ART IN VENICE FROM 16TH TO 19TH CENTURY

28 SEPTEMBER 2022
Auction, 1160
27

Francesco Guardi

Estimate
80.000 / 120.000
Price realized:  Registration
An export licence is available for this lot

Francesco Guardi

(Venezia, 1712 – 1793)

CAPRICCIO CON ARCO IN ROVINA E MURA DI PAESE

olio su tela, cm 68,5x54

 

CAPRICCIO WITH A RUINED ARCH AND WALLS OF A VILLAGE

oil on canvas, cm 68,5x34

 

Sfuggito agli studi specialistici, certo in virtù della sua lunga assenza dal mercato, questo Capriccio guardesco riemerge dopo un lungo periodo dalla raccolta privata che lo custodiva insieme ad altre prove dell’artista veneziano, queste ultime ampiamente documentate dalla letteratura artistica.

 

Il tema del dipinto – un arco gotico che dà accesso a un breve portico, con un arco classicheggiante, forse la porta di una cinta muraria, che si intravvede sullo sfondo a conclusione di una strada fiancheggiata da case rustiche e da una chiesa – è peraltro comune a numerosi “capricci” dipinti da Francesco Guardi fra ottavo e nono decennio del Settecento, quando l’artista veneziano inventa questa felicissima formula anche per sopperire alle crescenti richieste dei suoi estimatori: come era già stato a Roma per Gaspare Vanvitelli nella sua produzione di “vedute ideate” a partire dal secondo decennio del Settecento e in misura maggiore negli anni Venti, i capricci guardeschi accostano motivi dal vero ad altri di invenzione o tratti da un diverso contesto, restituendo una visione ideale, e per l’appunto arbitraria e stravagante, di un paesaggio urbano evocativo ma di pura invenzione.

 

Il nostro dipinto può quindi accostarsi a una serie di “capricci” da tempo noti, e ad altri recentemente aggiunti al catalogo del pittore veneziano.

Tra i più famosi, sono immediatamente confrontabili al nostro il dipinto a Londra, National Gallery e quello già a New York, collezione Frederick Mont (fig. 1) da tempo catalogati da Antonio Morassi (Guardi. I dipinti, Venezia 1973, I, nn. 966 e 967; II, figg. 846 e 855), e ancora con il Capriccio catalogato a Milano, collezione Rasini (fig. 2) (Morassi, 1973, I, n. 958; II, fig.849), e con molti altri che ne ripetono i motivi e l’impaginazione.

 

A questi si aggiungono quelli recentemente catalogati da Dario Succi (Guardi. Catalogo dei dipinti e disegni inediti, 2021, in particolare i nn. 302, 353, 356) nell’ormai atteso aggiornamento del corpus riunito da Antonio Morassi con nuovi numeri che, nel nostro caso, accrescono i motivi di confronto senza modificare sostanzialmente i termini della questione.