Importanti Dipinti del Secolo XIX

Importanti Dipinti del Secolo XIX

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez- Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
16 APRILE 2014
ore 17

Esposizione

FIRENZE
dal 11 al 14 aprile 2014
orario 10-13 / 14– 19
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

 
 
 
Stima   700 € - 50000 €

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
1 - 30  di 64
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Giovanni Boldini

RITRATTO DI ALAIDE BANTI

olio su tela, cm 27x18

sul retro iscrizione autografa di Emilia Boldini Cardona con il numero di inventario dell'Atelier Boldini n. 88B, timbro della dogana francese

 

Provenienza:

Collezione Sarfatti, Milano

 

Bibliografia:

E. Camesasca e C. Ragghianti, L’opera completa di Boldini, Milano 1970, n.105 bis, p. 99

B. Doria, Giovanni Boldini. Catalogo Generale degli Archivi Boldini, Milano 2000, n. 192

P. e F. Dini, Giovanni Boldini. Catalogo ragionato, Torino 2002, n.408 p.228

 

Esposizioni:

Jean-Louis Vaudoyer, Boldini 1842-1931, Hotel Jean Charpentier, Parigi 1931

Vendita all’asta dello Studio Boldini, Galleria Scopinich Milano 1933, n. 54 tav. LIV

 

Dipinto nel 1885 questo quadro è un’opera importante nella vita dell’artista che in una lettera a Cristiano Banti ne esprimeva la sua preferenza “ […] quello che preferisco io e che tutti trovano meglio è quello sbozzo che feci l’ultimo giorno di Montorsoli (1885) se ti rammenti, stà così pressappoco (sic) perché non l’ho qui. Gli manderò dunque questo, ma bisogna che aspetti perché in questo momento sono molto occupato […]”

Il dipinto rimase per sempre nell’atelier di Boulevard Berthier.

L’opera è caratterizzata da una leggiadria che manifesta la sicurezza di un mestiere educato, sperimentato e sostenuto dalla sensibilità propriamente pittorica, a cui si unisce la velocità del segno.

Questo quadro è inseribile nel delicato periodo in cui il Boldini si appresta a dimostrare al pubblico di estimatori e collezionisti il suo valore.

Proprio in questi anni sperimenta con una grande varietà di soggetti tutte le qualità che gli garantiranno successo economico, la stima e l’amicizia dei suoi contemporanei.

 

Stima   € 45.000 / 55.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Telemaco Signorini

(Firenze 1835 - 1901)

GIOVINETTO CHE STUDIA

olio su tela, cm 47x38

firmato in basso a sinistra con dedica Al Maggiore F. Tabacchi

sul retro: etichette: Mostra delle opere di Telemaco Signorini / Firenze 1926 n.72; Mostra dei Macchiaioli / maggio-ottobre 1956 / T. Signorini / Giovinetto che studia / Ghiglione – Genova

 

Provenienza:

Collezione Ghiglione, Genova

Collezione privata, Milano

 

Bibliografia:

Onoranze a Telemaco Signorini, mostra delle opere alla R. Galleria dell’Accademia, Firenze 1926, n. 106

A cura di Giovanni Carandente, I Macchiaioli, catalogo della mostra, Roma 1956, p. 206, n. 249

 

Esposizioni:

Onoranze a Telemaco Signorini, mostra delle opere alla R. Galleria dell’Accademia, Firenze 1926

I Macchiaioli, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, maggio-luglio 1956

 

Conosciuto principalmente per i suoi paesaggi e gli studi dal vero eseguiti all’aperto, dalla seconda metà degli anni Sessanta Telemaco Signorini abbraccia un nuovo tipo di ritrattistica in interni ambientati in un contesto ben preciso e identificabile. È il caso di Aspettando e del suo pendant Non potendo aspettare (La lettera) entrambi esposti nel 1867 alla mostra dalla Società Promotrice di Firenze.

