Arte Orientale e Reperti Archeologici

Arte Orientale e Reperti Archeologici

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo Albizi, 26

16 MAGGIO 2012

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31 - 60  di 202 LOTTI
ªø ôStipo in lacca rossa, Cina, XVIII secolo, del tipo noto come sijiangui  o a quattro comparti, di forma rettangolare, con due paia di sportelli incernierati, i superiori misuranti un terzo in altezza rispetto alle più lunghe ante inferiori, in basso un lungo cassettone sopra una base decorata con cornice sagomata e due ulteriori cassetti allinterno, interamente laccato in vernice nera; i dodici pannelli decorativi anteriori, laterali e superiore sono tutti inscritti in una cornice decorata con regolare motivo a greca e recano come unico tema ornamentale il motivo di un drago rampante a cinque artigli che si staglia contro un fittissimo fondo di nuvole, tema che ricorre, in forma molto più astratta e semplificata, inciso sulle cerniere in metallo; il cassetto sottostante lo stipo presenta due draghi affrontati ai lati di una perla fiammeggiante, che agisce anche da pomello. Il drago intagliato sul pannello posto sulla cima dello stipo è raffigurato non di profilo, come gli altri, ma frontalmente, con il corpo disposto attorno alla perla fiammeggiante. I piccoli restauri e riparazioni effettuati in alcuni punti della cornice dello stipo sono da attribuirsi a interventi effettuati nel secolo XIX o successivamente. La minuziosità e accuratezza della decorazione, nonché il fatto che i draghi hanno zampe con cinque artigli, suggeriscono che il mobiletto sia stato realizzato in origine per essere utilizzato allinterno degli ambienti privati dellimperatore o di persone a lui vicine. E possibile che il mobiletto sia stato realizzato negli atelier imperiali allinterno e in prossimità della Città Proibita di Pechino. Stipi in lacca come questo sono piuttosto rari e se ne conoscono vari esemplari, di dimensioni sostanzialmente analoghe, decorati tuttavia con soggetti diversi, anche se perfettamente consoni al clima culturale e intellettuale della cerchia imperiale. Una coppia di mobiletti analoghi decorati con draghi intagliati sugli sportelli anteriori, ma assenti dai lati e dalla cima degli stipi, è stata battuta allincanto da Christies Hong Kong nellasta n.2138 del 7 luglio 2003, lotto 598, mentre la medesima decorazione con temi di draghi è utilizzata nella ornamentazione dei pannelli di un mobiletto più piccolo venduto da Sothebys, Hong Kong, il 8 ottobre 2009, asta HK0308, lotto 1644; un ulteriore sijiangui di manifattura imperiale, decorato tuttavia con scene di genere e personaggi entro un paesaggio è stato presentato da Christies, Hong Kong, nellasta n.2309, The Imperial sale, del 30 maggio 2006, lotto 1269; per un ultimo stipo, ornato con scene che raffigurano un raduno di letterati nella campagna, si veda Lempertz, Colonia, asta n.926, lotto.351.

ªø ôStipo in lacca rossa, Cina, XVIII secolo, del tipo noto come sijiangui  o a quattro comparti, di forma rettangolare, con due paia di sportelli incernierati, i superiori misuranti un terzo in altezza rispetto alle più lunghe ante inferiori, in basso un lungo cassettone sopra una base decorata con cornice sagomata e due ulteriori cassetti allinterno, interamente laccato in vernice nera; i dodici pannelli decorativi anteriori, laterali e superiore sono tutti inscritti in una cornice decorata con regolare motivo a greca e recano come unico tema ornamentale il motivo di un drago rampante a cinque artigli che si staglia contro un fittissimo fondo di nuvole, tema che ricorre, in forma molto più astratta e semplificata, inciso sulle cerniere in metallo; il cassetto sottostante lo stipo presenta due draghi affrontati ai lati di una perla fiammeggiante, che agisce anche da pomello. Il drago intagliato sul pannello posto sulla cima dello stipo è raffigurato non di profilo, come gli altri, ma frontalmente, con il corpo disposto attorno alla perla fiammeggiante. I piccoli restauri e riparazioni effettuati in alcuni punti della cornice dello stipo sono da attribuirsi a interventi effettuati nel secolo XIX o successivamente. La minuziosità e accuratezza della decorazione, nonché il fatto che i draghi hanno zampe con cinque artigli, suggeriscono che il mobiletto sia stato realizzato in origine per essere utilizzato allinterno degli ambienti privati dellimperatore o di persone a lui vicine. E possibile che il mobiletto sia stato realizzato negli atelier imperiali allinterno e in prossimità della Città Proibita di Pechino. Stipi in lacca come questo sono piuttosto rari e se ne conoscono vari esemplari, di dimensioni sostanzialmente analoghe, decorati tuttavia con soggetti diversi, anche se perfettamente consoni al clima culturale e intellettuale della cerchia imperiale. Una coppia di mobiletti analoghi decorati con draghi intagliati sugli sportelli anteriori, ma assenti dai lati e dalla cima degli stipi, è stata battuta allincanto da Christies Hong Kong nellasta n.2138 del 7 luglio 2003, lotto 598, mentre la medesima decorazione con temi di draghi è utilizzata nella ornamentazione dei pannelli di un mobiletto più piccolo venduto da Sothebys, Hong Kong, il 8 ottobre 2009, asta HK0308, lotto 1644; un ulteriore sijiangui di manifattura imperiale, decorato tuttavia con scene di genere e personaggi entro un paesaggio è stato presentato da Christies, Hong Kong, nellasta n.2309, The Imperial sale, del 30 maggio 2006, lotto 1269; per un ultimo stipo, ornato con scene che raffigurano un raduno di letterati nella campagna, si veda Lempertz, Colonia, asta n.926, lotto.351.

