Arte Orientale e Reperti Archeologici

Arte Orientale e Reperti Archeologici

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo Albizi, 26

16 MAGGIO 2012

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1 - 30  di 202 LOTTI
úVaso in giada bianca a forma di carpa, Cina, fine XVII, inizi XVIII secolo, internamente cavo, finemente lavorato a intaglio nella forma di una grossa carpa con testa di drago raffigurata verticalmente mentre emerge saltando dalle acque per afferrare una perla posta davanti la bocca aperta del pesce; questa è sostenuta da motivi a nuvola sotto i quali si trova uno sperone stilizzato di roccia, dietro il quale passa la coda del drago, a ventaglio come le grandi pinne che, orientate in direzione opposta, emergono dai fianchi del corpo ricoperto di scaglie; la base del vaso è trattata a motivi di onde schiumanti da cui emerge il pesce. La giada è di colore bianco opaco con pochissime inclusioni, alt. cm ... base in legno sagomata.La decorazione di questo vaso, di altissima qualità si richiama ad una antica leggenda secondo la quale la Porta del Drago era localizzata sulla cima di un cascata di una montagna. Tra le carpe che risalivano la corrente, quella che riusciva a saltare oltre la cima della cascata si trasformava in drago nellistante in cui usciva dallacqua, per difendersi dagli spiriti maligni, proprio il momento rappresentato in questo vaso. La morale della leggenda è dunque che solo i meritevoli e tenaci possono riuscire in difficili imprese: nella Cina antica, lespressione lyú tià ló mé ïå, la carpa ha saltato la porta del drago, veniva utilizzata per indicare i vincitori dei difficili esami di stato che consentivano di divenire funzionari di stato. Vasi come questo erano probabilmente offerti in dono a quei letterati che erano riusciti nellimpresa, dimostrando coraggio e determinazione, come la carpa della leggenda. Un vasi di analoga fattura e datazione è stato battuto allasta di Sothebys, Hong Kong, del 19 novembre 1985, lotto 44. Altri esemplari simili sono quelli presentati nelle aste di Christies New York, vendita n.1639 del 29 marzo 2006, lotto 194; Christies, Londra, aste n.7997 del 8 novembre 2011, lotto 76 e n.7720 del 12 maggio 2009, lotto 108. Si confronti infine il vaso parte della collezione dei sigg.ri Wanger, riprodotto in Palm Springs Desert Museum, Jade in Chinese Culture: Magic, Art and Order, Palm Springs 1990, n.100.

úVaso in giada bianca a forma di carpa, Cina, fine XVII, inizi XVIII secolo, internamente cavo, finemente lavorato a intaglio nella forma di una grossa carpa con testa di drago raffigurata verticalmente mentre emerge saltando dalle acque per afferrare una perla posta davanti la bocca aperta del pesce; questa è sostenuta da motivi a nuvola sotto i quali si trova uno sperone stilizzato di roccia, dietro il quale passa la coda del drago, a ventaglio come le grandi pinne che, orientate in direzione opposta, emergono dai fianchi del corpo ricoperto di scaglie; la base del vaso è trattata a motivi di onde schiumanti da cui emerge il pesce. La giada è di colore bianco opaco con pochissime inclusioni, alt. cm ... base in legno sagomata.La decorazione di questo vaso, di altissima qualità si richiama ad una antica leggenda secondo la quale la Porta del Drago era localizzata sulla cima di un cascata di una montagna. Tra le carpe che risalivano la corrente, quella che riusciva a saltare oltre la cima della cascata si trasformava in drago nellistante in cui usciva dallacqua, per difendersi dagli spiriti maligni, proprio il momento rappresentato in questo vaso. La morale della leggenda è dunque che solo i meritevoli e tenaci possono riuscire in difficili imprese: nella Cina antica, lespressione lyú tià ló mé ïå, la carpa ha saltato la porta del drago, veniva utilizzata per indicare i vincitori dei difficili esami di stato che consentivano di divenire funzionari di stato. Vasi come questo erano probabilmente offerti in dono a quei letterati che erano riusciti nellimpresa, dimostrando coraggio e determinazione, come la carpa della leggenda. Un vasi di analoga fattura e datazione è stato battuto allasta di Sothebys, Hong Kong, del 19 novembre 1985, lotto 44. Altri esemplari simili sono quelli presentati nelle aste di Christies New York, vendita n.1639 del 29 marzo 2006, lotto 194; Christies, Londra, aste n.7997 del 8 novembre 2011, lotto 76 e n.7720 del 12 maggio 2009, lotto 108. Si confronti infine il vaso parte della collezione dei sigg.ri Wanger, riprodotto in Palm Springs Desert Museum, Jade in Chinese Culture: Magic, Art and Order, Palm Springs 1990, n.100.

