IMPORTANT RENAISSANCE MAIOLICA

26 OCTOBER 2022
Auction, 1176
34

A DISH, URBINO, WORKSHOP OF GUIDO DURANTINO, CIRCA 1559

Estimate
8.000 / 12.000
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A DISH, URBINO, WORKSHOP OF GUIDO DURANTINO, CIRCA 1559

 

PIATTO, URBINO, BOTTEGA DI GUIDO DURANTINO, 1559 CIRCA

in maiolica dipinta in blu cobalto, verde, giallo, giallo arancio, bruno di manganese, bianco di stagno; diam. cm 23, diam. piede cm 6,8, alt cm 5,6

 

Bibliografia di confronto

C. Fiocco, G. Gherardi, L. Sfeir-Fakhri, Majoliquesitaliennes du Musée des Arts Décoratifs de Lyon. Collection Gillet, Lione 2001, pp. 258-259 n. 172;

M. Brody, "Terra d'Urbino tutta dipinta a paesi con l'armi de' Salviati: the paesi service in the 1583 inventory of Jacopo di Alamanno Salviati (1537-1586), in "Faenza" n. 86, 2000, pp. 30-46.

 

Il piatto presenta profondo cavetto, larga tesa obliqua e poggia su un basso piede privo di anello. L'intera superficie presenta un ornato definito dal Piccolpasso “a paesi”, che prevede una rappresentazione paesaggistica, qui centrata da un ponte a quattro archi che unisce due quartieri di una città con alti palazzi e torri; sullo sfondo una seconda città, protetta alle spalle dalle falde di un monte, si specchia in un lago che dà origine a un fiume che scorre tra balze erbose per terminare all’esergo del piatto. In alto al centro spicca l’emblema della potente famiglia fiorentina dei Salviati.

Il piatto appartiene a un assortimento molto ampio, commissionato probabilmente da Jacopo di Alamanno Salviati, di cui si ha notizia esatta grazie a un elenco fatto redigere dallo stesso Jacopo e comprensivo degli arredi del palazzo di via del Corso a Firenze, nel quale i piatti sono elencati come “Terra d’Urbino tt. dipinta a paesi”. Il totale, tra piatti, piattelli, scodelle, rinfrescatoi e boccali, era di 178 pezzi. Molte opere non sono pervenute poiché disperse o distrutte, tuttavia buona parte del servizio è oggi custodita nelle principali collezioni museali e private. Attualmente sono conosciuti circa quaranta esemplari, la maggior parte con paesaggi probabilmente tratti da incisioni tedesche, con una predilezione per quelle spesso, presenti in bottega, di Hans Sebald Beham.

Lo studioso Michael Brody suggerisce la data del 1559 per la realizzazione del servizio, quando Jacopo Salviati sposa la cugina Isabella, prima del mutamento della bottega urbinate al nome Fontana, quando Guido lavorerà con il figlio Orazio. Forse un dono di nozze, oppure, come sostengono alcuni studiosi, legato all’eredità di Alamanno Salviati, padre di Jacopo. Per i confronti si veda l’elenco dettagliato delle opere in collezioni museali e di quelle in collezioni private, pubblicato negli studi riportati in bibliografia.