NUMISMATICA

Il catalogo della prossima asta di NUMISMATICA spazierà da medaglie d'alta epoca (Umanesimo-Rinascimento) a una bella collezione di monete Granducali in argento e oro con grandi rarità e belle conservazioni, poi molte monete dei Savoia e altre estere in oro chiuderanno la rassegna.

 

La vendita del 28 maggio si caratterizza per diverse proposte molto interessanti che non mancheranno di suscitare l’interesse di collezionisti e investitori, su tutte ne segnaliamo di grande importanza come l'UNICO SIGILLO DEL LIBERO COMUNE DI BRESCIA DEL XIII SECOLO, un esemplare di grande valore storico-iconografico che è proposto a 30.000/35.000 euro.

La scritta BRISIA anzichè BRIXIA compare sui grossi d'argento nella monetazione bresciana dall'epoca della Pace di Costanza fino alla signoria di Pandolfo Malatesta, agli inizi del ‘400. Il gran sigillo, il più prestigioso della storia cittadina, è opera di eccezionale qualità incisoria ed artistica. Secondo Bascapè è stato eseguito nel XIII secolo, ed i caratteri stilistici confermano questa datazione (metà del XIII sec.). L'esecuzione è quasi certamente opera dell'incisore del gran sigillo comunale di Verona e forse di quello di Fano e di uno dei sigilli comunali di Cremona, conservati al museo della città nella collezione Ala Ponzoni. Questi presentano infatti molte affinità stilistiche. Quello di Verona viene datato verso la fine del XII secolo, come molti sigilli comunali del nord avviso di un secolo. Purtroppo i documenti comunali sono rari, e quasi introvabili quelli che conservano il sigillo cereo. Non è da escludere che possano esser stati eseguiti dalle città vittoriose della II Lega Lombarda, dopo la Pace di Costanza, stipulata dopo la vittoria su Federico I Barbarossa (15 giugno 1183). In quella circostanza furono riconosciute le libertà comunali. I comuni, pur riconoscendo un'autorità imperiale, si sarebbero retti con un loro statuto. La legenda è scritta con caratteri gotici in versi leonini latini con influssi del volgare e l'inevitabile sgrammaticatura: altra peculiarità caratteristica dei sigilli comunali del XII-XIII secolo. I versi leonini della legenda possono essere così interpretati: “Sigillo di Brescia. Brescia è tranquilla perché Dio costantemente presente è il mio sostegno”. Non c'è dubbio che il sigillo sia stato eseguito nel periodo in cui a Brescia governava la fazione guelfa, come si può dedurre dal motto di lode e di sfida che circonda la veduta della città altamente difesa. Rimarchiamo che la porta è costantemente chiusa per i nemici. Il sigillo è anteriore all'assedio del 1311 da parte di Arrigo VII di Lussemburgo, durato sei mesi. Dopo l'inevitabile capitolazione, le mura e le torri furono abbattute e le porte in bronzo portate a Roma. Solo una torre mozzata è rimasta vicino al Duomo vecchio. Il Duomo, costruito su un tempio romano rotondo e ultimato nel XII secolo ci appare com’era: la cupola ricorda quella del Battistero di Pisa e del Duomo di San Marco e Sant’Antonio, che furono di esempio per altre costruzioni romaniche e romanico-gotiche del centro e nord Italia. Il tamburo con numerose finestre ad arco a tutto sesto, ricorda la Chiesa di Santa Sofia di Bisanzio e la Rotonda di San Lorenzo a Mantova. Questa veduta del Duomo vecchio e della città fortificata è la più antica esistente. 

Dalla Lombardia alla Toscana con una delle più importanti rarità della serie monetale medicea i cui esemplari noti, incluso quello presentato da Pandolfini, si contano in soli tre pezzi: LIVORNO COSIMO III DE’ MEDICI (1670-1723) TOLLERO 1703, si tratta di un TOLLERO in argento con delicata patina iridescente la cui stima è di 16.500/22.500 euro

Il primo dei tre pezzi conosciuti, citato nell’XI volume del Corpus Nummorum Italicorum faceva parte della collezione numismatica di S.M. Vittorio Emanuele III ed è oggi custodito nel medagliere di Palazzo Massimo a Roma. Il secondo apparso in ordine temporale è quello proposto in questo catalogo, proveniente dalla prestigiosa asta Ratto del 1956 (lotto 947) che vide all’incanto numerose rarità di zecche italiane medioevali e moderne, alcune delle quali mai apparse fino a quel momento in una vendita pubblica. Il terzo censito è quello rappresentato nel catalogo d’asta Vangelisti di Lucca del 1971 relativo alla vendita della “ricca e preziosa Raccolta Costantini” (lotto 1221).  

