Arcade | Books, Silver, Porcelain and Majolica, Coins

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Auction

FLORENCE
Palazzo Ramirez-Montalvo

16 -  17 DECEMBER 2019
16th December 3.00 p.m. 
BOOKS, MANUSCRIPTS AND AUTOGRAPHS lots 1-115

16th December 4.00 p.m. 
ITALIAN AND EUROPEAN SILVER lots 130-238

16th December 5.00 p.m.
PORCELAIN AND MAJOLICA lots 251-369

17th December 10.30 a.m. 
COINS AND MEDALS lots 401-529

17th December 3.00 p.m. 
COINS AND MEDALS lots 530-760

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FLORENCE
Thursday 12th December   10am-6pm
Friday     13th December   10am-6pm
Saturday 14th December   10am-6pm
Sunday   15th December   10am-6pm

Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  of 703 LOTS
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CARTE FARNESIANE

 

Lotto di 22 documenti relativi ai Farnesi, datati da inizio Seicento al 1813:

Ranuccio I Farnese, (1569-1622), quarto Duca di Parma e Piacenza, lettera firmata, datata 27 aprile 1606 (o 1618), indirizzata all’Auditore Criminale di Piacenza, con sigillo cartaceo. (1)

Odoardo Farnese (1612-1646), cardinale, lettera di una pagina con firma autografa, datata 3 giugno 1625, indirizzata al Presidente Fichi di Piacenza, con sigillo cartaceo. (1)

Ranuccio II Farnese, (1630-1694), sesto Duca di Parma e Piacenza. Lettera firmata, datata 15 ottobre 1646, indirizzata all’Auditore Criminale di Piacenza, con sigillo cartaceo. Supplica di Tommaso Piccioni indirizzata a Ranuccio Farnese e controfirmata, datata 10 settembre 1647. (2)

Dorotea Sofia di Neuburg (1670-1748), duchessa di Parma, breve missiva firmata in calce, datata 3 novembre 1704, indirizzata ai Consoli del Collegio dei Mercanti di Piacenza, con sigillo cartaceo; si allega memoriale per Anna Maria Sartori, di mano ignota. (2)

Francesco Farnese (1678-1727), settimo duca di Parma e Piacenza, lettera con firma autografa, datata 1 febbraio 1701, indirizzata al Governatore di Parma, con sigillo cartaceo. Lettera con firma autografa, datata 23 maggio 1707, indirizzata all’Auditore Criminale di Piacenza, con sigillo cartaceo. Lettera con firma autografa, datata 4 giugno 1711, indirizzata alla Dettatura di Parma, con sigillo cartaceo. Ordinanza di 7 pagine in latino, firmata in calce, datata 4 luglio 1713. Lettera con firma autografa, datata 30 ottobre 1713, indirizzata alla Dettatura di Parma, con sigillo cartaceo. (5)

Antonio Farnese (1679-1731), ottavo duca di Parma e Piacenza, breve missiva firmata in calce, datata 30 settembre 1729, indirizzata al Presidente Schizzati di Parma, con sigillo cartaceo. Breve missiva firmata in calce, datata 11 luglio (o giugno) 1730, indirizzata all’Uditore Criminale di Piacenza, con sigillo cartaceo; si allega missiva di altra mano. Breve missiva firmata in calce, datata 20 giugno 1730, indirizzata al Podestà di Fiorenzuola, con sigillo cartaceo. Lettera firmata in calce, datata 12 gennaio 1731, indirizzata al Podestà di Fiorenzuola, con sigillo cartaceo. (5)

Enrichetta d’Este (1702-1777), duchessa di Parma, breve missiva con firma autografa, datata 27 maggio 1731, al Presidente Masini di Piacenza, con sigillo cartaceo. (1)

Si aggiungono:

Raniero Farnese, lettera di una pagina con firma autografa, non datata, indirizzata al Podestà della Valle dei Cavalieri, Palanzano, con sigillo cartaceo. Altra lettera, datata 22 maggio 1631, con sigillo cartaceo, e una lettera autografa firmata di Ercole Pallavicini, 3 pagine, datata 19 aprile 1749, e infine un piccolo albo cucito che contiene specimen di firme dei più cospicui esponenti della Famiglia Farnese, 10 carte, 9 facciate con esempi di firma, gualcito. (4)

Qualche difetto del tempo ad alcune lettere (fori di filza in alcune).

[CON:]

(Manoscritto) Dialogo tra l’anima di Pierluigi Farnese e Caronte nel passar la barca da questa all’altra vita. 1813. Manoscritto cartaceo in 4to (248 x 190 mm), in italiano. [14] carte. Bella grafia leggibile in inchiostro bruno. Mezza tela coeva con titolo in oro al dorso, piatti marmorizzati. Autografo di Emilio Costa (1866-1926), giurista e professore di Diritto Romano a Parma e Bologna, al contropiatto anteriore. Il testo sembra essere la traduzione, non sempre fedele, di un’opera in spagnolo, forse attribuibile a Diego Hurtado de Mendoza, intitolata El Dialogo entre Caronte y el ánima de Pedro Luis Farnesio, hijo del Papa Paulo III, composta nel 1547 (Cf. G. Capasso, Primo viaggio di Pier Luigi Farnese, gonfaloniere della Chiesa, negli Stati Pontifici, in Archivio Storico per le provincie parmensi, Parma 1892, serie IV, vol. I, p. 169). Diego Hurtado de Mendoza era un uomo d’armi, ambasciatore e letterato spagnolo attivo in Italia.

(20 lettere, un piccolo albo e un manoscritto rilegato)

 

20 original letters, one notebook and a book relating to the Farnese family from the beginning of the 17th century to 1813. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    600 / 800
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LETTERATI DAL XVIII AL XIX SECOLO

 

DA FILICAJA, Vincenzo (1642-1707), poeta, lettera autografa di due pagine, datata “Pisa, 31 gennaio 1700”, non firmata ma autenticata da Bartolomeo GAMBA (1766-1841) alla terza pagina, in una postilla datata “Venezia, 26 giugno 1835” e firmata da Gamba, vicebibliotecario della Marciana. La lettera di Filicaja è indirizzata a all’avvocato Benedetto Gori in Firenze. Allegato ritratto calcografico di Filicaja, senatore fiorentino. Foro alla seconda carta senza perdita di testo.

FRUGONI, Carlo Innocenzo (1692-1768), librettista e poeta, sonetto autografo “Per nozze”, una pagina in 4to, un po’ fiorito.

BETTINELLI, Saverio (1718-1808), scrittore e critico letterario, lettera autografa firmata di una pagina, datata “Mantova, 6 febbraio 1795”, indirizzata all’abate Lodovico Preti a Bologna, con resti di sigillo in ceralacca.

SALVINI, Tommaso (1829-1915), attore teatrale e patriota, 2 lettere autografe firmate, entrambe di 3 pagine, la prima datata “Napoli, 8 febbraio 1865”, la seconda datata “Napoli, 25 febbraio 1866”.

DE AMICIS, Edmondo (1846-1908), scrittore e giornalista, 5 cartoline postali autografe firmate, tutte indirizzate al Professor Emilio Costa a Parma, datate dal 10 luglio 1883 al 4 luglio 1887.

