Mobili e oggetti d'arte internazionali

Mobili e oggetti d'arte internazionali

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
18 MAGGIO 2021

ore 11.00

Esposizione

FIRENZE
Venerdì         14 maggio 2021     10-18
Sabato          15 maggio 2021     10-18
Domenica     16 maggio 2021    10-13
Lunedì           17 maggio 2021    10-18

In relazione all’evoluzione dell’emergenza sanitaria in corso, l’accesso all’esposizione e alla sala d’asta potrà essere limitato ad un numero massimo di clienti. Per questo motivo vi consigliamo di prendere un appuntamento.

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+39 055 2340888

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Stima   400 € - 30000 €

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31 - 60  di 80
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PIANO, ATTRIBUITO A FRANCESCO BELLONI, PARIGI, 1815-1820 CIRCA

di forma circolare in marmi e micromosaico, bordo esterno intarsiato a motivi a demilune alternativamente in alabastro e serpentino verde, seguito da una fascia in broccatello di Spagna e una in marmo nero del Belgio a inquadrare il campo interno, intarsiato a rabeschi di volute fogliacee sulle quali poggiano volatili e vasi di ananas in marmo bianco su fondo in alabastro fiorito, intervallati da medaglioni circolari in marmo nero centrati da decori classici in micromosaico, al centro figura di vestale in micromosaico entro duplice bordura in broccatello e serpentino, diam. cm 112,5

 

A TABLE TOP ATTRIBUTED TO FRANCESCO BELLONI, PARIS, CIRCA 1815-1820

 

Il piano trova confronti stringenti con le opere realizzate dal mosaicista e restauratore Francesco Belloni; in particolare, è con il guéridon detto Guéridon d’Hartwell, risalente al 1817 e oggi conservato al Musée du Louvre, che il piano qui proposto condivide molteplici caratteristiche, dall’impianto decorativo alla tecnica impiegata, che vede l’alternarsi di intarsi in pietre dure e micromosaico.

Nato a Roma nel 1772, Belloni fu allievo presso la scuola del mosaico del Vaticano e nel 1798 si trasferì a Parigi per dare nuovo splendore alla tecnica del mosaico in Francia. E proprio a Parigi fino al 1832 ricoprì il ruolo di direttore della Scuola dei Mosaici, nota nel 1802 come "Atelier de mosaïque établi par le gouvernement" e divenuta successivamente "Ecole Impériale de mosaïstes": così si chiamava infatti nel 1809 quando Napoleone la dotò di uno statuto, in base al quale lo studio avrebbe dovuto fornire al governo ogni anno opere in mosaico per un valore di 12.000 franchi. Dai cataloghi delle esposizioni dei prodotti dell'industria di stato francese emerge come Belloni si distinse nelle tre tecniche del mosaico: quello “fiorentino” con pietre dure a incrostazione, quello antico con tessere di marmo e quello con tessere minutissime di smalti e marmi dipinti.

Stima    12.000 / 18.000
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ARAZZO, ANVERSA, 1670 CIRCA, BOTTEGA DI PHILIPPE WAUTERS SU DISEGNO DI ABRAHAM VAN DIEPENBEECK

raffigurante Mosè che divide le acque del Mar Rosso, entro ricca bordura a festoni di frutta e foglie che si dipartono da cartiglio centrale sui lati lungo alternati sui lati corti da cariatidi che sorreggono ricchi cesti di frutta, cm 336x615

 

AN ANTWERP TAPESTRY, CIRCA 1670, WORKSHOPS OF PHILIPPE WAUTERS, AFTER A DESIGN BY ABRAHAM VAN DIEPENBEECK

 

