SALOTTO, ROMA, 1780 CIRCA, DA UN MODELLO DI GIOVANNI BATTISTA PIRANESI
in legno intagliato e dorato, con rivestimento in seta glicine, composto da un divano e quattro poltrone. Il divano presenta schienale sagomato riccamente intagliato con motivo a fiori entro nastri intrecciati e profilatura a fusarole e perline e centrato nella parte superiore da ovale raffigurante l'allegoria del fiume Tevere, mentre nella parte inferiore da profilo di imperatore entro ovale; braccioli di linea mossa terminanti in riccioli poggiano su grembiale decorato con il medesimo intaglio a fiori intervallati da ovali con profili di imperatori e poggiante su gambe scolpite con teste di ariete e terminanti in piedi ovini, cm 105x132x54. Le poltrone, con schienale di forma ovale, presentano la medesima lavorazione a fiori, teste di imperatori entro riserve ovali e gambe con teste di ariete, cm 105x66x52
A ROMAN SUITE SEAT FURNITURE, CIRCA 1780, AFTER A MODEL BY GIOVANNI BATTISTA PIRANESI
Bibliografia di confronto
A. González-Palacios, Il tempio del gusto. Roma e il Regno delle Due Sicilie, 1984, vol. II, pag. 69, fig. 153;
A. González-Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma. 1560-1795, Milan, 2004, pp. 216-218;
E. Colle, Il mobile neoclassico in Italia, Milan, 2005, p. 154
La mobilia romana del tardo Settecento è profondamente segnata dall’influsso di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), figura centrale nella definizione di quel particolare linguaggio neoclassico che, nella Roma del XVIII secolo, assunse forme fantasiose ed esuberanti. L’artista raggiunse grande notorietà non solo grazie alla diffusione delle sue celebri incisioni di vedute e architetture romane, ma anche attraverso i suoi originali progetti di arredamento, nei quali emerge una chiara e consapevole fedeltà agli ornamenti dell’antichità. La ricca immaginazione di Piranesi rielabora infatti i motivi classici in modo affascinante e personale, opponendo una vivace resistenza al gusto neoclassico più severo che stava prendendo forma in Francia e in altri contesti europei.
L’influenza dell’artista sugli arredi romani del tempo fu tanto profonda quanto difficile da definire con precisione. Numerosi mobili presentano soluzioni ornamentali che sembrano derivare direttamente dalla sua inventiva; tuttavia, nella maggior parte dei casi non è possibile stabilirne con certezza né la provenienza né l’autografia. Il celebre volume di disegni Diverse maniere d’adornare i cammini (1769) costituisce il principale punto di riferimento per comprendere questo influsso: nelle opere coeve si ritrovano soprattutto suggestioni del suo repertorio decorativo, più che vere e proprie trascrizioni puntuali. Le uniche opere lignee attribuite con sicurezza a Piranesi sono i tavoli parietali conservati a Minneapolis e ad Amsterdam, illustrati nello stesso volume e realizzati per il nipote di Papa Clemente XIII. Le fonti e alcuni disegni attestano inoltre che l’artista progettò ulteriori decorazioni e arredi, oggi in gran parte perduti o non identificabili con certezza.
Il salottino in legno dorato qui presentato si colloca tra le più raffinate espressioni della mobilia romana dell’età piranesiana e riflette chiaramente alcuni aspetti del suo linguaggio ornamentale. Tra i motivi prediletti da Piranesi figura, ad esempio, la testa d’ariete, elemento classicista che ricorre frequentemente nei suoi disegni: in una mensola da camino illustrata nel Diverse maniere questo motivo è persino accostato a zoccoli, proprio come negli esemplari qui considerati. Analogamente, un disegno conservato presso il Victoria and Albert Museum di Londra (inv. E.1092-1963) presenta una serie di medaglioni con busti di profilo disposti secondo una modalità compositiva molto simile a quella riscontrabile nel nostro salotto. Gli stessi elementi decorativi — medaglioni e teste d’ariete — compaiono inoltre in un disegno custodito alla Kunstbibliothek di Berlino, probabilmente utilizzato come base per uno degli altri progetti di mensole da camino inclusi nello stesso volume.
Alla luce di questo, il salotto si distingue come una testimonianza particolarmente significativa del gusto romano della seconda metà del Settecento: ogni elemento rivela una straordinaria attenzione al dettaglio ornamentale, che si integra armoniosamente con la solennità dell’insieme, raggiungendo un equilibrato dialogo tra ricchezza decorativa e compostezza formale.