Queste monete presentano uno stile incisorio più raffinato ed elegante rispetto a quello degli altri tolleri livornesi più comuni soprattutto grazie alla differente rappresentazione del Granduca, il cui busto appare di forma più piccola ma nel complesso meglio realizzato e più statuario. In particolare l’espressione fiera ed austera del Granduca viene enfatizzata in questo conio grazie alla particolare morfologia del suo volto, con il labbro inferiore più pronunciato e il mento più piccolo e spigoloso, quasi a volerne esaltare il suo atteggiamento ossessivo di superiorità verso gli altri (peraltro comprovato dalla sua storiografia ufficiale), mentre la corazza sulla spalla non è articolata in piastre ma appare invece lineare ed è liscia nella parte frontale del pettorale.  

In merito alla mania ossessiva che più crucciava il Granduca, ovvero quella dell’ottenimento del “trattamento regio” che consisteva nel fatto che lui o i suoi ambasciatori non avrebbero più dovuto togliersi il cappello di fronte agli altri sovrani, lo storico Jacopo Riguccio Galluzzi scrisse: “Ricevè da quell’atto un nuovo pascolo la vanità di Cosimo III, il quale non mancò subito di farsi attribuire dai sudditi il trattamento di Altezza Reale, ma ne ritrasse ancora la mortificazione di vedersi contrastata questa prerogativa dalle altre corti; poiché sebbene alcune l’accordassero in progresso liberamente, altre assolutamente la denegarono, e specialmente quelle che avendo fino a quel tempo goduto di un egual trattamento non volevano riconoscersi da per se stesse inferiori” (da Istoria del Granducato di Toscana sotto il governo della Casa Medici, Livorno, Stamperia Vignozzi, 1781). 

 

In catalogo anche la MEDAGLIA raffigurante NARNI GALEOTTO MARZIO medico e filosofo umanista (1427-1490), la fusione originale offerta da Pandolfini in questa vendita alla cifra di 4.00075.000 euro è il terzo esemplare noto di questa medaglia e molto probabilmente il meglio conservato.

Si conoscono altri due esemplari, di cui il primo è custodito presso lo Staatliche Museum di Berlino mentre il secondo è apparso in vendita quasi un secolo fa nel catalogo della collezione Rosenheim (cfr. Catalogue of the collection of medals, plaquettes and coins, chiefly of the Renaissance. Sotheby Wilkinson & Hodge ed. J. Davy & sons 1923). Tipologia mancante anche nella collezione Kress.  Bellissima fusione autentica del periodo Umanista rappresentata dal motto di Severino Boezio “Superata tellus, sidera donat” (varcata la terra, vengono in dono le stelle).

 

Interessante anche la MEDAGLIA in bronzo dorato raffigurante VENEZIA ANDREA GRITTI DOGE (1523-1538), la straordinaria fusione con doratura coeva fa di questa medaglia un esemplare di ecceszionale rarità per il quele sono richiesti 2.000/2.500 euro.

Secondo Adolfo Modesti (2016, pp. 442-443) questa medaglia realizzata da Andrea Spinelli nel 1534 rappresenta un’opera incisoria di straordinaria raffinatezza e impatto iconografico, sia per l’efficace rappresentazione del busto del doge Andrea Gritti, sul dritto, che per la precisione del prospetto della chiesa veneziana di San Francesco, incompiuta, sul rovescio. Di essa si sono occupati studiosi di medaglistica, ma anche storici dell’arte veneziana e cultori di arti magiche e cabalistiche e persino di massoneria. Tale medaglia infatti costituisce l’unica testimonianza del progetto di Jacopo Sansovino (1486-1570), protagonista della “Renovatio urbis” nella Venezia della prima metà del Cinquecento, per la costruzione della nuova chiesa di San Francesco della Vigna. Il 15 agosto del 1534 ebbe luogo la cerimonia della posa della prima pietra alla presenza del doge. Per l’occasione furono realizzate due medaglie, collocate anch’esse nelle fondamenta. Una, più modesta, riproducente la sola facciata, l’altra (qui esitata, pubblicata in A. Modesti n. 324), raffigurante l’intero prospetto della chiesa secondo il progetto originario. Gravi discussioni fra religiosi e secolari però, insorte già l’anno seguente sulle proporzioni da osservarsi nell’erigenda chiesa, causarono la sospensione dei lavori, prima, ed il cambiamento della struttura esterna, poi.


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