úVaso in giada bianca a forma di carpa, Cina, fine XVII, inizi XVIII secolo, internamente cavo, finemente lavorato a intaglio nella forma di una grossa carpa con testa di drago raffigurata verticalmente mentre emerge saltando dalle acque per afferrare una perla posta davanti la bocca aperta del pesce; questa è sostenuta da motivi a nuvola sotto i quali si trova uno sperone stilizzato di roccia, dietro il quale passa la coda del drago, a ventaglio come le grandi pinne che, orientate in direzione opposta, emergono dai fianchi del corpo ricoperto di scaglie; la base del vaso è trattata a motivi di onde schiumanti da cui emerge il pesce. La giada è di colore bianco opaco con pochissime inclusioni, alt. cm ... base in legno sagomata.La decorazione di questo vaso, di altissima qualità si richiama ad una antica leggenda secondo la quale la Porta del Drago era localizzata sulla cima di un cascata di una montagna. Tra le carpe che risalivano la corrente, quella che riusciva a saltare oltre la cima della cascata si trasformava in drago nellistante in cui usciva dallacqua, per difendersi dagli spiriti maligni, proprio il momento rappresentato in questo vaso. La morale della leggenda è dunque che solo i meritevoli e tenaci possono riuscire in difficili imprese: nella Cina antica, lespressione lyú tià ló mé ïå, la carpa ha saltato la porta del drago, veniva utilizzata per indicare i vincitori dei difficili esami di stato che consentivano di divenire funzionari di stato. Vasi come questo erano probabilmente offerti in dono a quei letterati che erano riusciti nellimpresa, dimostrando coraggio e determinazione, come la carpa della leggenda. Un vasi di analoga fattura e datazione è stato battuto allasta di Sothebys, Hong Kong, del 19 novembre 1985, lotto 44. Altri esemplari simili sono quelli presentati nelle aste di Christies New York, vendita n.1639 del 29 marzo 2006, lotto 194; Christies, Londra, aste n.7997 del 8 novembre 2011, lotto 76 e n.7720 del 12 maggio 2009, lotto 108. Si confronti infine il vaso parte della collezione dei sigg.ri Wanger, riprodotto in Palm Springs Desert Museum, Jade in Chinese Culture: Magic, Art and Order, Palm Springs 1990, n.100.
