ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

ARCADE | Dipinti dal XVI al XX secolo

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
29 SETTEMBRE 2020

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     25 settembre               10-18
Sabato      26 settembre               10-18
Domenica  27 settembre               10-18
Lunedi       28 settembre               10-18
 
 
 
Stima   200 € - 50000 €

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Alessandro Turchi, detto l’Orbetto

(Verona 1578 – Roma 1649)

LOT E LE FIGLIE

olio su tela, cm 74x96,5

 

LOT AND HIS DAUGHTERS

oil on canvas, cm 74x96,5

 

Provenienza

Venezia, Viancini (1968); Venezia, Egidio Martini; Udine, collezione privata (1974)

 

Bibliografia

“Apollo” 1968, dicembre; E. Schleier, Drawings by Alessandro Turchi, in “Master Drawings” 9, 1971, pp. 144 e 148; D. Scaglietti Kelescian in Alessandro Turchi detto l’Orbetto 1578-1649. Catalogo della mostra (Verona, Castelvecchio, settembre – dicembre 1999) Milano 1999, p. 194; B. De Witt, The Bader Collection. European Paintings, Kingston (Ontario) 2014, p.141; Alessandro Turchi detto l'Orbetto. 1578 -1649, a cura di D.Scaglietti Kelescian, Verona 2019, cat. 105, p.  189.

 

Ripetutamente citato nella bibliografia sull’autore veronese a partire dalla riproduzione pubblicata su “Apollo”, la tela propone un soggetto altre volte trattato dall’Orbetto e con diverse modalità in opere attualmente rintracciate e in altre di cui al momento sopravvive solo il ricordo delle fonti.

Se infatti la versione eseguita dall’artista per il suo principale committente veronese, il marchese Gaspare Gherardini, passata nell’Ottocento nella raccolta dei conti Lechi a Brescia è stata autorevolmente identificata da Daniela Scaglietti nella tela poi in collezione privata tedesca dopo un passaggio da Christie’s a Londra nel 1988, nessuna delle opere ad oggi conosciute può identificarsi, ad esempio, con il “Lot a sedere a una tavola con le due figlie che gli danno da bere” che gli inventari della famiglia Millini descrivono ripetutamente dal 1627 al 1738 come dipinto su tavola, e grande poco più di un palmo: un oggetto prezioso certo non troppo lontano dalle pitture su paragone per cui l’artista era stato ricercato fin dal suo arrivo a Roma, circa il 1614.

E’ probabile tuttavia che un ricordo di quest’opera ancora sconosciuta vada ricercato nel disegno nella Graphische Sammlung a Monaco di Baviera (n. 6670) restituitogli da Hermann Voss e pubblicato da Erich Schleier (1971, n. 3, tav. 19) nella prima ricognizione del corpus grafico dell’artista veronese. In quell’occasione Schleier catalogava, in parte riproducendole, le altre versioni di questo soggetto biblico, tra cui quella praticamente uguale alla nostra ma di maggiori dimensioni (cm 99x133,4) un tempo a Londra, Leger Galleries, e oggi a Kingston, Ontario (Agnes Etherington Art Centre, Queen’s University, inv, 17.034; cfr. De Witt, cit., 2014) e citava senza riprodurlo il dipinto qui offerto.

Impossibile, allo stato delle conoscenze attuale, ricostruirne la provenienza originaria o l’eventuale committenza: la frequenza con cui il soggetto compare nel catalogo dell’Orbetto ne lascia intuire la grande richiesta da parte dei suoi estimatori, italiani e stranieri. E’ possibile invece ipotizzare che la nostra tela si accompagnasse in origine a quella, quasi identica per dimensioni, raffigurante la fuga di Loth da Sodoma, premessa al nostro soggetto, oggi nella National Gallery of Ireland a Dublino (inv. 1653; Alessandro Turchi 2019, cat. 136, p. 239).

 

 

 

Stima   € 15.000 / 20.000
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
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Antonio Bellucci

(Venezie, 1654 - Soligo di Treviso, 1726)

SACRA FAMIGLIA

olio su tela, cm 110x103

 

HOLY FAMILY

oil on canvas, cm 110x103

 

Bibliografia

E. Martini, La pittura del Settecento Veneto, Maniago di Pordenone 1982, p. 467 nota 18, fig. 361; F. Magani, Antonio Bellucci. Catalogo ragionato, Rimini 1995, pp. 182-184.

 

“Uno dei risultati più riusciti”: così questa Sacra Famiglia è apostrofata da Fabrizio Magani in una comunicazione scritta alla proprietà. “Egli sa donare splendore e florida opulenza agli incarnati quasi di cera, moto e morbidezza ai panneggi, calda e vibrante luminosità alla tessitura cromatica, che sarebbe divenuta un tratto permanente del suo repertorio”, continua lo studioso descrivendo le caratteristiche di Bellucci, attivo a Venezia, Vienna, Düsseldorf e Londra con un nutrito repertorio di pittura di storia e allegorica.

La tela è stata resa nota da Egidio Martini nel 1982, ritenendola del periodo in cui il pittore è attivo a Londra dove è documentato a partire dall’ottobre del 1716: tale scansione cronologica è stata in prima battuta confermata, nel suo studio monografico del 1995, da Magani che riconosce nella tela i tratti della maturità pittorica dell’artista – la correttezza del disegno coniugata alla morbidezza delle tinte – accostandola alla Madonna con il Bambino, Sant’Antonio di Padova, Santa Lucia, oggi presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a Venezia (Magani 1995, cat. 91, p. 185).

In seguito a un felice restauro che ha restituito vigore nel chiaroscuro e nitidezza di dettaglio alla Sacra Famiglia presentata, Fabrizio Magani, nella comunicazione scritta menzionata in apertura, ha proposto una retrodatazione agli anni di passaggio tra i due secoli quando Bellucci è impegnato nell’esecuzione della grande decorazione di Palazzo Liechtenstein a Vienna.

Si conosce una seconda versione, ascrivibile a epoca più tarda (Magani 1995, pp. 182-184, cat. 91): in quella offerta lo studioso riscontra una “maggiore definizione del segno e una più precisa orchestrazione delle rifiniture”.

 

Stima   € 12.000 / 15.000
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