Importanti Dipinti Antichi

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Jacopo di Cione

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Jacopo di Cione

(Firenze, attivo dal 1362 – 1398)

NATIVITA' DI CRISTO

tempera e oro su tavola, cm 36 x 15,7

 

Provenienza

collezione privata, Milano

                                                          

La tavola è ritagliata dall’anta sinistra di un trittichetto di devozione, che al centro doveva avere la Madonna col Bambino con eventuale contorno di altri santi, nell’anta di destra la Crocefissione, nelle cuspidi delle due ante in linea di massima l’Annunciazione. Il modello più autorevole per questo genere di trittici venne fornito da Bernardo Daddi e da Taddeo Gaddi nei due trittici rispettivamente del Museo del Bigallo (1333) e degli Staatliche Museen di Berlino (1334). Sul retro è dipinto in maniera sommaria un decoro a finto marmo, con losanga inscritta in un clipeo di gusto cosmatesco: si capisce che la tavoletta è stata resecata da una parte, corrispondente al lato destro della fronte, dove c’erano le cerniere di connessione col pannello centrale del trittico (ponendo il compasso al centro si può ipotizzare che manchino circa 2,5 cm); dall’altra parte la battuta ha probabilmente causato la perdita di un centimetro di pittura, che è stata reintegrata; in basso la resecazione ha rifilato i piedi di San Giuseppe; in alto si conserva il fregio punzonato che doveva delimitare dalla cuspide, dalla probabile raffigurazione dell’arcangelo Gabriele. 

L’autore è riconoscibile in Jacopo di Cione, verso il 1375, al tempo dell’Incoronazione della Vergine della Zecca (Firenze, Galleria dell’Accademia, 1372-1373), o poco oltre. Il volto di San Giuseppe, dalle ombre marcate, dal taglio lungo delle palpebre e dalla minuta resa calligrafica di barba e capigliatura, si confronta bene con i volti dei santi nella pala della Zecca. Il formato verticale di questi sportelli aveva indotto ad organizzare la composizione su più piani, partendo dal San Giuseppe pensoso, accoccolato a terra, in primo piano, risalendo su una scoscesa balza rocciosa al gruppo della Madonna col Bambino, alla mangiatoia con la capanna, alla roccia al fondo e in questo caso ad un edificio ad archi, rosa e luminoso, quale riempitivo al posto dell’annuncio ai pastori.

Nelle anconette fiorentine più diffusa è la composizione con la Vergine di profilo che adora il Bambino nella mangiatoia o  ve lo sta riponendo, disponendo la capanna in maniera parallela al piano.  Qui invece figure ed oggetti sono slegati, disposti per diagonali, accentuando l’indugio su dettagli più aneddotici, come tipico della pittura fiorentina del secondo Trecento. La Madonna, inoltre, è seduta a terra e tiene in braccio il Bambino, strettamente avvolto in una coperta giallo-aranciata, col dito proteso della mano destra per indicarlo o per fargli il solletico. Il prototipo autorevole per questa scelta differente era l’affresco di Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli in Santa Croce, dove è anche la figura pensosa di Giuseppe dislocata in primo piano, dalla parte opposta. Nell’affresco di Taddeo è abolita la coltrice tradizionale, la Vergine è distesa sulla nuda terra, ed abbraccia affettuosamente il Figlio, stretto nelle fasce da neonato. L’invenzione venne quindi riflessa in alcune anconette, reintegrando la coltrice, a partire dallo stesso Taddeo, nel trittico di Berlino del 1334 (dove la Madonna allatta il Bambino), e da Bernardo Daddi, nel trittico del Bigallo del 1333 e in tante altre sue opere.

Di Jacopo di Cione ricordiamo altre Natività di Cristo provenienti dall’anta sinistra di un altarolo. Quella del Rijksmuseum Meermanno-Westreenianum dell’Aja propone la Vergine di profilo, adorante il Bambino disteso nella mangiatoia e in alto l’annuncio ai pastori (nel museo olandese esiste anche il pendant con la Crocefissione; la decorazione dell’oro è simile a quella della tavoletta in esame, ma più semplice, senza la fascia di archetti trilobati). Un trittichino già von Kaulbach e poi Moretti (cfr. Da Bernardo Daddi a Giorgio Vasari. Galleria Moretti, Firenze 1999, pp. 50-55), presenta la Madonna con le mani giunte, seduta sotto la capanna, mentre adora il Bambino nella mangiatoia. In posa analoga è in un trittico della New York Historical Society (inv. 1867.11), entro riquadro meno sviluppato in verticale, perché sovrapposto ad un San Cristoforo. La Vergine seduta a terra e abbracciata al Bambino, verso cui china il capo, è nell’anta sinistra di un trittico con al centro l’Incoronazione della Vergine delle collezioni reali d’Inghilterra, ad Hampton Court (inv. 1220), entro una scena paesaggistica più dilatata, includente in alto l’annuncio ai pastori. Un’Adorazione dei magi di Jacopo (già Firenze, Frascione, quindi Londra, Sotheby’s, 5 dicembre 2012, lotto 15, cm 21 x 14,9, riprodotta da M.Boskovits, Pittura fiorentina alla vigilia del Rinascimento, Firenze 1975, fig. 104) doveva venire pure dall’anta sinistra di un trittico, ma certo non era sottoposta alla Natività in esame, per le proporzioni più minute delle figure, per i dettagli diversi dell’abbigliamento, in particolare di Giuseppe che appare diversamente giovanile. Il motivo del Bambino avviluppato strettamente in un’ampia coperta ricorre nell’opera di Jacopo, in alcune ancone con la Madonna dell’Umiltà: in quella già Stoclet, datata 1362, che è un suo capolavoro giovanile, e in quella della Galleria dell’Accademia di Firenze (inv. 132 dep.). Tuniche e mantelli di Maria e Giuseppe sono impreziositi da ricchi fregi dorati a missione. Sul terreno tra i due è una brocca in argento meccato, in parte lacunosa, allusiva al bagno del Bambino, e il bastone da viaggio con la bisaccia di Giuseppe, gettata a terra. Questo motivo aneddotico si trova anche nel trittico di Pietro Nelli del Portland Art Museum e in quello del Maestro del Bargello del Walters Art Museum di Baltimora, e verrà ripreso più tardi da pittori come Bicci di Lorenzo, nella pala con la Natività di Cristo in San Giovannino dei Cavalieri a Firenze.

 

 Andrea De Marchi