AUTO CLASSICHE

AUTO CLASSICHE

Asta

FIRENZE
Villa La Massa

21 MAGGIO 2019
Villa La Massa
Via La Massa 24
Ore 18.00
Per questa asta non è disponibile il servizio ASTA LIVE

Esposizione

Sabato         18 Maggio      ore 15-19 SU APPUNTAMENTO 

Domenica    19 Maggio       ore 10-19
Lunedì          20 Maggio       ore 10-19
Martedì        21 Maggio       ore 10-13

Contatti:
Tel. +39 055 2340888 
E-mail: automobilia@pandolfini.it

Per informazioni e commissioni scritte e telefoniche
dal 18 al 21 maggio 2019:
Villa la Massa  tel. +39 055 6261531   |   info@pandolfini.it

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1 - 29  di 29 LOTTI
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1

MERCEDES-BENZ 250S W108 (1967)                                            

TELAIO N. 108012.10.027432                                                

MOTORE: 6 CILINDRI                                                        

CILINDRATA: 2498 CM3                                                      

POTENZA: 130 cv                                                           

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

 

La Mercedes W108 fu presentata al Salone di Francoforte del 1965, e fa    

parte del novero delle berline di Stoccarda più eleganti, quelle disegnate

da Paul Bracq.                                                            

La versione 250S, di cui oggi offriamo un esemplare, era spinta da un sei 

cilindri a carburatore da 2500 cm3 e 130 cavalli.                         

Si tratta di una vettura ferma da vari anni e priva di una serie di       

particolari estetici, come la calandra, le coppe ruota e le scritte       

posteriori.                                                               

Nel complesso è però sana e -a parte quanto detto- completa, e quindi può 

essere restaurata, oppure utilizzata come fonte di ricambi da chi possieda

un modello analogo.                                                       

E proposta senza prezzo di riserva.

Offerta Libera
Aggiudicazione:  Registrazione
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2

CITROËN MEHARI (1984)

TELAIO N. VF7AYCA0013CA2433

MOTORE: 2 CILINDRI

CILINDRATA: 602 CM3

POTENZA: 32 cv

CARROZZERIA: TORPEDO

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

Negli anni ’50 alcuni carrozzieri realizzarono vetture totalmente aperte che i clienti più facoltosi utilizzavano nelle loro residenze estive.

Alla fine degli anni ’60, con la maggiore ricchezza disponibile in tutta Europa, ci fu un vero e proprio boom delle località di vacanza, soprattutto lungo le coste mediterranee, e si venne a creare un mercato per vetture poco costose, semplici e aperte che potevano essere lasciate nelle ‘case al mare’ e usate durante le vacanze.

La più riuscita fu senza dubbio la Méhari, costruita in materiale plastico sul pianale della 2CV. La resistenza alla corrosione della carrozzeria in plastica e la semplicità di manutenzione, insieme alla sua simpatia, ne fanno ancora oggi la scelta obbligata di chi cerca una vettura da dedicare all’uso estivo, tanto che se ne vedono circolare molte nelle località turistiche più in voga, come Pantelleria o Saint Tropez.

La continua richiesta ha creato un settore di specialisti dedicati che possono fornire qualsiasi ricambio rendendo possibile la manutenzione e il restauro anche degli esemplari più compromessi.

La stessa Citroën ha lanciato una nuova versione della Méhari, a propulsione elettrica.

La vettura offerta è ferma da anni e richiede un radicale lavoro di ripristino. Alcuni particolari, come la strumentazione, mancano ma sono facilmente reperibili. Lo strumento, per esempio, è disponibile a 104 euro.

Essa rappresenta una buona opportunità per chi volesse una vettura molto semplice da restaurare e poi godersi nella bella stagione.

La Méhari è offerta senza documenti di circolazione e senza prezzo di riserva.

 

Offerta Libera
Aggiudicazione:  Registrazione
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3

FIAT 508 BALILLA (1933)

TELAIO N. 030769

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 995 CM3

POTENZA: 20 cv

CARROZZERIA: BERLINA DUE PORTE

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

 

La Fiat 508, sin da allora da tutti chiamata affettuosamente “Balilla”, oltre a possedere interessanti caratteristiche tecniche, ha rappresentato un fenomeno sociale da nuova e ha poi accompagnato la nascita e lo sviluppo del motorismo storico italiano negli anni ’60 e ’70.

Tecnicamente è figlia di due ingegneri che hanno fatto grande la Fiat, Tranquillo Zerbi e Dante Giacosa, coadiuvati da Bartolomeo Nebbia, e strategicamente del Senatore Giovanni Agnelli e del suo braccio destro Vittorio Valletta, che capirono che era giunto il momento di approfondire la presenza della Fiat nel segmento delle auto di grande serie, anzi, di crearlo.

Incidentalmente, “Balilla” è il nomignolo di un ragazzo genovese, Giovanni Battista Perasso, che nel lontano 1746 diede inizio alla ribellione contro gli Austriaci.

Il progetto della 508 fu seguito da un giovane ingegnere, Antonio Fessia, la cui lunga carriera l’avrebbe portato, negli anni ’60, a gestire e a rinnovare la Lancia: sarebbe stato il padre della Flaminia ma soprattutto della Flavia e della Fulvia.

La Balilla, invece, era una vettura molto ben studiata ma assolutamente tradizionale, come si conviene ad un prodotto che avrebbe dovuto essere replicato in molti esemplari, e utilizzato principalmente da ‘nuovi automobilisti’.

La principale innovazione della 508 fu forse la possibilità di essere acquistata a rate. Fu presentata nell’aprile del 1932 al Salone di Milano, e nel primo anno di produzione ne furono prodotte 12,000, un volume mai visto prima in Italia.

Nel 1934 la berlina fu modificata con il cambio a quattro marce e una carrozzeria diversa.

Le Balilla del 1932 e ’33, quindi, tra le versioni di serie, sono quelle più ricercate perché più fedeli al progetto originale.

La vettura proposta è stata interamente restaurata una ventina di anni fa e poi è stata mantenuta in perfetto stato, anche se praticamente mai usata.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 24.000 / 30.000
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4

MERCEDES-BENZ 280 SL R107 (1982)

TELAIO N. WDB10704212013669

MOTORE: 6 CILINDRI IN LINEA

CILINDRATA: 2746 cm3

POTENZA: 185 cv circa

CARROZZERIA: Spider

CAMBIO: AUTOMATICO

GUIDA: SINISTRA

LA PIU’ PICCOLA MERCEDES R107

Uno dei più iconici modelli della storia della Mercedes-Benz è senz’altro la 300SL degli anni ’50: una vettura derivata dalle corse che fu prodotta prima in versione Coupé (con le porte ad “Ala di Gabbiano”) e poi -su richiesta del mercato americano- in versione Roadster.

Questo modello ebbe molto successo e diede inizio a una linea di Mercedes a due posti, abbastanza sportive ma soprattutto eleganti, confortevoli e di grandissima qualità, che dura ancora oggi.

La 300SL era molto complessa e con prestazioni e costo elevatissimi, e fu presto affiancata da un modello ad essa ispirato, ma più adatto ad automobilisti normali: la 190SL, dotata della meccanica della modesta berlina 180 a quattro cilindri.

Alla fine del ciclo di queste vetture, fu deciso che, viste le mutate condizioni dei mercati e la nascita di altre vetture ad altissime prestazioni, esse sarebbero state sostituite con un modello solo, che avrebbe trovato un compromesso tra le due. Il nuovo modello avrebbe avuto prestazioni e prestigio abbastanza alti, ma si sarebbe posizionato ad un livello alla portata di un pubblico più ampio: si trattava appunto della 230SL “Pagoda” della serie W113 (poi declinata con motori da 2500 e 2800) del 1963. Vettura di grande raffinatezza ed eleganza (disegnata dal francese Paul Bracq), poteva contare comunque su una velocità massima di 200 kmh, valore a quel tempo di assoluto rilievo. Ciò che aveva perso in prestazioni assolute, aveva ampiamente guadagnato in comodità distinzione.

La ricetta del 1971, la R107, denunciava sin dalla sua sigla un cambiamento radicale. Presentata al Salone di Parigi, per la prima volta la Roadster di Stoccarda poteva montare un motore V8, ed una linea più moderna che naturalmente si rifaceva agli altri prodotti Mercedes del momento.

Oltre ai motori a otto cilindri, Mercedes offrì anche un moderno sei cilindri da 2,8 litri con due alberi a camme in testa. Capace di 185 cavalli, non molti di meno rispetto al 3500 V8, ma decisamente più leggero, dava alla SL R107 un migliore equilibrio e una tenuta di strada che, a detta di molti, era decisamente più sincera di quella delle sorelle più grandi.

La vettura offerta in asta è stata acquistata in Germania e importata in Italia nel 1990 e sempre mantenuta perfettamente. E’ dotata di cambio automatico, vetri elettrici e funziona perfettamente.

Rappresenta una interessante opportunità per acquistare una R107 eccellente ad un prezzo molto vantaggioso.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

 

Stima  € 23.000 / 28.000
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5

LANCIA FULVIA COUPE’ 1.3s 2a SERIE MONTECARLO (1975)

TELAIO N. 818.630 *068042

MOTORE: 4 CILINDRI A V

CILINDRATA: 1298 CM3

POTENZA: 91 cv

CARROZZERIA: COUPE’

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

L’ULTIMA FULVIA CELEBRATIVA

 

Nel 1963, mentre la Fulvia berlina iniziava con successo la sua carriera, veniva impostata e progettata la Fulvia Coupé. Se nel passato i carrozzieri esterni (come Pinin Farina, Vignale e Zagato) si erano occupati di proporre le versioni più sportive dell’Appia, per la Fulvia fu decisa una gamma più razionale, basata sulla berlina e la Coupé realizzata in casa.

