progettazione, di cui rimane la testimonianza in numerosi disegni - molti dei quali si trovano nella Biblioteca Romana A. Sarti (Accademia di San Luca) -, tra cui si segnalano gli esemplari conservati presso la Biblioteca Casanatense di Roma e la Biblioteca di Archeologia e Storia dellArte della medesima città

(BIASA).         

Non si conosce la destinazione di questa versione disegnata, semplificata nello sfondo e, con ogni probabilità destinata a un committente spagnolo per via delle didascalie che corrono in calce, in spagnolo appunto.       

Identica rimane anche nell'esemplare qui presentato l'estrema sensibilità dell'artista nei riguardi delle variazioni di luci e ombre e nella resa dei vividi colori, attraverso una costante verifica sul naturale.
             

 

Stima   € 10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
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Scuola veneta, sec. XVI

LA MADONNA COL BAMBINO APPARE A FANTINO PIZZAMANO

VENEZIA RICEVE LA SPADA DELLA GIUSTIZIA

coppia di miniature da commissione ducale, tempera, inchiostro e oro su pergamena, mm 210x146 circa

(2)

 

Venetian school, 16th century

MADONNA AND CHILD APPEARING TO FANTINO PIZZAMANO

VENICE RECEVEING THE SWORD OF JUSTICE

a pair of illuminations from a commissione ducale, tempera, ink and gold on parchment, mm 210x146 circa

(2)

 

Bibliografia di riferimento

H. K. Szépe, Venice Illuminated. Power and Paintings in Renaissance Manuscripts, Yale University Press, New Haven and London 2018.

 

La coppia di raffinate miniature fa parte della Commissione del doge Alvise Mocenigo (1570-1577) a Fantino Pizzamano, come è riportato sul testo manoscritto presente sul verso della pergamena raffigurante Venezia mentre riceve la spada della Giustizia, relativa all’incarico del patrizio veneto come capitano di Brescia.

Le Commissioni dogali o ducali erano lussuose presentazioni di contratti che sancivano l’elezione a incarichi amministrativi sul territorio della Repubblica di Venezia: alcune pagine di tali copie manoscritte venivano abbellite con immagini allegoriche e religiose volte a celebrare la carriera politica dell’eletto e naturalmente la Serenissima.

Dopo la fine della Repubblica molti di questi manoscritti furono venduti e smembrati proprio per le loro preziose miniature e per le suntuose rilegature.

Da un punto di vista compositivo le due pergamene offerte sono assai vicine a quella con Girolamo Venier in adorazione della Madonna col Bambino proveniente dalla Commissione per Girolamo di Giovanni Andrea Vernier conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, volta a ricordare il suo incarico di Podestà e Capitano di Capodistria del 1564 (cfr. H. K. Szépe, Venice Illuminated. Power and Paintings in Renaissance Manuscripts, Yale University Press, New Haven and London 2018, p. 29, fig. 0.14): simile è l’impostazione e il protagonismo delle figure all’interno di una cornice dorata, nel nostro caso più riccamente decorata.

Più stringenti confronti stilistici possono invece essere effettuati con alcune esemplari attribuiti al cosiddetto “Morgan Master”. Si tratta di una coppia di miniature per l’elezione di Sebastiano di Fantin Marcello a provveditore e capitano di Salò e della Riviera del Garda nel 1565, oggi nella collezione della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi (cfr. H. K. Szépe, Venice Illuminated, cit., p. 30, fig. 0.16) e di un’altra raffigurante Venezia che riceve la spada della Giustizia (da una Commissione di Antonio di Andrea Bragadin come Podestà di Brescia del 1567) della Pierpont Morgan Library di new York ( cfr. H. K. Szépe, Venice Illuminated, cit., p. 187, fig. 5.40), quest’ultima con una cornice abitata dalle personificazioni delle Virtù come nel nostro caso.

Le figure sono debitrici della cultura artistica veneta contemporanea e in particolare è stato suggerito come confronto i dipinti di Veronese e Giambattista Zelotti inseriti all’interno di fastose decorazioni dorate sui soffitti di Palazzo Ducale a Venezia. Si sottolinea infine il suggestivo naturalismo ritrattistico nella raffigurazione del volto del committente in adorazione della Madonna col Bambino.

