DIPINTI DEL SECOLO XIX. I MAESTRI TOSCANI DALLA COLLEZIONE OLSCHKI E DA ALTRE RACCOLTE ITALIANE

DIPINTI DEL SECOLO XIX. I MAESTRI TOSCANI DALLA COLLEZIONE OLSCHKI E DA ALTRE RACCOLTE ITALIANE

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
13 NOVEMBRE 2018
ore 16:30

Esposizione

FIRENZE
9-12 novembre 2018
orario 10-13 / 14–19 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  di 77 LOTTI
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54

Vincenzo Gemito

(Napoli 1852 - 1929)

TESTA

cera, alt. cm 7

retro: reca iscrizione "Gemito. Studio di Medusa 1917"

 

HEAD

wax, h. cm 7

on the reverse: inscription "Gemito. Studio di Medusa 1917"

 

Provenienza

Collezione privata, Roma

 

La piccola cera che abbiamo il piacere di presentare costituisce una preziosa aggiunta al catalogo di Vincenzo Gemito. Dello scultore napoletano si conservano numerose opere in cera, tra cui ricordiamo la Maschera dell'imperatore Alessandro e due Testine di Medusa, tutte conservate alla Galleria d'Arte Moderna di Milano (inv. 1038, inv. 6536 e inv. 6538, vedi Gemito, catalogo della mostra (Napoli, Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, 29 marzo – 5 luglio 2009), a cura di D.M. Pagano, Milano 2009, pp. 188 n. 67 e 211 n. 81), un Busto di fanciulla napoletana in collezione privata romana (vedi Gemito... cit., pp. 162-163 n. 53b) e il Bozzetto del Monumento funebre per Papa Pio X del Museo di Capodimonte di Napoli (vedi Gemito... cit., p. 204 n. 77).

L’iscrizione sul retro della nostra cera ne indica il soggetto come Testa di Medusa, un tema affrontato con continuità all'interno del percorso dello scultore: si vedano le piccole cere rosse della Galleria d’Arte Moderna di Milano, già citate, la Coppa con Medusa in argento e argento dorato di collezione privata (vedi Gemito... cit., p. 190 n. 68), una spilla in oro raffigurante Testa di Medusa (vedi M. Picone Petrusa, Gemito a Villa Pignatelli, in "Napoli Nobilissima", X, 2009, 5-6, pp. 234-239) e un Piatto con la testa di Medusa del 1911, conservato a Malibu al J. Paul Getty Museum (M. Picone Petrusa, Gemito... cit., p. 237). Ciononostante, come emerge dal confronto con le opere appena citate, la testina in cera non è identificabile con la figura mitologica della Medusa, anche per l’assenza del tratto caratteristico della gorgone, ovvero la massa di serpenti che ne compongono la chioma. La nostra testina sembra comparire invece quasi identica nel volto femminile inserito nella vasca della fontana-piedistallo ai piedi del giovinetto con anfora dell'opera La Sorgente, la cui versione in argento del 1912 si conserva in collezione Gaetano Caltagirone (vedi Gemito... cit., p. 184 n. 65b) (figg. 1-2).

Come ci suggerisce gentilmente la professoressa Isabella Valente, che qui ringraziamo, i lineamenti del volto, l'arcata sopracciliare, l'orbita oculare e il mento sporgente si ritrovano anche in uno dei volti di Alessandro Magno in bronzo, oggi in collezione privata napoletana (vedi Gemito... cit., p. 212 n. 82) (fig. 3).

