ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
29 SETTEMBRE 2020
ore 10:30
Lotti 1-120

ore 15:00
Lotti 121-218

ore 17:00
Lotti 231-334

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     25 settembre               10-18
Sabato      26 settembre               10-18
Domenica  27 settembre               10-18
Lunedi       28 settembre               10-18
 
 
 
Stima   200 € - 50000 €

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
271 - 300  di 320
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Georges-Antoine Rochegrosse

(Versailles 1859 - Algeria 1938)

SALOMÈ

olio su tela, cm 126x95

firmato in basso a sinistra

 

SALOMÈ

oil on canvas, 126x95 cm

signed lower left

 

Pittore ed illustratore francese, Georges Antoine Rochegrosse, si prepara ad entrare nel mondo dell'arte studiando a Parigi con il pittore orientalista Alfred Dehodencq, frequentando l'Académie Julian e gli atelier del ritrattista Jules Joseph Lefebvre e di Gustave Boulanger, l'inventore dello stile chiamato Neo-Greco. All'inizio della sua carriera pittorica, si dedica prevalentemente alla pittura di genere storico distinguendosi per uno stile naturalistico dai dettagli di grande impatto emotivo, tanto da ottenere la medaglia d’oro all’esposizione universale del 1899 e il titolo di Ufficiale della Legione d'Onore nel 1910. I suoi dipinti sono composizioni sofisticate, ispirate alle civiltà egizia, romana o bizantina.

La svolta nella carriera artistica del pittore avviene grazie ad un viaggio nel continente africano. Rochegrosse amava in modo particolare l'atmosfera dell'Algeria, allora territorio francese, che aveva "scoperto" nel 1894; qui a El-Biar, un sobborgo di Algeri, si stabilisce definitivamente nel 1900. Durante i trentotto anni passati in Algeria realizza numerosi quadri, tra i quali si inserisce anche il dipinto che qui presentiamo, legati al mondo orientale, agli Harem, ai personaggi e paesaggi esotici, riscuotendo grande successo. La sua pittura esplora, con pura immaginazione, i luoghi chiusi dei sovrani orientali, arricchendoli di decorazioni, orpelli e di eleganti figure femminili. Il rito del bagno, quello della conversazione, il lavaggio dei capelli, l’attesa del signore, diventano soggetti dei suoi dipinti. Protagonista della tela è una donna ammaliante vestita solo di un impalpabile velo azzurro, anelli arricchiti da pietre preziose e braccialetti in foggia di serpenti. La folta chioma è impreziosita da piume di pavone e l’intero sfondo del dipinto riempito dalla ricchezza dei fiori. Chissà che dietro questo ritratto non si celi una rappresentazione della Salomè, danzatrice seducente che tanto ha “affascinato l’arte”. 

 

 

Stima    16.000 / 22.000
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
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Plinio Nomellini

(Livorno 1866 - Firenze 1943)

IL POPOLO D'ITALIA AVANZA

olio su tela, cm 76x116

firmato in basso a destra

 

THE ITALIAN PEOPLE MOVING FORWARD

oil on canvas, 76x116 cm

signed lower right

 

Provenienza

Collezione privata

 

Il dipinto che presentiamo in questa vendita, già passato in asta da Pandolfini  il 12-10-1987, lot. 81) è  uno dei bozzetti eseguiti da Nomellini per il concorso per le Lunette del monumento a Vittorio Emanuele,  il Vittoriano a Roma, concorso a cui partecipa nel 1913.

Il Concorso Nazionale per la loro realizzazione, bandito l’8 novembre del 1912, non forniva alcuna indicazione sui temi da svolgere, se non quella generica di trarre ispirazione dai concetti di Unità e Libertà, già rappresentati dagli altorilievi sui frontoni dei due propilei.
I bozzetti, consegnati il 30 giugno 1913, vennero esposti al pubblico nella Sala dei Modelli del Vittoriano dal 20 al 27 luglio e non furono accolti favorevolmente dalla critica, che lamentò una scarsa aderenza dei partecipanti all’unica condizione suggerita dalla commissione. La Sottocommissione Tecnico-Artistica fu chiamata a giudicare quarantanove concorrenti  tra i quali selezionò sei artisti: Giulio Bargellini, Paolo Baratta, Antonino Calcagnadoro, Antonio Rizzi, Ferruccio Ferrazzi e Rodolfo Villani, le cui opere furono definite di “notevole pregio”. La Sottocommissione lamentò tuttavia un eccessivo affollamento delle composizioni, difficili da tradurre in mosaico e non adatte ad una visione dal basso.

La Commissione Reale dichiarò vincitore Bargellini per il propileo dell’Unità e nel corso della medesima adunanza, mancando un consenso netto sull’artista cui affidare la decorazione dell’altro propileo, si pensò inizialmente di bandire un secondo concorso riservato ai pittori Baratta, Calcagnadoro e Rizzi.