 

 

 

Stima   € 8.000 / 15.000
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Gaetano Gandolfi

(San Matteo della Decima, 1734  Bologna, 1802)

RITRATTO DI DUE DEI FIGLI DI GAETANO

matita nera e rossa, gesso bianco, carta vergellata, controfondato, mm 282x221 

firmato "G Gandolfi" in basso a sinistra

                                                                          

PORTRAIT OF GAETANO'S CHILDREN

black and red chalk, white chalk, laid paper, backed, mm 282x221

signed "G Gandolfi" lower left 

                                                                          

Filigrana
poco visibile           

 

L’inedito ritratto di due bambini va ad arricchire il folto gruppo di studi dal vero fatti da Gaetano ai suoi numerosi figli. Mancano indicazioni precise a sciogliere dubbi, ma i due piccoli che, cheek to cheek, uno abbracciato all’altro, si poggiano sull’angolo d’un piano a rimirare la forma panciuta forse d’un vaso, potrebbero essere Marta e Mauro. La prima coi capelli sciolti; raccolti in una treccia, il secondo. Di Marta pare siano i ritratti in Albertina (n. 1871) e al British Museum (n. 1946, 0713.1321), mentre quello della Pierpont Morgan Library (n. 1986.45), detto egualmente di Marta raffigura, invece, un bambino, forse Mauro, e ad ingannare sono i capelli raccolti in una treccia sul capo, proprio come nel foglio in questione e come porterà anche il modello favorito da Mauro, nei nudi della Raccolta Certani (Marco Riccòmini, I Gandolfi. Disegni della raccolta Certani alla Fondazione Giorgio Cini, Venezia 2018, pp. 121-123, nn. 87-88). Altri ancora, condotti come questo a più matite, si pensa raffigurino Damiano e Marta ed Emidio e Protasio (Pinacoteca Nazionale di Bologna, nn. 1681, 1682). A radunarli fu per prima Mary (Mimì) Cazort (Mimi Cazort, Gaetano Gandolfi’s Children Potraits, in Festschrift to Erik Fischer. European Drawings from six Centuries, a cura di Jan Garff, pp. 87-98, Copenhagen 1990), e da allora altre ‘foto di famiglia’ si sono aggiunte all’album di Gaetano Gandolfi.

 

Marco Riccòmini

 

Stima   € 8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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François Boucher

(Parigi, 1703  1770)

DIANA E ENDIMIONE

matita nera, biacca, carta vergellata, entro montaggio originale di J. B. Glomy, mm 278x374

                                                                          

DIANA AND ENDYMION

black chalk, heightened with white, laid paper, laid down on an original Glomy mounting, mm 278x374

                                                                          

Iscrizioni 

"F Boucher" a penna in basso al centro; "F. Bouche" a penna in basso sul montaggio

                                                                          

Provenienza

Parigi, collezione J. B. Glomy (Lugt 1085); mercato antiquario; Firenze, collezione R. Fuda (marchio in basso a destra sul montaggio).

 

Bibliografia di riferimento

A. Laing, The drawings of François Boucher, New York 2003

 

Disegnatore assai prolifico, François Boucher realizzò su carta una grandissima quantità di soggetti impiegando un variegato ventaglio di tecniche. Cospicuo il nucleo di disegni raffiguranti putti e cupidi e voluttuose figure femminili, nude o drappeggiate, all’interno del quale riuscì a connotare e rendere unico ogni singolo foglio attraverso originali varianti.

Nonostante non possa essere riconosciuto quale progetto per alcuno dei suoi dipinti e soffitti noti, o finalizzato a una traduzione in incisione, ben riconoscibili sono i corpi tondeggianti dei putti alati e la sinuosità dei profili di Diana e Endimione raffigurati sull’esemplare offerto, da considerarsi pertanto autografo del pittore francese. Significativo il confronto per esempio con I cupidi che incoronano le tre Grazie di ghirlande di fiori della collezione W. Dressmann esposto alla mostra organizzata presso la Frick Collection di New York nel 2003 e pubblicato nel relativo catalogo (A. Laing, The drawings of François Boucher, New York 2003, scheda 78, pp. 202-203): la datazione lì proposta, 1760 circa, può essere presa come riferimento anche per il nostro caso. Analogo è l’intento di modellare i volumi attraverso un fitto tratteggio di brevi linee volto a ottenere un maggiore pittoricismo, anche grazie all’uso di sfumino e liquidi rialzi di biacca, rispetto alle prove giovanili dove maggiore risalto era dato alla linea di contorno.