GRAF, Arturo (1848-1913), poeta, aforista e critico letterario, lettera autografa firmata di una pagina, datata “Torino, 21 febbraio 1886”, indirizzata al Professor Emilio Costa a Parma, con busta originale con affrancatura. Graf parla a Costa della “Fiorita d’Italia”.

GUERRINI, Olindo (1854-1916, noto anche come Lorenzo Stecchetti), poeta, scrittore e bibliofilo, sonetto autografo firmato di una pagina, su carta listata a lutto, datato “Bologna, 9 dicembre 1879”.

(13 documenti)

 

13 handwritten documents by 19th century Italian literary men. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    350 / 450
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CARTE LEOPARDIANE

 

Bell’insieme di documenti relativi a Giacomo Leopardi, provenienti dalla collezione del Professor Emilio Costa (1866-1926), giurista e professore di storia del diritto romano a Parma e a Bologna, nonché studioso di letteratura, e in particolare di Giacomo Leopardi. Scrisse tra l’altro Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti pubblicate da Emilio Costa, Parma, Luigi Battei, 1887, e Lettere inedite di Giacomo Leopardi e di altri a’ suoi parenti e a lui per cura di Emilio Costa, Clemente Benedettucci e Camillo Antona-Traversi, Città di Castello, S. Lapi, 1888, che si allegano al lotto.

 

LEOPARDI, Giacomo (1798-1837)

 

Lettera autografa firmata in 16mo, scritta una pagina, datata venerdì 4 novembre e indirizzata al Marchese Giuseppe Melchiorri, residente in “Via Palombella / Palazzo Melchiorri” con il quale Leopardi si scusa per non essere riuscito a vederlo la sera prima “a cagion del tempo” e al quale spiega di avere deciso “di restare in questa casa per evitar l’incomodo de’ traslocamenti; mutando però le stanze e l’ingresso, e scemando la pigione […]. Questa sera, se posso, ci rivedremo. Addio Addio”. La lettera reca alla terza facciata una dichiarazione di autenticità del Melchiorri stesso (“Il presente biglietto dal mio ottimo cugino Conte Giacomo Leopardi è tutto di suo carattere”), scritta il 3 marzo 1849. Giuseppe Melchiorri (1796-1855) era il figlio di Fernandina Leopardi, sorella di Monaldo, e quindi cugino di Giacomo. Intrattenne con lui una fitta corrispondenza tra il 1822 e il 1832.

 

Frammento autografo di bozza di lettera al padre Monaldo (non datato, ma la lettera, ben nota, fu scritta a Pisa il 24 dicembre 1827): “Le dico / dunque e le protesto con tutta la possibile verità, innanzi a Dio, che io l’amo tanto teneramen / te quanto è o fu mai possibile a figlio alcuno di amare il suo padre; che io conosco chia / rissimamente l’amore che Ella mi porta, e che a’ suoi benefizi e alla sua tenerezza io / sento una gratitudine tanto intima e viva, quanto può mai essere gratitudine umana; che / darei volentieri a Lei tutto il mio sangue, non per solo sentimento di dovere, ma di amore, o / in altri termini, non per sola riflessione, ma per efficacissimo sentimento.” Minime tracce del tempo.

(2)

 

LEOPARDI, Paolina (1800-1869)

 

Annuncio della morte del fratello Giacomo all’amica Marianna Brighenti (1808-1883), conservato tra due vetri e incorniciato. Lunga lettera autografa in 8vo, scritte 4 pp., su carta con sigillo, datata “Recanati, 1 luglio 1837, indirizzata a “A Madame Marianna Brighenti / prima donna au Théâtre Royal de Madrid”: “Piangendo e delirando pel dolore vengo a gittarmi / tra le tue braccia, o Marianna mia […]” Cfr. Emilio Costa, Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti, pp. 188-191. Paolina Leopardi iniziò a scrivere a Marianna Brighenti il 21 ottobre 1829, “per incarico dello stesso fratello Giacomo, […] per chiedere notizie della famiglia, cordialmente amata da Giacomo: fu questo l’inizio di un lungo, interessante carteggio (le lettere più importanti sono quelle scritte dal 1830 al 1840), nutrito d’affetto e di comprensione, al quale presto prese parte anche Anna Brighenti. Dal 1829 al 1869, anno della morte di Paolina, l’amicizia della B. con la sorella del Leopardi durò inalterata e fu di scambievole aiuto e conforto.” (Treccani) La lettera presenta solo una piccola mancanza semicircolare (senza perdite di testo) lungo il margine esterno, laddove esso era chiuso dal sigillo tondo.

 

Quindici lettere in 8vo a Marianna Brighenti e una a suo padre Pietro Brighenti (1775-1848). Le 15 lettere sono su carte di colore diverso, datate dal 1842 al 1847 circa (quella a Pietro Brighenti 21 aprile 1846), ma molte senza data, alcune con timbro a secco “Bath” in alto a sinistra, e indirizzate a Marianna Brighenti a Modena, Forlì, Pisa, Bologna e Modena per Vignola. Sono missive lunghe e fitte, per un totale di circa 50 pagine scritte, con contenuti di notevole interesse storico, essendo presenti riferimenti alla situazione anche politica dell’epoca. Minime tracce del tempo. Cfr. l’allegato Emilio Costa, Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti, 1887.

 

Piccolo ritratto fotografico di Paolina montato su cartoncino bordato di rosso (104 x 63 mm) a firma Carlo Grolli, Parma, con scritta al verso in inchiostro blu “Recanati 27 novembre 1886 / Questa copia fu tratta vera / mente dall’originale da / me posseduto. P. Leopardi”, seguita da note G. Leopardi Jun. e del Professor Emilio Costa.

(1 quadretto, 16 lettere, 1 fotografia, 1 libro)

 

 

BRIGHENTI, Pietro (1775-1848)

 

Parte di Copia del Carteggio / di Giacomo Leopardi coll’Avv. P. Brighenti. / La copia è di mano dello stesso Brighenti.” 2 quaderni in 4to di 25 e 24 carte, contenenti copie di lettere di Leopardi datate dal 21 settembre 1818 al 9 febbraio 1827. La corrispondenza documenta lo sviluppo del rapporto tra Leopardi e Brighenti, chiamato “Stimatissimo Signore” all’inizio e “Mio caro” nelle lettere finali. Il copialettere si interrompe lasciando supporre che esso comprendesse altri quaderni. Minime tracce del tempo.

(2 quaderni)

 

LEOPARDI, Monaldo (1776-1847)

 

Due lettere autografe firmate, in 4to grande, all’avvocato Pietro Brighenti, la prima datata “Recanati li 9 aprile 1820”, scritte 3 pagine (un po’ sciupate ai margini), la seconda datata “Recanati 27 maggio 1820”, scritta fronte e retro. Nelle due missive, Monaldo parla in modo accorato del figlio Giacomo, e del difficile rapporto con lui: “Il Figlio si è ostinato nel più rigoroso silenzio. Bramoso di stimarlo quanto lo amo, mi guarderò dal minorarlo nel cuor e nella opinione altrui. In ogni modo io gli aveva disapprovata le Canzoni Sull’Italia e Dante, e vietato il pubblicare quella sulla Donna morta. Il giudizio e gli ordini miei dovevano rispettarsi da lui, e li suoi tentativi furono un delitto.” Cfr. Lettere inedite di Giacomo Leopardi e di altri a’ suoi parenti e a lui per cura di Emilio Costa, Clemente Benedettucci e Camillo Antona-Traversi, Città di Castello, S. Lapi, 1888, pp. 165-167 e pp. 207-208.