La vettura fu disegnata dallo ‘stilista interno’ Piero Castagnero, la cui creatività era al massimo della grazia: ne risultò una piccola Coupé classica ed elegante ma sportiva, in grado di conquistare le giovani signore chic come le più importanti competizioni mondiali.

Il passo ridotto di 150 mm., la carrozzeria più leggera ed aerodinamica, il motore più potente, permisero immediatamente alla Fulvia Coupé di distinguersi dalla berlina anche sul piano delle prestazioni.

Nata nel 1965 con motore da 1215,78 cm3 e 80 cavalli (con un peso di soli 950 kg), la Fulvia Coupè fu seguita nel gennaio del 1966 dalla Fulvia Coupè HF, dotata di motore potenziato a 88 cavalli e allestimento semplificato e peso di soli 825 kg per le corse.

Innumerevoli le vittorie riportate dalle Fulvia HF, tra queste ricordiamo nel 1966 il Rally dei Fiori con Cella/Lombardini, la vittoria di classe alla Targa Florio con Cella/Marzi e alla 1000 km del Nurburgring con Foschi/Malanca, il Rally di San Martino di Castrozza con Cella/Ramoino, le categorie Turismo e Gran Turismo del Campionato Italiano di Velocità con Radec e Foschi, e il Campionato Italiano Rally con Leo Cella.

Nel 1967 si inizia col Rally di Montecarlo con la vittoria di Squadra, la vittoria di classe Turismo di serie e il 2°, 4°, e 5° assoluto, e via elencando il Rally dei Fiori, il Rally di Sardegna, il San Martino, il Tour de Corse…

Nel 1968 Pat Moss, sorella di Stirling, rallista di successo, si classificò seconda al Montecarlo, mentre la lista delle vittorie si allungava con il Rally dell’Elba, le Alpi Orientali, la Sardegna, il Portogallo, e chissà quanti altre prove minori… Basti dire che la Fulvia Coupé 1.3 HF rappresentò l’inizio di una stagione di successi planetari, principalmente nei Rally ma anche nelle gare in salita e prove di durata, che portò la Lancia a vertici mai visti prima, neanche nel periodo delle corse in pista e in Formula Uno ai tempi di Gianni Lancia.

Su questa vettura poggia il successo dei modelli successivi come Stratos, Delta Integrale, 037, S4, che ancora oggi rappresentano per le generazioni più recenti l’Heritage della Lancia.

La vettura che vi presentiamo in asta appartiene all’ultima serie delle Fulvia Coupé: fu realizzata per celebrare i successi al Rallye de Monte Carlo ed infatti venne proposta in livrea rossa con cofani neri opachi, come le vetture della Squadra Corse ufficiale Lancia. Monta un motore 1300 migliorato, con potenza portata a 91 cavalli, e cambio a cinque marce.

Essa rappresenta l’ultimo capitolo della gloriosa storia della Lancia pre-Fiat, quella costruita sulle meravigliose creazioni di Vincenzo Lancia e di suo figlio Gianni: le Lambda, Astura, Aprilia, Aurelia, le D24 D25 e D50 di Formula uno… e naturalmente i grandi successi delle Fulvia di Munari e soci.

Perfettamente tenuta da un collezionista appassionato per molti anni, si presenta in condizioni eccellenti, e con revisione scadente nel luglio 2020.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 12.000 / 18.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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6

FIAT 500C TOPOLINO (1950)

TELAIO N. 189841

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 569 CM3

POTENZA: 16,5 cv

CARROZZERIA: BERLINA TRASFORMABILE

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA SPLENDIDA TOPOLINO C

 

Prima che i computer prendessero il sopravvento, le automobili erano ideate e progettate da uomini. L’Ing. Dante Giacosa fu probabilmente il più importante tecnico italiano: fu l’uomo che permise alla FIAT di diventare il colosso industriale che ha dominato il nostro mercato nella seconda metà del secolo XX.

Agli inizi degli anni ’30 gli fu affidato –appena ventottenne- il progetto della nuova vetturetta rivoluzionaria.

La prima serie, poi retroattivamente chiamata “Topolino A”, fu prodotta in circa 83 mila esemplari tra il 1936 ed il 1948. Dopo la guerra, la Fiat aggiornò il progetto della 500 per renderlo più moderno e per adattarlo ai nuovi stabilimenti che erano stati progettati per la costruzione in grande serie. La nuova Topolino, ufficialmente chiamata “500 C”, si distingueva soprattutto per un frontale più moderno ed in linea con le nuove proposte della stessa Fiat e degli stilisti torinesi. Essa fu la prima protagonista dell’inizio di quello sviluppo incredibile che trasformò la Casa torinese e tutto il Paese.

La vettura offerta oggi fu immatricolata a Perugia nel 1950, e poi ritargata a Firenze nel1974. Conserva targa e documenti del 1974.

L’ultimo proprietario la sottopose ad un completo restauro una trentina di anni fa e, come accadeva allora, cedette alla tentazione di modernizzarla e renderla più attraente. Le modifiche hanno interessato la verniciatura, ora bicolore amaranto e nera, e l’interno, con tappezzeria impreziosita e una panchetta posteriore.

La vettura si presenta in ottime condizioni, ma non è stata utilizzata per circa dieci anni. Le modifiche apportate si possono eventualmente riportare all’originalità senza problemi.

Come tutte le Topolino, che furono utilizzate a centinaia nella Mille Miglia, questa vettura è iscrivibile alla sua rievocazione, come pure a tutte le più importanti manifestazioni per auto d’epoca.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 6.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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7

MORGAN PLUS SPORT 4 ROADSTER (1993)

TELAIO N. T8779

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1994 CM3

POTENZA: 99 KW (133 HP)

CARROZZERIA: ROADSTER

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

LA PIU’ TRADIZIONALE ROADSTER INGLESE

Per quanto possa sembrare paradossale, la Morgan Motor Company è una delle più antiche Case automobilistiche britanniche in attività, e fino a due mesi fa era l’unica ancora posseduta dalla famiglia del fondatore, Henry Frederick Stanley Morgan, che le diede vita nel 1909.

Da allora la Morgan si è distinta per le sue vetture sportive, costruite in modo artigianale e senza alcun interesse per il passare delle mode.

La vettura offerta oggi in asta è stata costruita nella settimana alla fine del 1992, e spedita un mese dopo al Concessionario Morgan di Roma.

La documentazione ufficiale della Casa ci conferma che essa è dotata di un motore Rover T16 da due litri, contraddistinto dal numero 20T4HG64-100159, il cambio è il 28A0191920H, mentre il ponte posteriore è il M92-49. Abbiamo perfino il numero della chiave originale, che è 7465.

Questa Morgan, tenuta in modo maniacale dal suo proprietario, conserva la sua vernice originale Connaught Green, un colore standard dal 1986 al 1999, con interno in pelle nera. Essa fu ordinata con molti optional tra cui: cerchi a raggi cromati Cobra, telaio galvanizzato per una maggiore protezione contro la ruggine, un rinforzo di sicurezza dietro al cruscotto, sedili reclinabili, cinture di sicurezza, eccetera.

Malgrado il suo ‘look anni trenta’ questa Morgan, con 132 cavalli e peso di circa 1000 chili, sospensioni, freni e pneumatici moderni, permette prestazioni entusiasmanti. Curata maniacalmente sin dal momento dell’ordine, essa rappresenta un’occasione rarissima per acquistare una Morgan come nuova, prima che entri nel ristretto circolo di appassionati del Marchio.

Ora che la Morgan Motor Company è stata acquistata dal fondo di investimento che possiede tra l’altro la Aston Martin, è facile prevedere che le future Morgan avranno un livello tecnico, delle prestazioni e soprattutto un prezzo estremamente più elevati, il che renderà ancora più appetibili le Morgan ‘vere’, costruite sotto la direzione della famiglia fondatrice.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma non è stata utilizzata negli ultimi anni, e per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 34.000 / 40.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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8

MERCEDES-BENZ 190 SL W121B (1957)

TELAIO N. 121042-7503342

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1897 cm3

POTENZA: 105 cv circa

CARROZZERIA: Spider

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA RARISSIMA 190 ISCRIVIBILE ALLA MILLE MIGLIA

Uno dei più iconici modelli della storia della Mercedes-Benz fu senz’altro la 300SL degli anni ’50: una vettura derivata dalle corse che fu prodotta prima in versione Coupé (con le porte ad “Ala di Gabbiano”) e poi -su richiesta del mercato americano- in versione Roadster.

La 300SL era molto complessa e con prestazioni e costo elevatissimi, e fu presto affiancata da un modello ad essa ispirato, ma più adatto ad automobilisti normali: la 190SL, basata sul pianale della modesta berlina 180 a quattro cilindri.

Come la 300 SL (e come moltissime altre vetture sportive europee), la 190 SL fu suggerita alla dirigenza di Stoccarda da Max Hoffmann, l’importatore americano, che risultava molto convincente grazie ai suoi elevati volumi di vendita.