Da rimarcare la provenienza del disegno, in quanto appartenente nella seconda metà del Settecento alla collezione di Jean Baptiste Glomy, esperto conoscitore di grafica e incorniciatore, a cui si deve anche l’invenzione di un nuovo metodo di montaggio per disegni e stampe che riscosse parecchio successo presso i suoi contemporanei.

 

 

 

 

 

Stima   € 6.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Scuola toscana, sec. XVI

MADONNA COL BAMBINO

olio su carta applicata su tavoletta, mm 318x233

 

Tuscan school, 16th century

MADONNA COL BAMBINO

oil on paper, laid down on panel, mm 318x233

 

Iscrizioni

“GIORGIO VASARI 70” a pennello sul retro della tavoletta

 

Evidente il rapporto di filiazione di questa deliziosa Madonna col Bambino dipinta su carta con le numerose prove su questo tema, sia pittoriche che disegnative, di Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574). L’abbraccio tra madre e figlio si ritrova del tutto analogo nella tavola conservata presso il County Museum of Art di Los Angeles, identificata con la Sacra Famiglia dipinta dall’aretino a Venezia per il banchiere Francesco Leoni (cfr. U. Baldini, Giorgio Vasari pittore, Firenze 1994, p. 162; tav. p. 53; L. Lehmbeck, a cura di, Gifts of European Art from The Ahmanson Foundation. Vol. 1, in Italian Painting and Sculpture. Los Angeles, Los Angeles County Museum of Art, 2019). La composizione è stata adattata a un formato notevolmente ridotto, mantenendo il solo intreccio tra la Vergine e Gesù Bambino e alcuni dettagli decorativi volti a impreziosire un oggetto evidentemente destinato a un ambiente privato e a una sua osservazione raccolta, aggiungendone di ulteriori. Raffinatissimo il velo trasparente che dalla sommità del capo della Madonna scende sulla sua spalla, quasi a celare la spilla appuntata sulla veste.

I contorni, ondulati ma risoluti, che segnano le forme delle due figure, ribaditi da un sottile tratto a punta di pennello, sono poi gli stessi che caratterizzano i molti fogli autografi di Vasari, così come l’insistito panneggiare che risalta le solide volumetrie dei corpi: si veda per esempio la Sacra Famiglia con Sant’Anna e il Battista del british Museum di Londra (inv. 1895 – 9- 15 – 650) o l’analogo soggetto di un disegno della collezione del Louvre di Parigi (inv. 2087; cfr. F. Härb, The Drawings of Giorgio Vasari (1511 – 1574), Roma 2015, pp. 248-249, schede 104-105), datati entrambi verso il 1545.

 

 

Stima   € 5.000 / 8.000
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Abraham Louis Rodolphe Ducros

(Yverdon-les-Bains, 1748 – Losanna, 1810)

VEDUTA DEL PONTE LUCANO

acquarello e gouache, carta applicata su tela, cm 65x100

 

A VIEW OF PONTE LUCANO

watercolour and gouache, paper laid down on canvas, cm 65x100

 

Esposizioni

Londra, Kenwood, The Iveagh Bequest 1985, n. 23; Losanna, Musée Cantonal des Beaux Arts 1986, n. 53.

 

Bibliografia

D. Agassiz, A. L. Du Cros, peintre et graveur, 1748-1810, Losanna 1927, p. 73; P. Chessex, Ducros: 1748 - 1810; paesaggi d’Italia all’epoca di Goethe, Roma 1987, scheda 45, pp. 94-95.

 

Abraham Louis Rodolphe Ducros, svizzero del cantone di Vaud, che viaggiò per l’Italia negli ultimi due decenni del XVIII secolo risiedendo anche svariati anni a Roma, è sempre stato considerato sia da collezionisti che da artisti della fine del Settecento e dell’inizio dell’Ottocento come uno dei più importanti paesaggisti della sua generazione.

Le sue vedute italiane mostrano sempre un riuscito equilibrio fra il gusto pittoresco, la curiosità archeologica e la dilatazione fantastica tipiche di un pre-romanticismo di origine piranesiana. 

