Archeologia

Archeologia

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
18 DICEMBRE 2018
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
14 - 17 dicembre 2018
orario 10-13 / 14–19 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
121 - 150  di 180 LOTTI
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127

ERMA CON TESTA DI APOLLO
MONDO ROMANO, II SECOLO D.C.

Erma in marmo lunense, composta da un lungo blocco parallelepipedo lavorato nel tratto superiore a formare un busto nudo e una testa. Nonostante le lievi asimmetrie la testa, di un giovane uomo, è destinata ad una visione frontale: presenta un volto ovale, con naso diritto, grandi occhi e bocca piccola con labbra carnose. I capelli ripartiti in due masse movimentate da ciocche arcuate e fermati sul capo da una corona, ricadono sulle spalle della figura con lunghi riccioli tubolari a spirale. Nel tratto inferiore è visibile un incasso quadrangolare per l'inserzione dei genitali, lavorati a parte. Ai lati delle spalle della figura sono due incassi quadrangolari per l'incasso di transenne a formare una balaustra. L'erma è inserita su di un blocco quadrangolare, anch'esso in marmo lunense, con un incasso centrale. H. 75,5 cm (senza basamento); larghezza 17,5 cm; profondità 12,5 cm.

 

La testa si inserisce nel tipo iconografico di Apollo Ariadne, la cui origine si riferirebbe ad un importante prototipo realizzato ad Atene in età classica, C. Gasparri, Osservazioni sul tipo di Apollo detto Ariadne, in Omaggio a Giovanni Becatti, (Studi Miscellanei 22), Roma 1974-75, pp. 85-98. Fra i confronti significativi si segnalano le due doppie erme con Apollo associato all'Hermes Propylaios, che costituivano parte della transenna dello stadio panatenaico di Atene. La piccola erma era con ogni probabilità un prodotto destinato all'arredo di un edificio privato di pregio, dove costituiva parte di una balaustra.

 

Provenienza

Collezione privata, Fruili

 

Oggetto dichiarato di interesse culturale particolarmente importante (12 aprile 2017)

Stima  € 28.000 / 35.000
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132
Stima  € 5.000 / 7.000
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133

SCULTURA FEMMINILE

ROMA, I SECOLO D.C.

Scultura femminile in marmo bianco a grana fine. La donna, giovane e snella, è ammantata e siede con la gamba sinistra sulla destra, con spalla sinistra portata indietro e destra in avanti. La figura indossa una lunga veste che lascia scoperte le braccia e parte delle spalle: la sinistra è leziosamente visibile. La veste si riparte in numerose pieghe, che sulla schiena definiscono una V e cadono in serie divergenti sulla gamba e sul ginocchio destro. La scultura siede su una base composta da due blocchi in marmo cipollino. H. 41 cm

La piccola figura, di eccellente qualità formale e destinata ad essere fruita in un contesto che ne consentisse l’apprezzamento su ogni lato, può probabilmente essere identificata come una ninfa (o una musa) seduta: si confronti per esempio con la musa da Palestrina, anch’essa con spalla scoperta, ritenuta una replica di una musa del ciclo realizzato da Filisco di Rodi alla metà del II secolo a.C. (inv. 52: N. Agnoli, Museo archeologico nazionale di Palestrina: le sculture, Torino 2002, pp. 67-70, n. 11). L’elegante posizione delle gambe, le braccia scoperte e l’attitudine della figura possono ricordare quella della celebre fanciulla seduta, proveniente dal tempio di Minerva Medica (Musei Capitolini, Centrale Montemartini, inv. 1107).

 

Provenienza

Rinvenimento durante sterri nei pressi del XXII km della via Aurelia

Antiquario Augusto Jandolo, acquisto 1 giugno 1943

Collezione privata, Roma

Collezione privata, Lombardia

Stima  € 8.000 / 10.000
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141

TOGATO

MONDO ROMANO, I SECOLO A.C.

Scultura in calcare compatto, di dimensioni monumentali, raffigurante una figura maschile stante, con il peso sulla gamba sinistra e la gamba destra lievemente arretrata e flessa. L’uomo è totalmente avvolto nella toga, con la mano sinistra a stringere l’umbo della veste e il braccio destro allungato lungo il fianco, anche in quel caso la mano tiene un tratto del sinus. La testa, in marmo bianco, non è pertinente ed è di dimensioni ancora più grandi della scultura. Il limite inferiore della veste è sopra il polpaccio, lascia scoperte parte delle gambe e i piedi della figura, che indossa dei sandali molto elaborati. H. 220 cm

Destinata ad essere posta entro una grande nicchia (il retro è solo sommariamente sbozzato), questa scultura, che possiamo immaginare essere una statua onorifica o funeraria, presenta un ricco cives romanus nel suo abito più tradizionale e ideologicamente significativo, la toga, su cui si veda la recente pubblicazione: M. Tellenbach, R. Schulz (a cura di), Die Macht der Toga: Dresscode im Römischen Weltreich, Berlin 2013. Ed è proprio la veste, con le numerose pieghe e l’elaborata forma, ad essere il vero soggetto della scultura: il fatto che si arresti sopra le caviglie consente di datare la scultura al più tardi fra la fase finale della repubblica e gli anni del principato di Augusto.

 

Provenienza

Mercato antiquario, Austria

Collezione privata, Firenze

 

Oggetto in corso di dichiarazione d’interesse archeologico (D.S.R.Toscana)

Stima  € 16.000 / 25.000
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142

ASCLEPIO
MONDO ROMANO, II SECOLO D.C.