(2)

 

VIANI, Prospero (1812-1892)

 

Quattro lettere autografe firmate in 8vo a Marianna Brighenti, scritte da Roma tra il gennaio e l’aprile 1882, tre su carta intestata “R. Liceo-Ginnasio Umberto I”, in tutto 12 pp. scritte. Viani, studioso della corrispondenza leopardiana, insiste affinché la Brighenti gli parli del suo rapporto con Giacomo e gli consegni eventuali lettere. “Marianna dite la verità: è vero che Giacomo Leopardi fu innamorato di voi, e che voi ne possedete lettere amorose? […] Ditemi, cara la verità, e se avete lettere, non le stracciate.” La missiva successiva lascia intendere un drastico tentativo di discolpa da parte della Brighenti, alla quale Viani risponde “Credo a quanto scrivete del povero Leopardi. Ma, se fosse stato vero, che male vi sarebbe stato per lui e per voi? Io ve ne scrissi appunto per appurare la verità; ed ora farò sapere a chi lo diceva che nulla v’è di vero. Tranquillatevi: la cosa finisce qui.” Viani chiede poi copia dell’unica lettera di Leopardi in possesso della Brighenti, che non se ne vuole assolutamente separare. Nella lettera successiva, Viani torna sull’argomento e tranquillizza la Brighenti sul di lei rapporto con Leopardi: “sappiate che a quest’ora il nipote di lui conosce l’inesattezza del fatto. Egli è per altro un gran minchione”. Si scopre nella quarta missiva che la Brighenti ha perso la lettera di Leopardi, ma Viani insiste ancora “cercate la Leopardiana, cercatela se volete che io voli a Modena”.

(4)

 

LEOPARDI, Carlo (1799-1878)

 

Due brevi lettere autografe firmate all’avvocato Pietro Brighenti, ciascuna di 1 p. in 4to, entrambe scritte da Ancona nel novembre 1845, in cui parla di libri (tra cui un “Florilegio di eloquenza”). Carlo era fratello di Giacomo.

(2)

 

LEOPARDI, Pietro (ie Pierfrancesco, 1813-1851)

 

Lettera autografa firmata al letterato fermano Francesco Papalini, 1 p. in 8vo, datata “Recanati 25 aprile 1846”, in cui si lamenta di non aver ricevuto la sua “Arena Picena”. Minime tracce del tempo.

(1)

 

BRIGHENTI Marianna e Anna (m. 1881)

 

Sedici lettere in 8vo alla Marchesa Marianna Bulgarini Campori, di cui 10 di Marianna, 1867-68 e 6 firmate Anna e Marianna, 1866-67, più 2 lettere ad un signore. Minime tracce del tempo.

(16)

 

[SI AGGIUNGONO:] Due lettere di personalità storiche vicine al Leopardi: MAI, Angelo (1782-1854). Lettera autografa firmata in 4to di una pagina, datata “Roma 9 aprile 1853”. Carlo PEPOLI, Carlo (1796-1881). Lettera autografa firmata di una pagina in 4to, datata 2 dicembre 1825, al Conte Leopoldo Armaroli (sciupata).

(2)

 

[SI AGGIUNGONO:] Varie lettere indirizzate al Professor Emilio Costa da membri della famiglia Leopardi e da vari studiosi, tra cui: LEOPARDI, Giacomo Juniore. Tre lettere autografe firmate, 1886-1888, con buste. LEOPARDI, Teresa. Quattro lettere autografe firmate, 1886-1887, con le minute di risposta alla mittente da parte di Costa, e corredate per lo più di buste, un biglietto firmato “Sofia Leopardi”.

 

A vast ensemble of original handwritten material relating to Giacomo Leopardi, from the collection of Professor Emlio Costa. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    7.600 / 11.400
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LETTERE RISORGIMENTALI

 

BOTTA, Carlo (1766-1837), storico e politico, lettera autografa firmata di una pagina, in francese, datata 13 luglio 1817, indirizzata a Monsieur Fauriel.

CAVOUR, Camillo Benso, conte di (1810-1861), politico e patriota. Insieme comprendente: una lettera autografa firmata, indirizzata al Commissario Straordinario a Biella, presumibilmente del 1859; una fotografia originale (56 x 80 mm), applicata su cartoncino.

D’AZEGLIO, Massimo Taparelli (1798-1866), politico, patriota, pittore e scrittore, lettera autografa firmata di 3 pagine, in francese, datata “Turin, le 24 Mai 1849”, indirizzata a Heinrich Hermann Josef Freiherr von Hess, generale austriaco dell’Austria imperiale, e conservata entro cartellina intestata “Impresa di Vendite in Milano di A. Genolini, Collezione di n. 3500 Autografi e Documenti, Celebri personaggi italiani e stranieri dal secolo XV al XIX”, con nota a matita “Lettera importante £3.-” Missiva di carattere militare. Vari danni e riparazioni.

MANCINI, Pasquale Stanislao (1817-1888), giurista e politico, lettera autografa firmata di 3 pagine, intestata “Ministero degli Affari Esteri - Il Ministro”, datata “Roma, 17 maggio 1882”, indirizzata al deputato Augusto Lorenzini a Roma. Missiva di carattere politico.

MARTINI, Ferdinando (1841-1928), scrittore e politico, lettera autografa firmata di 2 pagine, intestata “Camera dei Deputati”, non datata ma con menzione dell’anno 1882, con lunga postilla di altra mano in inchiostro blu.

MINGHETTI, Marco (1818-1886), politico, 2 lettere autografe firmate, la prima di 2 pagine, non datata (c. 1844), a Carlo Pichat, con resti di sigillo in ceralacca; la seconda di 4 pagine, datata 22 giugno 1844, sempre a Pichat.

NICCOLINI, Giovan Battista (1782-1861), drammaturgo, lettera autografa firmata di una pagina, datata “Firenze, 26 febbraio 1828”, indirizzata al Conte Giovanni Marchetti a Bologna, con resti di sigillo in ceralacca. “Né sdegno, né speranza, né timore mi trarranno mai a scrivere quello ch’io non sento, e a non sentire quello ch’io scrivo”.

ZANARDELLI, Giuseppe (1826-1903), patriota e politico, lettera autografa firmata di 3 pagine, intestata “Camera dei Deputati - Il Presidente”, datata “Roma 1899”, indirizzata al Professor Emilio Costa a Bologna, con busta originale e affrancatura.

(9 lettere e una fotografia)

 

9 original letters and one photograph of protagonists of the Italian Risorgimento. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    350 / 450
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Estimate    250 / 350
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MUSICISTI

 

GOUNOD, Charles (1818-1893), lettera autografa firmata di una pagina in francese, datata 17 febbraio 1891, in cui il musicista dà un appuntamento al destinatario; unita una fotografia Ricordi d’epoca su cartoncino (105 x 63 mm).

