DIPINTI DEL SECOLO XIX

23 NOVEMBRE 2016

DIPINTI DEL SECOLO XIX

Asta, 0188
FIRENZE
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi,26
Ore 17.30
Esposizione

FIRENZE
18-21 Novembre 2016
orario 10 – 13 / 14 – 19
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it



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Stima   1500 € - 60000 €

Tutte le categorie

61 - 62  di 62
121
Baccio Maria Bacci
(Firenze 1888 - 1974)
IL BARBIERE
olio su carta applicata su tela, cm 99x89
siglato in basso a destra

Esposizioni
Baccio Maria Bacci 1888-1974, Stia, 3 agosto - 29 settembre 1996, n. 3

Bibliografia
Baccio Maria Bacci 1888-1974, catalogo della mostra (Stia, 3 agosto - 29 settembre 1996) a cura di M. Pratesi, Stia 1996, n. 3

Nato a Firenze l'8 gennaio 1888, discendente da una famiglia di artisti, trascorse gli anni dell'infanzia a Bellosguardo, sulle colline fiorentine, nella casa frequentata dai maggiori macchiaioli. Dopo la morte del padre, nel 1897, trascorse alcuni anni in Germania.Di nuovo a Firenze nel 1905, grazie all'interessamento di Luigi Bechi venne ammesso all'Accademia, ma, insofferente di ogni disciplina ed insoddisfatto degli insegnamenti ricevuti, ad un mese dalla licenza abbandonò gli studi ed incominciò a dipingere per conto proprio. I risultati di quelle prime prove, il cui riferimento è soprattutto a Cézanne, vennero presentati al pubblico nel 1910 in una mostra a palazzo Gondi.Nel 1911, sempre a Firenze, fu presente alla Mostra del cinquantennio e conseguì il premio della camera di commercio; l'anno successivo, andò a Parigi ospite di Renato Paresce e visse la stagione del cubismo e dei fermenti futuristi, grazie ai frequenti contatti con Apollinaire e Gino Severini.Ritornato per motivi di salute alla fine d'aprile 1913 a Fiesole - ma alternò lunghi soggiorni anche in Svizzera dove conobbe Kandinskij - si dedicò a sperimentare le possibilità di scomposizione formale e cromatica offerte dal futurismo.Nelle opere del periodo giovanile il Baccio Maria Bacci mostra di aver guardato attentamente a diverse esperienze internazionali - dal decorativismo secessionista al cubismo - e di aver operato infine una scelta in favore di un "costruttivismo… che accoglie ed elabora nelle sue marcate strutture un empito cromatico di relazione ‘espressionista’" (Ragghianti, 1967).Dopo la partecipazione alla prima guerra mondiale, il ritorno alla serenità fiesolana coincise con un nuovo fervore creativo: le grandi tele dalle plastiche figure a grandezza naturale - donne quiete e prosperose in interni consueti, sodi contadini intenti al lavoro nel paesaggio bucolico - vennero presentate alla Mostra internazionale d'avanguardia a Ginevra nel 1921 e, l'anno successivo, alla Fiorentina primaverile, dove una sala personale accolse quindici opere.Se per i dipinti precedenti il riferimento era a modelli artistici europei, ora è la tradizione rinascimentale italiana, e toscana in particolare, che fa da supporto alla composizione di impianto classicheggiante; tradizione della quale il Bacci propose, nel corso degli anni Venti, una rilettura critica originale ed autonoma, ma in parallelo con i dettami che il gruppo milanese del Novecento andava proprio allora sostenendo.Così l'artista venne invitato a partecipare sia alle due mostre organizzate al palazzo della Permanente di Milano nel febbraio 1926 e poi nel marzo 1929, sia a quelle allestite all'estero: all'Esposizione d'arte italiana in Olanda (Stedelijk Museum di Amsterdam) nell'ottobre 1927; all'Exposition du Novecento italiano (Société des beaux arts di Nizza) nel marzo 1929; e alla Moderne Italiener (Kunsthalle di Basilea) nel febbraio 1930.Nel frattempo il Bacci aveva preso parte al dibattito artistico collaborando ad alcune riviste. Aveva inoltre partecipato alla fondazione della Corporazione delle arti di Firenze, ed infine costituito un "Gruppo novecentesco toscano", presentatosi in una mostra collettiva alla galleria Milano di Milano nel dicembre 1928. Sono di quegli anni i dipinti più significativi.Verso la fine del decennio l'artista, che ormai aveva raggiunto larga notorietà ed aveva partecipato a diverse edizioni della Biennale veneziana, venne chiamato ad eseguire gli affreschi con le Storie di S. Francesco nel convento della Verna, a cui fecero seguito altre realizzazioni di soggetto sacro.Nonostante queste prestigiose ed impegnative commissioni, il Bacci riuscì ad applicarsi costantemente alla pittura di cavalletto che nel '48, al ritorno dalla partecipazione alla seconda guerra mondiale, presentò al pubblico in una rassegna alla galleria Gianferrari di Milano.Sono di quel periodo dipinti come Le belle mugnaie di Varlungo (1940), Il vagabondo (1943), Interno (1948), Il libro delle farfalle (1949), in cui il novecentismo delle prove precedenti ritorna specialmente nella forma di "realismo magico", stante l'atmosfera rarefatta e sospesa che investe le composizioni.Trasferitosi nel 1955 a Roma il Bacci proseguì accanto alla sempre felice produzione pittorica la pubblicazione di testi ed edizioni critiche riguardanti i macchiaioli. cui da tempo si dedicava. Muore a Firenze l'8 ottobre del 1974.
(cfr S. Zatti, Bacci, Baccio Maria, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXXIV, Roma 1988)
Stima 
  18.000 / 25.000
122

