Importanti maioliche rinascimentali

Importanti maioliche rinascimentali

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
17 APRILE 2019
ore 11.00

Esposizione

FIRENZE
12 - 15 aprile 2019
orario 10-18 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
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61 - 66  di 66 LOTTI
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61

COPPIA DI ORCIOLI, AREA METAURENSE, PESARO, 1580 CIRCA

in maiolica dipinta in policromia con blu di cobalto, giallo arancio, giallo antimonio, bianco stagno, verde ramina; alt. cm 21,8 e 20,8, diam. bocca cm 10,2 e 10, diam. piede cm 10,8 10,2

 

A PAIR OF SPOUTED PHARMACY JARS, PESARO, CIRCA 1580

 

 

I due vasi farmaceutici hanno corpo piriforme largo al centro e fortemente rastremato verso il basso, che termina in un piede alto a calice con base a disco piana. Il collo troncoconico, largo, si apre in un’imboccatura con orlo arrotondato appena estroflesso. Sul fronte si apre un beccuccio a cannello molto alto e sul retro è collocata un’ansa a nastro larga che si fonde in basso nella pancia del vaso. L’intera superficie dei vasi è interessata da un decoro a Trofei, sul collo con scudi e armi in giallo arancio delineato in blu adagiati su un fondo giallo, sul corpo distribuito in due fasce orizzontali che interessano anche l’ansa e il cannello nei medesimi toni di colore ma su fondo blu cobalto. Il piede è decorato da una corona continua di foglie e piccoli fruttini, mentre sotto l’ansa corre un cartiglio farmaceutico largo e lumeggiato in blu che termina sul fronte in due larghe pieghe dipinte in giallo e verde ramina.

Il grande numero di frammenti di opere con decoro a Trofei, specialmente redatti in colore ocra, e la morfologia dei vasi ci fanno propendere verso una probabile produzione pesarese. Un confronto con decoro ancora gotico e con piede più cilindrico ci deriva da due vasi del Fitzwilliam di Cambridge (C.2B-1932. P. Berardi, L'antica maiolica di Pesaro dal XIV al XVII secolo, Firenze 1984, p. 259 fig. 39). Il dettaglio del decoro che corre lungo il piede trova inoltre un preciso riscontro in un piatto in collezione privata con decorazione cosiddetta a serto di ulivo, databile alla seconda metà del secolo XVI, cui si affianca un piatto datato 1580 con decoro a trofei ocracei del Museo di Pesaro (P. Berardi, op. cit., pp. 312-313 nn. 109-110).

Stima  € 6.000 / 8.000
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62

COPPIA DI ORCIOLI, AREA METAURENSE, CASTELDURANTE (?), 1618

in maiolica dipinta in policromia con giallo arancio, blu cobalto, giallo antimonio, bianco stagno e bruno di manganese. Uno datato 1618; alt. cm 24,6, diam. bocca cm 9,8 e 11,2, diam. piede cm 10,2 e 10,8

 

A PAIR OF SPOUTED PHARMACY JARS, AREA OF THE METAURO, CASTELDURANTE (?), 1618

 

 

I due vasi farmaceutici hanno corpo piriforme fortemente rastremato verso il basso e terminano in un piede a disco a base piana. Il collo cilindrico si apre in un’imboccatura con orlo estroflesso, sul fronte si apre un beccuccio a cannello e sul retro è collocata un’ansa a nastro larga e rilevata ai bordi.

L’intera superficie dei vasi è interessata da un decoro a trofei con strumenti musicali e conchiglie. Sopra l’ansa, decorata di giallo con un motivo che va ad interessare una larga porzione del corpo del vaso, è dipinto un angelo che tiene in mano la croce e un globo, simbolo del mondo, ai cui piedi corre il cartiglio farmaceutico, redatto in blu con scritte in caratteri capitali e ombreggiato in arancio. Nella parte inferiore, tra il cartiglio e il piede, un emblema cuoriforme con le lettere C.R.D. tracciate in azzurro. In uno dei due orcioli sotto l’emblema della farmacia in un cartiglio si legge la data 1618.

I vasi appartengono ad un’importante Farmacia che annovera molti esemplari custoditi in Musei e collezioni private, tra i quali si ricordano l’orciolo della collezione Cora e due nella collezione Strozzi Sacrati. La tradizionale attribuzione alle botteghe di Casteldurante si apre verso una possibile produzione pesarese, anche se, come già indicato per frammenti presenti anche negli sterri di Urbania e come si dirà nella scheda relativa al lotto successivo, una più larga attribuzione all’area del ducato di Urbino ci pare ancora adeguata.

