MONETE MEDIOEVALI E MODERNE E UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DELLA ZECCA DI SIENA E MONTALCINO

28 NOVEMBRE 2017

MONETE MEDIOEVALI E MODERNE E UNA PRESTIGIOSA COLLEZIONE DELLA ZECCA DI SIENA E MONTALCINO

Asta, 0228
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
I Sessione ore 10.30
II Sessione ore 15.00
Esposizione

FIRENZE
25-27 Novembre 2017
orario 10-13 / 14–19 
28 Novembre 2017
orario 9-10.30
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

 
 
 
Stima   50 € - 12000 €

Tutte le categorie

61 - 90  di 378
61
Stima    3.000 / 4.000
71

SIENA REPUBBLICA (1404 – 1555), GROSSETTO DA 4 SOLDI (Delibera del 14 novembre 1470)

Ag gr. 1,36 D/ + • SENA • VETVS • CIVTAS • VIRGINIS •  lettera S fogliata tra nove centine accantonate agli angoli da globetti R/ lettera A inscritta in uno scudo a goccia • ALFA • ET • O • PRINCIPIV • 7 • FINIS  Croce fogliata in cornice di otto centine come al D/. MIR 528 Toderi 33.

Rarissimo BB+ ossidazioni nel campo della moneta

Il cronista Allegretto Allegretti in merito all’emissione di questa moneta annotava “…il dì XI aprile 1471 si cominciò a spendere una moneta di quattro soldi d’argento e chiamansi grossetto; battella el bancho d’Andrea Capacci e comp. banchieri”. Come segno distintivo delle sue emissioni Andrea Capacci, in carica come zecchiere nei periodi 1471-1480 e 1485-1487, scelse la lettera iniziale del suo nome sormontata o meno da una piccola crocetta, come ci testimoniano anche le fonti scritte: “una piccola A a capo la crocie rincontra al segnio del camarlengo”. Ulteriori informazioni del Capacci le riporta Toderi a p. 321: “…l’8 luglio 1480 era stato arrestato e confinato insieme al fratello Salimbene, ma nel 1485 potè tornare a Siena e venne reintegrato nell’appalto della zecca; poco dopo il Capacci moriva e la zecca fu condotta dagli Eredi di Andrea Capacci e soci fino al 2 giugno 1487”. La causa dell’arresto non è chiara ma Catoni, citando gli studi inediti di Antonio Del Mancino sulla zecca senese (cfr. Toderi et alii, p. 410), riferisce essere un episodio conseguente “dei soliti torbidi interni tra le varie fazioni senesi allora alimentati anche dal duca Alfonso di Calabria, che spadroneggiava nella città dopo la vittoria sui fiorentini a Poggio Imperiale (8 settembre 1479)”.

 

Stima    600 / 800
90

SIENA REPUBBLICA (1404 – 1555), GROSSO DA 7 SOLDI II SERIE  (Capitoli del 9 dicembre 1507)

Ag gr. 1,42 D/ + SENA ͦ VETVS ͦ CIVITAS ͦ VIRGNIS  grande S fogliata alle cui estremità pendono due grappoli d’uva R/ balzana ALPHA • ET • W • PRINCI • ET • FINIS Croce fogliata. MIR 537 (tipologia non censita nel CNI e Promis).

Della massima rarità BB/SPL

Di questa tipologia sono noti pochissimi esemplari. La presenza dei grappoli d’uva, proprio alle estremità fogliate della lettera S, rappresenta un “unicum” iconico della serie repubblicana senese. Il significato metaforico dell’uva, spesso associato in letteratura alla prosperità e alla celebrazione di un evento favorevole, ci suggerisce una plausibile interpretazione “storica” dell’origine dell’emissione di questa rara moneta. Infatti nell’estate del 1526, il 25 luglio giorno di San Giacomo, i senesi riportarono una straordinaria vittoria contro l’esercito mediceo-pontificio nella battaglia di Porta Camollia, presso le mura a nord di Siena, che fu molto celebrata dai cittadini stessi per le modalità con cui fu valorosamente condotta. La vittoria senese fu talmente clamorosa che Francesco Vettori, mediceo e consigliere di papa Clemente VII, ne scrisse sconvolto a Niccolò Macchiavelli: “Voi sapete che io mal volentieri mi accordo a creder cosa alcuna soprannaturale; ma questa volta mi pare stata tanto straordinaria, non voglio dire miracolosa, quanto cosa che sia seguita in guerra…” (Francesco Vettori, lettera a Niccolò Macchiavelli, 5 agosto 1526). Dopo quel momento svariate opere celebrative furono intraprese dai senesi in memoria di quella bruciante vittoria, prima fra tutte l’edificazione della chiesa in Salicotto dedicata ai Santi Giacomo Maggiore e Cristoforo, ed è possibile che anche la zecca repubblicana in quel periodo, vista l’occorrenza di denaro per le necessità belliche ed il pagamento delle soldatesche, abbia ideato un’eccezionale emissione a carattere commemorativo. Sebbene questa sia solo una libera proposta interpretativa, un’attenta analisi di questa moneta sembra confermarne la sua bontà. Primo fra tutti il segno di zecca: la Balzana riconduce la battitura di questa moneta nel periodo di appalto della zecca da parte del Comune, ovvero proprio nell’intervallo 1513-1514 e 1526-1527. Secondariamente è convincente il fatto che i pesi riscontrati negli esemplari noti (oscillanti tra 1,4 e 1,6 gr. ) coincidano  proprio con quello disposto dalla zecca per la coniazione dei grossi nel 1526, di cui si cita un passo: “I tre membri del Collegio di Balìa eletti sopra la zecca, avendo disposto che per le grandi spese per la difesa dello Stato occorrenti si battessero grossi al taglio di duecento per libbra d’argento (…)” 1526, novembre 29. Balìa 87, c. 119; cfr. Catoni p. 457). È possibile che la sua coniazione sia durata un brevissimo periodo, probabilmente per un solo semestre, vista la contingenza bellica in cui versava la città e la conseguente difficoltà di reperimento dei metalli da monetare in zecca.

 

Stima    2.500 / 3.500
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 90  di 378