Come egli stesso specifica al riguardo, “i ritratti si sono fin qui fatti con una massima sola, cioè dovevano avere un fondo unito il più possibilmente, per fare staccare e non disturbare la testa del ritrattato”. Un precetto ridicolo in quanto questi soggetti possono avere “per fondo ciò che presenta lo studio di quadri, di stampi ed altri oggetti attaccati al muro, senza per questo la testa del ritratto ne scapiti per nulla” (Cfr. I macchiaioli, catalogo della mostra, Firenze Forte di Belvedere, maggio-luglio 1976, p. 168).

Anche nel caso del dipinto qui presentato, il giovane protagonista è raffigurato in una stanza con varie opere d’arte appese alle pareti. Seduto su uno sgabello, con il gomito destro appoggiato al piano del tavolo e la testa sorretta dal braccio, il ragazzo è colto mentre è concentrato nella lettura delle carte stese sulla tovaglia. Nella descrizione della stanza, caratterizzata da tonalità scure stese con una pennellata a tratti sfrangiata, ritroviamo l’attenzione ai particolari che contraddistinguono Signorini, anche se alcuni appaiono non finiti. In effetti il destinatario del dipinto, il maggiore Tabacchi del II reggimento di artiglieria a Gaeta, conosciuto con grane probabilità a seguito dell’arruolamento di Signorini negli artiglieri durante la campagna del '59, nella corrispondenza indirizzata al pittore e ora conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze parla di un bozzetto che estorce all’artista in cambio delle Memorie di Casanova. In una delle sue lettere Tabacchi scrive: “Mio caro Signorini, potete consegnare al mio soldato il bozzetto che io terrò come cosa pregiatissima. Vi ringrazio del bel moro, ed io mi congratulo meco della buona idea che mi venne di seminare in un terreno fecondo di cortesia”. Entrato in data imprecisata nella collezione Ghiglione di Genova, il dipinto è stato esposto alla mostra dell’artista organizzata a Firenze nel 1926 e trent’anni dopo alla mostra dei Macchiaioli.

 

Elisabetta Staudacher

Stima   € 20.000 / 30.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Giovanni Boldini

(Ferrara 1842 - Parigi 1931)

RITRATTO DI CLÉO DE MÉRODE

pastelli su carta riportata su tela, cm 55x46

reca il cachet dell'atelier in basso a sinistra

sul retro: iscrizione autografa "N. 44, inv. at. Boldini/Boldini Cardona 1931" ed etichetta Mostra Galleria Borromini, Como, 2 dicembre-2 gennaio 1945, traccia di altra etichetta di Galleria Parigina.

 

Il dipinto qui presentato, carico di tensione e armonia, fu eseguito dall’artista con le tonalità della sua Parigi, dove il nostro pittore attinge come da un’inesauribile miniera, dove vive la passione con sincero coinvolgimento.

La spontaneità del dipinto, viene sottolineata dalla tecnica del pastello che oltre alla morbidezza del tocco, unitamente alla velocità del gesto, fa dissolvere l’immagine.

La ritratta Cléo De Mérode, stella dell’Opéra (identità confermata anche dal cartiglio al retro) fu molto cara al Boldini, tanto che l’artista trattenne il ritratto nel suo studio di 41 Boulevard Bethier, sino alla morte.

La bella danzatrice dell’Opéra di Parigi, rinomata per la sua bellezza e per essere stata legata al re Leopoldo II del Belgio, fu musa ispiratrice di importanti artisti, lo scultore Alexandre Falguiere, che la ritrasse nuda in una statua ora nella collezione del Musée d’Orsay di Parigi, e Romain de Tirtoff, in arte Erté, che nelle sue memorie la ricorda così: […] Cléo De Mérode era la distinzione personificata: la sua bellezza era di una delicatezza estrema. Mai ho visto un profilo più perfetto […]. Cléo De Mérode, danseuse de l’Opéra […] deliziava le platee con i suoi armonici volteggi […] (Cfr. D. Cecchi in: Boldini, Torino 1962, p. 169).

