ARCHEOLOGIA

9 FEBBRAIO 2022

ARCHEOLOGIA

Asta, 1098
FIRENZE
Palazzo Ramirez Montalvo

ore 11:00
Lotti 1-76

ore 15:00 
Lottti 77-253
Esposizione
FIRENZE

Sabato
5 febbraio 2022 10-18
Domenica
6 febbraio 2022 10-18
Lunedì
7 febbraio 2022 10-18
Martedì 8 febbraio 2022 10-18

Vi preghiamo di considerare che sarà possibile accedere all'esposizione e alla sala di vendita solo se in possesso di Green Pass.
 
 
 
Stima   100 € - 40000 €

Tutte le categorie

121 - 150  di 253
122

CRATERE

CAMPANIA, FINE IV SECOLO a.C.

 

Cratere a campana, con orlo svasato lievemente ingrossato, corpo campaniforme ovoidale convergente sul piede ad echino con profilo svasato. Sopra il punto di massima espansione sono due anse orizzontali a sezione circolare e con profilo sormontante. La decorazione figurata, a figure rosse, consiste in un motivo ad onda sull'esterno dell'orlo ed alla base delle scene figurate. La scena sul lato A presenta una figura femminile ammantata seduta su di una roccia, con la mano sinistra a reggere un'ampia phiale ed una corona e la mano destra a sfiorare un alberello con foglie lanceolate. Sotto le anse sono posti due elaborati motivi a palmetta marginata da girali vegetali. Sul lato B compaiono due figure maschili a colloquio, interamente avvolte in un mantello e con i capelli trattenuti da corone di fiori. Fra i due è un elemento interpretabili come palla o pesi da palestra affiancati. H. 27,8 cm; diam. max. 21,7 cm.

Questo cratere, nonostante la semplicità di soggetto, può essere ascritto ad una raffinata produzione campana come documentano peculiarità compositive e formali, quali lo specifico uso di sovraddipinture in bianco e giallo. Fra i confronti possiamo citare le figure femminili sedute su di un cratere a Bonn, Akademisches Kunstmuseum (inv. L58; CVA Bonn 3, pp. 94-95, tav. 55.1-3; BAPD 1006285) e le figure maschili ammantate sul lato B di un cratere in prestito al Kelsey Museum (CVA Michigan University 1, p. 54, tav. 31.1A-B; BAPD 1001134).

 

Provenienza

Collezione privata

Stima    1.800 / 2.500
Aggiudicazione:  Registrazione
124

RILIEVO

ROMA, II SECOLO d.C.

 

Frammento di grande altorilievo in marmo bianco a grana fine che presenta il tratto inferiore di una figura maschile, stante sulla gamba destra e con la sinistra portata indietro. Indossa una veste che scende sul ginocchio, stretta in vita da una cintura, e porta parte del mantello poggiato sul braccio sinistro. I piedi sono fasciati in stivaletti che salgono sul collo del piede (calceii) e sono chiusi da un elemento discoidale. L’uomo tiene con la sinistra il tratto inferiore di un lungo bastone cilindrico. H. 58,5 cm.

Pertinente ad un grande rilievo di elevata qualità formale, come consente di riscontrare l’accurato modellato nei passaggi di piani sulla muscolatura e sulle superfici della veste, il soggetto non è facilmente identificabile. Le peculiarità nella veste, che non è l’usuale toga indossata dai cives romani in occasione delle cerimonie civili e religiose, consentono di orientare l’interpretazione della figura come militare (in tal caso il tratto terminale del bastone sarebbe da identificare come uno scettro, come nel caso del celebre Augusto di Primaporta), littore (in tal caso, reggerebbe in mano un fascio) o eventualmente un assistente di sacerdote (come un camillo). Fra i confronti possiamo segnalare, per la tipica resa della tunica stretta in vita da una cintura annodata sul davanti, il cd. camillo nel Museo Gregoriano Profano ex Lateranense (inv. 9824: Arachne n. 1081642).

