L’ARTE DI ORNARE I QUADRI: CORNICI DAL RINASCIMENTO ALL’OTTOCENTO

Torna il 17 giugno l’annuale e attesissimo appuntamento di Pandolfini con la vendita di cornici dal Rinascimento all’Ottocento. L’occasione perfetta per comprare un oggetto d’arredo che di per sé possiede un’anima e un valore intrinseco, ma che può costituire anche il giusto “vestito” per un dipinto; perché, per dirla con Mancini, le cornici «danno maestà alle pitture, che le fanno vedere quasi per una finestra» (Antonio Mancini, Considerazioni sulla pittura, 1620-1621).

Alcuni splendidi esempi della produzione internazionale: spagnoli, fiamminghi e francesi, completano un catalogo che, anche per questa vendita, vede protagonista indiscussa la produzione italiana dal Rinascimento all’Ottocento declinata in tutte le sue varietà regionali, con le loro caratteristiche stilistiche e decorative che le rendono uniche.

E se caratteristica principale è, come sempre, l’oro, con motivi intagliati, incisi o inserito in un alternarsi di gole diritte e rovesce a creare effetti di luce e ombra, numerose sono le varianti decorative, da quelle in cui l’oro è accostato al nero in un gioco di contrasti cromatici, come nel caso delle cornici romane e senesi, a quelle in cui l’oro è affiancato o sostituito da lacche policrome, spesso stese a imitare il marmo, come dimostrano molti esemplari marchigiani.

La produzione romana del Seicento e Settecento è ben rappresentata da un nutrito e interessante gruppo di cornici in cui sottili profili dorati e ornati da intagli si alternano a fasce mistilinee ebanizzate, tra queste ne segnaliamo una del XVII secolo la cui stima è di 1.500/2.500 euro (lotto 33), mentre poco meno, 1.000/1.500 euro, è quanto è richiesto per una cornice sempre del XVII secolo interamente dorata nelle cui piccole dimensioni vede un intervallarsi di fasce intagliate e lisce (lotto 41).

E se la produzione romana del Seicento si concentra in particolare sulle molteplici variazioni della cornice “salvadora”, nello stesso periodo gli intagliatori fiorentini, che risentono dell’atmosfera barocca, creano cornici in cui le volute di ascendenza manierista si evolvono in cartocci capricciosi dai quali emergono creature marine, maschere demoniache, bucrani, artigli e figure zoomorfe in un viluppo spesso inestricabile ispirato alla produzione artistica dei maestri attivi alla corte dei Granduchi medicei, come Stefano Della Bella, Callot, Giambologna e Pietro Tacca.

Proprio a questo filone, in cui l’elemento naturalistico si mescola e si confonde con un fantasioso metamorfismo, appartiene una cornice fiorentina nella quale, tra conchiglie e foglie accartocciate, emergono sui montanti volti maschili con baffi arricciolati e lunghe lingue pronti da un momento all’altro a mimetizzarsi tra i viluppi di foglie; realizzata nella prima metà del XVII secolo questa cornice è stimata 5.000/7.000 euro (lotto 50).

Risalendo lungo la penisola, sono numerosi gli esemplari della ricca e variegata produzione emiliana, che tra Sei e Settecento porta ai massimi livelli il gusto di adornare le proprie cornici con ricche fasce scolpite a giorno a motivi di grandi volute che partendo dai centri inferiori si portano simmetricamente al centro superiore fino a formare una ricca cimasa, spesso abbellita da rami fioriti come un bell’esemplare bolognese del XVIII secolo proposto da Pandolfini a 2.500/3.500 euro (lotto 53).

Anche la Venezia rinascimentale è degnamente rappresentata nella vendita di giugno con un gruppo di cornici tipiche della produzione settecentesca di gusto Rococò caratterizzate da profili sagomati su fondo a chicco di riso ornato ai centri e agli angoli da tralci vegetali intervallati da riserve mistilinee come una del XVIII secolo, offerta a 1.000/1.500 euro (lotto 24), vi è anche un esemplare cinquecentesco, la cui stima è di 4.000/6.000 euro, dall’impianto decorativo raro e particolare che ha una sagoma a cassetta tipica del XVI secolo arricchita da medaglioni in madreperla ovali e a losanga all’interno di una profilatura in oro ornata da piccoli fiori.


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