Stima   € 16.000 / 20.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Vittorio Matteo Corcos

(Livorno 1859 - Firenze 1933)

FRAGILITA'!

olio su tela, cm 101x80

firmato e datato 96

 

L'opera è corredata da attestato di libera circolazione, n. 5117 rilasciato in data 28/02/2014

 

Un'incisione di Ernesto Mancastroppa e Alfredo Zanoboni tratta dall’originale di Corcos e pubblicata su “L'Illustrazione italiana” il 19 gennaio 1902 permette di conoscere il titolo del dipinto: Fragilità! Non era d’altronde la prima volta che sul periodico a cadenza settimanale comparivano opere del pittore livornese di nascita che, dopo aver approfondito la sua educazione artistica prima presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze poi a Napoli, si era trasferito a Parigi per rientrare in patria stabilendosi nella città del giglio nel 1886. Furono infatti riprodotte circa una quindicina di opere a partire dal 30 giugno 1889 quando fu stampata l’incisione di un dipinto con un’iconografia simile a quella in esame, La brocca rotta, che a sua volta rimandava ad un quadro di Jean-Baptiste Greuze (Tournus 1725 - Parigi 1805) di analogo soggetto, oggi conservato al Louvre. Con una non troppo velata punta di malizia nella rubrica dedicata alle Belle Arti ci si interrogava sul ripetersi di simili “disastri alle donnine di Corcos” (1902, p. 60), paragonandole alle graziose signore protagoniste delle brillanti farse di Eugène Labiche (Parigi 1815-1888), autore tra l’altro di Un chapeau de paille d’Italie. Di un dipinto del 1893, sempre del pittore italiano, Le favori, ove una fanciulla si trastulla con un cagnolino, avevano il copyright “Boussod, Valadon & Cie”, ovvero dal 1884 gli eredi di Goupil. Come quello, dunque, anche il nostro dipinto sembra probabile fosse destinato al mercato francese, per di più la tela porta impresso sul verso un timbro attestante la sua provenienza parigina (FOURNITURES GENERALES POUR ARTISTES / F.ALEXANDRE / 26 / boul.d des batignolles / PARIS / ENCADREMENTS). Seduta la giovane donna volge a noi il volto con l’ovale delicato incorniciato da ciocche ribelli ove lo sguardo seducente e le labbra tumide rendono esplicito il punto esclamativo del titolo. “Carni di rosa” (Ibidem) candide, turgide nel seno scoperto e tornite nel braccio mollemente appoggiato in grembo, svolazzi di tulle dalle tonalità delle nuvole e della cipria e di seta frusciante color dell’avorio. Un vero pezzo di bravura è la coppa, una kylix di finissima porcellana di Sèvres, ove l’oro dei racemi vegetali, delle anse modernamente all’antica e del piede con in evidenza la rottura, la perdita, riluce sul blu intenso del corpo del vaso. Ad una maldestra e forse antica pulitura (l’incisione infatti sulla rivista è per così dire tagliata a filo del vaso) è da imputare la superficiale abrasione della pellicola pittorica nel fondo sul lato sinistro del dipinto; neppure la data è stata risparmiata: anche se poco leggibile il ‘96 trova comunque conferma nella produzione degli anni Novanta cui sopra si faceva riferimento, in particolare poi sarà da ricordare che fu proprio quello l’anno che decretò il successo di Sogni (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma) per il quale ancor oggi Corcos è noto ai più.

Ilaria Taddei

Stima   € 35.000 / 45.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Giovan Battista Naldini

(San Giovanni Valdarno 1897 - Firenze 1981)

BAGNANTE AL SOLE

scultura in bronzo, cm 103x 50, alt. cm 43

firmato e datato Firenze 1970

 

Giovan Battista Naldini sin da giovanissimo preferì non seguire gli studi scegliendo di andare subito a bottega, così che appena dodicenne, lavorava già da uno dei marmisti di via Benedetto da

Maiano, a Firenze.