MERCADANTE, Saverio (1795-1870), lettera autografa firmata di due pagine, scritta la prima, la seconda applicata lungo il margine a vecchio foglio quadrettato, ma con destinatario ben leggibile (Vincenzo Montanari), datata 5 marzo 1854, in cui Mercadante invita Montanari a cantare “nella Chiesa della Pace”, seppure il compenso non sia adeguato “non potendo què Sacerdoti pagare di più”.

SPONTINI, Gaspare (1774-1851), 2 lettere autografe firmate in francese, 3 pagine scritte, datate 17 settembre 1817 e 13 gennaio 1837, la prima inviata da Parigi a ad anonima “Madame” alla quale descrive le meraviglie del pianoforte Erard che ha appena acquistato per lei alla somma di 1.400 franchi, la seconda inviata da Berlino a “Monsieur Le Conseiller” al quale chiede di far riportare su “gazettes étrangères” le sue opere, e in particolare la recente “Agnes”, e di cercare di sottoporre la cosa al “Prince Royal”.

SUP, Franz Von (1819-1895), interessante lettera autografa di 4 pagine indirizzata al “Sig. Del Prato”, non datata, in cui il musicista offre il suo parere in merito alla bozza di libretto inviatagli: “il tempo presente esige argomenti moderni e naturali e non si diletta più con bibbia, fate o folletti […] Lei ha talento ma poca pratica […]”.

PAER, Ferdinando (1771-1839), lettera autografa firmata di 2 pagine in francese, datata “Paris 12 Janvier 1835”, indirizzata a “Madame La Baronne”, in cui Paer parla del prezzo delle proprie lezioni.

MEYERBEER, Giacomo (1791-1864), lettera autografa firmata in tedesco, una pagina, senza data, con timbro a secco di intestazione “GM” in alto a sinistra.

(7 lettere e una fotografia)

 

7 autograph letters and one photograph by composers and musicians. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    600 / 800
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(Sicilia - Famiglia Raffaelli di Gubbio) BOSONE DA GUBBIO [noto anche come Bosone dei Raffaelli] - RAFFAELLI, Francesco Maria - LAMI, Giovanni. Avventuroso Ciciliano chonposto per Messer Busone da Ghobbio negli Anni di Nostro Sig.re Gesù Cristo MCCCXI. Amen. XVIII secolo.

Manoscritto cartaceo (268 x 200 mm), [69] carte vergate in inchiostro bruno, circa 34 righe per pagina, in bella grafia leggibile. Filigrana settecentesca a forma di stella inscritta in cerchio sormontato da croce. Cartonato coevo rivestito in carta decorata. Legatura un po’ sciupata e altre trascurabili tracce del tempo.

Trascrizione settecentesca, presumibilmente attribuibile al letterato Francesco Maria Raffaelli, dell’Avventuroso Ciciliano, romanzo storico scritto nel 1322 e pubblicato per la prima volta nel 1832, in un’edizione limitata a 275 copie. Al manoscritto è allegata una lettera datata “Cingoli, 19 maggio 1775”, scritte 6 facciate, di cui viene dato un sunto in una nota al verso del frontespizio: “L’originale della presente opera, compilata da mess. Bosone nel 1322 si conserva a Firenze nella Biblioteca Laurenziana, la cui copia fu mandata in Cingoli a Franco Maria Raffaelli nel 17…  dal Dot. Giovanni Lami. Leggasi la seguente lettera.” Francesco Maria Raffaelli (1715-1789) fu un appassionato ricercatore della storia di Cingoli, Giovanni Lami (1697-1770) uno studioso e un bibliotecario. La prima nota è seguita da un secondo commento, scritto da altra mano in epoca posteriore: “Avendo attentamente esaminato il Presente Manoscritto, esso mi sembra sotto ogni rapporto di un’epoca di gran lunga anteriore a quella del Secolo in cui viveva il celebre Lami, ed essendovi attualmente in casa Raffaelli un’altra copia, che non porta che il carattere d’una recente data, e per conseguenza più analoga all’epoca del Lami, tale mio pensiero ne sembra confermato. Cingoli questo dì 24 Aprile 1835, G. G. F. Hely Al Servizio di S. M. Britannica”. Al manoscritto è anche allegato un documento pergamenaceo (molto rovinato) “Bolla di Papa Martino V a favore della Nobile Donna Elisabetta figlia del nobile cavaliere Bosone dei Raffaelli da Gubbio, dato da Costanza nel Febbraio dell’anno primo del suo pontificato (1417).” Da studiare.

(1 volume con all’interno un documento pergamenaceo ripiegato)

 

18th century transcription, presumably attributable to the scholar Francesco Maria Raffaelli, of the Avventuroso Ciciliano, historical novel written in 1322 and published for the first time in 1832 in an edition limited to 275 copies. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    400 / 600
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(Militaria) ODDI Matteo. Trattato di Architettura Militare di Matteo Oddi d’Urbino. Distinto in tre libri. 1664.

Manoscritto cartaceo in folio piccolo (264 x 200 mm). [90] carte di circa 20 righe in bella grafia leggibile, con piccole note marginali e 32 disegni applicati (la maggior parte geometrici e di misurazioni, uno a mezza pagina e un finalino), oltre a una vignetta al frontespizio, che è sciolto e presenta perdite al margine esterno. Piena pergamena moderna. Specchio del testo leggermente arrossato per via dell’inchiostro, tenui fioriture marginali, mancanza ai margini delle carte [73] e [149] senza perdita di testo

                     Manoscritto inedito, datato “MDCXIIII” al frontespizio, di opera in tre libri. La prima introduce l’argomento (che cosa sia una fortezza, quali siano i luoghi migliori per costruirne una, quali siano le sue difese, ecc.); la seconda descrive nel dettaglio la costruzione delle sue varie parti (terrapieni, fondamenta, baluardo, parapetti, porte e ponti, fosso e cunetta, ecc.); la terza parla “dell’offesa della fortezza, et a’ quali pericoli sia sottoposta”, come eseguire riparazioni, ecc. Sono presenti nel manoscritto varie correzioni (anche su piccoli fogli di carta applicati al margine) e numerose cancellature mediante applicazione di pecette. La figura più grande ha al suo interno quello che sembra essere un monogramma con una “M” e una “Ω” (forse iniziali di Matteo Oddi?). Molti disegni sono decorati da un ramoscello. Da studiare.

 

Unpublished manuscript dated “MDCXIIII” on the title page, of a work in three books that deal with the construction of fortresses. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    500 / 600
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(Manoscritto - Legatura) LAUREA - MACERATA. Diploma di laurea in Filosofia e Teologia, assegnata a Luca Marocco de Portella della diocesi di Ascoli, 27 giugno 1620.