Soggiornando a Tivoli durante i mesi estivi, il pittore ha riprodotto il ponte Lucano che attraversa il fiume Aniene e conduce alla tomba fatta costruire dal console M. Plauto Silvano, luogo posto proprio sul cammino tra Roma e Tivoli, in più occasioni: una veduta assai simile a quella qui presentata è conservata presso il castello di Stourhead (Wiltshire), acquistata nel 1786 da Sir Richard Colt Hoare, e siamo a conoscenza che nel 1806 dipinse un ponte Lucano per Friedrich von Sachsen-Gotha, attualmente di collocazione sconosciuta.

 

Stima   € 4.000 / 6.000
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Scuola toscana, prima metà sec. XVIII

VOLATILI CON FRUTTA E FIORI

coppia di dipinti, matita nera, inchiostro e tempera su pergamena, mm 320x250

(2)

 

Tuscan school, first half of 18th century

BIRDS WITH FRUITS AND FLOWERS

a pair of paintings, black chalk, ink and tempera on parchment, mm 320x250

(2)

 

Nel panorama della natura morta fiorentina del Seicento, le miniature di Giovanna Garzoni (Ascoli, 1600 – Roma, 1670) offrirono senz’altro spunti interessanti a pittori quali Bartolomeo Ligozzi, Andrea Scacciati e Bartolomeo Bimbi, condizionando invece più direttamente artisti che anche dal punto di vista tecnico imitarono più scopertamente i motivi garzoniani. Fra questi si distinsero Lorenzo Todini, documentato a Firenze dal 1683 al 1689, Alessandro Marsili, attivo a Firenze soprattutto per Violante di Baviera moglie del Gran Principe Ferdinando e Teresa Beatrice Vitelli, al secolo Suor Veronica Vitelli, al lavoro nel capoluogo toscano dal 1706 al 1729 e di cui sono note due pergamene firmate e datate, facenti parte della collezione conservata presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti (cfr. Gli Incanti dell’iride. Giavanna Garzoni pittrice del Seicento, catalogo della mostra a cura di G. Casale, Cinisello Balsamo 1996, pp. 120-123, schede 46-47). Il disegno piuttosto particolareggiato delle scene naturalistiche di mano di quest’ultima, con segni a matita ancora visibili, e i colori chiari ma stesi intensamente su alcune parti, restituendo un vivace dinamismo alle composizioni naturalistiche, avvicinano anche la nostra coppia con volatili frutti e fiori alla produzione di tale pittrice.

 

Stima   € 4.000 / 6.000
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Luigi Ademollo

(Milano,1764 – Firenze, 1849) 

INGRESSO TRIONFALE DI ALESSANDRO MAGNO

matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, bianca, carta preparata, mm 545x925

firmato "Luigi Ademollo inven et delin etas 22" in basso a sinistra

 

THE TRIUMPHAL ENTRY OF ALEXANDER THE GREAT

black chalk, pen and ink, brush and wash, heightened with white, prepared paper, mm 545x925

signed "Luigi Ademollo inven et delin etas 22" lower left

 

Bibliografia di riferimento

G. L. Mellini, Apertura per Luigi Ademollo in “Arte Illustrata”, n.57,1974, pp. 58 - 71; F. Leone (a cura di), Luigi Ademollo (1764 – 1849). L’enfasi narrativa di un pittore neoclassico, olii disegni e tempere, catalogo della mostra della galleria Carlo

Virgilio (Roma, 27 febbraio – 12 aprile 2008), Roma 2008, pp. 5 - 69; E. Radogna, Luigi Ademollo, pittore in palazzo Pitti alla corte degli Asburgo-Lorena. Parte I, in Fonti per la storia dei dipinti nella Cappella Palatina in © amicidipalazzopitti.it – Bollettino 2016 (2017), pp. 42 – 55.

 

Straordinari e inediti esemplari del brillante estro di disegnatore di Luigi Ademollo, databili agli anni della sua affermazione sulla scena fiorentina.

Il suo peculiare linguaggio, espressivo, enfatico, moralizzante e antichizzante, costituisce un unicum nell’ambito del neoclassicismo toscano, facilmente riconoscibile ma difficilmente imitabile.