Venne realizzato un motore derivato dal 180 con cilindrata superiore e distribuzione monoalbero in testa: con poco più di 100 cavalli per 1200 chili di peso, il risultato era una vettura -più che sportiva- sportiveggiante.

La 190 SL fu presentata al Salone di Ginevra del 1955, e subito fu disponibile anche il tetto rigido che la trasformava in coupé oppure una variante alleggerita e priva di parabrezza che fu utilizzata anche in corsa.

E’ importante notare che una di queste rarissime 190 da corsa partecipò alla Mille Miglia, e per questo la vettura -purché costruita fino al 1957- può essere iscritta alla classica rievocazione della corsa bresciana.

La vettura qui presentata è stata importata nel 1991 ed immatricolata a Firenze. Si presenta in condizioni eccellenti, con una elegantissima livrea crema con interno e capote blu scuro.

E’ stata restaurata una decina di anni fa e poi mantenuta da un proprietario molto attento, tanto che ancora oggi la vettura sembra nuova.

L’auto è corredata di una perizia secondo la quale essa è stata fabbricata nel 1957, il che ne garantisce l’iscrivibilità alla Mille Miglia. I sedili sportivi (optional dell’epoca) la rendono poi particolarmente adatta per la guida sportiva richiesta durante la Mille Miglia!

Solo i pochi esemplari costruiti prima della fine della gara (1957) sono infatti iscrivibili, il che fa di questa 190 SL un investimento molto interessante.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

 

Stima  € 110.000 / 130.000
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9
PORSCHE 911 S 2.7 TARGA (1972)
TELAIO N. 9117210449
MOTORE: SEI CILINDRI BOXER
CILINDRATA: 2687 CM3
POTENZA: 177 HP
CARROZZERIA: Coupé Targa
CAMBIO: AUTOMATICO
GUIDA: SINISTRA
LA PRIMA 911 “IMPACT”

Porsche 911 S. Un nome che per molti è sinonimo di lusso e velocità. Auto che trasmettono adrenalina pura, grazie a motori perfetti e prestazioni uniche.

Nel settembre 1963, al Salone di Francoforte, Porsche presentò al pubblico la Porsche 901 come l'erede della Porsche 356, il modello su cui si era fondato il successo e la crescita della Casa. Si trattava di una Coupé 2+2 più grande della precedente, sia come dimensioni interne e esterne, che come motorizzazione. Poco dopo, per problemi legali, la denominazione 901 divenne 911…
Nel 1966 fu presentata la 911S, versione potenziata a 160 cavalli, grazie a diverse modifiche del motore; successivamente la potenza raggiunse i 190 CV. 

Oltre a un migliore equipaggiamento il modello S fu il primo modello 911 dotato dei cerchi "Fuchs" con il caratteristico design a 5 razze.

A causa delle norme imposte dal mercato americano, nel 1974 tutte le 911 furono dotate di nuovi, grossi paraurti ad assorbimento di energia e alimentazione ad iniezione meccanica con impianto antiinquinamento.

La caratteristica che rende questa automobile unica è la presenza del cambio Sportomatic: più che un cambio automatico vero e proprio, si tratta di un cambio con servofrizione. In pratica, invece di usare il pedale della frizione, è sufficiente toccare la leva del cambio perché un servomeccanismo stacchi la frizione, permetta di cambiare la marcia muovendo la leva in modo tradizionale, per poi riattaccare nel momento che il pilota toglie la mano dalla leva.

Per permettere alla macchina di fermarsi e ripartire senza dover necessariamente mettere il cambio in folle, c’è un convertitore di coppia che sostanzialmente evita un collegamento meccanico tra motore e sospensione.

Questo cambio rappresenta il primo tentativo della Porsche di offrire una 911 con cambio automatico, una caratteristica necessaria per sfondare nel mercato americano.La vettura offerta oggi, nata in Austria ed importata in Italia da pochi anni, assommando la carrozzeria Targa e il cambio Sportomatic, più che una nervosa sportiva estrema è una Porsche tranquilla con cui godersi viaggi all’aria aperta e senza pensieri.

Si tratta sicuramente di una vettura molto rara e non facilmente reperibile sul mercato.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.
Stima  € 55.000 / 90.000
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10

TRIUMPH TR3A (1960)

TELAIO N. TS79170L

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1991 CM3

POTENZA: 100 cv

CARROZZERIA: ROADSTER

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

LA SPIDER DELLA “DOLCE VITA” IN CONDIZIONI PERFETTE

 

La Triumph Motor Company entrò nel mercato automobilistico agli inizi degli anni ’20; nel 1945 fu acquisita dalla Standard Motor Company. Il marchio più avanti confluì nella British Leyland, poi nella Rover, ed oggi, pur essendo inutilizzato da anni, appartiene alla BMW.

A partire dal 1952, la Triumph lanciò una serie di modelli sportivi: dalla TR1 alla TR3. Furono seguiti dalla TR4, un progetto completamente nuovo, prodotto a partire dal 1961; questo fu poi sostituito dalla TR5 e dalla TR6.

La TR3, lanciata nel 1955, fu sostituita dalla TR3A, le cui principali differenze erano la calandra a ‘bocca larga’ e il motore potenziato da 95 a 100 cavalli.

Queste vetture rappresentano perfettamente l’archetipo della roadster inglese, con un motore robusto e generoso, una ciclistica non particolarmente sofisticata, una linea inconfondibile e una protezione dagli elementi alquanto scarsa. Per gli Inglesi queste auto erano praticamente delle motociclette a quattro ruote, e montavano di controvoglia perfino il parabrezza. D’altronde, il mantra dei “Sporting Gentlemen” d’oltremanica era: “la capote serve solo per parcheggiare”.

Con 100 cavalli per poco più di mille chili di peso, la TR3A offre una guida divertentissima, a patto di non aspettarsi doti di tenuta e di frenata da sportiva moderna.

Per questo motivo, e per la loro linea fascinosa, queste roadster sono sempre molto richieste. L’utilizzo di una TR3A nel ruolo principale di “La Dolce Vita”, forse il capolavoro della filmografia italiana di quegli anni, le ha rese ancor più apprezzate.

La vettura proposta appartiene al venditore da quasi trent’anni, è sempre stata sottoposta ad accurata manutenzione ed è completa di capote, tonneau cover e finestrini laterali.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

 

Stima  € 40.000 / 45.000
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11

FIAT RITMO ABARTH 130 TC (1984)

TELAIO N. ZFA13BA00 03035229

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1995 CM3

POTENZA: 130 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

L’ULTIMO MODELLO SEGUITO PERSONALMENTE DA KARL ABARTH

 

Partendo dalla riuscitissima Ritmo, presentata nel 1978, la Fiat -studiando il grande successo in termini di vendite e di immagine della Volkswagen Golf GTi- ne preparò una versione sportiva, e nel 1981 lanciò la 105TC con motore 1600. L’anno dopo uscì la Ritmo Abarth 125TC col motore da due litri, che poi con la 2° serie del 1983 divenne 130TC: dotata del blasonato motore bialbero da due litri messo a punto dal grande Ing. Lampredi, erogava infatti ben 130 cavalli.

Con un peso di soli 900 kg., la vettura si confrontava in modo favorevole con la tedesca, che poteva contare su 110 cavalli per 800 chili.

Oggi le Ritmo Abarth rimaste in buone condizioni sono molto rare, e questo esemplare della prima serie si presenta come nuovo.

E’ stato sottoposto ad un grande lavoro di finitura della carrozzeria nel 2016 ed a seguire da un rifacimento della meccanica, con revisione dei carburatori, dell’impianto frenante, dell’avantreno, dell’impianto di raffreddamento, di quello elettrico e della strumentazione.

Anche l’interno è stato rinnovato, dettagliato e igienizzato, con la sostituzione del cielo e della cappelliera.

La vettura ha fatto la revisione che scade nell’Aprile 2021.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 11.000 / 15.000
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12

RENAULT 4 TL (1989)

TELAIO N. VF1112C0001307897

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 956 CM3

POTENZA: 33 cv

CARROZZERIA: BERLINA CINQUE PORTE

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

 UNA DELLE ULTIME R4, PERFETTA E CON BASSO CHILOMETRAGGIO

 

Nel 1956, all’alba dello sviluppo economico e motoristico francese, il nuovo Presidente della Regie Renault, Pierre Dreyfus, richiese il progetto di una nuova automobile economica che sostituisse la piccola e scomoda 4CV a motore posteriore, e che allo stesso tempo sfidasse la più spartana ma efficace Citroen 2CV.

Così nacque la R4: una vettura non bella ma piacevole, non futuristica ma tecnicamente avanzata, non sportiva ma pratica, confortevole ed affidabile, tanto da godere di un grande successo per più di vent’anni e otto milioni di esemplari prodotti.

L’indistruttibile motore a quattro cilindri ad aste e bilancieri era praticamente lo stesso della 4CV, aveva il cambio montato davanti -comandato da una lunga asta che terminava col classico ‘manico d’ombrello’- e la trazione anteriore; un telaio a pianale che permetteva il massimo sfruttamento dello spazio e le sospensioni completamente indipendenti a barre di torsione, schema che permetteva di non rubare spazio all’interno del veicolo.

La R4 fu prodotta in varie versioni, con motorizzazioni dai 600 ai 1100 cm3, fino al 1992.

