IMPORTANT RENAISSANCE MAIOLICA

26 OCTOBER 2022
Auction, 1176

A DISH, MONTELUPO, CIRCA 1570-1575

 

PIATTO, MONTELUPO, 1570-1575 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con arancio, blu, verde, giallo e bruno di manganese; diam. cm 27,6, diam. piede cm 10,2, alt. cm 4

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche figurate di Montelupo, Firenze 2012, pp. 146-149 nn. 5-6;

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche di Montelupo. Stemmi, ritratti e “figurati”, Firenze 2019, pp. 73-77 figg. 14-21

 

Il piatto ha cavetto ampio, tesa larga e piede ad anello appena accennato, dipinto a piena superficie sul fronte, smaltato anche sul retro, dove al centro, contornata da un motivo a corolla con petali cuspidati e intersecati tra loro, in blu è iscritta la legenda: “Come Diana/ convertì Chali/ sta in orsa p(er)/ il matrimonio rotto/ con giove”.

Sul recto è dipinto l’episodio mitologico narrato da Ovidio nel secondo libro delle Metamorfosi, in cui la ninfa Callisto fu tramutata in orsa. Callisto era una delle ninfe del seguito di Diana, e Giove, vedendola riposare in un bosco, se ne invaghì e decise di sedurla assumendo le sembianze della dea Diana. Dopo qualche mese Diana, stanca per la caccia, decise di fermarsi con le sue compagne per fare il bagno presso una fonte. Callisto, che fino a quel momento era riuscita a nascondere l’accaduto, esitava a spogliarsi: le compagne allora le sfilarono la veste scoprendo così la verità; adirata Diana la cacciò. Una volta nato il bambino, Arcade, anche Giunone decise di vendicarsi trasformandola in un’orsa. In seguito Arcade, ormai quindicenne, durante una battuta di caccia s’imbatté nell’orsa e proprio quando stava per ucciderla intervenne Giove, trasformando entrambi in due costellazioni, l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore. Giunone, adirata perché la sua rivale era diventata una dea, chiese quindi al dio Oceano che le nuove costellazioni non tramontassero mai.

Il piatto in esame rappresenta un’importante aggiunta al catalogo del cosiddetto “Pittore della Bibbia”, artista operante tra il 1570 e il 1580 in una bottega di Montelupo, la cui figura è stata definita da Fausto Berti prima e Carmen Ravanelli Guidotti in seguito. La studiosa nel suo volume sulla maiolica di Montelupo del 2019 elenca una decina di piatti sicuramente autografi. Questo esemplare, l’unico noto con un soggetto non religioso, può a nostro parere essere accostato a un gruppo di opere assegnate ad una fase più matura, in cui l’intonazione generale della tavolozza viene schiarita, conferendo maggior finezza anche al disegno. Inoltre un elemento caratterizzante, comune a tutti i piatti di questa fase “tarda”, è il retro contrassegnato dalla stessa corona petaliforme e dalle legende con qualità stilistiche ricorrenti, impronta di una mano capace di scrivere in un corsivo piuttosto sciolto.

Da ricordare infine che un piatto riferibile allo stesso pittore è stato venduto proprio da Pandolfini nell’asta del 28 ottobre 2014 (lotto 12)