ªø ôStipo in lacca rossa, Cina, XVIII secolo, del tipo noto come sijiangui  o a quattro comparti, di forma rettangolare, con due paia di sportelli incernierati, i superiori misuranti un terzo in altezza rispetto alle più lunghe ante inferiori, in basso un lungo cassettone sopra una base decorata con cornice sagomata e due ulteriori cassetti allinterno, interamente laccato in vernice nera; i dodici pannelli decorativi anteriori, laterali e superiore sono tutti inscritti in una cornice decorata con regolare motivo a greca e recano come unico tema ornamentale il motivo di un drago rampante a cinque artigli che si staglia contro un fittissimo fondo di nuvole, tema che ricorre, in forma molto più astratta e semplificata, inciso sulle cerniere in metallo; il cassetto sottostante lo stipo presenta due draghi affrontati ai lati di una perla fiammeggiante, che agisce anche da pomello. Il drago intagliato sul pannello posto sulla cima dello stipo è raffigurato non di profilo, come gli altri, ma frontalmente, con il corpo disposto attorno alla perla fiammeggiante. I piccoli restauri e riparazioni effettuati in alcuni punti della cornice dello stipo sono da attribuirsi a interventi effettuati nel secolo XIX o successivamente. La minuziosità e accuratezza della decorazione, nonché il fatto che i draghi hanno zampe con cinque artigli, suggeriscono che il mobiletto sia stato realizzato in origine per essere utilizzato allinterno degli ambienti privati dellimperatore o di persone a lui vicine. E possibile che il mobiletto sia stato realizzato negli atelier imperiali allinterno e in prossimità della Città Proibita di Pechino. Stipi in lacca come questo sono piuttosto rari e se ne conoscono vari esemplari, di dimensioni sostanzialmente analoghe, decorati tuttavia con soggetti diversi, anche se perfettamente consoni al clima culturale e intellettuale della cerchia imperiale. Una coppia di mobiletti analoghi decorati con draghi intagliati sugli sportelli anteriori, ma assenti dai lati e dalla cima degli stipi, è stata battuta allincanto da Christies Hong Kong nellasta n.2138 del 7 luglio 2003, lotto 598, mentre la medesima decorazione con temi di draghi è utilizzata nella ornamentazione dei pannelli di un mobiletto più piccolo venduto da Sothebys, Hong Kong, il 8 ottobre 2009, asta HK0308, lotto 1644; un ulteriore sijiangui di manifattura imperiale, decorato tuttavia con scene di genere e personaggi entro un paesaggio è stato presentato da Christies, Hong Kong, nellasta n.2309, The Imperial sale, del 30 maggio 2006, lotto 1269; per un ultimo stipo, ornato con scene che raffigurano un raduno di letterati nella campagna, si veda Lempertz, Colonia, asta n.926, lotto.351.
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Vaschetta Cina, dinastia Qing, inizi XIX secolo, in giada a forma di frutto di pesco, utilizzata dai letterati per contenere acqua e risciacquare i pennelli, lavorata a forma di grossa pesca con tralcio foliato intagliato a giorno, utilizzabile come manico per sollevare loggetto; la rotondità del corpo della vaschetta, con apertura circolare superiore, è fortemente accentuata, a ricordare la polposità e carnosità del frutto. La pesca era infatti ritenuta simbolo di immortalità e cresceva in abbondanza nel frutteto della dea Xiwangmu, la Regina Madre dOccidente. In virtù di questo simbolismo di buon auspicio, vaschette per risciacquare i pennelli a forma di pesca, collocate negli studi dei letterati, erano comuni nella Cina del tardo periodo Qing. La giada, trasparente, si presenta in una tonalità bianco lattiginosa, con screziature e puntini di colore grigio scuro determinati dalle naturali inclusioni nella pietra. Sul fondo delloggetto è presente un bollino con la dicitura Franzero collection cm 7x15