Alla fine degli anni ’80 la Renault dovette chiudere la fabbrica della R4 che si trovava lungo la Senna in un punto ormai completamente circondato dalla città. Tutte le cromature venivano realizzate in una officina posta su un’isola sulla Senna, con conseguenze drammatiche per l’ambiente.

La produzione continuò per qualche anno in un impianto satellite nella ex-Yugoslavia, dopodichè essa fu interrotta poiché il prodotto non poteva essere aggiornato secondo le nuove norme di sicurezza e inquinamento.

Questa vettura appartiene proprio a quell’ultimo periodo, ed infatti ha l’interno rimodernato, con il volante e la plancia della R5.

Si tratta di un esemplare che ha percorso solo 83,000 km che è stato completamente rinnovato dal precedente proprietario nel 2017. La maggior parte di queste automobili ha percorso distanze spaziali ed è stata usata fino all’ultimo respiro e poi rottamata: questo esemplare rappresenta quindi una rara opportunità per acquistare un esemplare come nuovo.

Chi scrive può testimoniare che la R4 è una grande automobile che può fare tutto e andare ovunque, possedendo un esemplare da 850 cm3 comperato nuovo nel 1980!

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 6.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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13

CITROËN D SUPER (1973)

TELAIO N. 04FD7850

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1985 CM3

POTENZA: 99 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

ESEMPLARE SANISSIMO DELLA INNOVATIVA AMMIRAGLIA FRANCESE

Per vent’anni, dal 1955 al 1975, la Citroën produsse la berlina più avveniristica del mercato.

Dopo aver lanciato la Traction Avant, che aveva rivoluzionato il mercato delle berline medio-alte, già nel 1938 la Citroën aveva iniziato a pensare ad una nuova vettura ancora più avveniristica. Ad una così lunga gestazione naturalmente parteciparono una serie di tecnici di prim’ordine, e se oggi ricordiamo quasi esclusivamente il varesino Flaminio Bertoni (autore anche della Traction e della 2CV), vanno ricordati Pierre Boulanger, il Presidente che volle la DS e non potè vederla realizzata, e André Lefèbvre, che infuse nel progetto un po’ della creatività che aveva assorbito durante gli anni in cui aveva lavorato al fianco di Gabriel Voisin.

La linea, molto aerodinamica e diversa da qualsiasi altra automobile, rappresentava una delle caratteristiche più innovative, ma anche le sospensioni idropneumatiche regalarono alla nuova Citroën una confortevolezza che non aveva eguali.

Le uniche critiche rivolte alla DS furono determinate dal suo prezzo elevato, il che spinse i dirigenti della Citroën a realizzare una versione semplificata e decisamente meno cara, la ID.

Nel corso degli anni ’60, sull’onda del grande successo della gamma ID/DS e anche grazie alle economie di scala permesse dalla produzione in grande serie, l’allestimento delle vetture fu via via arricchito. Così, quando alla fine del 1969 la ID20 fu ribattezzata D Super, aveva ormai un allestimento quasi pari a quello delle prime DS.

La D Super proposta oggi si presenta in un inusuale (ma originale) colore Bleu Camargue, che rappresenta una rarità visto che la maggior parte di queste vetture è nera o grigia metallizzata.

La vettura, nata in Austria, è stata appena ripristinata ed immatricolata. Tra gli innumerevoli interventi appena fatti, sono da notare la revisione dell’impianto frenante e di quello idraulico, con sostituzione degli accumulatori a sfera, la sostituzione dell’alternatore, del motorino d’avviamento e della pompa benzina, e la revisione dell’impianto elettrico e del carburatore.

Gli interni sono originali, solo il sedile di guida è stato rinnovato con i materiali corretti.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo generale ed in particolare dei fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 12.000 / 14.000
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14

LANCIA FLAMINIA 2500 GT TOURING (1960)

TELAIO N. 824*1432

MOTORE: 6 CILINDRI A V

CILINDRATA: 2458 CM3

POTENZA: 119 cv

CARROZZERIA: COUPE’

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA GT PER LO SPORTIVO ELEGANTE DEGLI ANNI ‘60

 

La Casa fondata da Vincenzo Lancia fu tra le più fertili in fatto di innovazioni tecnologiche, collezionando una serie di primati assoluti come la scocca portante o la sospensione anteriore indipendente.

Nel 1950, con la Aurelia, fu la prima a mettere in produzione un motore a sei cilindri a V. Più compatto del sei in linea, e più sofisticato del quattro cilindri, lo schema V6 è ancora oggi il migliore per le cilindrate tra i due litri e i 3500 circa.  Prima dell’Aurelia, e del lavoro dell’Ing. Francesco de Virgilio, nessuno era riuscito a mettere a punto un V6 sufficientemente equilibrato. Basti dire che i V6 prodotti ancora oggi adottano la sua geometria.

Nata del dopoguerra con una cilindrata di due litri, la Aurelia era cresciuta fino ai 2,5 litri e quando venne il momento di essere sostituita, le successe la Flaminia, una vettura radicalmente diversa stilisticamente ma con uno schema meccanico quasi identico. Il motore, compatto e in lega leggera, era appunto un V6 derivato dal precedente, come il cambio in blocco col differenziale. Queste caratteristiche davano alle ammiraglie Lancia un comportamento stradale equilibratissimo e prestazioni notevoli.

Mentre la berlina di serie era stata disegnata in collaborazione con la Pinin Farina, come la Coupé su passo ridotto a 2750 mm., la premiata Carrozzeria Touring di Milano presentò una Coupé (a cui poi sarebbe seguita una spider) sul telaio corto da 2520 mm.

La “Flaminia GT Touring” era bassa, compatta e leggera (quasi 200 chili meno della Coupé Pinin Farina), ed offriva quindi delle prestazioni eccellenti, inferiori solo a quelle della Flaminia Sport Zagato, che di contro non poteva vantare il confort della Touring.

Presentata al Salone di Torino del 1958, la Flaminia GT era caratterizzata da una linea molto pulita e dal frontale a quattro fari. Una vetratura molto ampia dava un’ottima visibilità, mentre la finitura era di altissimo livello, come era lecito aspettarsi dalla Touring.

La vettura qui proposta è la 432° delle 863 vetture costruite dal 1959 al 1961 in quella che possiamo chiamare ‘prima serie’: la 2500 monocarburatore da 119 cavalli. Queste furono poi seguite da 682 vetture con carburazione frazionata, ed infine da 168 dotate di motore portato a 2800 cm3.

Vettura bolognese fin dalla nascita (agli inizi della sua ‘carriera’ è stata utilizzata dai più importanti titolari del Bologna Calcio), è stata acquistata più di quarant’anni fa da due fratelli ben conosciuti nel mondo delle auto d’epoca. Utilizzata regolarmente per vari raduni nazionali e internazionali del Lancia Club e di altri sodalizi la vettura è poi stata sottoposta ad un completo ed accurato restauro alla fine degli anni ‘80 e poi sempre mantenuta con grande cura.

Si presenta in condizioni perfette di meccanica, di interni; la carrozzeria ha alcuni punti in cui si intravvedono i fondi, ma è comunque in condizioni ottime, tanto che è stata selezionata per un servizio fotografico esclusivo dalla rivista inglese “The Road Rat”, riconosciuta tra le più importanti del mondo.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 95.000 / 110.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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15

Fiat 500 MY CAR BY FRANCIS LOMBARDI (1971)

TELAIO N. 2736291

MOTORE: 2 CILINDRI

CILINDRATA: 500 CM3

POTENZA: cv 18,2

CARROZZERIA: Berlina due porte

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

RARISSIMO ESEMPLARE FUORISERIE

 

Costruita in 5,200,000 esemplari circa, la Fiat Nuova 500 con le sue derivate ha un posto da protagonista nella storia del nostro paese. Coeva e parte in causa del boom economico degli anni ’50, la piccola utilitaria a motore posteriore è stata prodotta sino al 1975, ma dopo più di quarant’anni fa ancora parte del nostro panorama cittadino.

Francis Lombardi era un pioniere dell’aviazione militare della Prima Guerra Mondiale, che nel 1947 fondò l’omonima carrozzeria a Vercelli. Da subito si specializzò nella costruzione di versioni speciali delle vetture Fiat, come le 1100 Giardinette in legno, e poi tutta una serie di vetture da rappresentanza realizzate allungando le berline torinesi.

Tra il 1968 e il 1971 ne furono realizzate due o tremila. La vettura, piuttosto che una elaborazione sportiva, vantava un allestimento più completo e lussuoso, ed inoltre, per via della forma del tetto, offriva una maggiore abitabilità nel sedile posteriore.

La vettura ebbe anche successo anche perché era più velocemente disponibile rispetto alla versione di serie, anche se costava un po’ di più.

Questa 500 My Car, che ha avuto due soli proprietari e ha percorso 61,500 chilometri, ed è completa di tutti i suoi particolari specifici, oggi introvabili, come fregi in inox, coppe ruota, plancia sagomata, volante Ferrero, vetri posteriori apribili, eccetera.

Nel 2017 è stata sottoposta ad un restauro conservativo della carrozzeria, con sostituzione delle guarnizioni e tutte le finiture in gomma, mentre all’interno sono stati rifatti i sedili, e meccanicamente è stata messa a punto con sostituzione della cinghia, delle candele, batteria, cuffie semiassi e revisione dell’impianto frenante. Sono disponibili fatture e ricevute dei lavori effettuati.