A Firenze e in altre grandi e piccole città di tutta la Toscana è facile imbattersi, all’interno di molte chiese e palazzi, in sue decorazioni ad affresco: esaurita la frequentazione dell’Accademia di Brera, il pittore si affermò infatti all’improvviso nell’ambiente artistico fiorentino di fine Settecento, in occasione del concorso per la decorazione del teatro della Pergola che lo vide trionfatore (1788-1789). La grande quantità di commissioni che si susseguirono a questo lavoro, lo costrinse a rimanere sempre più a lungo, e poi definitivamente, a Firenze.

Risale al 1790 l’impegnativo progetto decorativo nella villa Grazzini o del Pozzino, alle porte di Firenze, nella zona di Castello, con lo scenografico Trionfo di Alessandro Magno in Babilonia, affrescato in una delle gallerie, purtroppo scialbato ma documentato da un gruppo di fotografie già citate dalla critica (cfr. G. L. Mellini, Apertura per Luigi Ademollo in “Arte Illustrata”, n.57,1974, pp. 58 – 71) e conservate nella fototeca del Kunsthistorisches Institut di Firenze.

Oltre alla generale impostazione e al ritmo incalzante impresso al corteo che accompagna il carro di Alessandro ritroviamo altri dettagli compositivi che permettono di mettere in relazione il nostro cartone di analogo soggetto a tale impresa decorativa, quali le due figure che spargono incenso sul dorso dell’elefante o quelle elegantissime che danzano in girotondo sulla destra.

In più occasioni Ademollo pose a protagonista delle sue composizioni Alessandro Magno ma la notizia più interessante è senz’altro il suo coinvolgimento nell’allestimento scenografico dell’opera Alessandro nelle Indie, diretta da Pietro Metastasio e rappresentata nel 1787: se è corretta l’interpretazione della sue età che l’artista ha indicato a fianco della firma, 22 anni, ci sarebbe una coincidenza di date e la possibilità di ipotizzare che i fogli qui presentati siano i cartoni preparatori per questo importante lavoro teatrale, cartoni poi riutilizzati, rielaborandoli e arricchendoli di dettagli ornamentali, per i fastosi affreschi in villa Grazzini.

La scena con la battaglia evidentemente pendant della scena di trionfo, non solo per formato e tecnica ma anche per la medesima incisività del tratto a penna nel rendere il dinamismo dei corpi nudi in movimento, può essere conseguentemente interpretata quale La Battaglia di Gaugamela.

La coppia di disegni verrà pubblicata in un articolo di Egle Radogna intitolato L’espressione grafica in Luigi Ademollo. Idee e progetti su carta per la committenza toscana, inserito nel volume monografico dedicato al disegno in Italia nell’Ottocento della rivista Predella che sarà edito nell’autunno di quest’anno.

Si ringrazia vivamente la studiosa per i suggerimenti forniti durante la redazione di questa scheda.

 

 

Stima   € 4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Luca Cambiaso

(Moneglia, 1527 - El Escorial, 1585)

FIGURA  ALLEGORICA ENTRO LUNETTA

penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta vergellata, mm 159x221

 

ALLEGORICAL FIGURE IN A LUNETTE

pen and ink, brush and wash, laid paper, mm 159x221

 

Iscrizioni

"30" a penna in basso a destra sul recto.

 

La linea schematica e spezzata, ma incredibilmente costruttiva delle forme, così come l’acquarello utilizzato in maniera analoga, con larghe pennellate di inchiostro diluito stese in maniera essenziale, senza variazione di tono, consentono di collocare il disegno presentato tra i fogli dell’attività matura di Luca Cambiaso, a partire dalla fine degli anni Sessanta del Cinquecento.

Il motivo della figura seduta vista leggermente sottinsù che, nonostante sia solo velocemente accennata, riesce a rendere comunque l’impressione di occupare fisicamente lo spazio entro cui è inserita, si ritrova nelle decorazioni ad affresco che il pittore genovese realizza proprio a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta.