 

Provenienza

Sotheby's Londra, 7-8 luglio 1994, lotto 301

 

 

 

 

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
127
Stima    2.500 / 3.500
128

COPPIA DI CRATERI POLICROMI

PUGLIA, IV SECOLO a.C.

 

Lotto composto da una coppia di crateri a mascheroni a decorazione policroma. La forma dei vasi è analoga, entrambi presentano orlo svasato con tratto pendulo, collo a profilo concavo, corpo ovoidale, piede a tromba con modanatura in corrispondenza del tratto inferiore. Le anse, che si sviluppano dalla spalla a partire da due elementi a sezione circolare, sono sormontanti e terminano sul collo con elementi discoidali decorati al centro a matrice da una testa. I vasi presentano un grande foro fra il corpo ed il piede e due più piccoli fori nel tratto superiore delle anse. Sono decorati in ricca policromia con predominanza di colore rosa solo sul lato A, mentre il lato B è lasciato dipinto in bianco. Le scene figurate sono poste sulla spalla e su una grande fascia sul corpo. Nel primo vaso la decorazione figurata è costituita sul collo da una testa femminile in visione frontale posta fra due grifi incedenti verso di lei e sul corpo da una scena che vede una grande triga di cavalli bianchi muoversi verso un elemento triangolare (una meta?), decorato da elementi verticali. Il carro è guidato da una figura alata. Sull'altro vaso la decorazione consiste sul collo in un carro tirato da tre cavalli bianchi e guidato da una figura alata, sul corpo si vede invece una scena di battaglia con un guerriero su di un cavallo bianco che si muove verso destra, ad attaccare un fante appiedato. La decorazione secondaria consiste in baccellature ed elementi allungati in rosa e bruno. H. 45,5 cm ca; diam. orlo 19,5 - 19,8 cm.

 

Provenienza

Collezione privata

unito a 7953.

Stima    3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
132

RITRATTO

ROMA, TARDA REPUBBLICA, I SECOLO a.C.

 

Busto in marmo bianco su cui è montata una testa ritratto di uomo di età matura. Il volto, dagli zigomi scavati e con evidenti segni dell’età sul viso, riscontrabili in particolare nelle palpebre inferiori e nelle rughe di espressione sulla fronte, si presenta marcatamente inclinato verso destra. I capelli, resi da sottili incisioni, sono portati avanti sulle tempie e dalla sommità del capo scendono radi sulla fronte con una evidente stempiatura. Il busto, tagliato prima dell’inserzione delle spalle e sopra i pettorali (in modo di assomigliare ad un’erma) era identificato come figura del legislatore greco Solone, pur non presentando alcuna connessione con il tipo ritrattistico ascritto al nomoteta (cfr. l’erma di Solone agli Uffizi, inv. 1914 Nr. 377).  H. max. del busto 32,5 cm. H. base 4,6 cm.

In questo ritratto, leggibile con chiarezza nonostante la politura di parte delle superfici e le piccole reintegrazioni (sul naso), può essere riconosciuta l’immagine di un privato databile alla tarda età repubblicana. In particolare, nel marcato infossamento degli occhi, nella torsione del capo e nel patetico sollevare dello sguardo sembra essere riconoscibile l’adesione a modelli colti, ellenistici, usati per stemperare il ‘realismo’ tipico della ritrattistica romana, finalizzato in particolare a far rilevare la severitas e la dignitas dell’effigiato.

 

Provenienza

Mercato antiquario romano

 

Lotto dichiarato d’interesse archeologico particolarmente importante (Corepacu Lombardia)

 

Stima    4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
134

MONUMENTALE ARA

ROMA, FINE I – II SECOLO d.C.

