Oggetti d'arte e sculture

Oggetti d'arte e sculture

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
30 GIUGNO 2020
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Venerdì        26 giugno 2020   10-18
Sabato         27 giugno 2020   10-18
Domenica    28 giugno 2020   10-18
Lunedì         29 giugno 2020   10-18

Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
1 - 30  di 164 LOTTI
12019009282.jpg

Bottega di Severo Calzetta da Ravenna, prima metà secolo XVI

MARCO AURELIO

in bronzo, su base esagonale cesellata a volute e terminante su tre zampe ferine, cm 21x16,5x16

 

Workshop of Severo Calzetta da Ravenna, first half 16th century, Marcus Aurelius

 

Bibliografia di confronto

C. Avery, La Spezia, Museo Civico Amedeo Lia, Sculture, Bronzetti, Placchette, Medaglie, Cinisello Balsamo (Mi) 1998, pp. 108-109 n. 62;

P. Cannata, Museo Nazionale del Palazzo Venezia. Sculture in Bronzo, Roma 2011, pp. 54-55 n. 50

 

L’esemplare qui presentato mostra evidenti affinità con simili bronzetti conservati al Museo di Palazzo Venezia e al Museo Civico Amedeo Lia, il primo ricondotto da Cannata alla temperie padovana di inizio Cinquecento, il secondo circoscritto da Avery alla cerchia di Severo Calzetta da Ravenna (Ravenna 1465 circa - Ravenna 1543 circa). Il gran numero di esemplari simili accostati alla produzione dell’artista ben evidenzia il diffuso gusto per la scultura classica tradotta in scala ridotta tipico delle Wunderkammer. La statua equestre di Marco Aurelio, allora visibile a Roma presso la basilica di San Giovanni in Laterano, era già stata riprodotta da Antonio Averlino detto il Filarete come dono per Piero di Cosimo de’ Medici nel 1465, ma fu Severo Calzetta a riadattarla a una molteplicità di usi e composizioni: se con la sola aggiunta di una cornucopia nella mano sinistra dell’imperatore poteva prestarsi a essere impiegata come portacandela, con l’aggiunta di piccoli recipienti per l'inchiostro e il polverino poteva diventare un calamaio, con la cornucopia a fungere da alloggio per la penna.

Stima   € 12.000 / 18.000
12019009283.jpg

Da Giambologna, secolo XVIII

TORO

in bronzo, poggiante su base in legno modanato, cm 32x26x11,5, alt. toro cm 21

 

After Giambologna, 18th century, a bull

 

Bibliografia di confronto

C. Avery, La Spezia, Museo Civico Amedeo Lia, Sculture, Bronzetti, Placchette, Medaglie, Cinisello Balsamo (Mi) 1998, pp. 221-222 n. 141;

P. Cannata, Museo Nazionale del Palazzo Venezia. Sculture in Bronzo, Roma 2011, pp. 89-90 n. 95;

M. G. D'Apuzzo, La collezione dei bronzi del Museo Civico Medievale di Bologna, San Casciano Val di Pesa (Fi) 2017, pp. 177-181 n. 53

 

Questa figura di toro, colto al passo con la zampa anteriore sinistra sollevata e la testa rivolta verso sinistra, guarda a un modello estremamente diffuso a partire dal secolo XVII, dopo essere stato proposto da Giambologna (Douai 1529 - Firenze 1608) sia in scene composite che come modello a sé stante. Pensato come oggetto da Kunstkammer, la sua ispirazione è probabilmente da ricercarsi nell’antichità classica, dai rilievi romani con scene di sacrificio alle piccole statue erette in epoca greco-romana in onore del dio Apis. Il prototipo cui la nostra scultura sembra direttamente riferirsi è da ravvisarsi nel toro conservato al Museo del Bargello di Firenze, in tutto simile nelle dimensioni, ritenuto opera autografa del Giambologna. Diverse sono le testimonianza che legano il nome dello scultore fiammingo a questa tipologia di raffigurazione. Se nell’inventario del 1609 di Benedetto Gondi, amico dell’artista, si fa riferimento a un “toro di cera di mano del detto” (Giambologna), la prima invenzione potrebbe risalire a un tempo ancora precedente: è infatti del 1573 un documento relativo al pagamento per la fusione di un toro in bronzo effettuato dal cugino del Granduca Cosimo I a Girolamo di Zanobi Portigiani, spesso attivo come fonditore delle opere di Giambologna. Dopo la nascita all’interno della bottega di Giambologna, il modello di questa scultura conobbe un immediato successo, in primis tra i collaboratori del maestro quali Antonio Susini, con repliche anche di dimensioni più contenute per venire incontro alle svariate esigenze del pubblico, trovando un posto d'onore anche nel dipinto del 1628 di Willem van Haecht il Giovane raffigurante la Galleria di Cornelis van der Geest: qui un bronzetto modellato come un toro analogo a quello presentato in catalogo è posto su un tavolo, in primo piano assieme ad altri bronzi attribuiti al Giambologna.

Stima   € 3.500 / 5.500
12020000487.jpg
12020000488.jpg
Stima   € 2.000 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
12019009278.jpg

Francia, periodo Neoclassico

FIGURA DI PRIGIONIERO

in bronzo raffigurante prigioniero legato con una catena a una colonna in marmo con basamento in bronzo, su base in marmo nero scolpita in foggia di tre gradoni, cm 37x21,5x14,2

 

French, Neoclassical period, figure of a prisoner

 

La figura è una vera e propria citazione da uno dei due personaggi dei Cavalli di Marly (“Chevaux de Marly”), un colossale gruppo scultoreo realizzato in marmo di Carrara da Guillaume Coustou, nipote e allievo di Antoine Coysevox. Raffigurante due cavalli impennati con il loro “domatore”, l’opera fu commissionata da Luigi XV di Francia per l’Abreuvoir del castello di Marly e fu posta in opera nel 1745. Considerato da subito come un capolavoro della scultura nazionale francese, il gruppo riuscì a salvarsi dalla distruzione del Castello di Marly durante la rivoluzione francese e nel 1795 fu collocato, per ordine del pittore David, in Place de la Révolution (attuale Place de la Concorde) all'ingresso agli Champs-Élysées; sostituito in seguito da una copia, si trova oggi all’interno del Louvre. Il notevole successo che il gruppo ebbe fin da subito è ben dimostrato dalle numerose repliche del quale fu oggetto, molte delle quali in scala ridotta, tra le quali si può annoverare il nostro esemplare. La particolare composizione, in cui il domatore di cavalli diventa uno schiavo incatenato a una sorta di essenziale capriccio architettonico composto da una colonna di marmo in rovina, ci porta ad avvicinare quest’opera a quella particolare tipologia di “souvenir” che gli artisti del tempo realizzavano per coloro che intraprendevano il Grand Tour, viaggiatori desiderosi di portarsi al casa, al rientro, un ricordo della loro avventura alla scoperta dell’Europa.

Stima   € 4.500 / 6.500
12019009260.jpg
Stima   € 15.000 / 25.000
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 164 LOTTI