In ambito disegnativo, significativo è accostare il nostro esemplare, oltre che ad alcuni fogli con il medesimo impianto compositivo (per esempio il disegno num. inv. NMH1578/1863 del Museo Nazionale di Stoccolma) alla Sibilla della Suida Manning collection, oggi conservata al Blanton Museum di Austin, in Texas, esposta in occasione della mostra del 2007 dedicata a Cambiaso (J. Bober, in Luca Cambiaso: un maestro del Cinquecento europeo, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2007, scheda 54, pp. 411-412) e alla Figura allegorica del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, messa in relazione da Piero Boccardo con la commissione da parte di Giovanni Andrea Doria dei sei arazzi dedicati alla Battaglia di Lepanto, per la quale Luca Cambiaso ricevette i pagamenti per la realizzazione dei cartoni preparatori tra il 1582 e il 1583 (P. Boccardo in Luca Cambiaso: un maestro del Cinquecento europeo, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2007, scheda 60, p. 417).

 

Stima   € 3.000 / 5.000
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Scuola tosco romana, sec. XVI

PROGETTO PER UNA DECORAZIONE AD AFFRESCO

matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta vergellata, mm 278x370

 

Tosco Roman school, 16th century

DESIGN FOR FRESCO DECORATION

black chalk, pen and ink, brush and wash, laid paper, mm 278x370

 

Iscrizioni

"Maturino f. [...] Roma" a penna in basso sul recto.

 

Il nome di Maturino da Firenze compare, e così nel nostro caso, in iscrizioni antiche su numerosi disegni dall’attribuzione sempre discussa dalla critica, incerta tra i diversi allievi e seguaci di Raffaello.

Nato a Firenze ma attivo soprattutto a Roma, è Vasari a introdurre la sua figura nella doppia biografia dedicata a lui e a Polidoro da Caravaggio (Caravaggio, ca. 1500 - Messina 1546), citando opere fatte in associazione tra i due, decorazioni di facciate di palazzi, per lo più con monocromi a chiaroscuro o a graffito imitanti i rilievi antichi, la maggior parte andate perdute ma testimoniate da repliche e incisioni contemporanee.

Gli affreschi provenienti dal distrutto Casino Del Bufalo, staccati e oggi conservati, se pur in stato lacunoso, presso il Museo di Roma, sono tra i pochissimi resti di opere di Polidoro e Maturino a noi pervenute (cfr. S. Ginzburg Carignani, Rinascenza dell’antico e lingua moderna negli affreschi del Casino Del Bufalo: Polidoro e Maturino per Angelo Colocci, in Survivals, revivals, rinascenze, Roma 2017, pp. 407-419, con bibliografia precedente).

In mancanza di un sicuro appiglio disegnativo di mano di Maturino da utilizzare quale confronto, possiamo in questa sede limitarci a constatare il plasticismo e il gusto per il dettaglio decorativo che il foglio qui offerto condivide con le scene affrescate appena menzionate: di grande interesse si rivela per esempio accostare l’Andromeda incatenata alla roccia, lì raffigurata, con la capigliatura ondeggiante sulla roccia, alle solide figure alate del nostro disegno, con analoghi capelli fatti di ciocche serpentiformi. 

 

 

Stima   € 3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Attribuito a Pier Francesco Mola

(Coldrerio, 1612  Roma, 1666)

SAN PIETRO BATTEZZA I CENTURIONI IN CARCERE

matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquerellato, carta vergellata, mm 395x532

                                                                          

SAINT PETER BAPTIZES THE CENTURIONS

black chalk, pen and ink, brush and wash, laid paper, mm 395x532

                                                                          

La composizione è da mettere in relazione con uno degli affreschi eseguiti da Pier Francesco Mola nella prima cappella a sinistra della chiesa del Gesù di Roma.

Giovanni Battista Passeri fornisce una dettagliata descrizione della scena: "In una rappresentò quando il grand'Apostolo San Pietro essendo in prigione nelle carceri mamertine havendo convertiti alla fede di Cristo due centurioni che assistevano alla sua prigionia et alcuni altri soldati e di quelli che erano seco in carcere, e non havendo acqua da battezzarli fece miracolosamente col tocco della sua mano scaturire da un'arida pietra un fonte limpidissimo et una copiosa sorgente la quale oggi si conserva in memoria di prodigio così grande in quelle carceri nel foro Bovario." (G.B.Passeri, Vite de' pittori, scultori ed architetti cha hanno lavorato in Roma dal 1941 al 1643, (1673), 1772, Leipzig Wien 1934 pag. 369.