 

Stima   1.500 / 2.500
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56

Luigi Sabatelli

(Firenze 1752 - Milano 1850)

AUTORITRATTO

olio su tela, cm 53,5x46,5, senza cornice

retro: cartiglio della Galleria d'Arte Mediolanum di Milano

 

SELF-PORTRAIT

oil on canvas, cm 53,5x46,5, without frame

on the reverse: label of the Galleria d'Arte Mediolanum in Milan

 

Provenienza

Galleria d'Arte Mediolanum, Milano

Collezione privata

 

"Si tratta di una versione ridotta, che per l'alta qualità va considerata autografa, dell'Autoritratto del 1830 destinato da Luigi Sabatelli alla prestigiosa raccolta degli autoritratti e ritratti d’artisti della Galleria degli Uffizi (Gli Uffizi. Catalogo generale. I, Firenze 1979, p. 983, A796; F. Valli, scheda in Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea, catalogo della mostra – Genova, Palazzo Ducale – a cura di F. Mazzocca, Milano, Skira, 2005, pp. 235-236, II.13). Rispetto a quel dipinto di maggiori dimensioni (olio su tela, cm 74x59), l'immagine risulta semplificata. Il pittore lì appare a mezza figura, con la matita da disegno in mano, accanto al grande foglio in lavorazione, mentre sul suo petto spicca l'insegna di cavaliere di San Giuseppe, la prestigiosa onorificenza di cui era stato insignito proprio nel 1830 dal Granduca Leopoldo II di Toscana.

Nel nostro caso, anche se l'impostazione resta identica, il ritratto è stato ridotto al solo busto. Viene così privilegiato il carattere personale della raffigurazione, escludendo la dimensione celebrativa del quadro degli Uffizi che seguiva a pochi anni di distanza il compimento dell'impresa più importante del pittore, il grandioso ciclo degli affreschi della Sala dell'Iliade a Palazzo Pitti. Anche questa versione conferma le notevoli doti di Sabatelli che, facendo risaltare con grande forza il volto dallo sfondo neutro, concentra tutta la sua attenzione nella resa della propria psicologia che traspare nello sguardo intenso e insieme ispirato, concentrato su se stesso e puntato sullo spettatore. Tutto questo è reso attraverso uno stile essenziale basato sull'espressività del disegno che resta la caratteristica principale della sua arte".

 

Milano, 16 aprile 2018

 

Prof. Fernando Mazzocca

Stima   6.000 / 8.000
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58

Giovanni Carnovali detto Il Piccio

(Montegrino Valtravaglia 1804 - Coltaro di Sissa 1874)

TESTA DI GIOVANE DONNA

olio su tela, cm 50x40,5

retro: timbri della Galleria d'Arte G. Cerruti

 

HEAD OF A YOUNG WOMAN

oil on canvas, cm 50x40,5

on the reverse: stamps of the Galleria d’Arte G. Cerruti

 

Provenienza

Galleria d'Arte G. Cerruti, Milano

Collezione privata

 

Esposizioni

Maestri dell'800 e antichi, Milano, Galleria d'Arte G. Cerruti, ottobre 1972

 

Bibliografia

C. Caversazzi, Giovanni Carnovali. Il Piccio, 3' ed., Bergamo 1946, tav. CV

 

"Venuto dall'Accademia di Bergamo, che permane mezzo veneziana e mezzo lombarda, raccogliendo forse palesi gli echi di settecentesche compiacenze anche in certi abbandoni e rilassatezze dei più austeri assertori del verbo neoclassico, mentre la più anziana generazione dei neoclassici e quella sua degli pseudoromantici si insultano e si dilaniano sul soggetto in pittura, provocando attraverso il dissidio ed il dualismo la distruzione di questa, fu il vero ed unico innovatore. Si riallaccia non tanto a settecenteschi e venezianeggianti ricordi come vorrebbe il Somarè, che dice in lui presente il Settecento come la naturale espressione dell'anima, quanto direttamente alla grande tradizione, alla grande atmosfera, greve e pur luminosa, trasparente e pur papabile, che dal Foppa a Leonardo, dal Moroni ai Crespi sempre animò la più autentica arte nostra. Non è sugli echi di alcun languore arcadico del neoclassicismo marginale, o su una natura timida e melodica di pittore settecentesco che si possono ricostruire le opere del Piccio, ma solo sui richiami di quel Correggio che egli ridisegna tutto a Parma, di quel Luini che egli parzialmente studia a Lugano. Quel non finito dei suoi quadri, quello stile inimitabile per cui la figura è portata nella tela non sciolta ma avvolta nella sua atmosfera e da essa colorata anche psicologicamente, nascono dai vanenti orizzonti placidi e soavi della campagna lombarda, dalle luci mansuete del cielo afoso, dalle tinte scolorite sotto il riverbero di agosto. E da lì nascono quelle sue luci rapprese nei grumi di colore, raccolte nelle pennellate grasse, quella sua materia innamorata delle prorie qualità cromatiche come un Narciso, quelle associazioni di toni e quelle incidenze di ombre nei lumi e dei lumi nello stesso spessore della materia che fanno del suo stile uno stile inconfondibile e della sua pittura una musica senza neppur l’eco del comporre neoclassico o romantico".

