Importanti Maioliche Rinascimentali

9 NOVEMBRE 2016  
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BOCCALE

AREA FIORENTINA, MONTELUPO O FIRENZE (?), SECONDO QUARTO SECOLO XV

Maiolica, corpo ceramico color beige rosato chiaro, smalto color bianco-grigio, di buona consistenza, opaco e steso in uno strato spesso, la smaltatura non si estende all’interno del contenitore e lascia scoperta la base. Il decoro a “zaffera” è dipinto con ossido di cobalto e piombo e di bruno di manganese e giallo citrino.

Alt. cm 22,5, diam. bocca cm 12, diam. piede cm 12.

Sotto l’ansa marca di bottega: scaletta a cinque pioli.

 

Provenienza

Farsetti, Prato, 3 aprile 2009, lotto 271;

Collezione privata, Firenze

 

Bibliografia

G. Cora, Storia della maiolica di Firenze e del contado. Secoli XIV e XV, Firenze 1973, tav. 153c;

C. Ravanelli Guidotti, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La Donazione Angiolo Fanfani. Ceramiche dal Medioevo al XX secolo, Faenza 1990, p. 49 fig. 14l;

M. Marini, Passione e Collezione. Maioliche e ceramiche toscane dal XIV al XVIII secolo, catalogo della mostra, Firenze 2014, pp. 74-75 n. 33

 

Il boccale ha bocca trilobata, breve collo che scende su un corpo globulare ribassato e piede a disco. Un’ansa a doppio bastoncello scende dal collo fino al punto di massima espansione del corpo.

La decorazione in azzurro, con tocchi di giallo nel blasone, mostra un medaglione centrale racchiuso in una cornice a “comparto gotico” (1) che comprende lo stemma a mandorla della famiglia Mannucci: “d’azzurro, a due scaglioni d’oro, racchiudenti una stella a otto punte dello stesso”. L’emblema è sorretto sui fianchi da due putti alati circoscritti in riserve che ne seguono le forme. Un motivo orientale fitomorfo riempie le campiture vuote, mentre una fascia con decoro a serpentine porta verso l’ansa che reca un ornato a spina di pesce a coprire una metopa lasciata vuota sul corpo.

Sotto l’ansa è dipinta la marca di bottega “a scala” a cinque pioli  ripetuta due volte. Tale marca viene utilizzata in opere che hanno trovato riscontro in un’area compresa tra Firenze, Bacchereto e Montelupo (2): ciò comunque non esclude la possibile presenza di un vasaio di Montelupo trasferitosi a Firenze. Proprio questa marca fu lungamente studiata da Galeazzo Cora, che nel suo monumentale lavoro raccolse  un cospicuo campionario di opere con tale contrassegno (3). Marino Marini, che ha studiato approfonditamente l’oggetto, ricorda altri esemplari con questa marca da aggiungere allo studio del Cora, e propone inoltre una serie di confronti tipologici-stilistici che mostrano pregnanti affinità con l’opera in esame, come il boccale con stemma Ridolfi di Piazza, oggi al Museo di Edimburgo (4), e i già citati esempi della Badia di Vaiano (5).

Concordiamo inoltre con chi prima di noi ha così diffusamente studiato l’opera con i confronti suggeriti sia per il decoro dell’ansa sia per i decori accessori, nonché con le osservazioni circa l’uso dei due putti che sostengono l’emblema, soggetto questo che rimane in voga per buona parte del Quattrocento.

Di particolare interesse infine la segnalazione della mancanza di frammenti graffiti con il segno della scala, da collocare nell’ultima fase di produzione, nella zona di Montelupo, mentre ne è attestata la presenza alla Badia di San Salvatore a Scandicci in resti che esibiscono l’emblema del monastero, forse ad attestare una produzione in ambito fiorentino (6).

 

 1 Si veda in merito quanto alla scritto al lotto 5, nota 1;

 2 BERTI 1993-2003, III (1999), p. 124;

 3 CORA 1973, tavv. 67, 72-74, 141a, 141b, 156, 171c, 192c;

 4 CURNOW 1992, p. 28 n. 10;

 5 RONCAGLIA 2005, pp.193 n.8;

 6 MARINI 2014, pp. 74-75 n. 33.

 

 

Stima   25.000 / 35.000

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