Oggetti d'arte e sculture

Oggetti d'arte e sculture

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
30 GIUGNO 2020
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Venerdì        26 giugno 2020   10-18
Sabato         27 giugno 2020   10-18
Domenica    28 giugno 2020   10-18
Lunedì         29 giugno 2020   10-18

Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

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31 - 60  di 164 LOTTI
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Scultore nordico attivo tra la fine del secolo XIV e la prima metà del secolo XV

VESPERBILD

in alabastro, cm 26x21x12

 

Northern sculptor working between the late 14th century and the first half of 15th century, Vesperbild

 

Bibliografia di confronto

P. Williamson, Northern Gothic sculpture 1200-1450, cat. Victoria and Albert Museum, London, 1988, pp. 187-191, cat. 54; K. Woods, The Master of Rimini and the tradition of alabaster carving in the early fifteenth-century Netherlands, in “Nederlands Kunsthistorisch Jaarboek” 62, 2012, pp. 56-83; Il potere, le arti, la guerra: Lo splendore dei Malatesta, catalog della mostra, Rimini, 2001, cat. 58, pp. 188-9; Vesperbild. Alle origini delle Pietà di Michelangelo, cat. della mostra, Milano 2018, pp. 60-61, cat. 3.

 

La composizione, con il Cristo orizzontale e il manto dai molteplici risvolti gotici, risente della tipologia dello Schönes Vesperbild, e rientra per tangenze stilistiche e tipologiche nel gruppo costruito intorno al Calvario in alabastro oggi alla Liebieghaus di Francoforte, già in Santa Maria delle Grazie a Rimini, gruppo ricondotto al cosiddetto Maestro di Rimini proprio per via di quest’opera. La figura di questo artista, per la quale è stata recentemente avanzata l’ipotesi di identificazione con un fiammingo documentato come intagliatore di figure in alabastro a Bruges alla corte di Filippo il Buono, è probabilmente riconducibile a quella del titolare di una vasta bottega attiva nella prima metà del XV secolo per commissioni sparse in tutta Europa, che annovera diversi esemplari di Vesperbilder in alabastro, alcune, per via della dimensione, destinate alla devozione pubblica, altre più raffinate e piccole, come nel nostro caso, eseguite presumibilmente per l’uso privato.

Di taglio e impostazione molto simile all’opera offerta è il gruppo oggi al Victoria and Albert Museum di Londra: entrambe sono caratterizzate da una sorprendente espressività, soprattutto nella resa del corpo di Cristo con le ossa del torace ben in evidenza, e nella ricchezza di drappeggi del manto della Vergine.

 

Stima   € 6.000 / 10.000
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Verona, secolo XVI

MADONNA COL BAMBINO

in legno dipinto, alt. cm 167

 

Veronese, 16th century, Madonna with child

 

Bibliografia di confronto

A. Bacchi in Imago lignea. Sculture lignee nel Trentino dal XIII al XVI secolo, a cura di E. Castelnuovo, Trento 1989, schede 14, 15, 17;

G. Ericani, "Giovanni Zebellana intaliador, Leonardo da Verona depintore": una traccia per la scultura lignea veronese tra Quattrocento e Cinquecento, in “Verona illustrata”, 4, 1991, pp. 23-39

 

La tipologia iconografica della Madonna in trono, con le mani giunte e la testa lievemente piegata in adorazione del Bambino, disteso sulle sue ginocchia, iniziò a diffondersi in area veneta a partire dal quarto decennio del Quattrocento, sia in pittura che in scultura.

La nostra Madonna costituisce un’ulteriore variante stilistica di questo fortunato modello e dal punto di vista formale si inserisce pienamente nella importante e documentata produzione di sculture lignee veronesi tra XV e XVI secolo che ebbe come suoi più celebri esponenti Bartolomeo Giolfino (1410ca - 1486) e Giovanni Zabellana (1457-1504).

