GRANDE PIATTO, VENEZIA, BOTTEGA DI MASTRO DOMENICO, 1570 CIRCA
in maiolica dipinta in policromia, iscritto al retro in blu Ercole, et Acheloo seguita da un fregio a trattini orizzontali di forma triangolare. Il piatto poggia su base ad anello appena rilevato, ha cavetto profondo e larga tesa orizzontale con bordo arrotondato. La decorazione interessa l’intera superficie del piatto con un’intensa scena istoriata suddivisa in tre vignette, per narrare altrettanti momenti della lotta tra Ercole e Acheloo (Ovidio, Metamorfosi, IX, 1-88), come suggerito dall’iscrizione al verso. Una delle imprese che Ercole dovette affrontare per conquistare Deianira fu la lotta con Acheloo, qui raffigurata con intensa drammaticità in modo molto dinamico. Acheloo, un’importante divinità acquatica del pantheon ellenico, considerato il primo fra tutti i fiumi, è spesso raffigurato come toro si frappone ad Ercole durante il suo cammino verso il Monte Atalante, dove le Esperidi, che nel nostro piatto si intravvedono in alto a destra, custodivano i pomi d’oro. Durante la lotta Acheloo si trasformò prima in toro, a cui Ercole strappa un corno, poi in un drago viscido e iridescente, ed infine in un uomo, costretto ad indicargli la via dopo aver subito la feroce stretta dell’eroe. La decorazione è puntualmente ispirata da una delle vignette delle Metamorfosi volgarizzate in forma di epigrammi da M Gabriello Symeoni presso Jaen de Tournes nel 1559, repertorio che entrò a far parte del patrimonio di ispirazione decorative delle botteghe di maiolica. Lo stile, come già detto, è dinamico, e il paesaggio sullo sfondo con architetture dalle larghe cupole, gli alberi dalla corteccia segnata da nodi vistosi, la pittura rapida dei volti con uso sapiente di tocchi di stagno,sono tutti elementi che ci portano a ritenere il piatto opera di uno dei pittori migliori attivo nella bottega di Mastro Domenico a Venezia attorno al 1570 circa. Il modo di raffigurare i volti sia di Eracle che delle Esperidi ricordano le modalità stilistiche presenti nella bottega veneziana, che trovano esempi affini soprattutto nella ritrattistica. Alcuni dei piatti presenti nella collezione di Goethe a Weimar ci forniscono dettagli stilistici interessanti per un confronto, come i volti dei personaggi della Cena di Simone, la resa dei piedi e delle mani nel piatto con l’Ultima cena, ma anche la resa dei paesaggi, delle zolle e dei ciotoli nel piatto con Veronica che porge a Cristo il telo per asciugarsi il volto o quello raffigurante Cristo al vestibolo degli inferi; diam. cm 37,2, diam. piede cm 13,6, alt. cm 7,6
A LARGE DISH, VENICE, MASTRO DOMENICO WORKSHOP, CIRCA 1570
Bibliografia di confronto
J. Lessmann, Italienische Majolika Aus Goethes Besitz: Bestandskatalog Klassik Stiftung Weimar Goethe-Nationalmuseum, Weimar 2015, pp 240-243 nn 93-94, pp. 246-249