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Vaso Cina, inizi XIX secolo, in giada con elementi scultorei,  la forma del vaso, provvisto di coperchio, vagamente ispirata a quella degli antichi recipienti rituali in bronzo, come ricorda la lavorazione dei manici posti sui fianchi dellalto collo; sul corpo del recipiente è intagliata a rilievo limmagine di una fenice che si protende verso limboccatura del vaso poggiando le zampe su una nuvola stilizzata; su un fianco è presente un fanciullo, intagliato a tutto tondo, stante su una base a forma di roccia stilizzata e recante nelle mani una grossa perla fiammeggiante, tutti elementi di buon auspicio. La giada è di colore bianco lattiginoso con inclusioni bruno-grigie, presenti in particolare sul fianco delloggetto prossimo al fanciullo, alt. cm 18x14
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Vaschetta Cina, XIX secolo, in giada a forma di loto, utilizzata per il risciacquo dei pennelli durante la realizzazione di pitture e calligrafie, sagomata nella forma di un ampio fiore di loto dai bordi leggermente arricciati; su due punti diagonalmente opposti sono intagliati a rilievo, come tutta la decorazione presente allesterno del manufatto, due piccoli uccellini che, ad ali dispiegate, si tendono verso linterno della vaschetta, come a bere lacqua che vi era contenuta; sul fondo del recipiente si intrecciano ulteriori, più piccoli fiori di loto, due dei quali raffigurati presso il bordo delloggetto, lung. cm 16,  poggiante su base lignea. La giada è di colore bianco-grigiastro, parzialmente trasparente, con rade inclusioni. La connotazioni simboliche della foglia di loto (he ye, in cinese), che si riteneva emblema di armonia e pace, ben si sposano con gli ambienti dei letterati cinesi di un tempo: è anche possibile che tali vaschette per il risciacquo dei pennelli venissero realizzate nella forma di loti in virtù delle proprietà idrorepellenti possedute dalle foglie di questa pianta
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Vaschetta Cina, dinastia Qing, inizi XIX secolo, in giada a forma di frutto di pesco, utilizzata dai letterati per contenere acqua e risciacquare i pennelli, lavorata a forma di grossa pesca con tralcio foliato intagliato a giorno, utilizzabile come manico per sollevare loggetto; la rotondità del corpo della vaschetta, con apertura circolare superiore, è fortemente accentuata, a ricordare la polposità e carnosità del frutto. La pesca era infatti ritenuta simbolo di immortalità e cresceva in abbondanza nel frutteto della dea Xiwangmu, la Regina Madre dOccidente. In virtù di questo simbolismo di buon auspicio, vaschette per risciacquare i pennelli a forma di pesca, collocate negli studi dei letterati, erano comuni nella Cina del tardo periodo Qing. La giada, trasparente, si presenta in una tonalità bianco lattiginosa, con screziature e puntini di colore grigio scuro determinati dalle naturali inclusioni nella pietra. Sul fondo delloggetto è presente un bollino con la dicitura Franzero collection cm 7x15
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Utagawa Kunisada I (1786-1864), Oban verticale due xilografie policrome (nishiki-e) della serie Tôô gojû tsugi no uchi raffigurante le 53 stazioni lungo la via Tôô; la prima rappresenta Hakone e Hatsuhana che prega sotto una cascata; la seconda raffigura iiso e un attore nel ruolo della cortigiana Tora di iiso; firmato Toyokuni-ga; sigillo delleditore Izutsu-ya Shô di Edo;1852, e altre due xilografie policrome (nishiki-e) della serie Tôô gojû tsugi no uchi raffigurante le 53 stazioni lungo la via Tôô; la prima rappresenta la stazione di Chiryû e il poeta Ariwara no Narihira; la seconda raffigura la stazione di iso e un attore nel ruolo di Jûô Sukenari, uno dei fratelli Soga; firmato Toyokuni-ga; sigillo delleditore Izutsu-ya Shô di Edo; 1852, cm 32,5x23 in duplice cornicie (4)
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Ushabti di sacerdote Materia e tecnica: faience egiziana bruna, tracce di smalto lucente, modellato a stampo Figura mummiforme stilizzata, stante frontalmente, con parrucca tripartita e lunga barba intrecciata; braccia incrociate sul petto a sostenere una zappa ed unascia; da sotto le mani parte uniscrizione geroglifica che si avvolge in fasce parallele sul corpo; sulla parte posteriore pilastro dorsale e sacco dei semi; la piccola statuetta è accuratamente realizzata con buon resa dei tratti del viso e delle notazioni muscolari attraverso la fasciatura Liscrizione specifica che il proprietario è un sacerdote Wadjet Pa-sheri-(en-ta-)ihet figlio di Udja-shu (la madre). Produzione: Egitto Stato di conservazione: integro, faience combusta Dimensioni: alt. cm 17 Datazione: XXVI-XXX dinastia 672-341 a.C.