La matrice culturale veronese è avvalorata dai caratteri fisionomici, quali la leggera prominenza del mento, le sopracciglia arcuate, il naso lungo e sottile e la bocca che accenna a un lieve sorriso, e dalla qualità dell’intaglio, apprezzabile nell’andamento del profilo e delle pieghe del manto della Vergine. L’opera conserva inoltre brani superstiti di policromia, oltre che sugli incarnati, anche sulla veste.

 

 

Stima   € 40.000 / 60.000
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
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Scultore di area germanica attivo durante l’ultimo quarto del secolo XV
SAN SEBASTIANO
in legno dipinto, alt. cm 152,5

 

Sculptor of German origin active during the last quarter of the 15th century, Saint Sebastian

 

Bibliografia di confronto

S. Cavatorti, Giovanni Teutonico. Scultura lignea tedesca nell’Italia del secondo Quattrocento, Perugia 2016, pp. 67-71, p. 222 n. E.II.11;

E. Mancini, in Museo di Palazzo santi. Chiesa di Sant’Antonio Abate, a cura di G. Gentilini e M. Matteini Chiari, Firenze 2013, pp. 112-113, cat. 200, con bibliografia precedente;

L. Principi, Il Sant’Egidio di Orte: aperture per Saturnino Gatti scultore, in “Nuovi Studi”, XVII, 2012, 18, pp. 101-129.

 

La peculiare effige in legno dipinto di questo San Sebastiano rientra per evidenti affinità formali e tipologiche all’interno di un gruppo di sculture localizzate in Umbria, analizzate in diversi studi, recentemente orientati a individuarne gli artefici tra gli intagliatori tedeschi operosi in questo territorio. Tra questi si distinse Giovanni Teutonico (Giovanni di Enrico da Salisburgo), documentato a Perugia, Terni e Norcia tra il 1478 e il 1498 a cui è stato attribuito un San Sebastiano conservato presso il Museo Diocesano di Terni (S. Cavatorti, Giovanni Teutonico. Scultura lignea tedesca nell’Italia del secondo Quattrocento, Perugia 2016, pp. 67-71, p. 222 n. E.II.11).

Ancora più stringenti similitudini si possono individuare nel San Sebastiano oggi facente parte della collezione del Museo di palazzo Santi a Cascia, in Valnerina, oggetto di una nutrita bibliografia (E. Mancini, in Museo di Palazzo santi. Chiesa di Sant’Antonio Abate, a cura di G. Gentilini e M. Matteini Chiari, Firenze 2013, pp. 112-113, cat. 200, con bibliografia precedente) a cui è stato accostato da Giancarlo Gentilini e David Lucidi un’affascinante scultura raffigurante il medesimo santo martire transitata il 12 novembre 2019 da Pandolfini.

Medesima è l’intensa espressività del volto, la postura, inarcata e leggermente sbilanciata, e l’attenzione per la resa anatomica. La qualità dell’intaglio emerge poi chiaramente anche nell’esemplare qui offerto nelle increspature affilate del tessuto del perizoma e nella capigliatura ordinata in onde regolari.

Sorprendente è infine la realistica descrizione dei piedi, del tutto confrontabile a quella della scultura già in asta da Pandolfini, piedi dall’epidermide tesa, dove le vene gonfie sembrano pulsare di vita, e dalle dita con le estremità assai arrotondate, che risaltano sopra uno stuoino mimeticamente raffigurato.

 

Stima   € 18.000 / 25.000
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Andrea Ferrucci e bottega (Fiesole 1465 circa - 1526)

CRISTO REDENTORE

busto in stucco dipinto, cm 45x46x25, base in legno modanata, laccata di nero e lumeggiata in oro, cm 9x55x23

 

Andrea Ferrucci and workshop (Fiesole circa 1465 - 1526), Christ the Redeemer

 