Ha appena effettuato la revisione ed ha una completa documentazione originale dell’epoca.

Essa rappresenta una occasione rarissima di acquistare una Cinquecento fuoriserie in condizioni di originalità imbattibili.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 11.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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16

ROVER MINI COOPER (1994)

TELAIO N. SAXXNNAYNBD079085

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1275 CM3

POTENZA: 63 BHP

CARROZZERIA: BERLINA DUE PORTE

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

L’ULTIMA VERSIONE DELLA MINI CLASSICA

 

Nell’agosto del 1959 l’industria automobilistica inglese, che ancora godeva di una posizione di leadership, lancia una nuova vettura in due versioni distinte: la Austin Seven e la Morris Mini Minor.

Si tratta di una piccola vettura, progettata in modo innovativo dal famoso ingegnere Alec Issigonis, che nel farlo ha posto particolare attenzione nella ricerca del migliore sfuttamento dello spazio, riducendo quello utilizzato dalla meccanica e massimizzando quello a disposizione dei passeggeri.

Partite a rilento, dopo un paio di anni le vendite della “Mini” iniziarono a crescere, non appena la clientela si accorse che quella che veniva proposta semplicemente come una piccola vettura economica era anche molto divertente da guidare.

Come la “Mini” lanciata dalla stilista Mary Quant rivoluzionò la moda, così la Mini a quattro ruote divenne la protagonista degli “Swingin’ Sixties” e fu una delle poche automobili a trascendere le classi sociali.

 

Fu la prima auto prodotta in grande serie dotata di motore trasversale, trazione anteriore, cambio in blocco col motore. Fu amata da persone normali, principi e piloti, che la portarono agli allori sia in pista che nei rally.

 

Seguì le vicissitudini dell’industria inglese, portando negli anni vari marchi, fino a diventare essa stessa un marchio. BMC (British Motors Corporation), BLMC (British Leyland Motor Corporation), Leyland, Rover… alla fine finì nel portafoglio della BMW, che nel 2001 ne lanciò una nuova e moderna versione, che ne rinnovò il successo.

 

Negli anni ’80 e ’90 fu mantenuta in vita, sempre in attesa di una rinascita, ben sapendo che, a causa delle regolamentazioni in fatto di sicurezza e inquinamento i suoi giorni erano contati. Ma la sua presenza era importante per mantenere vivo l’interesse per il marchio, in attesa del lancio del nuovo modello nel 2001.

 

La vettura proposta appartiene proprio a questo ultimo periodo e quindi ha tutta una serie di migliorie e modernità impensabili al momento del lancio nel 1959… in particolare il motore a iniezione e catalizzato in classe Euro 1. Ha avuto due soli proprietari che hanno percorso 65,500 chilometri, mantenendo la vettura perfettamente. Come Spesso accadeva con queste vetture, sia negli anni ’60 che nei decenni successivi, questa Mini fu acquistata da una elegante Signora che la usava nel centro di Milano.

 

Recentemente, la Mini è stata completamente revisionata e dotata di un nuovo impianto di scarico sportivo e di gomme Yokohama nuove. La carrozzeria è stata lucidata e protetta, mentre anche l’interno in pelle e tessuto, completamente originale, è stato lavato, igienizzato e protetto professionalmente. La revisione è valida sino all’aprile 2021.

 

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 5.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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17

LAND ROVER 90 2,5 Td (1989)

TELAIO N. SALLDVAB8FA366962

MOTORE: 4 CILINDRI DIESEL

CILINDRATA: 2495 CM3

POTENZA: 85 cv

CARROZZERIA: FUORISTRADA TELONATO

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

LA PIU’ MODERNA DELLE LAND ROVER CLASSICHE

 

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Direttore Tecnico della Rover, Maurice Wilks, acquistò una Jeep MB da un campo di smaltimento di materiale bellico americano, per utilizzarla nella sua tenuta di campagna.

Nel frattempo, dovendo reinventare l’azienda dopo i tragici anni di guerra, e non avendo nuovi modelli pronti da mettere in produzione, iniziò a valutare l’idea di costruire un veicolo ‘tuttoterreno’: una leggera vettura 4x4 basata sul concetto della Jeep, ma pensata prevalentemente per l’uso agricolo piuttosto che per quello militare.

Così nacque la Land-Rover, un’altra icona dell’automobile britannica, ancora oggi diffusissima nelle campagne del Regno. Dalle 48 prodotte nel 1948 si arrivò ai 45/50,000 esemplari annui negli anni settanta: nel 1976 fu prodotta il milionesimo esemplare.

Questo successo era dovuto anche alla sostanziale assenza di concorrenza, dato che le esportazioni Jeep erano molto limitate e i giapponesi non avevano ancora iniziato a produrre i fuoristrada. Questa situazione cambiò radicalmente negli anni ’80 e la Land Rover dovette reagire realizzando un modello più moderno, declinato su due lunghezze di telaio: la 90 e la 110. L’innovazione più importante fu il passaggio dalle sospensioni a balestra a quelle a molle elicoidali, prese dalla esperienza della Range Rover: con questa soluzione la vettura fece un deciso passo avanti in confortevolezza e guidabilità.

La 90 qui esposta è l’ultima vera Land Rover, dato che a partire dal modello successivo il prodotto avrebbe assunto la denominazione “Defender”.

E’ stata completamente restaurata, solo per la carrozzeria sono stati investiti quasi 10,000 euro. Anche la meccanica è completamente rinnovata, tagliandata e revisionata, con circa 2000 euro di ricambi nuovi e 800 di manodopera. E’ immatricolata come autocarro a tre posti.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo.

Stima  € 16.000 / 20.000
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18

ALFA ROMEO E30 “SZ” (1991)

TELAIO N. ZAR16200003000261

MOTORE: 6 CILINDRI A V

CILINDRATA: 2959 CM3

POTENZA: 210 cv

CARROZZERIA: COUPE’ ZAGATO

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

IL “MOSTRO” PIU’ AMATO DELL’ALFA ROMEO

 

Il connubio tra Alfa Romeo e Zagato rappresenta sin dagli anni ’20 del XX Secolo la summa della milanesità automobilistica, e ha sempre prodotto vetture ai vertici del settore delle auto sportive e da corsa.

Dalle 6C 1750 e 8C 2300, fino alle versioni speciali della Giulia, culminate con le TZ1 e TZ2, le Alfa by Zagato sono sempre state, e sono ancora, ambitissime.

Per rinverdire questi fasti, ed al tempo stesso per creare un modello a tiratura limitata che rappresentasse il massimo della tecnica del momento, fu creata questa coupé esclusiva, prodotta in soli 1036 esemplari tra il 1989 e il 1991.

La carrozzeria fu studiata da Zagato con la collaborazione di Robert Opron del Centro Stile Fiat. La leggerissima carrozzeria era in materiale termoplastico, mentre la parte meccanica derivava dalle versioni più spinte della 75: il motore ‘Busso’ V6 dunque unito al ponte De Dion con propulsore (cambio+diferenziale) posteriore, per garantire la migliore distribuzione dei pesi.

Fino alla attuale Giulia, questa fu l’ultima Alfa Romeo a trazione posteriore. La messa a punto dell’autotelaio fu seguita personalmente, a Balocco, da Giorgio Pianta: ingegnere, pilota, team manager e collaudatore delle più importanti vetture sportive e da rally del Gruppo Fiat di quegli anni.

La SZ era stata concepita come una granturismo ad alte prestazioni, ed infatti era capace di una accelerazione da zero a cento da sette secondi, ed una velocità massima di 245 km/h. Allo stesso tempo offriva ai suoi fortunati clienti un abitacolo comodo e lussuosamente rifinito, ed un ampio bagagliaio.

La vettura è come nuova, ha percorso meno di 18,000 chilometri con un solo proprietario, ed ha tutta la documentazione originale.

Nel 2019 si festeggia il centesimo anniversario della Zagato e tutte le vetture firmate con la Zeta stanno suscitando un particolare interesse, sin dal Concorso Internazionale di Kyoto che ha realizzato una completissima retrospettiva.

Acquistando questa vettura si entra quindi nel novero dei collezionisti che hanno accesso a una serie di manifestazioni esclusive.

 

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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19

PEUGEOT 406 COUPE’ 2.2 (2003)

TELAIO N. VF38C3FZA81579502

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 2230 CM3

POTENZA: 158 cv

CARROZZERIA: COUPE’

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

LA PIU’ ELEGANTE PEUGEOT COUPE’

 

La Peugeot, sin dagli albori dell’automobile, si è costruita una solida reputazione per le sue vetture ben costruite, affidabili e longeve. A partire dagli anni ’50, fino alla fine del secondo millennio, ha affidato lo stile delle sue auto alla Pininfarina, che ha dato loro un’eleganza particolare.

Questo mix di eleganza e qualità ha per decenni decretato il successo delle automobili Peugeot, ed in particolare delle sue Coupé: dopo la 404 e la 504 (uscita di produzione nel 1983), la 406 rimane per molti appassionati la più bella Peugeot di sempre.

Disegnata da Davide Arcangeli, che era in forze alla Pininfarina, la vettura aveva molti dettagli che ricordavano la contemporanea Ferrari 456.

La Coupé fu anche l’unica 406 non costruita in Francia: la Pininfarina infatti in quel periodo aveva vari stabilimenti dove produceva varie decine di migliaia di automobili ogni anno.