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Scultura in giada, Cina, inizi XIX secolo, raffigurante una coppia di anatre mandarine che sorreggono nel becco un ramo con due grossi fiori di peonia, intagliate a giorno in modo da avvolgere i corpi dei due animali, i quali presentano incisi sulla superficie, in corrispondenza delle ali, delle terga e sulla testa, motivi decorativi a leggero rilievo greche, volute, spirali quadrate- ispirati alla decorazione dei bronzi arcaici di epoca Shang (XVI-XI secolo a.C.). In modo naturalistico sono invece trattati i fiori e i dettagli anatomici degli animali, quali i piedi palmati visibili sotto il corpo dove sono accennate a leggero rilievo le zampe reclinate. La giada è di colore bianco latte con numerose inclusioni ferrose che determinano le macchie e venature rosso ruggine su vari punti della superficie, alt. cm 10x15, su base in legno sagomata
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Contenitore per liquidi Cina, inizi XIX secolo, in giada bianca a forma di uccello,  sagomato nella forma di una quaglia o piccione accovacciato, con tralcio di fiore di loto lavorato a giorno sorretto nel becco; sulla schiena è presente un altro piccolo uccello che forma il pomello del coperchio cilindrico con il quale si chiude lapertura ricavata sul dorso. Lintera composizione è finemente dettagliata, con incisioni e sottili linee parallele a marcare le piume della coda: anche le zampe, raccolte sotto il corpo, sono dettagliate in modo naturalistico. La giada è di un colore bianco lattiginoso con poche inclusioni ferrose che denotano la colorazione bruna in prossimità della coda e di parte della testa delluccello, cm 9x15, poggiante su piccola base in leqno
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Poggiapennelli Cina, dinastia Qing, periodo Qianlong, XVIII secolo, in giada bianca,  finemente lavorato in modo da far assumere alloggetto laspetto di un picco montuoso circondato da rilievi più bassi tra i quali possono essere alloggiati tre pennelli; la finezza della lavorazione può essere meglio avvertita quando si esamini il retro delloggetto, ove figura una cascata dacqua che emerge dai picchi montuosi, la sommità dei quali velata da nubi appena accennate. La giada, priva di impurità o inclusioni, è di colore bianco lattiginoso. Base in legno sagomata, cm 9x11 Un analogo poggiapennelli, anche se meno dettagliato nella lavorazione, è stato presentato da Christies Londra nellasta n. 7997 del 8 novembre 2011, lotto 85. Più vicina al presente, in specie per il trattamento stilistico delle rocce, è la montagna di giada parte della collezione M. Gerald Godfrey, Hong Kong, riprodotta nel volume a cura del Palm Springs Desert Museum, Jade in Chinese Culture: Magic, Art and Order, Palm Springs 1990, n.37, p.50.
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Giada ornamentale Cina, XIX secolo, a forma di montagna stilizzata, ottenuta appena sbozzando, smussando e levigando un grande blocco di giada nefrite color verde spinacio con inclusioni che assumono la forma di punti neri. La base in legno è sagomata appositamente per accogliere la scultura, fissata con mastice alla base che reca inoltre il bollino Franzero Collection. Questo tipo di manufatti, assolutamente semplici e lineari nel loro profilo che deve ricordare quello di una alta montagna, trovavano collocazione sul mobilio che arredava gli studioli dei letterati. Ispirati alle rocce ornamentali (scholars rocks, gongshi) in uso sin dalla dinastia Song (960-1279), questi semplici oggetti celebrano la naturale bellezza della giada utilizzata nella loro realizzazione, mentre con la loro forma evocano le alte montagne abitate dagli immortali della tradizione cinese. cm 20x26 La montagna è molto simile a quella presentata da Freeman di Philadelphia nellasta n.1314 del 15 maggio 2008, lotto n.121.
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31 - 60  di 202 LOTTI