Important Renaissance Maiolica

20 OCTOBER 2021
Auction, 1099
24

PIATTO DA POMPA, DERUTA, PRIMO TERZO SECOLO XVI

Estimate
2.000 / 3.000

PIATTO DA POMPA, DERUTA, PRIMO TERZO SECOLO XVI

in maiolica dipinta in blu cobalto e lustro metallico dorato; diam. cm 33,6, alt. cm 3,5

 

A CHARGER, DERUTA, FIRST THIRD 16TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

J. Giacomotti, Catalogue des majoliques des musées nationaux, Parigi 1974, pp. 198-200 nn. 643-647;

P. Bonali, R. Gresta, Girolamo e Giacomo Lanfranco dalle Gabicce maiolicari a Pesaro nel secolo XVI, Rimini 1987, p.37 nota 54;

A. Satolli, Annotazioni della presenza di lustri a Orvieto, in G. Busti, F. Cocchi, Maiolica, lustri oro e rubino della ceramica dal Rinascimento a oggi, Perugia 2019, pp. 63-67 fig. 9

 

Il grande piatto ha un umbone appena rilevato al centro, mentre il cavetto corre piano con stacco arrotondato che porta a una tesa breve, piana con orlo rilevato e arrotondato. Il verso è liscio interamente smaltato di bianco. L’intera superficie è ricoperta da un fitto decoro “alla damaschina” di derivazione islamica, tipica delle opere metalliche, mutuata in occidente attraverso le ceramiche ispano moresche.

Questo tipo di decoro, datato abbastanza precocemente nel Cinquecento, è comunemente usato nelle opere prodotte a Deruta, anche se sono noti esemplari realizzati in altri centri di produzione: alcuni frammenti di bacili con modalità decorative affini sono stati rinvenuti a Pesaro, ma anche i frammenti recuperati dal Pozzo della Cava a Orvieto testimoniano un’attività di produzione a lustro anche in quella città. Il decoro ebbe tuttavia particolarmente successo a Deruta, come confermato da questo esemplare, eseguito con buona maestria sia nel delineare il disegno in blu cobalto sullo smalto bianco-crema, sia nel riempimento delle campiture anche minute con il lustro nella seconda cottura.

L’opera, caratterizzata da grandi dimensioni, trova puntuale riscontro in tre bacini conservati al Louvre (inv. n. OA 7574 e OA 1225) e al Museo di Cluny (inv. n. 2064b). Inoltre un versatoio sempre al Louvre (inv. n. OA 1225b) e un vaso biansato con decoro analogo del Museo di Sévres (inv. n. 23125) ci aiutano a immaginare l’utilizzo di questi bacini con i rispettivi vasi.