Lanciata con il motore quattro cilindri da due litri e 132 cavalli e il V6 3000 da 190 cavalli, la 406 Coupé nel 2001 ricevette anche un quattro cilindri 2200 da 158 cavalli, che è quello che equipaggia la vettura in vendita.

Fu immatricolata nell’aprile 2004 a nome di una officina autorizzata Peugeot, che ne curò la manutenzione per anni (gli interventi sono documentati). Si tratta di un esemplare tenuto benissimo e con solo 100.000 chilometri.

Un’ottima occasione per acquistare una automobile classica ed elegante, che sicuramente si rivaluterà nel futuro.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 6.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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20

MG A ROADSTER (1957)

TELAIO N. M107125393M *

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1489 CM3

POTENZA: 72 CV

CARROZZERIA: ROADSTER

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA TRADIZIONALE ROADSTER INGLESE

 

Il Marchio MG fu fondato negli anni ’20 da Cecil Kimber, che dirigeva i “Morris Garages” di Oxford, un gruppo di Concessionari appartente a William Morris, Lord Nuffield, fondatore e proprietario della Morris Motors ltd.

Il grande successo delle Midget -dalla TA del 1936 alla TF del 1953- rese quello della MG uno dei marchi più importanti di vetture sportive al mondo.

Mentre la TC aveva venduto circa 10,000 esemplari, la TD fu prodotta in quantità tripla, ma fu tenuta in vita troppo a lungo, fino al 1953. Venne sostituita dalla TF, una vettura superata sia tecnicamente che stilisticamente, se si considera la concorrenza del tempo: era praticamente un’auto d’epoca nuova.

Tutto questo cambiò nel 1955 con la presentazione della MGA. La stessa scelta del nome del nuovo modello significava che la Casa di Abingdon aveva deciso di ripartire dall’inizio.

Il vecchio telaio delle T venne completamente ridisegnato in modo da poter realizzare una seduta più bassa per i passeggeri: così tutta la carrozzeria poté essere più bassa e filante. I parafanghi separati, vestigia delle auto degli anni ’30, scomparirono fondendosi nelle fiancate -come avevano insegnato i carrozzieri italiani sin dagli anni ’40- e la vettura fu così ben riuscita che dal 1955 al 1962 ne vennero prodotte più di 181,000.

Tutti gli storici concordano nel definire stupita la reazione dei commentatori al lancio della Jaguar E Type del 1961: ma siamo certi che alla presentazione della MG A, sei anni prima, lo stupore dev’essere stato pari se non maggiore.

La vettura che oggi vi proponiamo in asta è stata costruita nel 1957, appartiene quindi al secondo anno della produzione, ed è stata importata nel 1991, ed immatricolata nel 1993. Come spesso accadeva in quel periodo, in fase di importazione le autorità doganali le hanno impresso un numero di telaio d’ufficio (*), dato che l’originale HDK43/28402 probabilmente era riportato solo dalla targhetta.

La vettura è stata immatricolata come “auto di interesse storico” ed omologata ASI. E’ stata acquistata dall’ultimo proprietario nel 2003, ma non è stata utilizzata negli ultimi dieci anni circa.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 26.000 / 30.000
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21

PORSCHE 911 3.2 SC CABRIO (1988)

TELAIO N. WPOZZZ91ZJS171331

MOTORE: BOXER 6 CILINDRI

CILINDRATA: 3125 cm³

POTENZA: 218 cv

CARROZZERIA: CABRIOLET DUE POSTI

UNA 911 3.2 SC TENUTA PERFETTAMENTE

La 911 è un'iconica auto sportiva prodotta dalla Porsche a partire dal 1963 e tuttora in produzione, e nel corso degli anni ha avuto molti cambiamenti. Si possono, tuttavia, distinguere due serie fondamentali: le 911 con motore raffreddato ad aria (1963-1997) e le 911 "moderne" (dal 1998 ad oggi).

Nella seconda metà degli anni Cinquanta la Porsche 356 iniziava a sentire il peso degli anni. Il motore 4 cilindri boxer raffreddato ad aria era nato nel 1948 con cilindrata di 1.131 cm³ e 40 CV di potenza, ed era derivato, come altre componenti dell'auto, dalla Volkswagen.

Per la progettazione della nuova vettura Ferry Porsche si occupò della parte tecnica, affidando l'innovazione stilistica al figlio Ferdinand Alexander Porsche soprannominato dai suoi familiari "Butzi". Le linee guida decise a priori comportavano il mantenimento dell'impostazione tecnico-stilistica della "356", con il motore boxer raffreddato ad aria e montato posteriormente, ma con un'abitabilità sufficiente a ospitare 4 persone. 

La costruzione in serie di una tale vettura avrebbe consentito alla Porsche di entrare nel mercato delle Gran Turismo ‘due litri’ con un prezzo concorrenziale rispetto ai modelli costruiti artigianalmente da molti carrozzieri italiani, su meccaniche Alfa Romeo, Fiat e Lancia.

Un lungo lavoro di affinamento portò alle soluzioni più disparate e bizzarre, finché Butzi si vide costretto ad abbandonare l'iniziale punto programmatico dei 4 posti e ripiegare sulla configurazione 2+2, che consentiva di mantenere la linea di cintura iniziale, raccordando il padiglione con il cofano motore in una sola curva.

La commercializzazione della nuova "901", avviata all'inizio del 1964, fu subito ostacolata dalla diffida della Peugeot ad usare quella sigla, poiché depositaria di tutti i numeri a tre cifre con lo zero al centro da utilizzare per i suoi modelli. La Porsche fu quindi costretta a modificare la sigla in "911" a partire dal 10 novembre 1964. Marchiati "901" furono soltanto i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti in maniera artigianale, dato che la produzione di serie ebbe inizio il 14 settembre di quell'anno.

La 911 era una coupé 2+2 con motore posteriore a sbalzo, trazione posteriore, sospensioni a 4 ruote indipendenti con barre di torsione, 4 freni a disco e cambio meccanico a 5 rapporti.  Il 6 cilindri boxer raffreddato ad aria e alimentato da 2 carburatori Solex triplo corpo che la muoveva aveva una cilindrata di 1991 cm³ e una potenza massima di 130 CV.

Già nel 1965 la Porsche presentò la versione Targa della 911. In un momento storico in cui la sempre maggiore attenzione dei governi -soprattutto quello statunitense- metteva in forse l’esistenza stessa delle automobili sportive aperte, la proposta di Stoccarda prevedeva la presenza di un grosso rollbar che alla sua funzione strutturale e di sicurezza in caso di ribaltamento ne aggiungeva anche una estetica. La parte del tetto sopra i sedili anteriori, tra il parabrezza ed il rollbar, era asportabile, e nei primissimi modelli il lunotto era in plastica fissato con una zip e poteva quindi essere asportato. Successivamente divenne in vetro e fisso.

Ma per gli amanti della guida sportiva all’aria aperta il richiamo di una vera Cabriolet era sempre molto forte, e finalmente negli anni ‘80 fu presentata la 911 Cabrio.

Un motore entusiasmante che permetteva a tutte le versioni della 911 di scattare con un’accelerazione fortissima, e di raggiungere una velocità massima di 239 km/h per la Carrera. 

La vettura proposta, essendo del 1988, appartiene agli ultimi anni di produzione delle 911 raffreddate ad aria, soluzione amatissima dagli appassionati, e che discrimina le 911 ‘giuste’, cioè come le aveva volute lo stesso Ing. Porsche, da quelle moderne che sono raffreddate a liquido.

Essa fu importata in Italia nel 1992 e è sempre stata tenuta con grande cura, fatto provato dal libretto dei tagliandi con tutti i timbri ufficiali Porsche. E’ in condizioni ottime e pronta per un’estate a cielo aperto!

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 75.000 / 80.000
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22

ALFA ROMEO 75 TWIN SPARK (1989)

TELAIO N. ZAR162000*06134185

MOTORE: 4 CILINDRI

CILINDRATA: 1962 CM3

POTENZA: 149 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA TWIN SPARK COME NUOVA CON TARGA ORO

 

La 75 occupa un posto particolare nella serie delle berline sportive Alfa Romeo. Lanciata nel 1985 per sostituire la Giulietta, fu il più riuscito modello dallo stile angolare, e fu poi sostituita nel 1993 dalla meno riuscita 155.

Fu presentata nella primavera del 1985, in concomitanza col 75° anniversario della Casa del biscione – anniversario che le diede anche il nome.

Ma in quel momento le cose non erano facili per l’Alfa Romeo, che era ancora all’interno dell’IRI e stava per passare alla Fiat. In tale momento non fu possibile progettare una vettura completamente nuova, e quindi la 75 ereditava molte caratteristiche dai modelli precedenti.

Pur mantenendo le porte della Giulietta, la 75 ha una sua personalità ed ebbe subito un buon successo, che la accompagna ancora oggi che è diventata una “youngtimer”.

Nel 1987 fu presentata la versione “Twin Spark”, caratterizzata dalla iniezione elettronica Bosch Motronic, nuova testata, doppia accensione e variatore di fase: una serie di raffinatezze meccaniche sperimentate nelle corse, che fecero di questa versione quella più equilibrata ed apprezzata. Inoltre, con i suoi 149 cavalli, era la berlina 2000 aspirata più sportiva del mercato.                     