Noti sono diversi disegni in rapporto con l'affresco (cfr. F. Petrucci, Pier Francesco Mola. Materia e colore nella pittura del '600, Roma 2012, pp. 470-471, scheda D26).

                                                           

 

Stima   € 3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Pietro Giacomo Palmieri                                                   

(Bologna, 1737 - Torino, 1804)                                            

PAESAGGI CON PASTORI E ANIMALI

coppia di disegni, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato grigio e nero, mm 35,5X51,5; mm 34x44                                     

firmati "Palmerjus Inc. fecit" e "Palmerjus Fecit" in basso a destra      

(2)                                                                       

                                                                          

TWO LANDSCAPES WITH SHEPHERDS AND ANIMALS                                 

a pair of drawings, pen and ink, brush and grey and black wash, mm 35,5X51,5; mm 34x44                                                       

signed "Palmerjus Inc. fecit" and "Palmerjus Fecit"  lower right          

(2)  

                                                                    

Bibliografia di riferimento

C. Travisonni, Scambio delle tecniche e citazioni da Francesco Londonio nei disegni di Pietro Giacomo Palmieri, in “Arte lombarda”, Nuova Serie 175, 3, 2015, pp. 146-153.

 

Inedite prove dell’ultima fase della carriera di Pietro Giacomo Palmieri, disegnatore, pittore e incisore all’acquaforte di origine e formazione bolognese, attivo principalmente, oltre che nella sua città natale, a Parma, Parigi e infine a Torino dove si trasferisce nel 1778. Nella collezione del Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama di quest’ultima città, sono conservati quattro disegni che offrono calzanti confronti con quelli offerti (inv. 2625/DS, 2626DS, 2627DS, 2628DS). Tipico è il virtuosismo dell’artista nell’imitare l’aspetto di stampe colorate, combinando un tratto lineare che guarda all’acquaforte a larghe stesure di inchiostro diluito sullo sfondo che riecheggiano l’acquatinta. I due fogli, come quelli dell’istituzione torinese, rivelano poi lo studio sulle stampe del milanese Francesco Londonio, da cui Palmieri ricavava motivi poi riassemblati secondo il gusto contemporaneo.

Si ringrazia Chiara Travisonni per i suggerimenti forniti durante la redazione di questa scheda.

 

 

Stima   € 2.500 / 4.000
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Pietro Giacomo Palmieri

(Bologna, 1737 - Torino, 1804)

PAESAGGIO INNEVATO CON VIANDANTE E ASINO

PAESAGGIO MARINO CON FIGURE

coppia di acquarelli e gouache su carta applicata a cartoncino, mm 404x550

(2)

                                                                          

A SNOWY LANDSCAPE WITH WATFARER AND DONKEY

A MARIN LANDSCAPE WITH FIGURES

a pair of watercolours and gouache on paper laid down on cardboard, mm 404x550

(2)

                                                                          

Bibliografia di riferimento

C. Travisonni, Scambio delle tecniche e citazioni da Francesco Londonio nei disegni di Pietro Giacomo Palimieri, in "Arte lombarda", 3, 2015, pp. 146-153.

                                                                          

Nonostante non rechino la firma, i due paesaggi rientrano senza ombra di dubbio nella produzione tarda di Palmieri, verso l’ultimo decennio del Settecento, quando, stabilitosi definitivamente a Torino riceveva commissioni dalla corte e dirigeva una fiorente bottega, intrattenendo rapporti con artisti importanti, soprattutto con Giuseppe Biagetti.

Un confronto stringente ci è fornito dal Notturno con pescatori, firmato in basso a sinistra "Palmieri f.", transitato a Cologna da Lempertz (20/05/2017, lotto n. 1169). 

Il bolognese esercita una profonda influenza nell’ambiente colto della città grazie alla raffinatezza dei suoi acquarelli, ricchi di citazioni ben riconoscibili dal pubblico di conoscitori. Anche nel nostro caso, l’ispirazione è seicentesca, con richiami alla tradizione dei pittori olandesi quali Nicolaes Berchem, conosciuto soprattutto tramite le stampe.

Si ringrazia Chiara Travisonni per avere confermato l'attribuzione e per i suggerimenti forniti durante la redazione di questa scheda.

 

 

Stima   € 2.500 / 4.000
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 197 LOTTI