Il busto - corredato da un’elegante base lignea laccata di nero e lumeggiata in oro, nel gusto austero del Seicento toscano, che ne suggerisce una provenienza signorile -, si colloca nella vasta proliferazione di simili immagini iconiche del Redentore realizzate, perlopiù in terracotta o stucco dipinto, nelle maggiori botteghe fiorentine tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento, indirizzate dalla celebre statua in bronzo del Verrocchio in Orsanmichele e caldeggiate, anche per la devozione privata, dal clima di riforma spirituale, culturale e politica promosso dalla predicazione del Savonarola che nel 1494 aveva proclamato “Gesù Re di Firenze” (P. Helas, Ondulationen zur Christusbüste in Italien. Ca. 1460 - 1525, in Kopf / Bild. Die Büste in Mittelalter und Früher Neuzeit, a cura di J. Kohl - R. Müller, München 2007, pp. 153-209; F. Caglioti, in Verrocchio, il Maestro di Leonardo, catalogo della mostra di Firenze, a cura di F. Caglioti e A. De Marchi, Venezia 2019, pp. 45-46, 294-313). Nello specifico l’opera è agevolmente riconducibile a una tipologia già ben nota alla critica, della quale conosciamo l’archetipo in terracotta (Torino, collezione privata, già galleria Antichi Maestri Pittori) e oltre dieci repliche foggiate a calco, la gran parte in stucco (Firenze, Santa Maria a Peretola; Firenze, Museo Bardini, dalla Congregazione dei Battilani; Raggiolo, San Michele Arcangelo; già Berlino, Kaiser Friedrich Museum; altri esemplari in collezioni private), che declina gli spunti verrocchieschi con una più fantasiosa, eccentrica vivacità espressiva, quale si coglie nella complessità fisionomica ed emotiva del febbrile volto emaciato, connotato dalle orbite profondamente scavate e dal tumido labbro appuntito, o nel vibrante trattamento della scarmigliata acconciatura, dai boccoli guizzanti come serpentelli, con esiti affini alle precoci inflessioni ‘protomanieriste’ della pittura di Filippino Lippi.

Proprio tali caratteri ci hanno consentito di riferire questo fortunato modello ad Andrea Ferrucci (G. Gentilini, La dignità della terra, catalogo della mostra di Torino, Torino 1998, n. 3), proposta in più occasioni ribadita dalla critica (A. Bellandi, in L’età di Savonarola. Arte e devozione in Casentino tra ‘400 e ‘500, catalogo della mostra di Bibbiena e Raggiolo, a cura di L. Borri Cristelli, Venezia 1998, pp. 49-50, n. 4; L. Lorenzi, Il maestro del Bigallo e la bottega di Andrea del Verrocchio, in “Ceramica Antica”, XI, 2001, 1, pp. 50-65, alle pp. 54-55; Helas, Op. cit. pp. 202-203, n. 8), che ha trovato più di recente ulteriori conferme in altre analoghe immagini fittili riconosciute al Ferrucci: il Redentore delle Suore Filippine a Firenze (Caglioti, Op. cit., pp. 45-46), una testa di San Giovanni Battista della galleria Botticelli & Bacarelli (D. Lucidi, in Terracotta. Il disegnare degli scultori, Firenze 2017, pp. 6, 42-43) e un busto del San Giovannino presso la Galerie Charles Ratton & Guy Ladrière di Parigi (G. Gentilini, in D’Agostino di Duccio à Caffieri, catalogo della mostra di Parigi, Parigi 2012, pp. 18-21).

E’ infatti una simile vena originalissima, stravagante e talora visionaria, che connota l’intero percorso di Andrea di Pietro Ferrucci, detto Andrea da Fiesole, la personalità più illustre di una famosa dinastia fiesolana di scultori rinomati per il loro virtuosismo tecnico e tra le più significative sia sulla scena fiorentina che su quella napoletana, dove fu attivo a più riprese tra il 1487 e il 1508 precorrendo i modi eccentrici dei grandi maestri spagnoli impegnati nella capitale del Vicereame (R. Naldi, Andrea Ferrucci, marmi gentili tra la Toscana e Napoli, Napoli 2002).

 

G.G. – D.L.

Stima   € 3.000 / 5.000
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