La vettura offerta è in ottime condizioni ed è stata ripristinata professionalmente. Aveva un impianto GPL che è stato smontato, con relativa annotazione sul documento di circolazione.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 9.000 / 12.000
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23

ALFA ROMEO GIULIA GTV 2000 (1971)

TELAIO N. 2420203

MOTORE: 4 CILINDRI DOHC

CILINDRATA: 1962 CM3

POTENZA: 150 CV

CARROZZERIA: COUPE’ BERTONE

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA ECCELLENTE GTV 2000

 

Dopo il grande successo della Giulietta Coupé, la Carrozzeria Bertone ricevette l’incarico di creare un nuovo coupé sul pianale accorciato della Giulia. L’incarico fu svolto in maniera eccellente da un giovane designer, tale Giorgetto Giugiaro... e la Giulia GT, prodotta in varie versioni dal 1963 al 1976, diventò una delle vetture sportive italiane di maggior successo.

Dopo le versioni 1300 e 1600, venne realizzata una serie più curata, la 1600 GT Veloce. A seguito dell’introduzione della nuova berlina 1750, nel 1967, fu subito messa in cantiere una nuova serie, la 1750 GT Veloce appunto, con il motore più grosso. Presentata nel 1968, fu la prima GT col nuovo frontale senza ‘scalino’, luci posteriori specifiche, interno più curato con poggiatesta estraibili: insomma un modello al top della gamma.

La sua naturale evoluzione fu la 2000 GT Veloce, presentata a Gardone nel giugno del 1971. La potenza del classico quattro cilindri bialbero -con l’aumento della cilindrata da 1779 a 1962- passò dai 135 ai 150 cavalli SAE. Avendo mantenuto il peso inalterato a 1040 kg, questo portava un notevole aumento della brillantezza

La 2000 ebbe anche una produzione più confidenziale, con circa 37,500 esemplari contro i quasi 45,000 della 1750.

Esternamente la differenza più importante era nella mascherina, che aveva uno scudetto più moderno.

Questo esemplare è stato conservato in modo eccellente.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 40.000 / 45.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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24

JAGUAR XJ12 5.3 HE (1984)

TELAIO N. SAJJDALW4CC384727

MOTORE: 12 CILINDRI A V

CILINDRATA: 5345 CM3

POTENZA: 285 CV

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: AUTOMATICO

GUIDA: SINISTRA

LA MIGLIORE AUTOMOBILE DEL MONDO

 

La XJ, presentata nel 1968, fu il modello che segnò la trasformazione della Jaguar da ‘specialista’ a Casa automobilistica vera e propria, in grado di battersi ad armi pari con il meglio del mercato.

Caratterizzata da una linea sportiva, un interno di lusso arricchito con la migliore pelle e radica, e una meccanica molto sofisticata, fu una berlina di classe superiore che improvvisamente fece invecchiare le concorrenti.

Quando poi nel 1972 Lyons stupì il mondo proponendo una versione ‘top’ con un motore a dodici cilindri, la XJ raggiunse un livello veramente irraggiungibile.

Solo negli anni prima della guerra, i motori plurifrazionati ebbero un breve periodo in cui furono adottati anche su macchine da turismo: soprattutto i grandi marchi di lusso americani, Cadillac in testa, realizzarono auto di lusso a dodici e perfino a sedici cilindri.

Dopo la guerra, per molti anni Ferrari fu l’unico ad utilizzare un V12, seguito poi da Lamborghini.

Proporre un V12 su una berlina di lusso -e per di più ad un prezzo concorrenziale- fu una decisione rivoluzionaria, che presto venne imitata dalla BMW e dalla Mercedes.

Questo superbo motore, contrariamente al sei cilindri XK, aveva un solo albero a camme in testa, per limitarne l’ingombro verticale ma anche perché non aveva velleità sportive: veniva anche montato sulla E Type terza serie, che aveva perso la sportività della prima serie per diventare una comoda granturismo.

Dopo i primi anni esso fu aggiornato con nuove testate che avevano delle camere di scoppio ad alta turbolenza che ne ridussero drasticamente il consumo e ne aumentarono l’efficienza.

L’autorevole mensile CAR realizzò una ‘prova di gruppo’ per decidere quale fosse la migliore automobile del mondo: confrontò la XJ12, la Mercedes Benz 560 S, la BMW 750 e la Rolls-Royce Silver Shadow. Inutile dire che la vittoria andò proprio alla Jaguar, in virtù della sua sofisticata ciclistica che le dava il perfetto equilibrio tra prestazioni e comodità, ed il motore, che risultò il più piacevole in assoluto. Non guastava il fatto che la Jaguar costasse il 30% meno delle tedesche e circa un quarto del prezzo della Rolls-Royce!

In Italia, la XJ12 era un modello rarissimo, pensate che nel 1984, l’anno di immatricolazione di questa automobile, furono immatricolate solo 291 auto: è presumibile che di queste, solo una trentina fossero XJ12.

Oggi avete una rara occasione di possedere un esemplare della migliore automobile del mondo, in condizioni eccellenti e dotata di Targa Oro ASI, al costo di una utilitaria usata: non fatevela scappare! 

La vettura è in ottime condizioni meccaniche ed è stata appena revisionata, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 10.000 / 15.000
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25

LANCIA APPIA 2a SERIE (1957)

TELAIO N. C10S*16536

MOTORE: 4 CILINDRI A V STRETTO

CILINDRATA: 1089 CM3

POTENZA: 48 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

LA PICCOLA BERLINA DI LUSSO

 

Vincenzo Lancia fu buon pilota per la Fiat e nel 1906 diede vita alla Casa automobilistica che porta il suo nome.

Pur non essendo un ingegnere, seppe creare una serie di vetture tra le più innovative del loro tempo: tra tutte spicca la Lambda che, nel 1923, fu la prima automobile con struttura portante, freni idraulici e sospensioni anteriori indipendenti.

La Lambda fu seguita da vari modelli che, pur adottando le soluzioni tecniche d’avanguardia, avevano spesso un aspetto ancora molto legato alla tradizione. L’ultimo fu l’Aprilia, una piccola ma spaziosa berlina dalla carrozzeria e meccanica rivoluzionarie, che uscì nel 1937 pochi mesi dopo la scomparsa di Lancia.

A Vincenzo successe il figlio Gianni, ed alla Aprilia la Aurelia. Fedele alla cifra tecnica della Casa torinese, Gianni Lancia aveva assunto il più importante tecnico automobilistico del tempo, Vittorio Jano: l’uomo che aveva creato le meravigliose Alfa Romeo che dalla fine degli anni ’20 ai primi ’50 rappresentarono il non plus ultra dell’automobile.

Torinese come i Lancia, Jano si adattò perfettamente allo spirito della Casa, e contribuì a dare vita al fecondo periodo di grande sviluppo che la Casa ebbe nel dopoguerra. In pochissimi anni, e con pochi mezzi, la Lancia creò un capolavoro stradale, l’Aurelia, e una serie di vetture da corsa che culminarono con la Formula Uno.

Come l’Ardea rappresentava la versione miniaturizzata dell’Aprilia, così l’Appia fu la sorella minore dell’Aurelia, e portò avanti per molti anni la linea di prodotto entry level (come cilindrata, ma non come qualità) che poi sarebbe proseguita con la Fulvia.

Anche l’Appia rappresentava una versione stilisticamente molto simile alla berlina di riferimento, con dimensioni ridotte e uno schema tecnico semplificato.

Presentata nel 1953, e prodotta in 20,000 esemplari, la Appia fu aggiornata con la seconda serie nel 1956. Ne furono fabbricati 22,400 esemplari.

Come tutte le Lancia viste fino ad allora, la Appia era costruita con grandissima cura nello storico stabilimento di Borgo San Paolo a Torino. Dotata di un piccolo motore 1100, le sue qualità stradali le permettevano però una guida brillante.

Era molto spaziosa, pur essendo di piccole dimensioni, e accessibile, grazie alle grandi porte ‘ad armadio’ e l’assenza del montante centrale.

La Seconda serie si distingueva esternamente per la coda più moderna e spaziosa e per la tipica griglia a scudetto che aveva caratterizzato tutte le Lancia. La successiva Terza serie sarebbe passata alla griglia orizzontale di nuovo disegno inaugurata nel 1957 con la Flaminia.

La Appia offerta oggi è un bellissimo esemplare della Seconda Serie in condizioni eccezionali di conservazione. La meccanica è stata controllata e funziona impeccabilmente.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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26

FIAT 1100/103H (1958)

TELAIO N. 724157

MOTORE: 4 cilindri in linea

CILINDRATA: 1089 CM3

POTENZA ORIGINALE: 50cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA 1100 PREPARATA PER CORRERE

 

La capostipite di tutte le "1100" fu la Fiat 508C "Nuova Balilla", uscita nel giugno del 1937, la cui evoluzione stilistica, presentata alla fine del 1939 e subito ribattezzata popolarmente "musone", fu la prima vettura della marca torinese a fregiarsi della denominazione Fiat 1100.

Nell'immediato dopoguerra (settembre 1948), la 1100, lievemente modificata, assunse la designazione di 1100 B, poi, alla fine dell'estate del 1949, uscì la 1100 E caratterizzata esteriormente dall'adozione di un vano posizionato nella coda, che era destinato all'alloggiamento dei bagagli e della ruota di scorta.