 

Ara di forma parallelepipeda in marmo bianco a grana fine realizzata a partire da un unico blocco monumentale scolpito sui quattro lati con l’immagine di una edicola. Il blocco presenta nel suo tratto superiore un fregio a girali d’acanto posto sopra una cornice con elaborata modanatura. Tale cornice era delimitata da capitelli (o meglio lesene) di ordine corinzio, conservate in misura limitata. Al centro di ogni faccia dell’ara è invece ben visibile un’edicola. Questa, aggettante dalla superficie di fondo, è caratterizzata da un timpano triangolare retto da una cornice a dentelli, da un architrave e da due colonne tortili di ordine corinzio. L’edicola è decorata a rilievo da una corona  circolare  al  quale  sono  annodate  delle  vittae  elaborate  che  si  dispiegano  occupando tutto lo spazio frontonale. L’architrave è invece decorato da un fregio a ghirlande e bucrani. Al centro dell’edicola ci sono alcune nicchie a forma di valva di conchiglia, rese con accurato realismo. entro queste nicchie si stagliava l’immagine della figura onorata che tracce di mantello consentono di riconoscere come maschile. Al centro dell’ara corre un tubo libatorio a sezione circolare, destinato al versamento delle offerte dalla superficie alla cavità sotterranea. 90 x 95 x 90 cm.

Prodotto  di  elevata  qualità  formale  probabilmente  pertinente  ad  una  tomba  monumentale di grande impegno architettonico, quest’ara si contraddistingue per il tipo elaborato di gioco architettonico - che in questo caso contamina due differenti strutture: quella quadrangolare dell’ara con fregio di girali e colonne corinzie e quella dell’edicola. tale gioco compare, ancora più  accentuato,  in  un  altare  esagonale  di  età  severiana  al  Museo  Archeologico  di  Siviglia  (o.

Rodríguez  Gutiérrez,  El  teatro  romano  de  Itálica.  Estudio  arqueoarquitectónico.  Monografias  de arquitectura romana 6, Madrid 2004, pp. 556-557: Arachne n. 1115922). Il tipo di decorazione, ed in particolare la forma del fregio a girali vegetali, trova confronti con la produzione di fregi di questo tipo databile dalla fine del i secolo d.C. (M. Mathea-Förtsch, Römische Rankenpfeiler und  -pilaster.  Schmuckstützen  mit  vegetabilem  Dekor,  vornehmlich  aus  Italien  und  den  westlichen Provinzen,  Magonza  1999);  si  veda  a  titolo  esemplificativo  l’edicola  da  todi  ai  Musei  Vaticani (Arachne n. 1171386).

 

Provenienza

Collezione privata

 

La Soprintendenza ABAP Firenze, Pistoia e Prato ha intenzione di dichiarare questo lotto di interesse archeologico particolarmente importante

Stima    40.000 / 60.000
135

OINOCHOE

ATENE, FINE VI - INIZIO V SECOLO a.C.

 

Oinochoe attica a figure nere con orlo trilobato, collo cilindrico, corpo ovoidale compresso con spalla appiattita, piede troncoconico, ansa verticale sormontante a nastro. Il vaso è integralmente coperto da una vernice nera di buona qualità ad eccezione di una grande metopa centrale, delimitata in alto ed ai lati da punti sfalsati a filetti. La decorazione figurata, guidata da incisioni accurate consiste in due figure: una menade con chitone, capelli annodati e coronata di edera rappresentata nell’atto di muoversi verso destra (in)seguita da un satiro nudo danzante, anch’esso coronato di foglie. Una fascia a risparmio si vede anche sul piede. H. 18 cm, diametro piede 6 cm.

Questa oinochoe attica, piccolo e fine contenitore per vino, straordinario in particolare per le condizioni di conservazione, è contraddistinto da un programma decorativo volto ad esaltare gli effetti del vino rappresentando menadi e satiri come allusione al corteggio di Dioniso. Il vaso trova confronti con altri esemplari attici ascrivibili alla tarda produzione attica a figure nere (Pittore di Atena, Pittore Vaticano G 49 e G 50) si vedano, per esempio, le oinochoai a Lecce (Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, inv. 563; BAPD 330156), a Rodi (Museo Archeologico, inv. 12390; BAPD 305653), al Museo Vivenel à Compiègne (inv. 1020, BAPD 305626).

 

Provenienza

mercato antiquario francese

 

Opera dichiarata d'interesse archeologico particolarmente importante con decreto 270/2016 del 19/07/2016 del Corepacu Piemonte

Stima    2.800 / 3.500
Aggiudicazione:  Registrazione
136

CRATERE

PUGLIA, IV SECOLO a.C.