Stima  € 4.000 / 6.000
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63

VASO A “BOMBOLA”, PALERMO, BOTTEGA PAOLO LAZZARO, 1620 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con verde ramina, blu di cobalto molto sordo, rosso ferraccia, giallo antimonio, arancio cupo e bruno di manganese su smalto stannifero povero; alt. cm 35, diam. bocca cm 12, diam. piede cm 12,5

 

AN OVOID JAR, PALERMO, WORKSHOP OF PAOLO LAZZARO, CIRCA 1620

 

 

Il vaso ha la caratteristica forma definita a bombola con orlo piano, labbro estroflesso e collo alto cilindrico appena estroflesso che scende su una spalla arrotondata e collegata alla pancia, che ha forma ovoidale e si stringe in un calice rastremato terminante in un piede con base a disco estroflesso.

La decorazione presenta sul fronte la figura della Santa Vergine con il Bambino che tiene in mano un uccellino (cardellino?), racchiusa in un medaglione a mandorla circondato da alte fiamme, a loro volta contornate da una fascia blu sfumata che raccorda il decoro a una cornice baccellata, costituita da due volute combacianti. Il resto del corpo è ornato da un motivo a trofei a risparmio su fondo blu, con scudi, else di spade, faretre e strumenti musicali disegnati in grigio chiaro e colorati con ampie pennellate acquarellate di giallo: tra gli elementi spicca un’insegna con testa ferina. Un sottile tralcio continuo di foglie arricciate d’acanto su fondo arancio corre sulla spalla, mentre il collo e il calice del piede sono decorati con larghi tralci di foglie gialle delineate in arancio e accompagnate su fondo blu. Il collo e la parte del calice del piede sono decorati con una fascia a linee concentriche nei toni del giallo.

La tipologia decorativa di questo vaso ha le sue radici nella produzione faentina grazie a Geronimo Lazzaro, attivo a Palermo all’inizio del secolo XVII: il modello si diffuse nelle botteghe palermitane e in seguito in tutta l’isola. Gli atti notarili nelle botteghe palermitane registrano la presenza di opere decorate alla maniera di Faenza decorate “da mano maestra”.

La forma del vaso, ancora molto faentina, e le marcate influenze dalla città romagnola soprattutto nei decori secondari del collo e del piede, fanno pensare ad una forte influenza dei pittori faentini o comunque alla conoscenza del vasellame così frequentemente importato dalla città romagnola. Per decoro e forma riteniamo quest’opera databile al primo ventennio del secolo XVII.

L’albarello da farmacia del Museo di Arti Decorative del Castello Sforzesco di Milano ci pare vicino stilisticamente a questo esemplare, che è tuttavia più accurato nella realizzazione dei decori minori e dei trofei. (R. Ausenda, Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche, II, Milano 2001, p. 302 n. 330).

Stima  € 4.000 / 6.000
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64

VASO A “BOMBOLA”, PALERMO, BOTTEGA LAZZARO, 1600 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con verde ramina, blu di cobalto molto sordo, rosso ferraccia, giallo antimonio, arancio cupo e bruno di manganese su smalto stannifero povero. Iscritto sul retro SPQR; alt. cm 34,8, diam. bocca cm 11,6, diam. piede cm 11,8

 

AN OVOID JAR, PALERMO, WORKSHOP OF LAZZARO, CIRCA 1600

 

 

Il vaso ha la caratteristica forma cosiddetta a bombola con orlo piano, labbro estroflesso e corto collo leggermente cilindrico appena estroflesso che scende su una spalla arrotondata e collegata alla pancia, che ha forma ovoidale e si stringe in un calice rastremato che termina in un piede con base a disco estroflesso.

La decorazione mostra sul fronte Santa Apollonia con la pinza, simbolo del martirio, in un medaglione circondato da una cornice baccellata, costituita da due volute combacianti. Il resto della superficie è ornato da un motivo a trofei a risparmio su fondo blu, con scudi, else di spade, faretre e strumenti musicali disegnati in grigio chiaro e colorati con ampie pennellate acquarellate di giallo; tra gli elementi spicca proprio sul fronte del piede un’insegna ferina. Un sottile tralcio continuo di foglie arricciate d’acanto su fondo arancio corre sulla spalla e sul calice.

Un riscontro molto prossimo ci deriva dalla boccia della collezione del Museo Medievale di Bologna (C. Ravanelli Guidotti, Ceramiche occidentali del Museo Civico Medievale di Bologna, Bologna 1985, pp. 251-252 n. 215) decorata con una santa stilisticamente simile alla nostra e una marcata somiglianza nella realizzazione dei decori. Un altro confronto in riferimento soprattutto alla modalità stilistica del decoro a trionfi, ci deriva da un vaso globulare del Petit Palais a Parigi, con raffigurazione di San Francesco da Paola (F. Barbe, C. Ravanelli Guidotti, Forme e “diverse pitture” della maiolica italiana. La collezione delle maioliche del Petit Palais, Parigi 2006, pp. 133-134 n. 60).