 

A. Ottino Della Chiesa, Pittori lombardi del secondo Ottocento, Como 1954, p. 30

Stima   10.000 / 15.000
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63

Carlo Fornara

(Prestinone 1871 - 1968)

RÊVERIE

carboncino su carta applicata su cartoncino, cm 49x67

firmato in basso a destra

 

RÊVERIE

charcoal on paper on cardboard, cm 49x67

signed lower right

 

Provenienza

Collezione privata

 

Bibliografia

G. Grondona, L'arte di Carlo Fornara (con illustrazioni), in "Vita e pensiero", I, 1917, 1, pp. 22-27, in part. 26

G. Grondona, Un mistico del paesaggio. Carlo Fornara, in "Arte Cristiana", VII, 1919, 1, pp. 17-23, in part. 20

M. Dalai Emiliani, Il simbolismo nell'opera di Carlo Fornara, in "L'illustrazione ossolana" (fascicolo dedicato a Carlo Fornara 1871-1971), III, 1971, pp. 3-14, in part. pp. 7-8 fig. 7

 

Ringraziamo la dottoressa Annie-Paule Quinsac per aver confermato oralmente l'autenticità dell'opera.

 

Il disegno che qui presentiamo è forse da identificarsi con il disegno Rêverie esposto nella sala D dedicata al pittore nel Salon des peintres divisionnistes italiens, tenutosi a Parigi dal 1 settembre al 15 ottobre 1907 (per la trascrizione della lista delle opere esposte, dove Rêverie figura al n. 239 della Salle D, si veda Arcadia and anarchy: divisionism, neo-impressionism, catalogo della mostra di Berlino-New York a cura di V. Greene, New York 2007, p. 65). È certamente il nostro disegno quello citato in due articoli da Giuseppe Grondona, che lo descrive così: “in Rêverie il sogno di una giovinetta appoggiata all’ampia vetrata si diffonde nell’immensa campagna assorta nell’amplesso lunare”.

 

 

"Una eco di certe cadenze nabis, ad esempio, sembra di poter cogliere in altri interessanti disegni della serie, come Rêverie, Sogno di una notte di primavera, La casa del poeta. Nel primo, che è tra i rari interni descritti da Fornara, il modo dell'impaginazione, la qualità dello spazio, gli stessi vuoti di luce farebbero quasi pensare ad una conoscenza delle lito di Bonnard, mentre la figura in piedi accanto alla finestra, come la fanciulla abbandonata nel segantiniano paesaggio del Sogno di una notte di primavera, rievoca silhouettes alla Denis".

 

M. Dalai Emiliani, Il simbolismo nell'opera di Carlo Fornara, in "L'illustrazione ossolana" (fascicolo dedicato a Carlo Fornara 1871-1971), III, 1971, pp. 3-14, in part. p. 8

Stima 
  4.000 / 6.000
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1 - 30  di 77 LOTTI