 

Cratere del tipo a colonnette con orlo a tesa, collo cilindrico, corpo ovoidale, piede troncoconico. Sul punto di massima espansione del vaso sono impostate anse verticali a bastoncello che si inseriscono mediante due placchette sull'orlo. La decorazione figurata, analoga su entrambi i lati, consiste in due grandi volti femminili con acconciatura del tipo a saccos tagliati alla base del collo e posti entro metope quadrangolari marginate sopra da linguette, sotto da meandri e ai lati da teorie di punti. Sul collo la decorazione consiste in un tralcio di edera. Sul rovescio dell'orlo motivo a onde. Sull'orlo palmette in corrispondenza delle placchette e tacche verticali. Piccole palmette anche nella terminazione verticale delle anse. Ampio uso di sovraddipinture nei volti femminili. Nel tratto inferiore del corpo del vaso si conserva un vecchio cartellino con numerazione 209. H. 40,5 cm; diam. orlo 28 cm.

Questo grande cratere - che si contraddistingue per le condizioni di conservazione particolarmente buone, insolite nel caso di opere di tali dimensioni - rientra in una categoria ben nota di opere apule della seconda metà del iV secolo a.C., i crateri decorati con grandi teste femminili. Fra i confronti possiamo segnalare tre esemplari dalla collezione Meo evoli (M. Reho - Bumbalova, La Collezione Meo – Evoli. Ceramica italiota a figure rosse, Fasano 1979, pp. 91-93, nn. 26-28, tavv. XXXii – XXXIV) e un cratere al Museo Civico di trieste (inv. S403; BAPD 9006771). Le peculiarità della resa della testa sembrano presentare affinità con la produzione dei Pittori delle Anfore e di Armidale A.D. Trendall, Red Figure Vases of South Italy and Sicily, Londra 1989, fig. 237.

 

Provenienza

Pino Bianco Antichità, acquisto anni '80

Collezione privata

Stima    3.500 / 4.500
Aggiudicazione:  Registrazione
137

HYDRIA

PUGLIA, TARDO IV SECOLO a.C.

 

Hydria a figure rosse con orlo pendulo con modanatura, alto collo a profilo concavo, corpo ovoidale compresso con spalla obliqua a profilo continuo, piede a tromba, anse orizzontali a profilo sormontante ed ansa verticale a sezione circolare. La decorazione figurata consiste in una grande scena che occupa corpo e spalla: si vede una figura femminile in bianco seduta entro un grande heroon ionico, posto su di un alto zoccolo decorato da un motivo floreale. La donna, volta destra, siede su di una roccia e tiene in mano un volatile ed una corona. Ai lati del piccolo edificio sono due grandi figure, una maschile a destra ed una femminile a sinistra. La donna, vestita con un lungo chitone fermato in vita, regge con una mano una phiale e con l'altra un flabello. Sotto di lei, un kalathos con un alabastron. L'uomo, nudo e con il mantello arrotolato a sinistra, regge con la sinistra un lungo fiore e con la destra un festone di rosette. La decorazione secondaria consiste in un elaborato motivo con due palmette sovrapposte che occupano i fianchi ed il retro del vaso; in una rosetta fra due rami di alloro sul collo ed in un fregio di linguette sull'orlo. La scena figurata è marginata in basso da un motivo a meandri alternati a quadrilateri. H. 54 cm; diam. orlo 21 cm, diam. piede 17 cm.

Questa hydria, di dimensioni monumentali, è ascrivibile ad una tarda produzione apula: un confronto molto stringente, non solo per l’analoga partizione decorativa, ma anche per la decorazione secondaria (la fascia al di sotto della linea di terra con meandri e rettangoli, la decorazione sul collo e la resa vicina del ramo floreale) è costituito da una grande hydria, alta anch’essa 54 cm, al Museo Fitzwilliam a Cambridge (inv. G 247; W. Lamb, Corpus Vasorum Antiquorum, Cambridge Fitzwilliam Museum 1, Oxford 1930, p. 46, tavv. XLIV – XLV; BAPD 430031).