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Tre attingitoi ed una coppa monoansati Attingitoi forma XIII, n. 2a; coppa forma XVIII n. 2c  De Juliis 1977 Materia e tecnica: argilla figulina beige e rosata, ingubbiatura color crema, vernice bruna e paonazza Attingitoi: vasca alquanto fonda a profilo convesso, labbro leggermente estroflesso distinto mediante una gola; alta ansa a nastro verticale sormontante e ripiegata, impostata dal fondo all'orlo della vasca, fondo piatto Decorazione: la superficie esterna del vaso è interamente decorata con fasce di colore in bruno e paonazzo alternate a metope con fasce in paonazzo e sottili filetti in bruno, sul fondo centrato da croce si ripete lo stesso schema decorativo, lansa ha fasce verticali bicrome e dalla parte interna filetti orizzontali, il labbro interno presenta una grande fascia in paonazzo fra due in bruno, al centro della vasca quattro triangoli contrapposti al vertice in bruno e paonazzo e cerchielli concentrici Stato di conservazione:  uno privo dellansa, uno ricomposto da quattro frammenti con una piccola lacuna, uno con ansa ricomposta Dimensioni: alt. da cm 13,5 a cm 12; diam. bocca da cm 14,5 a cm 12 Coppa con orlo rientrante, vasca troncoconica, ansa a nastro insellata impostata verticalmente sul bordo; decorata esternamente con filetti in bruno e paonazzo e allinterno con complesso motivo a stella centrato da motivo a croce Stato di conservazione: integra, deformata Dimensioni: alt. cm 7; diam. bocca cm 13,5 Produzione: ceramica daunia Datazione: subgeometrico daunio II, 550-400 a.C. Cfr. E. M. De Juliis La ceramica geometrica della Daunia,Firenze 1977

Tre attingitoi ed una coppa monoansati Attingitoi forma XIII, n. 2a; coppa forma XVIII n. 2c De Juliis 1977 Materia e tecnica: argilla figulina beige e rosata, ingubbiatura color crema, vernice bruna e paonazza Attingitoi: vasca alquanto fonda a profilo convesso, labbro leggermente estroflesso distinto mediante una gola; alta ansa a nastro verticale sormontante e ripiegata, impostata dal fondo all'orlo della vasca, fondo piatto Decorazione: la superficie esterna del vaso è interamente decorata con fasce di colore in bruno e paonazzo alternate a metope con fasce in paonazzo e sottili filetti in bruno, sul fondo centrato da croce si ripete lo stesso schema decorativo, lansa ha fasce verticali bicrome e dalla parte interna filetti orizzontali, il labbro interno presenta una grande fascia in paonazzo fra due in bruno, al centro della vasca quattro triangoli contrapposti al vertice in bruno e paonazzo e cerchielli concentrici Stato di conservazione: uno privo dellansa, uno ricomposto da quattro frammenti con una piccola lacuna, uno con ansa ricomposta Dimensioni: alt. da cm 13,5 a cm 12; diam. bocca da cm 14,5 a cm 12 Coppa con orlo rientrante, vasca troncoconica, ansa a nastro insellata impostata verticalmente sul bordo; decorata esternamente con filetti in bruno e paonazzo e allinterno con complesso motivo a stella centrato da motivo a croce Stato di conservazione: integra, deformata Dimensioni: alt. cm 7; diam. bocca cm 13,5 Produzione: ceramica daunia Datazione: subgeometrico daunio II, 550-400 a.C. Cfr. E. M. De Juliis La ceramica geometrica della Daunia,Firenze 1977

Tre attingitoi ed una coppa monoansati Attingitoi forma XIII, n. 2a; coppa forma XVIII n. 2c De Juliis 1977 Materia e tecnica: argilla figulina beige e rosata, ingubbiatura color crema, vernice bruna e paonazza Attingitoi: vasca alquanto fonda a profilo convesso, labbro leggermente estroflesso distinto mediante una gola; alta ansa a nastro verticale sormontante e ripiegata, impostata dal fondo all'orlo della vasca, fondo piatto Decorazione: la superficie esterna del vaso è interamente decorata con fasce di colore in bruno e paonazzo alternate a metope con fasce in paonazzo e sottili filetti in bruno, sul fondo centrato da croce si ripete lo stesso schema decorativo, lansa ha fasce verticali bicrome e dalla parte interna filetti orizzontali, il labbro interno presenta una