Statua in marmo bianco a grana fine raffigurante un uomo stante, avvolto in un voluminoso mantello che lascia scoperti parte del torace e la spalla destra. Il peso del corpo è sostenuto dalla gamba sinistra, mentre la destra è lievemente arretrata e flessa. Il braccio destro, conservato fino al gomito, scende parallelamente al torso per poi volgersi all’esterno con l’avambraccio. Il braccio sinistro è invece piegato sul fianco, e tiene la veste con un gesto che mostra solo due dita, l’indice e il medio. Le notazioni anatomiche sono accurate e contraddistinte da un naturalismo accentuato, visibile anche nella resa accurata del mantello, disposto su numerosi piani sovrapposti. H. 49 cm.

La piccola scultura, contraddistinta da una finezza esecutiva particolarmente pregevole se rapportata alle dimensioni limitate, si può ascrivere alla tradizione copistica di età adrianea/antonina. Rientra in un tipo iconografico ben riconoscibile nel complesso delle immagini del dio medico Asclepio: si tratta in particolare del tipo Anzio, così definito da una statua in bigio morato dalla villa imperiale di Anzio (Musei Capitolini, inv. S659; da ultima B. Cacciotti, 7. Statua di Asclepio, in Le Sculture del Palazzo Nuovo, Musei Capitolini 2 (a cura di E. La Rocca, C. Parisi Presicce), Roma 2018, pp. 250-255, con bibl.). Seppur accomunata alla statua capitolina dall’elaborata resa dell’himation, con un risvolto triangolare sull’addome e una ricca serie di pieghe sulla spalla sinistra, se ne differenzia per l’assenza del bastone con il serpente, attributo del dio, e per la differente resa della mano sinistra, le cui dita definiscono il Redegestus, caratteristica questa che rimanda alle immagini di culto di Asclepio (e Zeus) a Pergamo: P. Kranz, Die Asklepiosstatue im Schlosspark von Klein-Glienicke, in JdI 104, 1989, in particolare pp. 128-134, fig. 23-24. Considerando la popolarità di Asclepio, il formato ridotto trova copiosi confronti con altre immagini del dio, fra cui possiamo ricordare, sempre nel tipo Anzio, la replica dalla raccolta dell’università di Vienna: H. Kenner, Die Marmorbildwerke in der Archäologischen Sammlung der Universität Wien, in Österreichische Jahreshefte 46, 1961-1963, pp, 26-27, fig. 13.

 

Provenienza

Collezione privata, Germania (acquisto all'inizio del '900)

Charles Ede London, acquisto 18 novembre 2004

Collezione privata, Roma

Stima  € 20.000 / 30.000
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145

COLLEZIONE DI COROPLASTICA ETRUSCO-LAZIALE
ETRURIA, VI-II SECOLO A.C.

Piccola collezione composta da 21 oggetti, che costituiscono un campione particolarmente significativo della produzione coroplastica etrusco-laziale. All’ambito architettonico appartengono elementi destinati alla decorazione di strutture templari oppure di altri edifici di prestigio.

Un frammento di sima rampante - con decorazione policroma in bianco, rosso e blu - da un motivo meandriforme e a stella; presenta stringenti confronti con prodotti ceretani della fine del VI secolo a.C., dal complesso ricostruito sulla Vigna Marini Vitalini (P.S. Lulof, Le Amazzoni e i guerrieri di Vigna Marini-Vitalini: la ricostruzione di un frontone ‘straordinario’, in Mediterranea V, 2009, pp. 197-214). Più recente, ascrivibile al V, è una lastra architettonica con una catena di palmette e fiori di loto.

Le antefisse con testa femminile costituiscono un nucleo di significativa qualità; all’ambiente ceretano rimanda una testa prima di nimbo; di elevata qualità è una testa, il cui stile ionizzante trova affinità con i noti esemplari della coroplastica veiente (Tempio di Portonaccio). Probabilmente di produzione orvietana è l’antefissa a protome femminile con nimbo a girali coricate, databile già al IV secolo a.C. (S. Stopponi, Da Orvieto a Perugia; alcuni itinerari culturali, in Annali Faina 9, 2002, fig. 8-9).

Le antefisse a figura intera sono costituiti da quattro frammenti che riconducono tutti ad una Potnia Theron (signora degli animali), forse una Gorgone, che stringe leoni e in un caso un Pegaso: questo soggetto ha goduto di particolare fortuna fin dall’arcaismo.

Il nucleo di materiale votivo presenta un piccolo gruppo di figure femminili con altro copricapo (polos) di età arcaica (probabilmente provenienti da stipi), una figura di recumbente su kline, tradizionalmente connesso al culto di Dioniso in accezione ctonia. L’unico ex voto anatomico della raccolta è un piede, ringraziamento per una guarigione. Di particolare interesse è un busto femminile con una elaborata acconciatura posta su più registri, ed impreziosita da gioielli, grandi orecchini a grappolo e due collane di cui una con bulle. Questo tipo di testa trova evidenti confronti con le terrecotte votive ceretane (H. Nagy, Votive Terracottas from the “Vignaccia,” Cerveteri, in the Lowie Museum of Anthropology, Roma 1988). Un recente rinvenimento in contesto di teste analoghe è nell’importante tomba delle “Teste votive” (Gli Etruschi e il Mediterraneo. La città di Cerveteri, Roma 2014, pp. 300-302).

 

Provenienza

Collezione privata, Pistoia

 

Collezione dichiarata di eccezionale interesse archeologico (D.D.R Toscana, 17 febbraio 2012)

 

Stima  € 3.500 / 5.500
121 - 150  di 180 LOTTI