Ernesto Basile suggerì invece di designare immediatamente l’altro artista: Bistolfi segnalò quindi Ferrazzi, i cui bozzetti furono però definiti da Sartorio “capricci eleganti poco rispondenti al tema”; Basile propose allora il nome di Rizzi, suscitando l’approvazione generale, anche in considerazione del fatto che i suoi lavori ben si accordavano, per il tema, con quelli di Bargellini. Di quest’ultimo vennero scelti i soggetti relativi al tema dell’Unità mentre per Rizzi le prove considerate migliori furono quelle ispirate all’idea di Libertà. Vennero infatti scelte le quattro lunette dai titoli Libertà d’Italia, Libero pensiero. Virtù politiche e Alla pace.

 

 

Stima    22.000 / 28.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Guido Peyron

(Firenze 1898 - 1960)

IL MIO CASSETTONE

olio su tela, cm 68X103

firmato in basso a destra

retro: cartiglio iscritto "XXII Esposiz. Biennale Internaz. d'Arte di Venezia - 1940 - XVIII / 183", cartiglio iscritto "XXII Biennale / Archivio storico d'arte contemporanea / Opera riprodotta dalla Fotografia Giacomelli di Venezia su negativo 18 x 24 portante il n. 133", cartiglio iscritto "Mostra d'arte italiana a Zurigo, novembre-dicembre 1940 XIX", sul telaio iscritto "Gualtiero Loria"

 

MY COMMODE

oil on canvas, 68x103 cm

signed lower right

on the reverse: label inscribed "XXII Esposiz. Biennale Internaz. d'Arte di Venezia - 1940 - XVIII / 183", label inscribed "XXII Biennale / Archivio storico d'arte contemporanea / Opera riprodotta dalla Fotografia Giacomelli di Venezia su negativo 18 x 24 portante il n. 133", label inscribed "Mostra d'arte italiana a Zurigo, novembre-dicembre 1940 XIX, on the reverse of the framework inscribed "Gualtiero Loria"

 

Provenienza

Collezione Gualtiero Loria, Firenze

 

Esposizioni

XXII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, 1940, n. 183

Mostra d'arte italiana a Zurigo, novembre - dicembre 1940

Arte moderna in Italia 1915 - 1935, Firenze, Palazzo Strozzi, novembre 1966 - febbraio 1967, n. 1144

 

Bibliografia

XX Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, catalogo della mostra, Venezia 1940, p. 154

Arte moderna in Italia 1915 - 1935, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, novembre 1966 - febbraio 1967), Firenze 1967, p. XL n. 1244

 

Stima 
  3.500 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Giannetto Mannucci

(Firenze 1911 - 1980)

STUDIO PER IL PILASTRO NEL FOYER DEL TEATRO VERDI

gesso, alt. cm 38, su base in gesso, cm 40x40

 

STUDY FOR THE COLUMN IN THE VERDI THEATRE FOYER

plaster, h. 38 cm, on a plaster basis, 40x40 cm

 

Negli anni ’40 e ’50 del Novecento venne completamente ristrutturato il Teatro Verdi di Firenze a cura dell’architetto Nello Baroni e del professor Maurizio Tempestini. Il foyer su via Ghibellina fu trasformato in uno stile che ancora riecheggia chiaramente le linee del Decò. Questo spazio venne affidato per il tocco finale allo scultore fiorentino Giannetto Mannucci, che eseguì anche le decorazioni dorate in forma di foglie e volute sull’arco scenico e sulle balconate. I due bassorilievi da lui realizzati sono ancora nel luogo originario, e accolgono il pubblico che entra in sala con le loro immagini allegoriche.

Il bassorilievo sul pilastro posto a ridosso del bar, di cui presentiamo il bozzetto in questa vendita, è senz’altro quello più vistoso.

Le quattro facce del parallelepipedo che troneggia nel foyer, realizzato in cemento e incorniciato agli spigoli da tendaggi rossastri, sinuosi come cascate, ritraggono gli artisti di un circo, gli attori di un teatro, i danzatori e i boxeurs intenti nell’esibizione. Lo stile è quello ormai consolidato dell’artista, allievo di Libero Andreotti, che mostra a quella data una sintesi  molto personale e matura tra stilemi classici e la moderna scultura, soprattutto quella francese di Emille-Antoine Bourdelles, Constantin Brancusi e Aristide Maillol che aveva avuto modo di studiare dal vivo nel ’48.

Il pilastro nel foyer reca la firma dell’autore e la data ‘49-’67 perché l’opera ha avute due aspetti diversi.

La prima stesura dell’opera era caratterizzata da una superfice bianca e lustra in stucco a coprire l’impianto di cemento. Questa patina delicata venne danneggiata dalle acque dell’alluvione del 1966 e Mannucci, intervenendo nuovamente sul suo lavoro scelse di darne un aspetto diverso, quello odierno, patinando la superfice con un lievissimo strato che simulava la terracotta e ripassando le linee con colori terrosi e ossidati finiti poi a cera.

 

Stima 
  1.200 / 1.500
Aggiudicazione:  Registrazione
271 - 300  di 320

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