 

Provenienza

Collezione privata

Stima    3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
138

GRANDE CRATERE

PUGLIA, METÀ DEL IV SECOLO a.C. ca.

 

Grande cratere a campana con ampio orlo svasato ingrossato, corpo a campana, lungo stelo cilindrico, piede troncoconico con una modanatura nel suo tratto superiore. Anse orizzontali a sezione circolare a profilo sormontante. La decorazione, a figure rosse, consiste sul lato A in un gruppo di tre figure. Una figura maschile seminuda, seduta e con una grande phiale nella destra ed un lungo tirso nella sinistra viene incoronato da un satiro, anch'esso contraddistinto da un tirso appoggiato ad un pilastrino / roccia naturale. Davanti alla figura maschile è collocata invece una donna ammantata, con capelli raccolti in un kekryphalos, che regge una cista quadrangolare. Sul lato B scena di conversazione in palestra con tre giovani ammantati, due dei quali si reggono ad un bastone. Sotto le anse, marginate alla loro base da file di tacche, è un motivo con una doppia palmetta. H. 39 cm; diam. orlo 44 cm; diam. piede 20 cm.

Se il lato B del cratere presenta una scena, piuttosto stereotipata, di conversazione in palestra, molto più peculiare è la scena sul lato A in cui compaiono le figure cardine del corteggio dionisiaco, i satiri. Tre figure analoghe seppur in posizioni differenti compaiono su di un più piccolo cratere nel Civico Museo Archeologico di Milano (inv. 268: G. Belloni, Corpus Vasorum Antiquorum, Milano Museo Civico Archeologico, Roma 1959, IV.D.3, tav. 1.1-2, 5.1: BAPD 9006071) e in un altro cratere nel sud dell’Inghilterra, a Petworth (collezione John Wyndham, inv. 88B - BAPD 430024).

 

Provenienza

Collezione privata

Stima    2.500 / 4.500
Aggiudicazione:  Registrazione
140

STELE DI UN MARINAIO

 

Stele  centinata  in  marmo  che  presenta  nel  tratto  superiore, nella centina l’immagine di una lucerna. nella parte inferiore corre invece un testo su otto linee. D(is) M(anibus) / Publici / Messoris / mil(itis) cl(assis) p(raetoriae) Mis(enensis) / iii(triere) Minerva{e} / natione Cilix / v(ixit) a(nnos) X [---] Mi(litavit) f(ecit) [---] H. 43 cm; largh. 23 cm; spessore 3,8 cm.

Questo  monumento  sembrerebbe  essere  la  stele  funeraria di  Publico  Messore,  un  esponente  della  marina  romana,  in particolare della flotta che aveva sede a Miseno, in Campania. L’uomo, originario della Cilicia (in Asia Minore) serviva su una trireme  della  flotta,  la  nave  Minerva  (nota  anche  da  altre epigrafi: C iL  X.3453;  X.3520;  X.3619).  il  testo  dell’epigrafe riprende con particolare precisione, discostandosene solo in alcuni punti CIL Vi 03129 (rinvenuta a Roma), il cui testo recita D(is) M(anibus) / Publici / Messoris / mil(itis) cl(assis) p(raetoriae) Mis(enensis)  /  iii(triere)  Minerva{e}  /  natione  Ci(lix)  /  v(ixit)  a(nnos) XXXXV / mil(itavit) a(nnos) XViii / h(eres) b(ene) m(erenti) f(ecit). osservando però le modalità con cui le lettere poste in corrispondenza della frattura sono state incise, sembra molto probabile che queste siano state realizzate in un momento in cui la stele era già stata danneggiata (si veda in particolare la

lettera i di CI). Questo elemento, unito alla insolita forma della lucerna sulla stele, consentono di ritenere questa epigrafe una copia, realizzata con ogni probabilità nel XVII secolo, del testo dell’epigrafe romana.

 

Provenienza

Collezione privata

 

 

Stima    1.800 / 2.500
Aggiudicazione:  Registrazione
121 - 150  di 253