Important Renaissance Maiolica

20 OCTOBER 2021
Auction, 1099
8

ALBARELLO, MONTELUPO, 1490-1510 CIRCA

Estimate
1.200 / 1.800
Price realized:  Registration

ALBARELLO, MONTELUPO, 1490-1510 CIRCA

in maiolica dipinta in policromia con blu di cobalto verde e arancione; alt. cm 19, diam. bocca cm 9, diam. base cm 8,8

 

A PHARMACY JAR (ALBARELLO), MONTELUPO, CIRCA 1490-1510

 

Bibliografia di confronto

J. Giacomotti, Catalogue des majoliques des musées nationaux, Parigi 1974, p. 39 n. 143;

G.C. Bojani, C. Ravanelli Guidotti, A. Fanfani, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La donazione Galeazzo Cora. Ceramiche dal Medioevo al XIX secolo, Milano 1985, p. 195 n. 486;

F. Berti, Il museo della ceramica di Montelupo, Firenze 2008, pp. 270-272 n. 22

 

Il piccolo contenitore apotecario da unguenti ha corpo cilindrico con base carenata e piede piano, la spalla è stretta, alta e inclinata, l’imboccatura ampia con orlo appena estroflesso e arrotondato. Smaltato all’interno, mostra all’esterno una superficie a smalto bianco interamente ricoperta da un motivo a palmetta persiana disposto simmetricamente, ad andamento orizzontale, con riserve create da doppie linee sinuose che racchiudono insieme all’ornato principale un motivo “alla porcellana” unito a fogliette ovali verdi e arancio. Una decorazione a nastro spezzato, coerente cronologicamente con la palmetta e lo sfondo alla porcellana, corre lungo il collo e completa il decoro, portandoci a ritenere l’opera databile attorno agli inizi del XVI secolo.

Tutti gli ornati denunciano un’ispirazione orientale riscontrabile variamente nell’area iraniana o siriana, interpretati con ecclettismo dai pittori montelupini, ma con grande successo anche in altre manifatture peninsulari coeve.

Un riscontro pertinente ci deriva da un albarello conservato al Museo del Louvre (inv. OA 8233). Decorazioni molto prossime si ritrovano in un albarello proveniente dagli scavi “del Pozzo dei lavatoi” con decoro cosiddetto alla palmetta invadente, privo di motivo a nastro sul collo, ma anche in un orciolo della collezione Cora al MIC di Faenza