Firenze, 
mar 14 Novembre 2017
Asta Live 224
29

Alessandro Turchi, detto l’Orbetto

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Alessandro Turchi, detto l’Orbetto

(Verona, 1578 – 1649)

BACCO E ARIANNA

olio su tela, cm 170x123

 

Notevole acquisizione al catalogo dell’Orbetto, sebbene per il momento priva del riscontro di antiche citazioni inventariali, il bellissimo dipinto qui offerto si pone con assoluta evidenza tra le opere della maturità dell’artista veronese.

Trasferitosi a Roma circa il 1614, Alessandro Turchi si inserì immediatamente tra gli artisti – tra cui i conterranei Ottino e Bassetti e il veneziano Saraceni – attivi nei cantieri del pontificato borghesiano e, nel contempo, lavorò per il cardinal nipote, Scipione Borghese, cui fornì i preziosi dipinti su paragone per cui era celebre la scuola veronese. Ricercato negli anni successivi dai più raffinati collezionisti romani – il cardinale Francesco Barberini e il cardinal del Monte, protettore del giovane Caravaggio, il marchese Asdrubale Mattei e il tesoriere Patrizi, l’artista non fece più ritorno in patria pur continuando a ricevere importanti commissioni pubbliche e private per la città natale attraverso il suo protettore, il marchese Gherardini.

Al crocevia tra il naturalismo post-caravaggesco e la norma classica degli allievi di Annibale, ma insieme profondamente sensibile alla grazia pacata dei pittori toscani presenti a Roma, Turchi elabora ben presto il suo stile inconfondibile e una maniera, pressoché immutabile nei tre decenni di attività romana, segnata dal naturalismo temperato da una solenne misura classica e dal rigore infallibile del disegno.

Autore di soggetti tratti dalla poesia e dal mito ricercati, ancora nel Settecento, dai maggiori collezionisti europei, Turchi dipinse altre due versioni del tema di Bacco e Arianna. Totalmente diverse dalla nostra composizione, presentano entrambe i protagonisti seduti, con Bacco nell’atto di consolare Arianna piangente mentre Venere, accompagnata da Cupido, le cinge il capo di una corona. Più volte replicate, differiscono tra loro solo per la presenza, nel dipinto ora all’Ermitage di San Pietroburgo (dalla collezione del cardinal Mazarino) di tre figure di Sileni alle spalle dei protagonisti, assenti invece nella versione a sole quattro figure nella reggia di Pavlovsk, dalle collezioni di Caterina II di Russia.

Del tutto originale è dunque la nostra versione, in cui il giovane dio, le belle membra appena celate dal manto trattenuto dalla sinistra, consola la fanciulla lacrimosa indicandole il cielo, dove la sua corona terrena splenderà in eterno come costellazione boreale. Evidenti i riferimenti alla scultura classica, resa naturale e viva da raffinatissimi accordi cromatici, per cui il rosa intenso del panneggio di Bacco e il blu più discreto del manto Arianna si fondono nei toni ametista della tenda nuziale.