ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
29 SETTEMBRE 2020

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     25 settembre               10-18
Sabato      26 settembre               10-18
Domenica  27 settembre               10-18
Lunedi       28 settembre               10-18
 
 
 
Stima   200 € - 50000 €

Tutte le categorie

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151 - 180  di 321
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Girolamo da Treviso il Giovane

(Treviso, 1497? - Boulogne, 1544)

SANTO VESCOVO CHE ESORCIZZA UN INDEMONIATO

olio su tavola, cm 20,5x30

 

A SAINT BISHOP EXORCISING A POSSESSED

oil on panel, cm 20,5x30

 

Bibliografia

Restauri di Marca, Semestrale per la conservazione del patrimonio artistico e culturale, 2020, p. 21.

 

Bibliografia di confronto

P. Aretino, Lettere, a cura di P. Procaccioli, I, Roma 1997, p. 195 (1537); II, ibid. 1998, pp. 81 (1538), 379 (1542); III, ibid. 1999, p. 235 (1546); G. Vasari, Le vite (1568), a cura di G. Milanesi, V, Firenze 1880, pp. 135-139, 614 s.; B.B. Fredericksen - F. Zeri, Census of pre-nineteenth-century Italian paintings in North American public collections, Cambridge, MA, 1972, p. 93; M. Lucco, Venezia 1500-1540, in La pittura nel Veneto. Il Cinquecento, I, Milano 1996, pp. 83, 128-130, nn. 305-307;  C. Gilbert, La pittura bolognese del Cinquecento: una ipotesi di definizione, in Torquato Tasso e la cultura estense, a cura di G. Venturi, II, Firenze 1999, pp. 738 s.

 

Referenze fotografiche

Fondazione Zeri, scheda 31015

 

Ricondotto alla mano di Girolamo da Treviso da Federico Zeri, l’opera presentata, forse un elemento di predella, può essere accostata per ragioni stilistiche agli ultimi anni di attività del pittore. Un analogo dinamismo che anima le figure è presente in altri due monocromi, di sicura assegnazione, raffiguranti la Natività e l'Adorazione dei pastori, entrambi a Cambridge (Fogg Art Museum), e in una tavoletta, sempre a monocromo con lumeggiature giallo - oro, con I quattro Evangelisti che lapidano il Papa (Hampton Court, Royal Collection), interessante esempio di iconografia antipapista, la cui attribuzione a Girolamo da Treviso formulata da P. Pouncey, e confermata da Zeri, oggi risulta essere maggiormente problematica. Tali opere apparterrebbero al periodo inglese del pittore, periodo di cui purtroppo rimangono scarse testimonianze.

L’attività di Girolamo da Treviso, come quella di molti suoi contemporanei, fu caratterizzata da straordinaria mobilità e versatilità: se poco è conosciuto circa i suoi esordi, l’artista è in seguito documentato a Venezia, Bologna, Genova, Faenza, Mantova. Secondo Vasari (1568, p. 138), in seguito alla sconfitta durante il concorso per la pala d’altare dell’ospedale della Morte a Bologna, il pittore decise di trasferirsi in Inghilterra dove, come si desume da una lettera di Pietro Aretino ad Andrea Odoni del 1538 (II, p. 81), era apprezzato dal re Enrico VIII, non solo per le sue qualità di pittore, bensì per quelle di ingegnere militare.

Sempre grazie alle notizie contenute in una lettera dell’Aretino (III, p. 235), Girolamo da Treviso morì poco prima del settembre 1544 a Boulogne, in Piccardia, colpito da una cannonata mentre lavorava ai bastioni e alle fortificazioni per le artiglierie inglesi impegnate nell'assedio della città francese.

 

 

 

Stima   € 4.000 / 6.000
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Francesco Furini

(Firenze, 1603 - 1646)

SAN GIOVANNI EVANGELISTA

olio su tela, cm 116X90,5

 

SAINT JOHN THE EVANGELIST

oil on canvas, cm 116x90,5

 

Provenienza

Firenze, collezione dei prinicipi Demidoff (timbro sul retro)

 

L'opera è corredata di expertise di Sandro Bellesi di cui pubblichiamo un estratto:

"[...] Ricca di fascino e di poeticità interpretativa, l'opera, per i caratteri tipologici della figura e per il particolare dosaggio degli effetti di chiaroscuro sulle epidermidi e sulle stoffe, è da assegnarsi, grazie ad opportuni confronti con altri dipinti, al catalogo autografo di Francesco Furini, pittore tra i più amati nel capoluogo toscano nella prima metà del Seicento. [...] Il ripetersi delle tipologie umane nella produzione di Furini, dove vengono utilizzati con frequenza perfino gli stessi modelli sia per le figure maschili che per quella femminili, non facilita, in assenza di precise documentazioni storiche, la collocazione cronologica di gran parte delle opere del pittore, spesso caratterizzate anche da analoghe sintassi stilistiche ed esecutive. Seppur non facile da collocare cronologicamente, la tela in esame evidenzia nella resa compatta dei panneggi e nel particolare dosaggio del chiaroscuro affinità soprattutto con i dipinti licenziati dall'artista negli anni trenta del Seicento, trovando comparazioni adeguate nelle sigle delle figure e nella distribuzione cromatica con pitture come la pala con La Madonna con Gesù Bambino dona il Rosario a san Domenico e santi in Santo Stefano degli Agostiniani a Empoli, documentata al 1634 (si veda R. Maffeis in Un'altra bellezza. Francesco Furini, cat. della mostra a cura di M. Gregori e R. Maffeis, Firenze 2007, pp. 188-189, cat. 18, con bibliografia precedente). Pertinente per una datazione dell'opera a quel decennio appare anche il confronto con alcuni dipinti dove compaiono figure a mezzo busto, riferibili per dati di stile agli anni trenta, come l'ovale con Porzia in collezione privata (si veda S. Bellesi, Cesare Dandini. Addenda al catalogo di dipinti, Firenze 2007, p. 42, fig. 39), La Poesia nella National Gallery di Edimburgo e il Ritratto di Baccio Bandinelli presso privati a Firenze (si veda G. Cantelli, Giuseppe Furini e i furiniani, Pontedera/Pisa 2010, pp. 35 e 37). Tipologie figurative come quella utilizzata da Furini per il santo descritto nella nostra tela dovettero godere di un certo successo nell'entourage dell'artista, come rivelano soprattutto alcune pitture riferibili al primo tempo dell'attività di Simone Pignoni, il suo allievo più importante.

Benché al momento sia sconosciuta la provenienza ab antiquo dell'opera, questa presenta sul rovescio della tela un timbro che attesta un suo passaggio nella collezione dei principi Demidoff a Firenze, famiglia russa dimorante nell'Ottocento a Firenze. In base alle conoscenze attuali molti collezionisti russi dovettero, in effetti, apprezzare in modo particolare le pitture del Seicento fiorentino come testimonia tuttora la presenza di un numero abbastanza elevato di questi esemplari nelle raccolte museali dell'ex Repubblica Sovietica.

 

 

 

Stima   € 12.000 / 18.000
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