La 1100 E rimase a listino fino alla primavera del 1953 quando nacque la 1100/103, che era un’automobile totalmente nuova e dotata di scocca portante. Grazie alla sua abitabilità, la 1100 ebbe in quegli anni di grande sviluppo economico un notevole successo.

 La 103, messa sul mercato nell'aprile 1953 in due versioni, la Tipo A, più economica, e la Tipo B, maggiormente rifinita, si caratterizzava per una moderna linea a 4 porte e 3 volumi.

La 1100/103, attraverso varie serie (E, D e H), via via migliorate ed adeguate alle richieste del mercato, fu prodotta dal 1953 al 1962 in più di un milione di esemplari, il che dimostra l’importanza di questo modello nella storia della industrializzazione e della motorizzazione italiane.

La cilindrata inferiore ai 1100 cm3 presentava alcuni vantaggi fiscali, ed è per questo motivo che in quel periodo le case producevano anche delle versioni arricchite sulla meccanica di piccola cilindrata. Una di queste fu appunto la 1100/103 H, a sua volta declinata nelle versioni Lusso, Export e Special, rifinite con cura e spesso con livrea bicolore.

La vettura presentata è stata completamente restaurata, elaborata e dotata di una serie di modifiche atte a renderla più leggera e performante. Tutte le modifiche sono comunque facilmente reversibili. La vettura si presenta con targhe e libretto originali ed una serie di documentazione dell’epoca, ed è in perfetta efficienza.

Questa 1100 rappresenta un’ottima opportunità per chi ama le auto italiane degli anni ’50 e cerca una vettura dotata di un suo stile con cui affrontare raduni, gare di regolarità o in salita.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

 

Stima  € 18.000 / 25.000
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27

FIAT 600 (1955)

TELAIO N. 015962

MOTORE: 4 cilindri in linea

CILINDRATA: 633 CM3

POTENZA: 24,5 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

UNA RARISSIMA 600 DEL PRIMO MESE DI PRODUZIONE FIRMATA

 “FIAT CARROZZERIE SPECIALI”, ISCRIVIBILE ALLA MILLE MIGLIA!

 

La ormai superata Topolino, concepita negli anni ’30, continuò la sua carriera fino agli anni ’50. Costruita ormai solo nella riuscita versione Belvedere, essa rappresentava, in un’Italia che stava spiccando il volo del successo economico, l’unica possibilità per quella clientela che cercava una utilitaria a quattro posti.

Ma era troppo vecchia, complicata e costosa da produrre, ed era necessario sostituirla con un prodotto più moderno.

Lo staff guidato da Dante Giacosa creò dunque la 600, progettata per essere costruita industrialmente in grande serie: ne furono fabbricate infatti 900,000 solo negli anni 1955-1960, il triplo delle Topolino C.

La 600 fu presentata al Salone di Ginevra del 10 marzo 1955. La vettura che proponiamo oggi, che fu immatricolata il 4/5/55, e appartiene quindi al primissimo gruppo di 600 prodotte. Si tratta infatti di una ormai rarissima prima serie, caratterizzata dalle coppe coprimozzo particolari e soprattutto dai vetri scorrevoli (i finestrini discendenti sarebbero arrivati solo nel 1957).

A rendere questa vettura ancor più speciale e unica è il fatto che si tratta di un esemplare arricchito dalla verniciatura bicolore e da tutta una serie di accessori specifici sia all’intero che all’esterno, come ad esempio i fari fendinebbia e i deflettori ai finestrini. Queste vetture particolari erano allestite in un reparto separato del Lingotto, ed infatti portavano il marchio “Fiat Carrozzerie Speciali”.

La vettura appartiene ad un noto restauratore che l’ha riportata in condizioni magnifiche, tanto che essa rappresenta sicuramente una delle più rare e più belle 600 rimaste.

Essendo stata prodotta nel 1955, questa splendida 600 è iscrivibile alla Mille Miglia.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 14.000 / 18.000
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28

CITROËN 2CV CHARLESTON (1985)

TELAIO N. YF7AZKA00KA072959

MOTORE: 2 CILINDRI

CILINDRATA: 602 CM3

POTENZA: 28,55 cv

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: MANUALE

GUIDA: SINISTRA

L’ULTIMA VERSIONE DELLA ‘PICCOLA’ DI ANDRE’ CITROEN

 

Le prime idee inerenti alla possibilità di costruire una vettura utilitaria dai bassissimi costi e dalla grande diffusione vennero in mente ad André Citroën già durante i primi anni trenta, ma tale idea venne accantonata a favore del progetto che avrebbe originato la ben più costosa Citroën Traction Avant.

Più tardi il nuovo Presidente Pierre Boulanger decise di far ripartire il progetto e diede le seguenti istruzioni ai suoi tecnici: «Studiate una vettura che possa trasportare due contadini in zoccoli e 50 kg di patate, o un barilotto di vino, a una velocità massima di 60 km/h e con un consumo di 3 litri per 100 km. Le sospensioni dovranno permettere l'attraversamento di un campo arato con un paniere di uova senza romperle, e la vettura dovrà essere adatta alla guida di una conduttrice principiante e offrire un confort indiscutibile.»

Dopo una lunga gestazione, la vettura fu quasi pronta per il lancio, ma lo scoppio della guerra fece rimandare ogni programma. Durante la guerra, lo scultore varesino Flaminio Bertoni, che aveva collaborato al successo della “Traction” ed avrebbe poi creato la immortale “DS”, intervenne sull’estetica della 2CV, che infatti fu poi lanciata nel 1948.

La meccanica semplice permetteva a chiunque di utilizzare la vettura avendo costi di manutenzione molto contenuti, il che, insieme al basso costo di acquisto, alla linea simpatica ed alla sua comodità, ne fece un grande successo tra i giovani.

La 2CV così cavalcò gli anni ’50 ma soprattutto i ’60 e i ’70, quando sembrava la macchina perfetta per le nuove generazioni, più allegramente rivoluzionarie di quelle che le avevano precedute.

Negli anni la 2CV fu costantemente aggiornata, mentre il motore crebbe da 400 a 600 di cilindrata, e la vettura acquistò anche qualche miglioramento di allestimento, come il terzo finestrino laterale. Nel 1980 fu lanciata la versione Charleston, con due livree bicolori, la cui produzione sarebbe continuata nello storico stabilimento di Levallois fino al 1988. La produzione sarebbe comunque continuata in Portogallo fino al 1990, quando fu prodotta l’ultima 2 CV, una Charleston grigia e nera.

La 2CV che vi proponiamo ha avuto due soli proprietari ed ha percorso solo 18,000 km. E’ stata mantenuta in modo maniacale ed è praticamente come nuova.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche, ma per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 11.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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29

JAGUAR XJ6 SOVEREIGN 4.2 (1983)

TELAIO N. SAJJCALP4CC350682

MOTORE: 6 CILINDRI IN LINEA, BIALBERO

CILINDRATA: 4235 CM3

POTENZA: 205 CV

CARROZZERIA: BERLINA

CAMBIO: AUTOMATICO

GUIDA: SINISTRA

L’ULTIMO CAPOLAVORO DI SIR WILLIAM LYONS

 

Sir William Lyons costruì il successo della Jaguar su tre pilastri: il volume e la redditività delle berline, il glamour delle sportive e la pubblicità delle corse.

Ma senz’altro il primo pilastro era di gran lunga quello principale. Durante la guerra, mentre la sua azienda produceva materiale per lo sforzo bellico, Lyons e il suo gruppo di tecnici di vaglia lavorava ad una moderna berlina da lanciare appena fosse tornata la pace.

Per quella macchina era stato creato il motore XK, uno dei capolavori motoristici assoluti della storia dell’automobile. Nel 1948, dato che la berlina a cui era destinato non era ancora pronta, per lanciare il motore fu creata in fretta e furia la concept car di una sportiva a due posti, che sarebbe diventata la XK 120.

Fu poi messa a punto e lanciata la Mk VII, una grande berlina che univa comodità e lusso a prestazioni sportive: fu seguita dalle Mk VIII e Mk IX.

Nel 1961 ci fu il cambio generazionale, con passaggio alla scocca portante e alle sospensioni indipendenti anche dietro, con la Mk X.

Queste vetture, come pure la linea delle berline compatte Mk I, Mk II e S Type, permisero alla Jaguar di crescere e creare le premesse tecniche, finanziarie e infrastrutturali per il vero salto nel mondo della grande industria automobilistica: questo avvenne con la berlina XJ del 1968.

Questo modello, declinato col sei cilindri bialbero in varie cilindrate dai 2,800 ai 4,200 cm3, e col V12 da 5,300 cm3, fu giudicato unanimemente come il capolavoro di Sir William, e la sua longevità lo prova.

La vettura presentata oggi appartiene alla Terza Serie, che portava paraurti ad assorbimento di energia, maniglie a filo e una linea del padiglione modernizzata con un intervento della Pininfarina.

Si tratta di una Jaguar con 164 mila km in perfette condizioni: un’ottima opportunità per acquistare un bellissimo esemplare dell’ultima serie della Jaguar XJ, l’ultimo capolavoro di Sir William Lyons.

La vettura è in ottime condizioni meccaniche ma, non essendo stata usata negli ultimi tre anni, per sicurezza consigliamo all’acquirente di sottoporla a un controllo e di sostituire i fluidi, i filtri e particolari deperibili.

Stima  € 7.000 / 10.000
1 - 29  di 29 LOTTI