Mario Cavaglieri

(Rovigo 1887 - Peyloubere, Francia 1969)

LA FAMIGLIA CAVALIERI

olio su tela, cm 210x261

firmato e datato "17" in basso a sinistra

 

Provenienza

Collezione Gualino, Torino

Collezione privata

 

Esposizioni

Le Tre Venezie a Torino, Torino, 1918

 

Bibliografia

E. Grassi, Le Tre Venezie a Torino, in "La Donna", XIV, 309, dicembre 1918, p. 29 (ill.)

G. Perocco, Cavaglieri, in Artisti del primo Novecento italiano, Torino 1965, p. 304 (ill.)

V. Vareilles, Mario Cavaglieri. Témoignages, peintures et dessins, catalogo della mostra (Saint Juéry, gennaio 1977) Albi 1977, p. I

V. Vareilles, in Mario Cavaglieri. Gli Anni Brillanti. Dipinti 1912-1922, catalogo della mostra (Verona, Galleria dello Scudo, 12 dicembre 1993 – 20 febbraio 1994) a cura di R. Monti e V. Vareilles, Verona 1993-1994, p. 160 (ill.)

V. Vareilles, in cat. New York 1994-1995, p. 156 (ill.)

V. Vareilles, Mario Cavaglieri (1887-1969). Catalogo ragionato dei dipinti. II, Catalogo delle opere, Torino 2006, n. 445 p. 113

 

 

Davanti a una grande vetrata affacciata su un ampio scenario naturale, sono riuniti intorno a un tavolo vari membri della famiglia della scultrice Anita Cavalieri, amica del pittore ma non connessa a lui da legami di parentela (al cognome della scultrice manca la "g").

A destra  del commendatore Cavalieri, di spalle in primo piano, siede la figlia Anita e frontalmente, a sinistra, Donna Clara; entrambe sembrano essere  in visita, tenendo in testa il cappello.

In piedi a entrambi i lati del tavolo, a incorniciare la scena, due ragazze, le nipoti, seguono con attenzione l'incontro.

A proposito di quest'opera, Cavaglieri era solito raccontare, aiutandosi con la mimica, un gustoso episodio intercorso tra Donna Clara e Donna Scaglieri, signora dal carattere molto forte (cfr V. Vareilles, Mario Cavaglieri (1887-1969). Catalogo ragionato dei dipinti. II, Catalogo delle opere, Torino 2006, n. 445 p. 113).

 

Figlio di Pacifico e Regina Bianchini, Mario Oddone Cavaglieri nacque a Rovigo, in una famiglia israelita originaria di Venezia, il 10 luglio 1887. Dal 1900 al 1917 risiedette a Padova, dove s'iniziò all'arte con il pittore Giovanni Vianello. Era suo compagno di studi, fino al 1908, Felice Casorati; ambedue gli allievi conservarono molta gratitudine al loro maestro, profondo conoscitore della tecnica della pittura ad olio e ad affresco.

Il C., non ancora ventenne, nel 1907 era presente alla mostra della Società amatori e cultori di belle arti a Roma. Nel 1909 figurava con tre opere alle mostre Bevilacqua La Masa a Ca' Pesaro, a Venezia, celebri esposizioni giovanili d'avanguardia che si contrapponevano vivacemente al carattere accademico delle prime biennali. Nella mostra collettiva del 1910, pure a Ca' Pesaro, espose in una sala quattordici opere (nella stessa mostra sono da segnalare le personali di Boccioni, Wolf Ferrari e Garbari, oltre a quelle del gruppo dei più noti giovani artisti allora operanti nel Veneto). Nel 1911 il pittore soggiornò a Parigi. Nella collettiva annuale del 1912 a Ca' Pesaro, a Venezia, ottenne una seconda mostra personale di diciannove opere e fu presente per la prima volta anche in una selezione di giovani artisti alla Biennale, dove figurerà poi ininterrottamente fino al 1924.