grande fascia in paonazzo fra due in bruno, al centro della vasca quattro triangoli contrapposti al vertice in bruno e paonazzo e cerchielli concentrici Stato di conservazione: uno privo dellansa, uno ricomposto da quattro frammenti con una piccola lacuna, uno con ansa ricomposta Dimensioni: alt. da cm 13,5 a cm 12; diam. bocca da cm 14,5 a cm 12 Coppa con orlo rientrante, vasca troncoconica, ansa a nastro insellata impostata verticalmente sul bordo; decorata esternamente con filetti in bruno e paonazzo e allinterno con complesso motivo a stella centrato da motivo a croce Stato di conservazione: integra, deformata Dimensioni: alt. cm 7; diam. bocca cm 13,5 Produzione: ceramica daunia Datazione: subgeometrico daunio II, 550-400 a.C. Cfr. E. M. De Juliis La ceramica geometrica della Daunia,Firenze 1977
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Tre attingitoi biansati dauni Vicino alla forma  XIV, tipo 2 De Juliis  1977 Materia e tecnica: argilla figulina beige, ingubbiatura color crema, decorazione in bruno e paonazzo, modellati a tornio lento Vasca alquanto fonda a profilo convesso, labbro leggermente estroflesso distinto mediante una gola; alte anse a nastro verticali sormontanti, impostate dal fondo all'orlo della vasca, fondo piatto (3) Decorazione: la superficie esterna del vaso è interamente decorata con fasce di colore in bruno e paonazzo, il fondo esterno è decorato con un complesso motivo geometrico con triangoli e tratti verticali; linterno della vasca è decorato con due coppie di uccelli contrapposte e stilizzate, una con motivo geometrico, lansa ha fasce verticali bicrome Produzione: ceramica subgeometrica daunia Stato di conservazione: due integri, uno ricomposto Dimensioni: alt. cm 10, cm 10 e cm 9; diam. bocca cm 15,5, cm 15,2 e cm 15,3 Datazione: subgeometrico daunio sec. II, 550-400 a.C. Cfr.: E. M. De Juliis La ceramica geometrica della Daunia, Firenze 1977
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Testa virile Materia e tecnica: marmo bianco italico a grana fine, scolpito e levigato La testa, a grandezza naturale, raffigura un uomo in età matura, con la capigliatura che partendo dal centro della testa scende in piccole ciocche scomposte e irregolari sulla fronte che è solcata da grandi rughe parallele, le sopracciglia sono aggrottate e le arcate orbitali sono profondamente chiaroscurate, gli occhi hanno le indicazioni delle palpebre ma non della pupilla; il naso è ampio e regolare e gli zigomi spessi e in rilievo, le guance sono incavate, la bocca socchiusa con il mento sporgente. Le orecchie fuoriescono parzialmente dalla grande massa di capelli che scende sul collo in spesse ciocche Stato di conservazione: foro alla sommità della testa e sulla nuca, frattura alla base del collo, scheggiature diffuse sulla superficie, frattura del naso e delle labbra, alcune piccole incrostazioni. Dimensioni: alt. cm 30 Datazione: rielaborazione rinascimentale da un prototipo ellenistico
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Testa femminile fittile Materia e tecnica: impasto ricco di inclusi micacei, ingubbiatura rosata, modellato a stampo con ritocchi a stecca, interno cavo Testa femminile giovanile velata, con tenia sulla fronte, capelli accuratamente pettinati a piccole ciocche distinte che diventano riccioli multipli a coprire in buona parte le orecchie, ampia fronte, occhi con palpebre delineate, pupille con indicazione delliride, naso rettilineo, bocca dalle labbra socchiuse atteggiata in un leggero sorriso, mento arrotondato; parte posteriore non lavorata Produzione: Etruria meridionale Stato di conservazione: superficie consunta, lacunosa dal collo in giù Dimensioni: alt. cm 22 Datazione: prima metà  IV sec. a.C. Cfr. Civiltà degli Etruschi catalogo della mostra, Firenze 1985, pp.315 ss. n. 13.2 Questa bella testa può essere confrontata con la raffigurazione della fanciulla di profilo a destra, nella Tomba dell Orco n. 1 a Tarquinia, che porta la stessa
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