Anche per quest’opera l’influenza faentina è ancora marcata.

Stima  € 4.000 / 6.000
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65

COPPIA DI BOTTIGLIE, PALERMO, ANDREA PANTALEO, BOTTEGA DI PAOLO LAZZARO, PRIMO QUARTO SECOLO XVII

in maiolica decorata in blu di cobalto, giallo antimonio, verde ramina; alt. cm 22,5 e 23,5, diam. bocca cm 5,5 e 6, diam. piede cm 10,5 e 11,5

 

A PAIR OF BOTTLES, PALERMO, ANDREA PANTALEO, WORKSHOP OF PAOLO LAZZARO, FIRST QUARTER 17TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

G. Croazzo, in R. Ausenda (a cura di), Le collezioni della fondazione Banco di Sicilia. Le maioliche, Milano 2010, pp. 36-37 n. 3

 

 

Le due bottiglie hanno corpo globulare appena schiacciato verso il piede, che è basso e a disco; il collo troncoconico alto termina in un’imboccatura rotonda con labbro fortemente estroflesso.

Il decoro occupa l’intera superficie dei vasi con la raffigurazione di due profili maschili con i baffi e con indosso una lorica e una clamide annodato sulla spalla sinistra, uno dei quali indossa una coroncina di alloro. Il decoro minore è speculare sul collo dei due vasi: perlinatura seguita da foglie d’acanto in riserve verticali, fascia con teoria di foglie d’acanto bianche su fondo arancio che si ripete sul piede, nel primo vaso, mentre nel secondo la teoria di foglie si scorge appena sotto il bordo e sulla spalla è sostituito dalla perlinatura. Il resto delle bottiglie è interessato da un complesso e caratteristico decoro a trofei. In uno dei vasi si legge il cartiglio SPQP (Senatus Populisque Panormitanum), ad indicare il luogo di produzione.

Il confronto con opere morfologicamente analoghe, peraltro piuttosto rare, e soprattutto con esemplari datati e firmati, come la boccia della collezione del Banco di Sicilia a Palermo, ci conferma l’attribuzione a bottega palermitana. Lo stile e la qualità del decoro confermano gli stilemi tipici del pittore siciliano, con numerosi confronti in opere prodotte per la bottega Lazzaro tra il 1608 e il 1620.

Stima  € 4.000 / 6.000
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66

VASO A “BOMBOLA”, PALERMO, FINE SECOLO XVI

in maiolica decorata in policromia con verde ramina, blu di cobalto molto sordo, rosso ferraccia, giallo antimonio, arancio cupo e bruno di manganese su smalto stannifero piuttosto ricco e lucente; alt. cm 35, diam. bocca cm 12,3, diam. piede cm 13,2

 

AN OVOID JAR, PALERMO, LATE 16TH CENTURY

 

 

Il vaso ha la caratteristica forma definita a bombola con orlo piano, labbro appena estroflesso, e collo cilindrico abbastanza alto che scende su una spalla arrotondata e collegata alla pancia, che ha forma ovoidale e si stringe in un calice rastremato terminante in un piede con base a disco estroflesso.

La decorazione presenta sul fronte la figura di un santo con cappello a larga tesa e mantello sulle spalle, che avanza in un paesaggio montano. La scena è racchiusa in un medaglione circondato da una cornice baccellata, costituita da due volute combacianti. Il resto del corpo è ornato da un motivo a trofei a risparmio su fondo blu, con scudi, else di spade, faretre e strumenti musicali disegnati in giallo e ombreggiati fortemente in grigio scuro con tocchi di giallo arancio. Un sottile tralcio continuo di foglie arricciate d’acanto su fondo arancio corre sulla spalla e all’inizio del calice mentre il decoro a trofei, in cui non manca la presenza di un capo ferino più simile ad’un aquila, riprende sul collo. Il calice del piede è a sua volta ornato con una fascia a foglie gialle arricciate su campo blu.

Per stile e modalità decorative, in particolare nella corona che corre sul piede, il vaso è sicuramente opera di un pittore ricercato, ancora fortemente influenzato dagli stilemi faentini così marcati nelle produzioni siciliane e mutuati attraverso le esperienze palermitane soprattutto della bottega dei fratelli Lazzaro di Palermo. Proprio la vicinanza alle esperienze faentine e i decori ancora declinati in forme particolarmente eleganti, ci fanno propendere per una datazione ancora precoce.

Un confronto ci deriva dal vaso con Santa Martire delle raccolte del Banco di Sicilia (G. Croazzo in R. Ausenda (a cura di), Le collezioni della fondazione Banco di Sicilia. Le maioliche. Milano 2010, pp. 32-33 n. 1) che condivide con il nostro alcune caratteristiche decorative che ne attestano la produzione locale.

Stima  € 3.000 / 4.000
61 - 66  di 66 LOTTI