Nel 1911 espose a Roma, nel 1913 a Monaco, nel 1914 e nel 1915 alla Permanente di Milano e quindi a Parigi, ottenendo un notevole successo. Nel 1919 tenne una mostra insieme con Hans St-Lerche a casa Cagiati a Milano (Longhi, 1919) e nel 1920 un'altra personale alla galleria Pesaro di Milano, insieme con St-Lerche e Alberto Martini (presentazione nel catalogo di V. Pica). Dal 1921, anno in cui si sposò con Giulietta Catellini (che appare nei ritratti già dal 1912), al 1925 soggiornò a Piacenza e quindi si stabilì a Pavie-sur-Gers, presso Auch in Guascogna, in una bella villa al centro di una vasta tenuta di sua proprietà. In questa casa passò tutta la vita, alternando lunghi soggiorni a Parigi e in Italia.

Espose quindi quasi ininterrottamente al Salon d'Automne a Parigi e in alcune note gallerie della capitale francese. Nel 1948, nel 1950 e nel 1952 fu presente alla Biennale di Venezia. Nel 1953, per invito di C. L. Ragghianti, gli venne allestita una grande mostra alla "Strozzina" di Firenze (presentazione di Giuseppe Raimondi); e fu quindi invitato nel 1967 con quattordici opere alla mostra dell'arte moderna in Italia 1915-1935 a palazzo Strozzi a Firenze (Catal., pp. XXIII, 110-112).

Morì a Pavie-sur-Gers il 23 sett. 1969.

Una prima mostra postuma di opere del C. è stata tenuta con successo alla X Quadriennale d'arte di Roma del 1972-73 (R. Monti, in Catal., pp. 121-126); altre alla gall. Menghelli di Firenze nel 1973 (presentazione sempre di R. Monti) e nel 1974 (M. C. opere inedite, così il titolo del catalogo a stampa). Nel 1974 ebbe una mostra "Hommage à Mario Cavaglieri" nel Museo "Des Augustins" a Tolosa (catal. D. Milhau-V. Vareilles); nel 1976 alla galleria Senato di Milano e infine la vasta mostra personale nel 1978 all'Accademia dei Concordi di Rovigo, città natale dell'artista, che ebbe larga eco in Italia e in Francia.Il C. fu un pittore naturalmente portato già dal primo decennio del Novecento a superare il naturalismo verista allora in voga e a fare propria la lezione dell'impressionismo francese secondo un'interpretazione molto personale, che lo avvicina piuttosto a Bonnard e a Vuillard che agli impressionisti classici. La sua posizione d'avanguardia nelle mostre di Ca' Pesaro dal 1909 al 1913 costituisce la premessa al suo futuro sviluppo, tra Venezia e Padova, vicino a Ugo Valeri, Casorati, Gino Rossi, in un ambiente studentesco portato alla modernità dagli stessi studi e dalle indagini culturali che sapevano già allora spaziare in un largo campo europeo. L'artista predilesse per molti anni un soggetto quasi unico, l'interno delle sue stanze, quelle belle sale di palazzi di provincia, cariche di mille cose inutili e decorative: nature morte e perfino paesaggi sono visti da questo interno in un'aria ovattata, ferma, senza tempo.Già R. Longhi, nel suo articolo del 1919, notava questo singolare soggetto d'ispirazione dell'artista. Anche C. L. Ragghianti sottolinea la felicità inventiva e immediata nell'espressione pittorica del C., che riesce a conservare fino alle ultime tele una nota di giovanile "innocenza". Il periodo della sua maggiore importanza creativa può essere indicato dal 1909 al 1925, dagli inizi, cioè, all'anno in cui lasciò l'Italia per stabilirsi in Francia: sono da ricordare le numerose serie di piccole tele compiute tra il 1909 e il 1911, in cui di solito appare una figura femminile all'interno di una stanza nelle pose più varie e immediate della vita quotidiana, e quindi una serie di quadri di vasta misura, tutti in collezioni private (se non diversamente indicato). Tra essi si segnalano: La piccola russa, 1914; Signora sulla veranda, 1914; Romanticismo, 1915; La sala di campagna, 1915, (Firenze, Fondazione Longhi); I fidanzati riconciliati, 1915; La famiglia Cavalieri, 1917; Lo scialle di Cachemire, 1918; Lo scialle di Buchara, 1918 (Firenze, gall. Menghelli); Amalia Pellegrinetti, 1919 (Francia, coll. privata), Caminetto rosso, 1920; Figura in salotto, 1920 (Piacenza, Museo Ricci Oddi); Salotto del sole, 1923; Interno di salotto, 1923. Tra le molte opere compiute in Francia sono da annoverare: La toilette, 1926; Maria, 1927; Nudo con l'ombrellino, 1928; La casa nuova, 1928; Salotto, 1932 (Firenze, Gall. naz. d'arte moderna); Paesaggio del Gers, 1934; Omaggio a Hokusai, 1955.
(cfr. G. Perocco, Cavaglieri, Mario Oddone, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXII, 1979)

Stima 
  55.000 / 70.000
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 62  di 62