Manoscritto su pergamena in 4to (266 x 200 mm), [8] carte. Completo. Antiporta miniata a colori con lo stemma della famiglia Marocco sorretto da due putti entro cornice ovale e fregi floreali accantonati; incipit con iniziale miniata in oro su fondo azzurro e altre lettere maiuscole più piccole in oro, azzurro e rosso; testo in nero con iniziali e parole in oro, azzurro e rosso, il tutto entro cornici decorative diverse tra loro, con fregi floreali accantonati. Legatura coeva in marocchino rosso scuro con ricco decoro in oro che comprende le armi Marocco al centro, affiancate dalle iniziali “LM”, entro riquadro con cornucopie, cesti fioriti, ghirlande, fronde, ecc., entro ricca cornice. Ex libris di Cortlandt Bishop al contropiatto, con altre note di mano ottocentesca. Testo sciolto dalla legatura, galleria di tarlo alle ultime carte (soprattutto l’ultima, ma non lede più di tanto lo scritto), tracce d’uso e del tempo, legatura un po’ usurata, ma nel complesso bellissimo oggetto genuino.

                     Notevole diploma di laurea proveniente dalla famosa collezione di Cortlandt Field Bishop (1870-1935), aviatore pioniere americano, automobilista, e bibliofilo, la cui collezione fu venduta all’asta tra il 1938 e il 1939.

 

A remarkable degree certificate, manuscript and illuminated on vellum, in a richly decorated contemporary binding, from the famous collection of Cortlandt Field Bishop (1870-1935), American pioneer aviator, balloonist, book collector, and traveller, whose collection was sold at auction between 1938 and 1939. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    500 / 1.000
(Milano - Famiglia Visconti) SITONI DI SCOZIA, Giovanni. Vicecomitum Burgi Ratti Marchionum, Castri Spinae, Brignani, et Pagatiani Feudatariorium, Genealogica monumenta. Inizio XVIII secolo.

(Milano - Famiglia Visconti) SITONI DI SCOZIA, Giovanni. Vicecomitum Burgi Ratti Marchionum, Castri Spinae, Brignani, et Pagatiani Feudatariorium, Genealogica monumenta. Inizio XVIII secolo.

Manoscritto cartaceo in 4to (274 x 195 mm) di [42] carte, scritte 75 facciate di circa 30 righe ciascuna. Cartonato flessibile posteriore con tassello al piatto anteriore. Minime tracce del tempo.

                     Manoscritto presumibilmente originale e autografo di testo poi stampato a Milano, da Marco Antonio Pandolfo Malatesta, nell’aprile 1714. Ciò che induce a pensare che possa trattarsi di un originale è il fatto che il manoscritto contenga numerosi asterischi che indicano ove inserire giunte che nel testo a stampa sono presenti in quell’esatto punto mentre nel manoscritto sono scritte con grafia leggermente diversa su carte inserite a posteriori. V’è inoltre in fine una nota in volgare “si manderà una giunta da mettere qui sopra”. L’opera è interamente dedicata alla genealogia della famiglia Visconti di Milano a partire da Uberto, che morì prima del 1248, fino a Antonio Eugenio Visconti (1713-1788). Da studiare.

 

Presumably original manuscript of a text printed in Milan, by Marco Antonio Pandolfo Malatesta, in April 1714. The work is entirely devoted to the genealogy of the Visconti family of Milan starting from Uberto, who died before 1248, up to Antonio Eugenio Visconti (1713-1788). Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    250 / 350
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ANTONINUS FLORENTINUS. [Chronicon]. [In Basilea, per Nicolaum Kessler ciuem Basiliensem, 1491 decima die Februarij].

2 (di 3) volumi in folio (298 x 211 mm e 305 x 212 mm). Vol. 1, Prima pars historialis venerabilis domini Antonini: [xiv] ccxv [7] carte. Segnatura: A-B6 C-F8 G-Z6, Aa-Pp6. Completo. Grande iniziale miniata in rosa, blu, verde e bianco su fondo oro alla carta C3, che presenta anche una miniatura con stemma circondato da decorazioni floreali al margine inferiore; altra iniziale miniata in rosso e blu alla carta C1, e numerosi piccoli capilettera in rosso o in blu. Frontespizio e ultime due carte fittamente annotate da antica mano, atre fitte annotazioni ai margini (talvolta rifilate); minuscolo foro a Gg6; ampio foro alla parte inferiore del margine interno a partire dalla carta Ll3 fino a Pp6, che non tocca il testo nei fascicoli Ll, Mm, Nn, Oo, mentre provoca piccole perdite nel fascicolo finale Pp; angolo inferiore esterno degli ultimi fascicoli un po’ sciupato, qualche occasionale macchia e pallida gora. Vol. 2, Secunda pars historialis venerabilis domini Antonini: [xiv] ccxli [4] carte. Segnatura: a-b6 c8 d-r6 8(rovesciata)6 s(lunga)6 s-z6, &6, cum6, tur6, rum6, aA-nN6. Completo. Tracce d’uso al margine esterno dei primi fascicoli, qualche carta brunita, qualche pallida gora o macchietta marginale, foro al margine interno delle ultime due carte (senza perdite), marginalis. Carattere gotico, testo su due colonne. Pergamena flessibile coeva con titoli manoscritti ai dorsi e lacci, sciupate e con restauri alle parti più consumate dall’uso, ma nel complesso buona copia genuina.

                     FASCINOSO ESEMPLARE MINIATO del celebre Chronicon di Sant’Antonino da Firenze, al secolo Antonino Pierozzi (1389-1459), teologo e letterato, arcivescovo di Firenze dal 1446, proclamato santo nel 1523. Scritto negli ultimi vent’anni di vita del santo, il Chronicon racconta la storia dell’umanità dalla Creazione al XV secolo, ed è suddiviso in tre parti, di cui qui si offre una copia completa e omogenea delle prime due, fatto eccezionale perché generalmente ne vengono proposti in vendita solo volumi singoli.

(2 volumi)

 

Goff A780. IGI 610. BMC III 769. GW 2074. ISTC ia00780000.

 

 

CHARMING ILLUMINATED COPY of the famous Chronicon by Antoninus of Florence, born Antonino Pierozzi (1389-1459), theologian and scholar, archbishop of Florence from 1446, proclaimed a saint in 1523. Written in the last twenty years of the saint’s life, the Chronicon tells the story of humanity from Creation to the 15th century, and is divided into three parts, of which we propose a complete and homogeneous copy of the first two, an exceptional fact because generally only single volumes are offered for sale. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    2.000 / 5.000
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(Prime edizioni) BENIVIENI, Girolamo. Opere. (Impresso in Firenze, per li heredi di Philippo di Giunta, 1519).

In 8vo piccolo (161 x 95 mm). [4] 200 carte. Testo in corsivo. Mezza pelle ottocentesca, dorso liscio con titoli e filetti dorati. Ex libris di Lodovico Passarini, bibliotecario, e nota di possesso ottocentesca alla base del frontespizio. Primo e ultimo fascicolo più corti e quindi provenienti da altro esemplare, occasionali fioriture e macchie marginali, piccolo foro a G1 e G2.