L’arazzo raffigura il Passaggio del Mar Rosso, uno dei più noti episodi dell’Antico Testamento che racconta la fuga degli Israeliti dall’esercito egiziano attraverso la divisione delle acque del Mar Rosso da parte di Mosè. La composizione, incorniciata da festoni vegetali, ghirlande di fiori e due erme sorreggenti vasi di florida frutta, alla cui base poggiano due variopinti pappagalli, mostra il momento in cui Mosè protese il bastone verso l’esercito del Faraone che fu travolto dai flutti del mare, mentre sulla riva si vede in lontananza il popolo israelita proseguire l’esodo nel deserto e verso la Terra di Canaan. Si tratta di un soggetto rappresentato sovente nella storia dell’arte e che qui trova realizzazione all’interno della bottega di Philippe Wauters ad Anversa su disegno del fiammingo Abraham Van Diepenbeeck. Quest’ultimo, attivo a Den Bosch tra il 1615 e il 1620, fu principalmente disegnatore di stampe per libri, vetrate istoriate, arazzi e soltanto dagli anni trenta del Seicento di pittura monumentale. Ebbe modo di lavorare in varie città: ad Anversa, ove fu membro della gilda di San Luca, a L’Aia, a Parigi e a Fontainebleau. Presumibilmente agli inizi della propria carriera giunse anche in Italia per imparare l’arte vetraria, ma come scrive il biografo Arnold Houbraken, l’esperienza fu così negativa che Abraham Van Diepenbeeck abbandonò questo commercio.

Custodito in precedenza nella collezione della Chiesa di Sant’Ambrogio a Milano, l’arazzo si trova citato nel catalogo della mostra “Antwerpse wandtapijten”, curata da Erik Duverger e tenutasi da giugno a settembre del 1973 nel castello di Sterckshof a Deurne, nella provincia del Brabante settentrionale.

 

Stima    13.000 / 18.000
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PENDOLA DA CAMINO, DA UN MODELLO DI JEAN-SIMON DEVERBERIE, FRANCIA, 1800 CIRCA

in bronzo cesellato, patinato e dorato a raffigurare un giovane africano con gli occhi in smalto bianco e con indosso una doppia fila di perline dorate intorno al collo e un perizoma dorato con nappine che sostiene con la testa e con le mani sollevate la cassa dell’orologio poggiata su un cuscino, di forma circolare e profilata da perlinatura, con quadrante in smalto con numeri arabi e doppio foro di carica; il giovane poggia su una base patinata circolare di linea svasata profilata da perlinature e ornata sul corpo da ghirlande fogliacee dorate trattenute da teste di satiro, su tre piedi a zampa leonina, cm 44x20x20

 

A FRENCH PENDULE AFTER A MODEL BY JEAN-SIMON DEVERBERIE, CIRCA 1800

 

Il disegno preparatorio per questa pendule fu depositato nel 1799 presso la Bibliothèque nationale de Paris dall'artista parigino Jean-Simon Deverberie, rinomato bronzista e artigiano francese che fu il primo a introdurre il tema del “Buon Selvaggio” nella costruzione di casse decorative per gli orologi. Una tematica, questa, giunta all'apice del suo successo alla fine del diciottesimo secolo, complici la filosofia romantica e illuminista di Jean-Jacques Rousseau così come le numerose relazioni su viaggi d'esplorazione nelle terre australi che narravano di popoli pacifici perché liberi dalla corruzione generata dalla società. Ai successi letterari nati sulla scia di questo mito, si affianca la fervida produzione di oggetti decorativi, spesso realizzati, come nel nostro caso, in bronzo a creare un felice contrasto cromatico tra la patina scura della pelle del “buon selvaggio” e l'oro con il quale sono raffigurati gli abiti e gli accessori che indossa.

Stima    12.000 / 18.000
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ARAZZO, AUBUSSON, FRANCIA, 1650-1660 CIRCA

trama di lana e seta, raffigurante Mélinte accusa Dioclès davanti ai giudici di Siracusa, dalla serie dell’Ariane, cm 279x410

 

A FRENCH AUBUSSON TAPESTRY, CIRCA 1650-1660

 

Provenienza

Milano, Collezione Nello Forti Grazzini

 