Qui fu notato dallo scultore Alimondo Ciampi da San Mauro che lo prese come apprendista: le affinità tra il maestro e l’allievo, furono tantissime, non solo per il modo di comporre e modellare,

ma anche per la scelta dei temi e gli ambiti operativi, avvicinati da una comunione di pensiero spirituale nei confronti della vita e dei sentimenti. Naldini collaborò con Ciampi sino alla morte di questi nel 1939 e partecipò, a partire dal 1926, alle mostre regionali e nazionali e numerose sono le sue opere nelle città toscane.

Per quanto riguarda la formazione stilistica, la conoscenza della tradizione figurativa classica segna l’intera attività del Naldini: a bronzetti arcaici, greci o etruschi sembrano ispirarsi i piccoli Nudi femminili in postura da Venere pigramente sorgente dalle acque o con le braccia mancanti, come se la figura fosse appena uscita da uno scavo, frammento ritrovato di una trascorsa era.

La bagnante al sole del 1969 raffigura una bella donna assopita, inconsapevole dell’attraente forma della sua nudità, ma fisicamente concentrata nel godere appieno il benessere regalatole

dall’abbraccio del calore solare, connotata di solarità mediterranea, libera da ogni carattere ritrattistico e ogni attributo narrativo.

 

Per un esemplare della stessa scultura in gesso patinato cfr: Giovan Battista Naldini scultore (1897-1981), Bagno a Ripoli 2003, p. 17, n. 3

Stima   € 10.000 / 15.000
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Pieretto Bianco

(Trieste 1875 - Bologna 1937)

LO SCIALLE SPAGNOLO

olio su tela, cm 230x111

firmato in basso a destra e datato: "Roma 1922 24 35"

sul retro: firmato e datato "Roma 1924 35"

 

Esposizioni:

Mostra Italiana di Birmingham

 

Pieretto Bianco (vero nome Pietro Bortoluzzi), allievo di Umberto Veruda, si formò nell’ambito delle prime Biennali Veneziane, in contatto con i maggiori critici e pittori del tempo (da Ugo Ojetti a G. A. Sartorio).

Allo scoppio della I° guerra mondiale Pieretto Bianco partì per New York, dove divenne scenografo al Metropolitan Opera Theatre. Qui strinse fraterna amicizia con il famoso tenore Caruso.

Nel 1921 rientrò in Italia con un contratto per realizzare scenografie al teatro La Scala di Milano.

Nel 1922 si trasferì a Roma, partecipò alla “Secessione”, fornendo i cartoni per i mosaici del Mausoleo di Villa Doria Pamphili, e continuò la sua carriera di scenografo al Teatro dell’Opera di Roma.

La sua capacità di comporre in grande va oltre gli abituali confini del lavoro teatrale: l’artista dipinge con tratti incisivi carichi di colore, ma la sua creatività necessita di sempre nuovi stimoli con l’obiettivo mirato di raggiungere sorprendenti risultati.

Anche per questo si reca in Spagna in occasione della realizzazione scenica della Conchita di Riccardo Zandonai (1930). Là studia il folklore del paese iberico.

L’opera di Pieretto Bianco è una miscela di elementi: colore, luminosità, calore, realismo, tutti assemblati con grazia ed eleganza, come in questo Scialle Spagnolo (o Manton de Manila, nome che gli spagnoli danno ai loro scialli tradizionali), che nell’immaginario esotico si associano soprattutto al Flamenco ed ai movimenti delle Bailaora, che vengono resi ancora più sensuali dal volteggiare dello scialle.

Molto verosimilmente il nostro dipinto, iniziato nel 1922/24, fu portato a termine nel 1935, dopo che l'artista aveva eseguito le scenografie della Carmen di Bizet (Roma, Teatro dell’Opera 1934).

Stima   € 15.000 / 25.000
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Stima   € 12.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 64

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