                     PRIMA EDIZIONE della “raccolta completa di tutte le rime che il B. ritenne degne di esser pubblicate e consone al suo atteggiamento spirituale”, ove “dopo lunghe esitazioni, egli lasciò stampare anche la Canzona d’amore con il Commento del Pico, alla quale premise una “lettera al lettore” ove si spiegava la genesi dei due componimenti e gli scrupoli d’indole religiosa che l’avevano indotto a ritardarne così a lungo la pubblicazione. Alla Canzona fece poi seguire la nuova edizione della Bucolica, quindi il “capitolo” dantesco, varie deploratorie e consolatorie, poesie in lode di Lorenzo e in morte di Simonetta Cattaneo, altre dedicate al Pico, saggi di traduzione dall’ebraico e dal latino, laudi e canzoni morali di schietta ispirazione savonaroliana, nonché altri brevi minori componimenti di tono scherzoso e faceto.” (Treccani)

 

FIRST EDITION of the complete collection of all the works that Benivieni considered worthy of being published and in keeping with his spiritual attitude. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    250 / 350
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(Illustrati 500 - Misticismo) BERNARDUS Claraevallensis. El libro de sancto Bernardo: in che modo se deue tenere munda la conscientia. et le meditatione sue. (Stampato in Bologna per Iustiniano da Rubiera ad instantia de le sore de San Laurentio, 1522).

In 4to (190 x 136 mm). lxxxxi [ie 90] carte. Ripetuta nella numerazione la carta 6; le carte 3-6 numerate in caratteri arabi. Testo in gotico. Vignette xilografiche al frontespizio (Gesù Cristo in croce), a carta a2v (Madonna con Gesù Bambino), a carta g1r (visitazione di Maria a Elisabetta) e in fine (San Lorenzo). A carta a3r testo in cornice xilografica su fondo nero (un po’ rifilata) e con grande iniziale su fondo bianco. Vitellino di primo Novecento, elegante cornice dorata ai piatti, dorso a nervi con titoli e filetti dorati, dentelles con triplice filetto dorato, tagli spruzzati. Frontespizio e verso della carta finale un po’ ingialliti, e altre trascurabili tracce del tempo, ma nel complesso buona copia.

                     RARA EDIZIONE dello stampatore Giustiniano de Rubiera, di opera attribuita a Bernardo di Chiaravalle. La data, 1522, si ricava dalla dedica alla carta l3r (folio lxxxiiii). Affascinante testo che prende in esame gli argomenti tipici del misticismo cristiano.

 

RARE EDITION of the printer Giustiniano de Rubiera, of a work attributed to Bernard of Clairvaux, illustrated with woodcuts. The date, 1522, is derived from the dedication to the l3r leaf (f. lxxxiiii). Fascinating text that examines the typical topics of Christian mysticism. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    400 / 600
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(Lingua italiana - Illustrati 500) CAVALCA, Domenico. Pungi lingua. (Impresso ne lalma et inclita citade di Venexia [Battista Torti], 1494, adi viiii de Octubrio).

In 4to piccolo (190 x 135 mm). [80] carte. Segnatura: a-k8. Completo. Grande xilografia raffigurante la Crocifissione al frontespizio. Carattere gotico su due colonne, con letterine guida. Iniziale miniata in blu e rosso alla carta a2v e porzione superiore di stemma miniato alla base della stessa. Pergamena flessibile posteriore. Timbro del Museo Cavalieri al frontespizio, che ha anche un minimo restauro, pallida macchia al margine interno dei primi fascicoli, qualche carta ingiallita, ma nel complesso buona copia.

                     RARA PRIMA EDIZIONE VENEZIANA della “più vivace delle operette cavalchiane […] la più ricca di aneddoti esemplari, di miracoli, di proverbi e di altri materiali folclorici. Il trattato vuol mettere in guardia dai vizi che nascono dal cattivo uso della lingua. Precedono alcune considerazioni sulla nobiltà e l’utilità del linguaggio […], poi si passano ordinatamente in rassegna i peccati che l’uomo commette parlando: la bestemmia, la mormorazione, lo spergiuro, la menzogna, la detrazione, l’adulazione, la maledizione, il “convizio” o improperio, la beffa, e così via con precisione sempre crescente, fino al parlare scurrile dei giullari.” (Treccani)

 

IGI 2637. Essling 750. Sander 1853. BMC V 328. GW 6413. Rhodes, Catalogo del fondo librario antico della Fondazione Giorgio Cini, C48. ISTC ic00342000 (23 copie in istituzioni nel mondo).

 

RARE FIRST VENETIAN EDITION of the liveliest among Cavalca’s work, the richest of exemplary anecdotes, miracles, proverbs and other folkloric materials. Detailed description and additional images upon request.

 

 

Estimate    1.800 / 2.400
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GAFFURIO, Franchino. Practica musice Franchini Gafori Laudensis (Impressa Mediolani opera & impensa Ioannis Petri de Lomatio per Guillermum Signerre, 1496 die vltimo Septembris).

In folio (272 x 195 mm). [112] carte. Segnatura [gamma]4 ab8 c6 2a-2k8 2l6. Completo. Frontespizio con grande illustrazione xilografica che raffigura la concordanza tra ordine cosmico e musicale, incipit del primo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del terzo libro) abitata in basso da allievi con il loro insegnante Gaffurio, in alto da putti suonatori e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; incipit del secondo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del quarto libro) abitata da musicisti, putti e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; numerosissime notazioni musicali nel testo. Pergamena rigida settecentesca, dorso a nervi con tassello in marocchino rosso e filetti dorati, tagli spruzzati. Ex libris armoriali di Carlo Archinto, conte di Tainate, e della Bibliothèque Mery de Bellegarde. Cornici talora leggermente rifilate, qualche trascurabile macchiolina marginale, antica cucitura a hh8 (senza perdite di testo), forellini di tarlo alle ultime carte, per il resto copia ottima.

