Sculture e oggetti d'arte

Sculture e oggetti d'arte

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
31 MAGGIO 2019
ore 15.00

Esposizione

FIRENZE
24 - 27 maggio 2019
orario 10-18 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  di 251 LOTTI
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251

FALDISTORIO LONGOBARDO, SECOLO VI-VII

in ferro ageminato e con pomoli in argento, cm 58x50,5x40

 

A RARE AND OUTSTANDING FOLDING CHAIR, LONGOBARD PERIOD, 6TH-7TH CENTURY

 

Si tratta di un raro esemplare di sedia pieghevole da campo di origine longobarda, riservata agli alti ufficiali dell’esercito, interamente abbellita da una raffinata decorazione in agemina d’oro e con terminali in argento. Il telaio è formato da due strutture rettangolari che si incrociano al centro e tenute insieme da due perni in modo da consentirne l'apertura a X, posizione che viene fissata grazie al sedile, composto da strisce di cuoio legate agli occhielli connessi alle traverse superiori. Una costruzione tecnica complessa all’epoca ma allo stesso tempo semplice e funzionale. Il cuoio della seduta non è coevo.

Derivato dal latino medievale faldistorium, a sua volta modellato sul germanico faldastôl, il termine individua un seggio, realizzato in legno o in metallo, la cui caratteristica principale è di essere mobile e pieghevole.

Alcuni esemplari si trovano presso importanti Musei italiani ed europei, come le sei sedie pieghevoli rinvenute nella necropoli longobarda di Nocera Umbra, delle quali cinque si conservano a Roma (Mus. dell'Alto Medioevo). Si tratta di seggi in ferro, arricchiti da una decorazione ad agemina d'argento sobriamente lineare. Risalente, per questi esemplari, agli inizi del VI secolo e a un'area di produzione bizantina, il tipo del seggio appare testimoniato già in uso, tra i secolo V e VI, in ambito visigoto - grazie alle sedie pieghevoli provenienti dalla necropoli reale di Ballana in Nubia (Cairo, Egyptian Mus.) - e merovingio, come provano l'esemplare conservato ad Annecy (Mus. Château), rinvenuto in Alta Savoia, e quello di Saint-Germain-en-Laye (Mus. des Antiquités Nat.), trovato a Brény. L'origine militare di questo faldistorio, modellato sulla sella castrensis romana, è indicata dalla sua presenza nella grande icona marmorea del santo guerriero Demetrio murata sulla facciata della basilica di S. Marco a Venezia, che, pur essendo un'opera bizantina del tardo XII secolo, si rifà a prototipi iconografici tardoantichi. Altri modelli simili al nostro sono conservati nel Tesoro di Spilamberto, in provincia di Modena e nel Musei Civici di Pavia.

 

Stima  € 15.000 / 20.000
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240
Stima  € 2.000 / 3.000
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236

Maestro di Pizzighettone

(Scultore transalpino attivo a Milano nel quarto decennio del Trecento)

FIGURA FEMMINILE DOLENTE

in marmo, alt. cm 24

 

A SORROWFUL FEMALE FIGURE

marble, height cm 24

 

Provenienza

Stefano Bardini, 1910 circa

 

Bibliografia

L. Cavazzini, Per il Maestro di Pizzighettone, in “Nuovi studi. Rivista di arte antica e moderna”, vol. XVII (2012), pp. 5-9

 

In un articolo del 2012 la studiosa Laura Cavazzini ha avanzato l’ipotesi che in questa figura femminile dal volto addolorato possa riconoscersi una delle testimoni della Passione di Cristo, la Maddalena o forse anche la Madonna stessa. La figura, mancante delle mani, è scolpita ad alto rilievo e la superficie piatta del retro fa supporre che si stagliasse in origine contro un fondale e che fosse parte di un gruppo scultoreo, come una Pietà o un Compianto sul Cristo morto. Secondo quanto ipotizzato nello studio della Cavazzini, l’opera in esame potrebbe essere riferibile allo stesso misterioso autore di tre altorilievi custoditi nella chiesa di San Bassano a Pizzighettone, in provincia di Cremona, raffiguranti scene della vita di Cristo, più precisamente l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione dei Magi. Il ritmo gotico dei panneggi, il chiaroscuro vibrante e i tipi fisionomici stilizzati fanno ipotizzare che autore di queste sculture sia un maestro transalpino attivo in Italia all’inizio del Trecento. L’ignoto scultore lavorò al tempo di Azzone Visconti, committente dei rilievi, come si evince una targa murata nella cappella. Al cosiddetto “Maestro di Pizzighettone” potrebbe dunque essere attribuito anche il nostro rilievo in marmo, grazie ad elementi quali il vigore di intaglio e il velo che aderisce alla testa della figura, nota distintiva dello scultore. E vi è anche l'ipotesi che potesse far parte dello stesso complesso da cui provengono i marmi della chiesa di San Bassano.

 

Stima  € 20.000 / 30.000
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230

BROCCA, ROMA, 1653

in maiolica dipinta in policromia nei toni del blu, del giallo e dell’arancione, di forma ovoidale con beccuccio trilobato e presa ad ansa piatta; corpo ornato al centro con lo stemma della famiglia de’ Medici sotto un cappello cardinalizio e sui lati da motivi vegetali con fiori, sul retro alla base della presa compaiono la lettera F a caratteri capitali e la data 1653, alt. cm 31, diam. cm 24

 

A JUG, ROME, 1653

 

Lo stemma sulla brocca corrisponde a quello di uno dei due fratelli di Ferdinando II, Granduca di Toscana: i cardinali Giovanni Carlo de’ Medici (1611-1663) e Leopoldo de’ Medici (1617-1675). Nella palla superiore dello stemma appaiono tre gigli di Francia: secondo una tradizione attestata a partire dal 1465 venne concesso a Piero de’ Medici di inserire un giglio di Francia nell’emblema della sua famiglia.

La data dell’oggetto in questione, 1653, permette inoltre di attestare la persistenza fino alla metà del XVII secolo, di oggetti recanti lo stemma della famiglia de’ Medici. Questa tradizione è conosciuta per la sua vivacità nel XVI secolo, con commissioni di oggetti in maiolica nella zona faentina (Cafaggiolo, Montelupo o Firenze). Un Boccale di manifattura faentina con gli stemmi di Papa Clemente VII, Giulio de’ Medici, databile intorno al 1520-1530, fu esposto a Faenza nel 2000.

 

Bibliografia di confronto

G. Ballardini, Gaetano Ballardini e la ceramica a Roma - Le maioliche del Museo Artistico Industriale, Firenze 2000, pp. 61 e 88

 

Stima  € 3.000 / 4.000
1 - 30  di 251 LOTTI