Stampe e disegni moderni e contemporanei da una collezione italiana

Stampe e disegni moderni e contemporanei da una collezione italiana

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
9 GIUGNO 2015
ore 17.30
Lotti 301 - 409 

Esposizione

FIRENZE
5-8 Giugno 2015
orario 10–13 / 14–19
Palazzo Ramirez-Montalvo 
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  di 108 LOTTI
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305

Wassily Kandinsky

(Mosca 1866 – Neuilly sur Seine 1944)

LITHOGRAPHIE FÜR DIE VIERTE BAUHAUSMAPPE. 1922

Litografia a 4 colori. mm 285x240. Foglio: mm 360x340.

Roethel, 162.

Firmata a matita e monogrammata e datata “22” sulla pietra in

basso a sinistra.

Unica edizione a 110 esemplari (10 dei quali su Japon) firmati

e non numerati realizzata per la IV cartella del Bauhaus

“Italienische und russiche künstler”.

 

Ottima impressione stampata su vèlin. Al recto in basso a

destra timbro a secco della Libreria Prandi di Reggio Emilia.

Ossidazione uniforme da vecchio passe-partout, per il resto

ottima conservazione.

 

 

La vera opera d’arte nasce dall’ “artista” in modo misterioso,

enigmatico, mistico. Staccandosi da lei assume

una sua personalità, e diviene un soggetto indipendente

con un suo respiro spirituale e una sua vita

concreta. Diventa un aspetto dell’essere. Non è dunque

un fenomeno casuale, una presenza anche spiritualmente

indifferente, ma ha come ogni essere energie

creative, attive. Vive, agisce e collabora alla creazione

della vita spirituale. [...] Allo stesso modo un quadro

ben dipinto non è quello che ha dei valori esatti, o una

distinzione quasi scientifica tra toni caldi e freddi, ma

quello che ha una vera vita interiore. E un buon disegno

è quello in cui non si può cambiare nulla senza

distruggere questa vita interiore, indipendentemente

dal fatto che contraddica le regole dell’anatomia, della

botanica o di un’altra scienza. Il problema non è

sapere se la forma esteriore (che è sempre casuale) è

rispettata, ma se l’artista ha bisogno di questa forma

nella sua apparenza esteriore. Allo stesso modo non

bisogna usare un colore perchè esiste in natura, ma

perchè è necessario al quadro. Insomma, l’artista non

solo è autorizzato ma è obbligato a usare le forme che

gli servono.

Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1910

Stima   8.000 / 10.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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306
Stima   20.000 / 30.000
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329

Henri Matisse

(Le Cateau-Cambrésis 1869 – Nizza 1954)

FEMME AU MEDAILLON. 1937

Penna e inchiostro nero su carta vergellata.

mm 606x406.

Firmato e datato a penna “Henri Matisse 37”.

Al verso timbro “PM” (non su Lugt) in basso a destra.

 

Provenienza:

James Wise/Berggruen & Cie, Parigi

Galleria d’Arte Brera, MIlano (1961)

Galleria La Medusa, Roma (1964)

 

Si ringrazia Wanda De Guébriant per le indicazioni che

hanno consentito la schedatura dell’opera.

 

Di tutti gli artisti del primo novecento Henri Matisse è quello che

più compiutamente traghetta l’esperienza post-impressionista

nelle forme dell’ arte del nuovo secolo. Recepita l’esperienza

coloristica e figurativa maturata dall’eredità fin de siècle di Cézanne,

Van Gogh e Signac, Henri Matisse orienta il suo percorso

verso la ricerca del “carattere essenziale delle cose”, come ebbe

a scrivere nel suo “Notes d’un peintre” del 1908, elaborando

una ricerca artistica votata all’equilibrio, alla purezza e alla serenità.

Nel luglio del 1939, collegandosi a quanto già espresso nel saggio

del 1908, Matisse firma su “Le Point” una difesa dei suoi

disegni con l’articolo dal titolo allusivo “Notes d’un peintre sur

son dessins”. Riconoscendo il debito formativo nei confronti

dei maestri antichi, dichiara esplicitamente che quell’ eredità

deve essere assorbita ma poi dimenticata in favore del raggiungimento

di una maggiore sintesi espressiva personale. Così la

linea semplice della penna diventa strumento di quella ricerca

di sintesi ed essenzialità, simile ad una scrittura di nero su bianco

che non ammette indecisioni o pentimenti; se l’opera non

riesce si getta via e si ricomincia da capo. Tutti i suoi disegni, a

partire dalla fine degli anni Trenta, sono preceduti da studi preparatori

condotti con tecniche più complesse e meno scarne

del puro outline; la ricerca di luce e atmosfera, dell’espressione

dei volti, delle caratteristiche dei modelli, è progettata da studi

a matita e gessetto sfumato; la loro declinazione finale è la sintesi

a penna. Sarebbe dunque erroneo interpretare i disegni

di Matisse come “schizzi” poiché la sintesi grafica è il punto di

arrivo e non la partenza. “Sono come un danzatore o un funambolo”,

scriveva Matisse, “che inizia la sua giornata con molte

ore di esercizio così che ogni parte del suo corpo gli obbedisca,

quando poi è difronte al pubblico vuole liberare le sue emozioni

in una successione di movimenti di danza lenti e veloci o in

eleganti piroette”.

Così nella metà degli anni Trenta realizza numerose serie nel

tema dell’artista e la modella e poi, agli inizi degli anni Quaranta

la sua famosa “Thèmes et Variations”, descrizione libera e guizzante

di volti femminili e nature morte. Del 1938 e fino al 1947 è

la traduzione in incisione di questa sua sua sintetica leggerezza

nelle linoleografie dove il nero assoluto del fondo esalta la sinuosa

velocità degli intagli bianchi.

Questa nuova cifra grafica costituirà un precedente fondante

per la storia e la tecnica del disegno del XX secolo.

 

Stima   40.000 / 50.000
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 108 LOTTI