Andrea Michieli, detto Andrea Vicentino
(Vicenza, 1524 - Venezia, 1618)
DAVIDE E GOLIA
olio su tela, cm 151x217
DAVID AND GOLIATH
oil on canvas, 151x217 cm
Provenienza
- New York, Sotheby’s, 13 ottobre 1989, lotto n. 179;
- Collezione privata;
- Londra, Sotheby’s, 9 luglio 1998, lotto n. 318.
Inedito nonostante il duplice passaggio in asta con la corretta attribuzione, il dipinto qui offerto costituisce un’aggiunta significativa al catalogo di Andrea Vicentino, ricco di imponenti e ben documentati teleri di committenza pubblica quanto invece esiguo nelle opere mobili e di destinazione privata.
Dopo una prima formazione nella città natale, probabilmente nella bottega di Giovan Battista Maganza, Andrea Vicentino si trasferì a Venezia forse già alla metà degli anni Sessanta, pur essendovi documentato per la prima volta nel 1572.
Sebbene la sua iscrizione alla Fraglia dei pittori veneziani risalga solo al 1583, non è dubbio che l’artista avesse acquisito da tempo una certa notorietà, se già nel 1578 ottenne il prestigioso incarico di sostituire con nuove tele le decorazioni perdute nell’incendio di Palazzo Ducale, raffigurando le principali vittorie terrestri e navali della Serenissima per la Sala dello Scrutinio, e tre scene relative alla Visita di Alessandro III per la Sala del Maggior Consiglio. Un impegno proseguito tra il nono e l’ultimo decennio del Cinquecento nelle sale del Senato e delle Quattro Porte, seguito a un ritorno in patria che fra il 1580 e il 1583 lo vide protagonista della decorazione della Sala dei Cesari in palazzo Barbaran da Porto.
Specializzatosi nell’esecuzione di grandi teleri con scene storiche e celebrative a molte figure, Andrea Vicentino fu anche autore di pale d’altare per le chiese di Venezia e di terraferma e di scene storiche o mitologiche destinate alla committenza privata, anch’esse di formato importante ma certamente più godibili, come nel caso del nostro dipinto o, ad esempio, della bellissima Uccisione dei Niobidi nel Museo del Castello a Praga, dalle raccolte dell’arciduca Leopoldo Guglielmo.
Ricordato dal Boschini nella premessa alla Ricche minere della pittura veneziana (1674) al terzo posto fra quei “pittori delle sette maniere” che a cavallo di secolo, e ancora nel Seicento inoltrato, coltivano l’eredità dei grandi maestri del Cinquecento, Andrea Vicentino si afferma come convinto interprete del classicismo veronesiano, esaltando però la fisicità poderosa dei suoi personaggi con un deciso impianto chiaroscurale: elementi che ritroviamo puntualmente nella scena biblica qui presentata, dove è il soggetto stesso – l’uccisione del gigante Golia sullo sfondo della battaglia contro i Filistei, che stanno qui per i nemici di Venezia – a giustificare e anzi richiedere il contrasto tra il gigante decapitato in primo piano e le figurine dei soldati disposti lungo assi divergenti nello sfondo.