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Time auction, 0167

Giuseppe Barbaglia

Privately Negotiated

Giuseppe Barbaglia

(Milano 1841 – Vedano al Lambro 1910)

UNA PARTITA ALLA MORRA

olio su tela cm, 85,5x131

firmato in basso a sinistra

 

Esposizioni

Milano, 1869, n.77

Torino, 1870, Sala 5, n.245

 

Bibliografia

Esposizione delle opere di Belle Arti, Milano 1869, p. 13

Filippi, 1869

Mazza, 1869

Catalogo-degli oggetti, Torino 1870, p. 15

Stella, 1993, pp. 22, 41

E. Chiodini, in Dipinti del secolo XIX, 2012, pp. 10-11

L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana, un mondo in trasformazione, catalogo della mostra (Rancate, Mendrisio, 13 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014), a cura di G. Anzani, E. Chiodini, Milano 2013, p. 83 

Ottocento . Catalogo dell’arte italiana dell’800, n. 41, Milano 2012, tav. a colori 

 

Il dipinto in oggetto, comparso recentemente dopo quasi centocinquant'anni dalla sua ultima apparizione a un'esposizione pubblica, è identi­ficabile con la tela dal titolo Una partita alla mor­ra inviata da Giuseppe Barbaglia alla mostra di Belle Arti di Brera del 1869. In quell'occasione il dipinto è stato oggetto di un'attenta lettura criti­ca da parte di Salvatore Mazza, il quale, recen­sendo la rassegna milanese dalle colonne de "La Lombardia", si è soffermato lungamente sulla descrizione dell'opera di Barbaglia consentendo di identificare con certezza la nostra tela, peral­tro non datata, proprio con quel dipinto. "In Una partita alla morra — osserva Mazza — si ve­dono alcuni giocatori in giro a una tavolaccia, nell'atto interessante di questo esercizio eminen­temente italiano.

Di qua un vecchio cacciatore, di là un villico scamiciato si contendono un pun­to interessante. Uno stalliere con il suo camiciot­to turchino ed una donna li stanno osservando, mentre un altro compagno tracanna il vino gua­dagnato. La scena è il rustico cortile di un'oste­ria suburbana, dove all'ingresso si vede avanzare un cantambanco, seguito da una nidiata di cu­riosi ragazzi". Tutte le figure che compongono la scena, continua il critico, "sono di una squisita verità", e solo lo sfondo "è, forse, un po' troppo ad arte, buttato là con isprezzo, ma quelle arie di teste, quelle estremità, quel distacco da figura a figura sono condotti colla valentia di chi", appe­na terminati gli studi, "ha saputo collocarsi di slancio fra i buoni artisti" (Mazza 1869).

Identico giudizio è quello che emerge dalle pa­role di Filippi, il quale in Una partita alla morra nota la precoce attenzione del pittore milanese per la resa del vero, attenzione ravvisabile spe­cialmente nella "verità di espressione, studiata e colta sul fatto, del cacciatore che gioca coi villici colla testa nelle spalle, l'occhio fisso, la mano ancora contorta dall'ultimo punto gridato, ha tutta la concentrata diffidenza del cittadino che lotta coi professori della campagna" e nel con­tempo osserva anch'egli uno sfondo "impiastric­ciato con quella fricassea di macchiette e con un paesaggio veramente scombiccherato" che avvi­cina il fare pittorico di Barbaglia al "sistema di Filippo Carcano" (Filippi 1869).

In effetti se il soggetto scelto dal pittore per la sua composizione colloca il dipinto nel fortuna­to filone della pittura di genere e mostra — spe­cialmente nella caratterizzazione delle singole fi­gure che animano la scena, rese con schietta im­pronta naturalistica e costruite plasticamente mediante larghe pennellate — un giovane artista attento agli insegnamenti del maestro Bertini e influenzato da certa pittura induniana, tuttavia è proprio quello sfondo "buttato là con isprezzo e impiastricciato" a dare una prima idea della stra­da che Barbaglia avrebbe intrapreso muovendo­si, da lì a breve, nell'ambito delle sperimentazio­ni linguistiche, fossero quelle di ambito più pro­priamente scapigliato o, come osserva puntual­mente Filippi, quelle vicine al fare pittorico di Filippo Carcano, autore che in quegli anni con­duce un'attenta ricerca improntata sulla resa del vero attraverso lo studio della luce e degli effetti luminosi, documentata da lavori quali Cortile a giardino, Una lezione di ballo, Una partita a ca­rambola, cui Barbaglia sicuramente guarda sia nell'impostare prospetticamente la composizio­ne che nel costruire, con pennellate veloci e vi­branti, il paesaggio animato dal gruppo del bu­rattinaio e dei bimbi.

Accolto positivamente dalla critica contempora­nea — critica che già l'anno precedente, quando Barbaglia aveva partecipato al concorso Mylius per la pittura di genere con Un matrimonio civi­le in un villaggio (cfr. Esposizione delle opere di Belle Arti 1868, n. 27, p. 6), aveva espresso giu­dizi favorevoli sia per la composizione che "per la scelta dei tipi oltremodo veri, tanto che pare a tutti di averli visti in ogni villaggio" (cfr. C.C. 1868a) —, Una partita alla morra è acquistato du­rante l'esposizione braidense dalla Società per le Belle Arti per lire 1000 (cfr. Registro manoscritto 1869) e nel febbraio del 1870 assegnato a sorte alla contessa Elisa Agliardi Caroli, di Bergamo, sorella di Pietro Agliardi, commissario dell'Ac­cademia Carrara (cfr. Foglio manoscritto 1870). Del dipinto si perdono le tracce, fino al recente ritrovamento, a partire dall'aprile del 1870, quando il medesimo viene inviato alla Promotri­ce di Belle Arti di Torino, tanto è vero che Una partita alla morra, del quale era prevista la pre­senza alla retrospettiva di Barbaglia del 1911, non risulta esposto, verosimilmente a causa del mancato reperimento del quadro da parte della stessa Società per le Belle Arti incaricata di alle­stire l'esposizione negli spazi della Permanente.