RARA PRIMA EDIZIONE, CON ILLUSTRE PROVENIENZA, del più noto dei tre importanti trattati musicali scritti da Franchino Gaffurio (1451-1522), celebre teorico musicale e compositore rinascimentale, nonché magister della Cappella Musicale del Duomo di Milano per oltre quarant’anni, primo cantore alla corte di Ludovico il Moro, e amico di Leonardo da Vinci. Studioso dedito a numerose arti e discipline, Gaffurio riprese la tradizione medievale risalente al De institutione musica di Severino Boezio e “sviluppò “una sorta di “filosofia della musica” in cui l’arte dei suoni veniva assimilata alla scienza dei numeri e trattata in base a proporzioni matematiche, raccordandosi in tal modo alla tradizione pitagorica e neoplatonica che considerava l’armonia dei suoni come il risultato di precisi rapporti numerici. La musica dunque non era più e solo un’arte pratica, ma anche una disciplina speculativa le cui leggi erano simili a quelle che regolavano il moto dei corpi celesti.” Questo concetto è ben sintetizzato dallo splendido frontespizio xilografico del il Practica musice, che “doveva mostrare «il concordante ordine di muse, astri, modi e corde». Le linee curve che, per così dire, rappresentano le corde della lira universale congiungono otto clipei dedicati alle muse, localizzati nel bordo sinistro dell’immagine, con altrettanti clipei posti sul lato opposto, in cui però si trovano i sette pianeti e il cielo delle stelle fisse. Mediante iscrizioni inserite nelle corde/linee, ogni coppia di muse e pianeti viene correlata a una nota e alla sua rispettiva tonalità. La nona musa, Talia, e assegnata alla Terra, la quale -  immobile e perciò muta -  non poteva essere inserita nel sistema di concordanze fra muse sonanti e pianeti. Essendo il centro del cosmo, la Terra occupa il centro del bordo inferiore, circondata da acqua, aria e fuoco (Aqua, Aer, Ignis) e dalle soprastanti orbite planetarie. Al centro del bordo superiore, e quindi secondo la logica dell’immagine al di sopra tutti i pianeti e del cielo delle stelle fisse, troneggia Apollo. I suoi piedi poggiano signorilmente sull’estremità caudale di un enorme mostro il cui corpo serpentiforme proteso verso il basso attraversa verticalmente le corde/linee per poggiare infine le sue tre teste sull’arco superiore del globo terrestre, collegando significativamente tra loro tutti gli elementi dell’immagine. In tal modo la ‘serpentina’ che tutto collega visualizza un principio cosmico partendo da un’esperienza facilmente verificabile, ovvero che ogni singola corda pizzicata fa vibrare tutte le altre. Quando Apollo pizzica la corda superiore della lira cosmica, le vibrazioni vengono trasmesse da una sfera/corda all’altra, verso il basso, raggiungendo di conseguenza anche la tanto lontana terra. Oltre alle vibrazioni, che si trasmettono invisibilmente da una corda all’altra, anche lo stesso corpo serpentiforme è un simbolo del principio qui discusso - l’impulso che un serpente riceve alla sua coda raggiunge anche l’altra estremità del corpo, ovvero la testa. Lo schema illustra quindi con estrema chiarezza il carattere di interconnessione della terra, e di tutte le sue creature viventi, all’insieme dell’universo. Il frontespizio è al contempo un commento per immagini al neoplatonismo fiorentino, che Gaffurio studiò approfonditamente. Per i neoplatonici, la fede in una concordanza armonica tra cosmo e mondo sublunare era altrettanto fondamentale quanto l’idea che la costante discesa sulla terra di una forza spirituale fosse perfettamente conciliabile con la sua stabile presenza nella sommità del cielo.” (Susanne Pollack, “Il suono delle corde genera immagini: La lira nelle rappresentazioni italiane di Apollo e Orfeo”, in Il dolce potere delle corde: Orfeo, Apollo, Arione e Davide nella grafica tra Quattro e Cinquecento, ed. S. Pollak (Firenze: Olschki, 2012), pp. 11-24, www.examenapium.it) Il Practica musicae, ebbe grande diffusione e contribuì allo sviluppo di rigorose indagini filosofiche e scientifiche intorno alla musica. Carlo Archinto, marchese di Parona e conte di Tainate (1670-1732), fondò a Milano, nel 1732, l’Accademia dei Cavalieri, “che protesse le scienze e le belle arti e diede vita, alcuni anni dopo, alla Société palatine (Società Palatina), associazione di nobili amanti delle lettere […] che si riunivano nel suo palazzo per discutere. Si prodigò in quegli stessi anni per ingrandire la già ricca raccolta di libri di famiglia e promosse Ludovico Antonio Muratori nella pubblicazione del suo Rerum Italicarum Scriptores.” (Wikipedia)

 

Goff G3. GW10434. BMC VI 789, XII 56. IGI 4112. ISTC ig00003000 (57 copie in istituzioni pubbliche nel mondo, di cui 17 in Italia).

 

RARE FIRST EDITION, WITH ILLUSTRIOUS PROVENANCE, of the best known among the three important musical treatises written by Franchino Gaffurio (1451-1522), celebrated musical theorist and composer of the Renaissance, as well as magister of the Musical Chapel of Milan Cathedral for over forty years, first singer at the court of Ludovico il Moro, and friend of Leonardo da Vinci. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    30.000 / 40.000
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GAFFURIO, Franchino. Franchini Gafurii Laudensis regii musici publice profitentis: delubrique Mediolanensis phonasci De harmonia musicorum instrumentorum opus. (Impressum Mediolani, per Gotardum Pontanum calcographum, die XXVII nouembris 1518).

In folio (276 x 204 mm). [iv] c [ii] carte. Segnatura a4 A-M8 N6. Completo. Ritratto xilografico dell’autore sul frontespizio, stemma di Jean Grolier alla carta a4v, seguita da dedica a lui alla carta successiva, grandi iniziali xilografiche figurate, grande xilografia al verso dell’ultima carta, raffigurante un suonatore d’organo e la marca tipografica di Gottardo da Ponte. Numerosissimi esempi e schemi musicali in xilografia, talvolta a piena pagina. Ex libris di C. W. Dyson Perrins e di Otto Schäfer. Legatura in marocchino color mattone scuro di Douglas Cockerell, datata “1900”, piccola losanga floreale al centro dei piatti entro due cornici concentriche decorate a secco e con piccole stelle dorate a sei punti agli angoli, titoli in oro al piatto anteriore, dorso a nervi con scomparti decorati a secco, tagli dorati. Conservato entro custodia in mezzo marocchino mattone scuro e tela, titoli al dorso. Frontespizio un po’ polveroso, piccola macchia al verso, qualche fascicolo pallidamente brunito, angoli della legatura leggerissimamente ammaccati, ma nel complesso copia molto buona.

                     RARA PRIMA EDIZIONE, CON ILLUSTRE PROVENIENZA, IN LEGATURA FIRMATA, dell’ultimo dei tre importanti trattati musicali scritti da Franchino Gaffurio (1451-1522). Terminato nel 1500, revisionato nel 1514, e stampato per la prima volta nel 1518, il De harmonia musicorum instrumentorum riassume la filosofia musicale elaborata da Gaffurio nel corso della sua vita, e soprattutto a partire dalle traduzioni dal greco di importanti testi antichi che egli stesso aveva commissionato. Nella teoria musicale greca, Gaffurio cercò di ritrovare le radici della musica del suo tempo, a partire dalle quali sviluppò una cosmologia di stampo neoplatonico che prevedeva la presenza di un unico principio ordinatore matematico alla base sia dell’armonia musicale, sia di quella universale, e che quindi attestava l’esistenza di una “anima mundi” strutturata armonicamente. Il De harmonia fu alla base della ripresa di un’accesa polemica iniziata nel 1489 con Giovanni Spataro, discepolo di Bartolomé Ramos de Pareja, condotta con scambi di epistole e libelli. La presente copia proviene dalle collezioni Dyson Perrins e Schäfer. Charles William Dyson Perrins (1864-1958), uomo d’affari, bibliofilo e filantropo inglese, accumulò una delle più importanti raccolte di libri al mondo, poi dispersi in una serie di aste presso la Sotheby’s a Londra nel 1946 e nel 1947, e dopo la sua morte in tre vendite tra il 1958 e il 1960. Otto Schäfer (1912-2000), industriale tedesco e bibliofilo, è stato uno dei più grandi collezionisti di libri della seconda metà del XX secolo. Il Douglas Bennett Cockerell (1870-1945) è stato uno dei più importanti legatori inglesi attivi nella prima metà del XX secolo.

 

RARE FIRST EDITION, WITH ILLUSTRIOUS PROVENANCE, IN A BINDING BY DOUGLAS COCKERELL, of the last of the three important musical treatises written by Franchino Gaffurio. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    15.000 / 18.000
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(Illustrati 500) IUVENALIS, Decimus Iunius. Iuuenalis cum commento Joannis Britannici. [Venezia], (1509 die 4 Decembris).