Nel 1632 Jean Desmarets de Saint-Sarlin (1595-1676), scrittore, cancelliere e protetto del cardinale Richelieu, pubblicò l’Ariane, romanzo ambientato ai tempi di Nerone, avente come protagonisti l’omonima fanciulla, nipote del governatore della Sicilia, l’amante Mélinte, il fratello Palamède e la serva Epicharis. Il romanzo fu ripubblicato nel 1639 in una fastosa edizione parigina corredata da diciotto incisioni di Abraham Bosse, da disegni di Claude Vignon (P. Pacht-Bassani, Claude Vignon 1593-1670, Paris 1992, pp. 345-353). Dalle illustrazioni derivarono cicli francesi di cartoni per arazzi con scene del romanzo, diversi tra loro ma accomunati dal riferimento alle fonti figurative comuni, tessuti dapprima da manifatture di Parigi (due edizioni incomplete appartennero nel tardo ‘800 rispettivamente allo studioso Jules Guiffrey e all’antiquario Heilbronner: M. Jarry, A note on Two Series of Tapestries woven in Parisian Workshop in the Seventeenth Century, in “The Burlington Magazine” CXII, n. 813, dicembre 1970, pp. 813-815) e poi ad Aubusson. Sulle serie di Aubusson si vedano: Poesie, roman et tapisserie XVe siécle XVIIIe siècle, cat. mostra, Aubusson 1984, p. 41, nn. 22-23; Tapisserie anciennes en Rhône-Alpes, cat. mostra, Bourge-en.Bresse, Montélimar e Roanne 1990-1991, pp. 62-63, nn. 22-24, e p.83, nn. 87-93 (schede di M. Mathias); N. De Reyniès, Tapisseries, in Fastes d’interieurs. Tapisseries, étoffes et broderies du château de Grignan, Paris 2008, pp. 16-36.

Ad Aubusson furono tessute almeno nove edizioni dell’Ariane. La più ampia superstite, di sette panni, è nel castello di Grignan (Drôme) ma si conoscono almeno dodici soggetti del ciclo. Pochi pezzi sono datati e nessuno firmato, ma è documentato che nel 1654 François Jalleson di Aubusson vendette a Parigi un’Ariane in sette parti a Monsieur de Bathily, governatore di Neufchâteau, e un singolo soggetto della serie a M. de Saint-Simon. Nel 1659 Étienne Barbat di Aubusson promise nove arazzi di Ariane al procuratore generale di Gantès; e nel 1665 lo stesso doveva fabbricare un’Ariane in sette parti per Louis du Puget, signore di Fuveau. Le Ariane di Barbat erano tessute sulla base di un ciclo di cartoni dipinti per lui nel 1656 da François Guillard.

Il nostro arazzo riprende in controparte la corrispondente incisione di Bosse/Vignon del 1639, decurtandone alcune figure, come avviene in tutti i soggetti del ciclo. Illustra, con una scena ampia, completa e ben leggibile, comprendente la bella riproduzione di un tappeto persiano e un fondale alberato, in uno stile classicistico vicino a quello di Isaac Moillon, il più illustre cartonista attivo ad Aubusson in quegli anni, un episodio del libro VIII del romanzo: il giovane Mélinte a sinistra, davanti ad Ariane e Epicharis, e al cospetto dei giudici di Siracusa, accusa l’anziano Dioclès, dalla parte opposta, di avergli sottratto l’eredità paterna; per dimostrare la sua identità Mélinte mostra il cuore tatuato sul suo petto. L’arazzo fa serie con altri due pezzi corredati di un’identica bordura: Émilie e Camille prendono con loro Mélinte, a Parigi nel 1995 (I. Denis, in C. Mignot e P. Pacht-Bassani, a cura di, Claude Vignon en son temps, Paris 1998, p. 176), ed Epicharis interrogata da Trébace, in asta presso Christie’s, Londra, 15 dicembre 1994, lotto 306.

Sono note cinque repliche di Aubusson col medesimo soggetto qui proposto: oltre a quella a Grignan (con la scena in controparte), una è stata venduta con la collezione Leroy a Bruxelles il 30 aprile 1914, lotto 234; un’altra, datata 1668, è passata in asta a Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, il 14 marzo 1932, lotto 161; una quarta fu in asta presso Christie’s, a Londra, il 24 marzo 1983, lotto 163; e una quinta presso Christie’s, Amsterdam, il 3 aprile 2007, lotto 29.

 

Stima    6.000 / 9.000
31 - 60  di 80

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