In folio (306 x 217 mm). [vi] cxxxvii carte, assente l’ultima bianca. Grande vignetta xilografica al frontespizio, raffigurante Giovenale coi discepoli assisi sui banchi, e altre 15 più piccole agli incipit (Essling n. 788), iniziali xilografiche. Testo circondato dal commento in corpo più piccolo. Legatura di primo Novecento in mezza pergamena, ex libris della Biblioteca Caproni di Vizzola. Fori di tarlo (uno attraversa quasi tutto il volume) e 4 carte molto brunite, gora marginale, antiche annotazioni, e altre tracce d’uso e del tempo.

                     RARA EDIZIONE ILLUSTRATA da una serie di pregevoli xilografie, molto moderne nello stile. Terza edizione cinquecentesca, dopo la prima pubblicata a Brescia nel 1501 e la seconda a Milano nel 1503 (vedi lotto precedente), delle Satire di Giovenale con il commento di Giovanni Britannico, che per tutto il secolo XVI fu preferito a quello di altri umanisti famosi (Treccani).

 

RARE EDITION ILLUSTRATED with a series of fine woodcuts, very modern in style. Third edition of the 16th century, after the first one published in Brescia in 1501 and the second in Milan in 1503 (see previous lot) of Juvenal’s Satires with the commentary of Giovanni Britannico, which was preferred to that of other famous humanists for the whole century. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    800 / 1.000
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Estimate    800 / 1.200
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(Illustrati 500) PITTORIO, Luigi Bigi. Omiliario quadragesimale. (Stampata in Venetia, per Bernardin di Vidali venetian, 1518).

In folio (297 x 213 mm). [118] carte. Grande vignetta xilografica al frontespizio e piccola marca tipografica in fine, iniziali xilografiche. Testo su due colonne. Mezza pergamena moderna, tagli rossi. Frontespizio stanco e con restauro al margine, altri restauri marginali alle carte successive, qualche forellino di tarlo, gora al margine interno di un paio di fascicoli, piccola macchia al margine interno di altri fascicoli finali, e altre varie tracce d’uso e del tempo.

                      RARISSIMA SECONDA EDIZIONE E PRIMA EDIZIONE ILLUSTRATA con la grande xilografia al frontespizio (Sander 1015).  “L’Omiliario, stampato per la prima volta a Modena nel 1506 per i tipi di Domenico Rococciola, contiene nella dedicatoria una chiara esposizione delle finalità perseguite dall’autore e l’indicazione del pubblico a cui essa era diretta. Pittorio dichiara di avere scritto per offrire ai cenobi i testi da leggere ogni giorno nel tempo di Quaresima, durante la mensa, così che fosse sempre presente di giorno in giorno un sermone particolare, «fondato de verbo ad verbum su le epistole et evangelii si como corrono secondo lo ordine della sacrosanta romana Chiesia» (frontespizio). L’Omiliario ebbe in un secolo ben venticinque ristampe, soprattutto a Milano, Venezia e Brescia, nelle quali il testo fu arricchito con un discreto numero di xilografie rappresentanti scene della vita di Cristo.” (Treccani)

 

VERY RARE SECOND EDITION AND FIRST ILLUSTRATED EDITION with the large woodcut on the title page (Sander 1015) of Pittorio’s texts to be read every day during Lent. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    400 / 600
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PITTORIO, Bigi Luigi. Psalterio dauitico per Lodouico Pittorio da Ferrara moralmente in forma de Omeliario con lo latino intertexto declarato & de sententia in sententia uolgarizzato. (Stampato in Bologna per li heredi di Benedetto di Hetorre di Faelli, 1524).

In 4to (222 x 154 mm). 197 [ie 198] carte. Titolo racchiuso entro cornice xilografica con motivi floreali su fondo criblé, marca tipografica in fine. Al margine inferiore del verso della prima carta stemma raffigurante una mano che indica una stella miniato in blu, verde, rosso e oro (ricorda quello della famiglia Agostini Trombetti, cfr. Spreti I, p. 327). Pergamena rigida antica con doppio tassello e decorazioni dorate al dorso, tagli azzurri e goffrati. Nota di possesso al frontespizio “S. Simonetta”, ex libris di George Dunn of Woolley Hall e altro ex libris moderno al contropiatto. Minime tracce del tempo, nel complesso copia molto buona.

                     PRIMA EDIZIONE dell’ultima opera di Pittorio, il Psalterio davidico volgarizzato in forma di Omiliario, costituito da brevi paragrafi in latino seguiti dalla traduzione in volgare. L’esemplare proviene dalla collezione di George Dunn (1864-1912), che assemblò una straordinaria collezione di libri e manoscritti rari nella sua casa di Wooley Hall vicino a Maidenhead. Cercava in particolare incunaboli, manoscritti medievali antichi manoscritti e documenti legali. Nel corso degli anni, divenne un’autorità in tutte queste aree e inoltre pubblicò privatamente oltre 400 facsimili di pagine di incunaboli nella sua collezione. La sua collezione fu venduta in numerose vendite presso Sotheby’s tra il 1913 e il 1917.

 

FIRST EDITION of Pittorio’s last work, from the collection of George Dunn (1864-1912), who assembled an extraordinary collection of rare books and manuscripts at his home in Wooley Hall near Maidenhead. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    500 / 700
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QUINTILIANUS, Marcus Fabius. Quintilianus cum commento. (Venetiis, per Bonetum Locatellum: mandato ac sumptibus nobilis viri Octaviani Scoti ciuis Modeotienses, 1493, XVI kalendas Sextiles [i.e. 17 luglio]).

In folio (290 x 200 mm). [206] carte, ultima bianca. Segnatura: [pigreco]2 a-z8 &8 [cum]6 [rum]6. Completo. Carattere romano. Testo circondato dal commento in corpo più piccolo. Iniziali xilografiche in bianco su fondo nero, grandi e piccole. Marca tipografica di Ottaviano Scoto in fine, di tipo “A”. Illustrato con due figure geometriche. Pergamena rigida antica con titolo manoscritto al dorso, tagli spruzzati di rosso. Ex libris moderno al contropiatto. Minime tracce del tempo e d’uso al frontespizio, forellino fino alla carta a6, minime fioriture occasionali, qualche marginalia coevo, per il resto copia molto buona, impressa su carta forte e bianca.

                     Bell’esemplare del capolavoro di Quintiliano, l’Institutio oratoria, commentata dall’umanista veneto Raffele Regio (ca. 1440-1520), che fu il primo a tentare di correggerne i numerosi errori. L’Instututio è un manuale sistematico di pedagogia e di retorica in dodici libri, unica opera di Quintiliano pervenutaci integra.

 

Goff Q29. IGI 8264. BMC V 441. GW M36820. ISTC iq00029000.

 

Beautiful copy of Quintilian’s masterpiece, the Institutio oratoria, commented by the Venetian humanist Raffele Regio (ca. 1440-1520), who was the first to try to correct its numerous errors. The Instututio is a systematic manual of pedagogy and rhetoric in twelve books, the only work by Quintilian that has survived intact. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate    1.500 / 2.000
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Estimate    1.000 / 1.200
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